BRASIL

Diario di viaggio 2016

di Maurizio e Anna

 

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6/11 Si parte!

Terza volta in Brasile. Questo viaggio sarà dedicato a natura, relax e sarà accompagnato dal calore e la simpatia del popolo brasileiro, che forse è il motivo che ci spinge a tornare sempre qui. Si parte il 6/11 lasciandoci alle spalle lo scirocco di Lecce e la pioggerellina romana. Si vola Alitalia. Costo del biglietto € 660 circa.

L’aereo è comodo, quasi tutto pieno e già cominciamo a fare l’orecchio alla dolce musica della parlata brasiliana. Sono nostri compagni di viaggio brasiliani che lavorano in Italia che tornano a casa carichi di regali per amici e parenti, ragazze che portano il fidanzato italiano a conoscere la loro famiglia, aria di festa insomma. Si parte da Roma con 2 ore di ritardo. Santa pazienza! Il volo fila via tranquillo anche se ancora non ci spieghiamo perché la compagnia di bandiera dell’Italia, che è famosa nel mondo per la sua cucina, serva dei pasti veramente penosi a bordo.

 

7/11  Rio-S.Teresa

Atterriamo a Rio alle 11:30 locali. Ci aspetta un’amara  delusione: la nostra valigia non è arrivata. Espletiamo la pratica per il recupero del bagaglio, preleviamo quanto basta per pagarci un taxi e, decisi a non farci rovinare la vacanza da uno stupido contrattempo, ci facciamo accompagnare alla casa che abbiamo prenotato con Airbnb nel quartiere di Santa Teresa. Lo abbiamo scelto perché amiamo l’atmosfera un po’ decadente degli edifici di primo Novecento di Rio e la sistemazione che abbiamo scelto in foto sembrava molto originale e curata. Il taxi da Galeao a casa ci costa 60 reais, economico. Ci aspetta Anna, la nostra host. L’accoglienza è calorosa, Anna ci spiega quello che c’è da sapere sulla nostra casetta, che è una suite delle quattro che gestisce in questa villa, villa Sophia. Anna è una brasiliana sui generis, parla le lingue, ha viaggiato tantissimo e fa la fotografa. Ci offre un bel caffè espresso, ci dà un bel po’ di informazioni e suggerimenti per aiutarci in questi due giorni di permanenza a Rio e chiacchiera volentieri con noi. Gentilmente ci presta delle infradito, perché io attualmente ho solo le scarpe che indosso, un paio di scarponi da trekking… La nostra mini suite è spaziosa, silenziosa e arredata in stile post-industriale, come il resto della casa, con materiale di recupero anni ‘50-’60.

Dopo esserci sistemati, usciamo a fare un giretto e troviamo un quartiere meravigliosamente tranquillo, con le sue strade ripide di acciottolato, i suoi giardini lussureggianti e gli edifici alcuni dei quali sembrano vecchie signore che lasciano ancora intravedere la bellezza e la classe di un tempo. E’ rimasto esattamente come ce lo ricordavamo quando l’abbiamo visto la prima volta, nel 2003. Meno male. La sera andiamo a mangiare da Espirito Santa, a 10 minuti a piedi da casa. La cucina amazzonica di questo ristorante con una bella terrazzina con vista è un po’ impegnativa per noi, comunque gli involtini di granchio e la mia moqueca di verdure sono ottime, anche se forse siamo un po’ troppo stanchi e provati per apprezzare la cena fino in fondo. Porzioni brasiliane. Avremmo fatto meglio a ordinare una portata per due. Il conto è salatuccio, 46 euro circa in due.

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Martedì 8/11 In giro per Rio.

Ci svegliamo di buon’ora dopo una bella dormita rigenerante, il tempo è splendido e usciamo presto. Il delizioso bondinho, attualmente in fase di manutenzione, ci accompagna comunque a Praça Carioca da Santa Teresa. Recuperata una sim brasiliana (si dice cippi, valli a capire!) cominciamo il nostro giretto turistico. Dal momento che le mete canoniche le abbiamo già visitate nei viaggi precedenti, vogliamo andare a vedere il nuovissimo Museu do Amanha, progettato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava, che con questa costruzione avveniristica ha riqualificato una zona costiera di Rio che prima era bruttissima. La costruzione si protende nel mare su una penisola davanti al porto militare. E’ presto ma c’è già tanta gente in attesa, forse era meglio prenotare l’entrata online come consigliavano, oggi è martedì ed è gratis. Ci godiamo il chiacchiericcio di tanti piccoli alunni delle scuole in visita qui con la scuola. Che carini! Entriamo abbastanza velocemente. Nel museo ci attende un grande mappamondo a cristalli liquidi che cambia di continuo e riproduce i flussi di correnti, la deriva dei continenti, le temperature del pianeta. Veniamo introdotti dalle guide all’interno di una enorme palla nera dove, nel buio più assoluto, uno schermo a 360° riproduce l’origine della terra. Che impressione! Il resto del museo è dedicato alla storia della terra fino all’antropocene, la nostra epoca e mostra quanto la presenza dell’uomo ne abbia modificato l’aspetto e il desino. Qui se non cambia qualcosa siamo fritti. Meglio goderci questo pianeta adesso senza abbandonarci a pensieri tristi. Intanto fuori la giornata è calda e bellissima. Saliamo su un autobus perché vogliamo fare una visita a Copacabana e sperimentiamo il traffico caotico dei quartieri centrali della città. Fa caldissimo! Copacabana è sempre un bel quartiere alberato e vivace e la spiaggia è lì, enorme e bellissima come sempre che aspetta di essere guardata con ammirazione, come le carioca che prendono il sole. Passeggiamo sulla spiaggia e poi andiamo in un ufficio di cambio dove cambiamo bene finalmente a 3,45 senza commissioni. Non capisco come mai c’è tanta differenza col cambio delle banche ma non ci poniamo troppe domande. Intaschiamo il malloppo e ce ne andiamo a comprare le Havaianas d’obbligo. Prendiamo la metro a Siqueira Campos per Cinelandia, elegante quartiere di teatri, musei e uffici, dove ci fermiamo a pranzare ao kilo insieme agli impiegati in pausa, buono ed economico. Chiamiamo una macchina Uber per la prima volta in vita nostra. Incredibile questo servizio, che a Rio ormai spopola. Il nostro autista si materializza dallo schermo del telefono all’angolo della strada e in men che non si dica ci ritroviamo a casa a Santa Teresa. La sera scendiamo a Lapa dove facciamo una breve sosta alla Escadaria Selaron che desideravo tanto vedere e, dopo una cena in Rua da Lapa dal tedesco Ernesto, buona la picanha, anche per me che non amo la carne.

