Ancona, Perugia e Genova

A SPASSO PER L'ITALIA TRA TRENI REGIONALI E OSTELLI DELLA GIOVENTU'

Diario di viaggio 2014

 

Fin dai tempi del mio liceo Ancona voleva dire solamente una cosa: andare in Grecia. Tutte le volte che ci arrivavo, ci stavo un paio di ore, giusto il tempo di un panino, a volte nemmeno quello, in attesa di imbarcarmi nel traghetto per raggiungere prima Patrasso e poi Atene, per perdermi una delle meravigliose isole greche.

Questa volta però avevo pensato ad un piano diverso, al mio ritorno dalla vacanza con mia figlia al mare avrei passato con lei un’altra settimana viaggiando sui vecchi e snobbati treni regionali, per portarla a vedere qualche meraviglia dell’Italia.

Ancona, anche per scusarmi di tutte le altre volte che l’avevo ignorata, sarebbe stata la prima fermata.

La città è come dovrebbe essere una città di mare d’Estate, con la gente abbronzata  che cammina per le strade del centro storico senza stress, i monumenti e le facciate di alcuni palazzi raccontano la sua storia millenaria e il suo passato di Repubblica Marinara, seppur minore se confrontata con la super potenza dell’epoca, Venezia.

Mia figlia ha 12 anni, l’età migliore per iniziare a godersi gli ostelli in Italia (e nel mondo). E per dare il via a questa scoperta decido di dormire nell’ostello YHA di Ancona, tra l’altro è pure vicino alla stazione ferroviaria e ai monumenti più belli della città, come il Duomo in stile romano di Santa Maria della Piazza Potete, l'Arco Traina e la Loggia dei Mercanti. L’ostello è carino, semplice e pulito, mia figlia apprezza il fatto che ci sia una sala comune dove ci si può rilassare assieme ad altri ragazzi.

Il giorno dopo lasciamo Ancona, ma il viaggio dura poco, meno di un’ora, perché voglio che mia figlia veda una delle meraviglie delle marche, le grotte di Frasassi. Scendiamo a Genga e ci incamminiamo verso l’ingresso delle grotte, pochi minuti a piedi dalla piccolissima stazione. Lo spettacolo all’interno è magnifico, le luci sono posizionate negli angoli migliori per esaltare le forme delle stalattiti e stalagmiti, che si riflettono sui tanti specchi d’acqua. Dentro alla sala principale si perde il senso della misura, pensi di poter quasi toccare la volta quando la guida ti dice che quel puntino lassù è alto 6 metri e che dentro quella stanza potrebbe starci il Duomo di Milano (l’ho visto, il Duomo, è tanto grande). C’è un’umidità quasi soffocante, ma vale la pena resistere per vedere quello spettacolo.

La prossima meta è Perugia, il treno regionale passa dalla stazione di Genga in perfetto orario, ed è pure uno degli ultimi modelli, meno poetici dei vecchi modelli anni ’70, ma sicuramente più comodi. Arrivati nella capitale Umbra ci aspetta una sorpresa, positiva. Le istruzioni allegate alla prenotazioni dicono che per raggiungere l’Ostello YHA di PERUGIA bisogna usare il mini-metro, cioè due vagoni che si spostano silenziosamente su delle rotaie sopraelevate, senza guidatore! Mia figlia ne è entusiasta, in effetti sembra di essere in uno di quei film di fantascienza, dove le città sono organizzate e gestite dalle macchine.

Per fortuna l’ostello è molto più umano, occupa una vecchia costruzione recentemente restaurata in mezzo ad un ampio giardino, vicino allo stadio “Renato Curi”,  la vera cattedrale di Perugia per uno come me, cresciuto a pane ed Album dei calciatori Panini  negli anni ’70.

Anche questo ostello ha degli ampi spazi comuni, ma la vista dalla finestra di camere nostra è meravigliosa, quello che colpisce è l’assoluto silenzio che regna attorno, anche se la città è molto vicina, infatti bastano due minuti di mini-metro per arrivarci. Perugia è bellissima, ha molti angoli da fotografare, le salite dopo un po’ ti tagliano le gambe, ma c’è sempre l’ascensore che ti permette di arrivare sulla terrazza della città in pochi secondi, da dove al tramonto, c’è una vista mozzafiato.

Il mattino dopo convinco mia figlia che il museo archeologico è imperdibile, a 12 anni molte cose lo sono, e probabilmente un museo pieno di statue vecchie non rientra tra queste, però il fascino degli Etruschi ha la meglio e dopo un paio d'ore passate tra le stanze piene di storia del museo mia figlia sembra soddisfatta, ma lo sguardo mi dice che, per quanto riguarda musei e statue, quest’anno siamo a posto.

Partiamo al mattino dopo, in teoria dovevamo fermarci a Lucca, ma dobbiamo accorciare la vacanza, perciò puntiamo dritti a Genova, dritti come un viaggio su treni regionali con 3 cambi può essere. L’ultima ora e mezza di viaggio è spettacolare, il treno corre lungo la costa del mare ligure e si avvicina a Genova con molta calma, si ferma ad ogni piccola stazione mentre il sole del tardo pomeriggio si riflette sul mare. Anche mia figlia, giustamente, è incantata da tanta bellezza.

C'è molta scelta in merito agli ostelli a Genova, per fortuna, perché la mia prima opzione, l’ostello YHA di Genova, è al completo. La mia scelta cade quindi sull’OStellin, che già dal nome mi sta simpatico, e che si rivela un’ottima alternativa.

L’ostello è più piccolo dei due di Ancona e Perugia, però la posizione è eccezionale, al centro della città, praticamente per chi si muove a piedi è la soluzione ideale. Genova è così bella che semplicemente perdersi tra i suoi vicoli “vale il prezzo del biglietto”, se poi sei un amante di Fabrizio de Andrè come me, ti sembra di camminare dentro le sue canzoni.

La mattina dopo decidiamo di andare a visitare l’Acquario di Genova, purtroppo però è domenica e quando arriviamo alla biglietteria c’è una coda chilometrica causata dai centinaia di “crocieristi” appena sbarcati.

Abbiamo fatto tanta strada e non me la sento di tornare indietro, e attendiamo con pazienza il nostro turno.  L’Acquario, folla a parte, è molto bello, certo è una specie di prigione marina, se si tratta di pesciolini tropicali di 3 centimetri chiudi un occhio, ma quando vedi delfini e pinguini un po’ diventi triste. Mia figlia è abbastanza contenta, ma è in quella età in cui capisce che una prigione, per quanto dorata,  è  comunque una prigione.

Quando usciamo è il primo pomeriggio, il sole di Settembre splende con tutta la sua forza, ma non è caldo, una leggera brezza abbassa la temperatura e tiene il cielo sgombro di nuvole. Ho deciso di affidarmi al caso, tengo la mappa di Genova chiusa mentre camminiamo  attraverso la città vecchia, tra ristoranti di cucina peruviana e alimentari etnici scopro una tipica osteria, con tanto di foto di De Andrè all’ingresso, gestito da cinesi, una città come questa che ha visto migliaia di suoi figli partire, non può che essere felice nell’accogliere così tanta gente diversa.

A volte le strade sono così strette che la luce entra a malapena,  continuiamo a salire fino a quando arriviamo ad una chiesa in apparenza abbandonata, dalla quale riusciamo a vedere gran parte della città, e capisco allora perché tutti la chiamano  “La superba”, ed è con quella vista negli occhi che partiamo, l’indomani mattina, per tornare a casa.

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