Passiamo la serata al Beco do rato, un baretto dove un gruppo di Rocinha suona pagode dal vivo. Che bello vedere la gente divertirsi suonando e cantando in gruppo come se fosse una cosa sola…i brasiliani in questo sono davvero impareggiabili.

 

Mercoledì 9/11

Oggi si parte per Bonito, sarà un lungo viaggio. Salutiamo la nostra ospite Anna calorosamente, e un autista Uber ci accompagna all’aeroporto Santos Dumont, molto vicino. Da qui partono solo voli nazionali, l’aeroporto è piccolo ma ben organizzato. A Campo Grande, con un caldo pazzesco, ci recupera il van che ci porterà a Bonito. Lungo la strada, che non finisce mai, una striscia diritta di asfalto nel nulla di fazendas dove non si vede altro che campi e terra rossa bordeaux punteggiata da termitai, si chiacchiera con gli altri passeggeri: un ragazzo di Rio che viaggia da solo e una signora che vive a Bonito che ci racconta la sua lunga e avventurosa vita in giro per il mondo. Arriviamo la sera alla nostra pousada che in realtà è più un ostello, la Pousada Sao Jorge, dove finalmente diamo un volto a Adonai, il nostro referente, un simpatico carioca dalla risata alla Eddie Murphy. Sistemiamo le formalità e paghiamo i tour prenotati dall’Italia. Qui tutti i tour devono obbligatoriamente passare dall’agenzia. I tour sono costosi, ma ne vale la pena. Il totale che abbiamo pagato all’Agencia Sao Jorge comprensivo di alloggio, tour, molti dei quali con pranzo in fazenda incluso, è stato di circa 5000 RS. Ci sono regole molto rigide per preservare l’ambiente e garantire la sicurezza dei partecipanti. La nostra stanza è a dir poco claustrofobica, il rubinetto del bagno gira quando apri l’acqua, il condizionatore fa il rumore di un trattore e quello delle altre stanze altrettanto, ma tanto sappiamo che in camera passeremo pochissimo tempo e costa poco. Ci adatteremo.  Conserviamo i voucher delle escursioni prenotate con largo anticipo dall’Italia e ci accomodiamo (si fa per dire) nella nostra suite. Usciamo per mangiare qualcosa, ma il pesce con la sottiletta gratinata ci lascia alquanto perplessi.

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10/11 Gruta Lagoa Azul, Gruta Sao Miguel, Aquario Natural

Oggi abbiamo un autista privato, si chiama Fabio, simpatico, chiacchierone, fa il poliziotto e arrotonda facendo prevenzione contro la droga nelle scuole, impartendo lezioni di musica e accompagnando i turisti per potersi permettere di insonorizzare una stanza di casa per suonare. Insomma, in men che non si dica ci racconta la sua vita. E’ una buona palestra per il mio portoghese, mi serviva proprio.

La Gruta Lagoa Azul è molto bella, sul fondo c’è acqua di una limpidezza impressionante, è profonda 90 mt. e il raggio di sole che penetra dall’esterno la tinge di un turchese acceso meraviglioso. Questo colore incredibile pare sia dovuto al fatto che quest’acqua contiene molto magnesio. La guida è una donna simpatica, i compagni di escursione paulisti e di Manaus allegri e comunicativi. Rientriamo dopo un’oretta passeggiando nella giungla piena di suoni. Fabio ci accompagna alla tappa successiva: Gruta di Sao Miguel. Quest’altra grotta è grande, ma non ci impressiona più di tanto, anche perché noi siamo abituati alle grotte meravigliose che abbiamo già visitato in Italia. Il punto di accoglienza è molto ben tenuto e lì abbiamo il nostro primo impatto con gli “arara”, come qui chiamano gli ara macao. Ce ne sono due enormi che svolazzano in giro e su una palma vediamo tanti nidi di uccello tessitore. Che animali meravigliosi!

Prima di passare alla tappa successiva, Fabio ci accompagna a pranzo in un ottimo ristorante, che ci fa cambiare opinione sulla qualità della cucina locale. A Casa do Joao è un posto frequentatissimo da vip dello spettacolo brasiliani, e quando assaggiamo il pesce “pintado” accompagnato da salsa di maracujà capiamo perché. Il signor Joao è un ospite perfetto, allegro e gentile. Sa che gli italiani sono molto esigenti e i nostri complimenti lo inorgogliscono.

Ultima tappa: Aquario Natural. Qui ci vengono fornite mute e maschere e ci tuffiamo con la guida in un corso d’acqua dove ci ritroviamo circondati da pesci di mille colori che ci nuotano intorno senza alcun timore, e ci lasciamo trascinare dalla leggera corrente. Se non fosse che dobbiamo tenere il boccaglio, resteremmo a bocca aperta. La “flutuaçao” ci incanta per un’oretta, dopodiché risaliamo da un pontile e, dopo una breve passeggiata su una passerella di legno, arriviamo dove il fiume si fa più profondo. Qui, vicino a una cascatella, sperimentiamo la “tirolesa”, un bilanciere che scorre su una fune dal qual ci si tuffa nel bel mezzo della pozza d’acqua. Ci sentiamo dei ragazzini e ci divertiamo tanto. Rientriamo alla struttura di accoglienza, dove c’è una bella piscina con idromassaggio tiepida ad aspettarci dove ci rinfranchiamo e ci rilassiamo dopo l’acqua fresca del fiume. La sera non ce la facciamo a resistere e torniamo a cena dal signor Joao. Altra mangiata di pesce dal leccarsi i baffi.

 

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11/11 Fazenda Rio do Peixe e Buraco dos Araras

Oggi ci muoviamo in gruppo. Un van ci accompagna alla fazenda percorrendo una strada sterrata rosso fuoco e durante il tragitto abbiamo anche la fortuna di vedere un formichiere che ci attraversa la strada. Qui ci sono tantissimi termitai che spuntano come montagnole dal terreno. Non avevamo mai visto una fazenda, e questa devo dire che è proprio ben concepita. Non è grandissima, circa 1550 ettari (…), di cui il 20 per cento sono stati destinati a parco naturale attrezzato per l’ecoturismo, grazie ad una legge che esenta dal pagamento delle tasse questa parte di proprietà. Tutto è molto curato, ci sono locali per gli spogliatoi, bagni, un’area adibita a ristorante, una zona relax con amache di cuoio intrecciato, un percorso didattico che spiega come tutto qui viene prodotto senza l’uso di diserbanti e pesticidi, dal vivaio delle piante, alla capanna dove su un forno alimentato a legna si produce il doce di leite, variante di latte condensato buonissimo, all’area di compostaggio degli scarti organici, al frutteto, all’orto biologico. Non smetterei mai di curiosare, ma Bruno, la nostra simpatica guida, ci richiama all’ordine, ci fa infilare muta e stivaletti e ci accompagna…nella giungla. Attraverso un breve percorso a piedi ci elenca uno per uno le specie di alberi che qui sono protetti, dalla piroba rosa (il pregiatissimo legno di rosa) alla palma da cui si estrae il cuore commestibile e poi la corteccia si riforma, all’albero dalla corteccia che resiste al fuoco. Fra una battuta e l’altra ci fornisce spiegazioni su flora e fauna della mata atlantica. Questo è un fiume che nasce dalla falda carsica, Bruno ci mostra il punto dal quale il fiume emerge come per magia. Arriviamo a un pontile e ci tuffiamo in acqua con un tempo che non promette nulla di buono. Per fortuna l’acqua non è fredda come ieri, ma dobbiamo aspettare per una mezzora in acqua immobili al centro dello specchio d’acqua perché in un baleno si scatena la furia degli elementi: pioggia a catinelle e un vento fortissimo che fa oscillare le cime degli alberi e a un certo punto con un rumore impressionante fa spezzare un albero che finisce in acqua. Io sono quasi certa che dovremo interrompere l’escursione, ma Bruno è fiducioso. In effetti, dopo un po’ tutto torna tranquillo come se nulla fosse accaduto e cominciamo la flutuaçao. Qui ci sono meno pesci, ma di dimensioni veramente grandi, e anche qui non mostrano la minima paura nei nostri confronti. Fluttuando fluttuando, la corrente comincia a farsi più forte. Bruno va avanti per segnalarci un masso affiorante e ci invita a seguirlo. Io mi fingo coraggiosa e vado per prima,ma quando la corrente mi cattura e mi sballottola, mi fa veramente paura. Per fortuna tutto dura pochi secondi, e mi ritrovo in una meravigliosa pozza di acqua profonda, sul fondo della quale c’è una polla di acqua sorgiva che fa ribollire l’acqua del fondo sollevando la sabbia bianca. Il colore dell’acqua è un incanto. Qui vicino il fiume si congiunge con un altro corso d’acqua, il rio Bonito, e la corrente si calma. Io e Maurizio preferiamo uscire dall’acqua e approfittare della barca che è venuta a recuperarci, gli altri continuano a nuoto. E’ stata un’ottima scelta, perché scivolare sulle acque tranquille in silenzio (la barca ha un motorino elettrico) ascoltando i rumori della foresta è un’esperienza veramente indimenticabile. Gli altri ci raggiungono e sguazzano ancora per un po’ nel fiume, non soffrono il freddo, anche perché hanno tutti un bello strato di ciccia che li protegge. Devo dire che sono rimasta colpita dalla disinvoltura con cui ragazze decisamente sovrappeso, che da noi si vergognerebbero ad andare in spiaggia anche col costume intero, qui indossano il tanga. Non credo che la gente mangi molto correttamente qui in Brasile perché l’obesità è quasi la norma, e mi meraviglio che un governo che si prodiga in una lotta senza quartiere contro il fumo non cerchi di informare la gente perché si mangi meglio. Un camion ci riaccompagna alla fazenda, dove troviamo ad attenderci un tipico pranzo locale. Su un basso forno alimentato a legna, sopra a lastre di ferro, sono appoggiate pentole di metallo colme di ogni bendiddio, dalla carne essiccata in umido alla feijioada, pollo rosolato a puntino accompagnato da mandioca lessa e fritta, banane fritte, riso, insalate dell’orto buonissime e chi più ne ha più ne metta. Alla fine, una coppetta di doce di leite completa il tutto. Insomma, ci alziamo da tavola praticamente rotolando.

Il buon Bruno ci richiama all’ordine perché ci aspetta un’ultima escursione, al Buraco dos Araras. Si tratta di una dolina larga 400 mt e profondissima con acqua sul fondo, abitata da jacarè (alligatori), sucurì (anaconda) e pesci sulle cui pareti rosso ocra gli araras vanno a mangiare l’argilla che serve loro per disintossicarsi dalle sostanze velenose che ingeriscono con i semi che mangiano.  Fotografarli è molto difficile, ma sentiamo il loro verso e ogni tanto una coppia di questi fedelissimi e monogami uccelloni multicolori ci vola davanti agli occhi per poi sparire nella foresta. Uno spettacolo giurassico che ci lascia incantati.

Torniamo in paese che si è fatta sera e, incredibile ma vero, riusciamo a trovare anche la forza di andare a cena in una churrascaria, anche se cerchiamo di tenerci “leggeri”. Il succo di maracujà fresco più buono mai assaggiato conclude questa giornata memorabile.

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12/11 Le cachoeiras

Oggi andremo a visitare una nuova fazenda. Stavolta il motivo conduttore della gita sarà una cosa che adoro: le cascate. Sarà il rumore e l’energia dell’acqua, la vegetazione che le circonda, sguazzare nell’acqua viva facendo meravigliosi idromassaggi naturali…insomma, quando ci sono cascate io non me le faccio mai scappare. Il van ci preleva presto dalla pousada, e arriviamo con un gruppetto, manco a dirlo, tutti brasiliani, in questa fazenda che non è né grande né ben tenuta come le altre, ma ci sono lavori in corso per ammodernarla. Però qui ci sono araras dappertutto, sia multicolori che azzurri. Li vediamo appollaiati sugli alberi e appena vengono sparsi semi di girasole si avvicinano senza timore e si lasciano fotografare. I proventi del turismo ormai sono un’entrata importante per le fazendas che, strano ma vero, non sono tutte floride come pensavo. Qui il terreno è impervio e non adatto alle coltivazioni, così più che altro si allevano animali. La passeggiata comincia con il solito percorso su una passerella di legno, con la spiegazione da parte della guida su specie animali e vegetali della giungla. Passeggiando passeggiando, si arriva alla prima cascata. Non è alta, e forma un laghetto profondo e ampio dove si può nuotare e varie pozze di acqua limpida dove si può sguazzare. Non ce lo facciamo ripetere due volte, e in men che non si dica siamo tutti a mollo. Dopo il bagno continuiamo il nostro percorso e lungo il fiume arriviamo ad un’altra cascata. Il fiume t è pieno di pesci che accorrono a frotte quando la nostra guida lancia loro del mais. Seguendo il corso del fiume lì vicino l’acqua fa un salto di 3-4 metri e finisce in un buco nella roccia abbastanza ampio per tuffarsi. L’acqua è profonda 5 metri, non ci sono problemi, e da quel “pozzo” attraverso un canale naturale fra le rocce si ritorna al fiume. Anche qui si fa una tappa, per poi spostarci più aventi dove c’è un’altra cascata, questa molto più alta che copre una grotta, arredata da muschi e felci. Rimango incantata a guardare senza riuscire a staccare gli occhi da quello spettacolo, senza cadere nella tentazione di fare foto su foto e perdermi la magia di quel posto. Che dire? Sono stata proprio accontentata! L’ultima cascata con tirolesa ce la risparmiamo perché siamo stanchi e infreddoliti, lasciamo i tuffi ai ragazzi e noi andiamo a stramazzare nel “redario”, una grande tettoia aperta sotto la quale sono appese una cinquantina di amache di cuoio intrecciato, fra canti di uccellini e il rumore del fiume vicino. Il pranzo viene servito di lì a poco, e anche stavolta ci tocca una mangiata pantagruelica a base di carne, pesce, pollo, feijoada, patate e tapioca, insalate varie in quantità industriale e, per dessert, mostarda di frutta e doce di leite.

La sera si cena in paese e si cerca di dormire, condizionatori a palla permettendo….

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13/11 Pantanal

La gita più impegnativa ce la siamo lasciata per l’ultimo giorno. Oggi si va a visitare una fazenda nel Pantanal, che dista da Bonito circa 200 km. Il van passa a prenderci alle 5:30 e, dopo un’ora e mezza di viaggio, una tappa per la colazione in un posto strano addobbato con gli alberi di Natale, dopo due ore e mezzo circa siamo alla Fazenda Sao Francisco, una fazendinha di 80.000 ettari, ettaro più ettaro meno. Anche qui ci sono pappagalli dappertutto, quasi non ci facciamo più caso… Gli organizzatori ci chiamano a raccolta in gruppi, veniamo caricati su un camion aperto e si parte per l’escursione. Il Pantanal è un’enorme distesa pianeggiante che, durante la stagione delle piogge, si allaga quasi completamente. Qui si coltiva il riso e l’acqua viene convogliata in canali artificiali (quasi 250 km. di canali) e delle pompe regolano il livello dell’acqua. Dal momento che non ci sono grandi foreste in cui nascondersi, a parte qualche piantagione di eucalipti, qui è più facile vedere gli animali selvatici che nella giungla. Infatti lungo il percorso incontriamo: capibara, bufali, un tucano, un formichiere, innumerevoli tuiuiù, il trampoliere simbolo del pantanal, jacarè grandi e piccoli, barbagianni e innumerevoli specie di volatili che adesso non saprei neanche elencare. Unica nota stonata di questo paesaggio da National Geographic è un piccolo aereo che irrorava alcune zone di risaia, il che mi fa pensare che questa fazenda non sia bio come la prima che abbiamo visitato. Dopo l’escursione in camion torniamo alla fazenda per il pranzo, un po’ meno ricco e vario dei precedenti e, dopo una mezzoretta di relax, veniamo nuovamente chiamati a raccolta per una seconda escursione. Veniamo portati col camion all’imbarco su una strana barca che chiamano “chalana” per andare a osservare la fauna acquatica, stavolta. Siamo su un ramo del fiume che al momento è una specie di lago, poi con le piogge si riunirà al fiume principale. Qui vediamo molti esemplari di gaviao, “fumaça”, che predilige le zone incendiate e caccia i piccoli animali che, senza più la protezione della vegetazione, cercano inutilmente rifugio, sia il gaviao preto, molto più grande e lento, che pesca nell’acqua. La nostra guida ci arma di canne, tira fuori esca di carne e dice che dobbiamo pescare i piranhas. Io sono perplessa e lascio che facciano gli altri. In effetti i piranhas abboccano al volo. L’odore della carne richiama l’intero branco e in men che non si dica quattro piccole prede sono nel secchio. Maurizio mi passa la sua canna per fare qualche ripresa e io, con poca convinzione, butto la lenza. Dopo due minuti due un pesce abbocca. Però, bello grandino, riprovo e dopo un forte strattone mi ritrovo attaccato all’amo un piranha di almeno 350 grammi! E adesso che faccio? Tutti sono entusiasti, guide comprese, io vorrei allontanarmi quanto prima da quell’animale pieno di denti e cedo la canna e la gloria alla guida. Gli altri partecipanti ne approfittano per farsi le foto con la mia preda. Guardo mentre il pesce viene staccato dall’amo. I suoi denti affilati fanno veramente impressione. Per fortuna lo ributtiamo in acqua. Gli altri più piccoli vengono utilizzati come esche per i jacarè che così vediamo da vicino mentre saltano fuori dall’acqua per azzannare il pesce. Poi è la volta dei gaviao. Il pesce viene lanciato in acqua e questi rapaci scendono in picchiata e lo afferrano con gli artigli. A me sembra che così si forzi un po’ la mano alla natura e questi uccelli alla lunga si abituino troppo all’uomo, ma in fondo non c’è niente di male e anche io filmo e fotografo questo spettacolo da National Geographic.

Stanchi ma veramente soddisfatti per la giornata intensa, ritorniamo alla fazenda per un breve rinfresco e poi si risale sul van per tornare a Bonito. La sera ceniamo da Juanita, ristorante ottimamente recensito su Tripadvisor, dove assaggiamo un ottimo tilapia alla piastra. Questi pesci di fiume sono saporiti e non hanno spine, sono buonissimi!

14/11 trasferimento a Belo Horizonte

Oggi si riparte da Bonito. Sono stati 5 giorni intensi e veramente pieni. Questa tappa ci è costata parecchio, ma ne è valsa veramente la pena. Vedere una natura così incontaminata e così ben gestita dal punto di vista turistico ci ha fatto toccare con mano il fatto che fare turismo sostenibile si può, e le comunità non possono che trarne beneficio. Bonito dovrebbe essere un esempio per tutti. Altrochè i resort di lusso!

Arriviamo a Campo Grande in autobus, poi prendiamo l’aereo per San Paolo, poi da lì un altro volo per Belo Horizonte. Arriviamo distrutti, meno male che avevamo prenotato per tempo un hotel nei pressi dell’aeroporto dove letteralmente stramazziamo su un letto vero e ci facciamo tutto un tiro fino alla mattina seguente.

 

15/11 Ouro Preto

Da Belo Horizonte prendiamo un autobus alla rodoviaria. Qui le stazioni degli autobus funzionano un po’ come quelle nostre dei treni, solo che ci sono tante diverse compagnie, ognuna delle quali serve una determinata zona del paese. Noi prendiamo un bus della “Passaro Verte” diretto a Ouro Preto e in 4 ore circa di viaggio arriviamo, con un freddo inaspettato e la pioggia, a questa cittadina coloniale, che un tempo nel XVIII secolo è stata capitale del Minas Gerais e adesso è patrimonio mondiale dell’UNESCO. Dopo una corsa in taxi da infarto fra le stradine ripidissime della città, arriviamo a casa, proprio vicino a una ex miniera. La nostra host di airbnb si chiama Maria das Graças. Ci accoglie nella sua graziosa casetta col tetto di tegole e un panorama mozzafiato sulla città, dandoci le prime informazioni sulla città e consegnandoci le chiavi della nostra stanza. L’appartamento ha 4 stanze e una zona comune ampia e comoda dove troviamo una cucina ben attrezzata, tutto il necessario per la prima colazione e tanto materiale informativo sulla città. Graça è un’ospite molto premurosa, nei tre giorni della nostra permanenza ogni mattina verrà a portarci il pane fresco e la frutta ed è disponibile per ogni nostra necessità. Oggi è la festa nazionale brasiliana e in città c’è movimento sia di turisti (praticamente tutti brasiliani) e (ahimè) di auto. Pranziamo “A casa do Ouvidor”, vicino a Praça Tiradentes, dove ci ha indirizzati Graça. Il pollo è come sempre saporitissimo e condito con okra accompagnati da polenta, riso in bianco e farofa. La processione del congado passa sotto il balcone mentre siamo lì e l’atmosfera di festa coinvolge anche il personale del ristorante. Quello che mi colpisce di Ouro Preto è che in tutta la città non c’è una, dico una costruzione che stoni con l’architettura coloniale settecentesca di tutto il resto. E’ quasi tutto ben conservato o in fase di restauro. Purtroppo la raccolta dei rifiuti lascia molto a desiderare e vediamo ovunque mucchi si buste di spazzatura, forse anche perché, essendo oggi festivo, nessuno è passato a ritirarla. Ma mancano anche cestini per le cartacce e tutti buttano cicche di sigaretta e quant’altro per la strada. Peccato. In ogni caso questa città piena di bellissime chiese barocche, piccole botteghe di artigianato, gioiellerie che vendono le pietre preziose che qui si estraggono in quantità, è veramente all’altezza delle nostre aspettative. Il tempo non è bellissimo e fa veramente fresco. La sera la pioggia ci coglie di rientro dal ristorante. Andiamo a dormire, stanchissimi, sperando che domani migliori.

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16/11 Mariana

La mattina ci svegliamo col sole che illumina la  bellissima chiesa di Nossa Senhora da Conceiçao, fuori dalla nostra finestra. Oggi andremo a visitare Mariana, un’altra cittadina coloniale, più piccola di Ouro Preto ma con un glorioso passato. Un tempo è stata capitale del Minas Gerais, ospita anch’essa bellissime chiese e edifici del XVIII secolo. Prendiamo il bus che in mezz’ora ci porta a destinazione. E’ una bella giornata e passeggiare nella piazza principale sotto l’ombra degli alberi è davvero piacevole. Visitiamo il laboratorio di un bravissimo intagliatore di legno di arte sacra, la piazza dove si affacciano due bellissime chiese barocche, il palazzo del Governo e dove si trova il pelourinho, una grande pietra con catene e anelli di ferro dove un tempo venivano legati gli schiavi per essere frustati in pubblico come monito per la popolazione. Una sinistra reliquia di un passato di cui non andare troppo fieri. La gente di Mariana continua a pagare un prezzo molto alto allo sfruttamento minerario. Era il 5 novembre 2015 quando crollò la diga costruita dalla multinazionale  mineraria Samarco provocando 19 morti nel vicino villaggio di Bento Rodrigues e avvelenando il fiume Rio Doce e tutta la vita animale e le popolazioni indigene che dal fiume traevano il loro sostentamento, fino al mare nello stato di Vitòria. Oggi qui vedo striscioni che recitano “non esiste giustizia senza lavoro”. Se la Samarco andasse via, gli abitanti di Mariana non avrebbero più di che vivere. Adesso la Samarco sta ricostruendo il villaggio distrutto, si è impegnata a disinquinare le acque del Rio Doce  (mi domando come) e ha pagato una multa salata al governo brasiliano (mi domando se quei soldi serviranno veramente a risarcire le popolazioni). Il solito ricatto lavoro-o-salute…ne sappiamo qualcosa anche noi che viviamo vicino a Taranto e all’ILVA.

La cittadina è molto attiva culturalmente, c’è un bel collegio ben tenuto, scuole d’arte dove ragazzini di 8 anni dipingono bellissimi quadri naif, una biblioteca ben tenuta e fornita anche di un reparto dedicato alle edizioni in Braille. L’atmosfera è molto tranquilla ed è veramente piacevole passeggiare fra le casette osservando scene di vita quotidiana. Pranziamo in un tipico ristorante mineiro, Casarao, in piazza. Ottimo, abbondante e decisamente economico. Certo, la cucina mineira non è leggerissima: tutto è a base di carne e fagioli, tenuti in caldo su una grande cucina al legna in pignate dalle quali si può attingere a volontà, ma è saporitissima e anche io, che non amo particolarmente la carne, non riesco a resistere a un bel pezzo di salsiccia di maiale e a un pezzo di pollo in umido.

Al nostro rientro a Ouro Preto, dopo un bel riposino, prendiamo l’autobus vicino alla chiesa di Sao Francisco per andare alla Rodoviaria a comprare il biglietto per il trasferimento di dopodomani a Arraial do Cabo. Il bus fa un lungo giro per le vie impervie della città. Rimaniamo stupiti dal fatto che non c’è una sola costruzione che stoni, nessuna bruttura moderna altera il fascino dell’insieme delle piccole costruzioni bianche con gli infissi colorati e la belle chiese barocche e le strade sono tutte dell’acciottolato originale e quasi tutte sono ben tenute. Al nostro rientro gironzoliamo in cerca di un posto dove cenare e veniamo attratti dalla musica che viene da un locale. Si chiama cafè Geraes e si trova nella Rua Direita, una delle strade principali del centro. Un cameriere ci invita ad entrare e ci mostra l’interno, su due piani, molto originale e raffinato. I tavoli sono apparecchiati con vecchi 33 giri al posto delle tovagliette. I musicisti, un pianista e un saxofonista, suonano musica jazz e brasiliana. Decidiamo di fermarci, naturalmente, e trascorriamo qui una piacevolissima serata ascoltando buona musica e mangiando un ottimo baccalà gratinato con patate e besciamella. Anche oggi toniamo a casa stanchi ma felici.

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17/11 relax a Ouro Preto

La mattina, allietati dal solito gallo che ci sveglia alle 4, un po’ insonnoliti, decidiamo di prendercela comoda. E’ il nostro ultimo giorno a Ouro Preto e ancora non abbiamo visitato nessuna delle innumerevoli e belle chiese che ci sono in città. La chiesa di Sao Francisco almeno merita una visita, anche se non siamo dei patiti dell’arte sacra. L’esterno è molto lavorato, con un bel medaglione scolpito dal famoso Aleijadinho sul frontale, e l’interno ha un bel soffitto di legno affrescato e sulle navate ci sono belle statue di santi che mi hanno colpit perché, oltre ai vestiti veri di tessuto, hanno anche i capelli veri! Annesso alla chiesa c’è il museo di Aleijadinho dove è narrata la storia della vita di questo grande artista brasiliano del ‘700. Figlio di un architetto di origine portoghese e di una schiava nera, studiò a Rio de Janeiro, dove suo fratello faceva il trasportatore di metalli e pietre preziose e lì conobbe, attraverso le illustrazioni dei libri, lo stile barocco e rococò del tempo. Si dedicò subito alla pittura e soprattutto alla scultura, e in seguito anche all’architettura. Il Minas Gerais accoglie moltissime delle sue opere, fu un artista poliedrico che si può definire giustamente il Michelangelo Buonarroti brasiliano.

Fuori dalla chiesa c’è il mercato permanente dell’artigianato della pietra. Gli artigiani scolpiscono all’aperto piccoli oggetti di pedra sabao, una pietra locale molto comune, morbida da lavorare e la intagliano e decorano colorandola e dandole le forme più diverse. Ci sono statuette sacre, scatoline deliziose, piatti, bigiotteria, pentole e padelle, tutto, assolutamente tutto, fatto di pietra. Un artigiano decora una scatolina sotto i nostri occhi in 5 minuti con una precisione e una velocità che ci lascia stupefatti. Non possiamo fare a meno di acquistare qualche ricordino, anche se il peso del bagaglio è tiranno, come sempre.

Trascorriamo il resto della giornata a sistemare il bagaglio e organizzare gli ultimi giorni di viaggio. Decidiamo di prolungare di due giorni il soggiorno a Arraial do Cabo per fare un po’ di mare, e gli ultimi 3 giorni a Rio per chiudere in bellezza, stavolta in una casa che troviamo su Airbnb a Leblon. La sera siamo molto stanchi e non vogliamo fare niente di impegnativo, così optiamo per una pizza che, devo dire, è più che buona, alla pizzeria Satélite, proprio di fronte al ristorante di ieri.

 

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18/11 Il viaggio infinito per Arraial do Cabo.

Guardando una cartina del Brasile, Ouro Preto e Arraial do Cabo sembrano quasi attaccate. Quando saliamo sull’autobus per Rio non immaginiamo che il nostro viaggio durerà ben 12 ore. Non è un trasferimento piacevole. Il tempo è brutto e piove quasi sempre e, se la cosa ci consola del fatto che non ci stiamo perdendo una bella giornata di vacanza, dall’altro attraversare il Minas Gerais ci intristisce non poco. Il tragitto da Ouro Preto e Ouro Branco è molto bello, si attraversa una zona di montagna che sembra un giardino botanico. Dopodichè comincia uno scenario di devastazione che proprio non ci aspettavamo. Quelle che furono belle colline ricoperte da foresta adesso sono tutte pelate e gli unici alberi che si vedono sono orribili piantagioni di eucalipti sotto i quali non cresce nulla. La deforestazione arriva praticamente fino a Rio. La terra frana, non più trattenuta dalle radici di alberi centenari, e sono evidenti le enormi cicatrici rosse di terra che deturpano le colline. Arrivati finalmente a Rio, ci accoglie un traffico infernale e il nostro autobus arriva con ben 2 ore di ritardo. Riusciamo a prendere al volo la coincidenza per Arraial do Cabo, dove arriviamo alle 22:00 stanchi morti e infreddoliti, perché fa freddo e piove, dopo le 12 ore di gelo polare dell’aria condizionata. Ci raccoglie il taxista che ci ha mandato la nostra ospite Airbnb, Telma, che ci riscalda con la sua accoglienza. Ha preparato per noi delle tortine di carne e uova con succo di frutta, prevedendo che saremmo arrivati stanchissimi. Lei e il suo compagno Sergio chiacchierano cordialmente con noi e ci riconciliamo col mondo. Andiamo a dormire rinfrancati, sperando che domani il tempo sia più clemente.

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19/11 Arraial do Cabo – praia do forno

Al risveglio troviamo ad accoglierci una bella colazione e il sorriso di Telma. Abbiamo recuperato le forze e siamo pronti a una giornata di mare. Nonostante ci sia molto vento e il cielo sia coperto, ci dirigiamo lo stesso vero Praia do Forno. Oggi è sabato, e c’è un gran movimento sul trilho che scavalca una piccola collina e porta alla spiaggia. Il fine settimana è una cosa seria per i brasiliani che si muovono in comitiva attrezzati di contenitori termici pieni di ogni bendiddio ma soprattutto di birra. Ci sistemiamo alla fine della spiaggia dove si sta un po’ più tranquilli. Nel frattempo è uscito un bel sole e il vento ci permette di stenderci al sole, che, altrimenti, sarebbe davvero cocente. La giornata trascorre pigramente fra un bagno, un piatto di gamberi fritti con l’aglio e un guaranà. Quando rientriamo, verso le 3, sulla spiaggia sono tutti che cantano accompagnando la musica a tutto volume che esce degli stereo portati per l’occasione. Sono allegri, spensierati, ma soprattutto tutti ciucchi di birra, che scorre a fiumi. E’ un gran casino, ma un casino allegro e non ci dispiace. Unica nota dolente: ricordavo i brasiliani più rispettosi per l’ambiente. La spiaggia e il sentiero sono pieni di rifiuti di plastica e lattine nonostante i cartelli e i cestini. Qui devono darsi una bella regolata con controlli e sanzioni, altrimenti questa spiaggia paradisiaca rischia di soffocare nella monnezza.

I nostri ospiti ci accompagnano a vedere un bel tramonto su Praia Grande, dove c’è un belvedere. Fantastico, ci torneremo di sicuro.

Per la cena Telma e Sergio ci consigliano un ristorante, il Pimenta Rosa, e ci accompagnano lì in auto. Sono di una gentilezza disarmante. Mangiamo un buon pesce freschissimo con patate e il solito riso e farofa, non è male, ma pensavamo di spendere qualcosa di meno. Torniamo a casa a piedi, osservando stupiti le dune che dalla spiaggia si propagano anche sulla strada e i marciapiedi. La natura qui è davvero incontrollabile.

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20/11 La camminata

La colazione che oggi Telma ci ha preparato sotto la veranda ci lascia a bocca aperta. Tutto è preparato con gusto e con cura e abbiamo veramente da mangiare di tutto: brioches, frutta, pane, burro, marmellate e pane di açai. Oggi i nostri anfitrioni, che ci hanno praticamente adottati, ci accompagnano in auto a vedere i dintorni. Saliamo in auto in cima a una collina dalla quale di vede il mare aperto. Praia Brava, tutta di rocce, offre uno spettacolo impressionante della forza della natura con le sue onde gigantesche che sbattono sulle rocce e si scontrano con mille spruzzi. Per Telma è normale che i ragazzi qui vengano a fare surf, lo fa anche suo figlio. Io sarei morta di paura… Il tour prosegue con un passaggio da Prainha, un po’ stretta e affolata oggi che è domenica, e poi, in direzione di Cabo Frio, a Praia do Pontal che è lunghissima e arriva a Cabo Frio. Prendiamo coraggio e chiediamo a Sergio di lasciarci a metà della spiaggia per poter proseguire a piedi fino a Cabo Frio e così, armati di cappello, protezione 50, frutta e parei sulle spalle, ci incamminiamo. E’ una passeggiata meravigliosa su un bagnasciuga lunghissimo di sabbia candida, fra onde azzurre solcate da surf. La spiaggia è semideserta, anche se chioschetti e pousadas sono sparsi un po’ ovunque. Arriviamo a Cabo Frio belli cotti. Prendiamo un taxi e ci facciamo accompagnare al ponte dove 11 anni fa mangiammo pesce meraviglioso in un ristorante. Con sommo gaudio di entrambi lo ritrovo. Si chiama “Restaurante da Ponte” e oggi è frequentatissimo da famiglie di locali che pranzano fuori con la famiglia. Una cameriera cicciotta affettuosa ci fa accomodare e in men che non si dica ci ritroviamo davanti un piattino di gamberi fritti seguito subito dopo da un dourado alla piastra con il solito accompagnamento di riso bianco, farofa e insalata. La passeggiatina ci ha messo appetito e in un attimo divoriamo tutto quello che ci si presenta davanti. Dopo andiamo in Rua do Biquine che si trova proprio vicino e qui passiamo in rassegna i negozi alla ricerca Mau di magliette e io di costumi da bagno. Mi ubriaco di colori, modelli, qui c’è una scelta praticamente infinita, e alla fine riesco a scegliere un paio bikini. Torniamo a Arraial in bus, morti di stanchezza. Si va a mangiare una pizza al volo perché non abbiamo molta fame, torniamo a casa dove troviamo Telma e Sergio a tavola. Ci fermiamo a scambiare quattro chiacchiere con loro e andiamo a sprofondare a letto in un meritato sonno. 

 

21/11 Praia do forno again

Il programma di oggi era di fare un giro in barca, ma c’è molto vento e qualcosa e preferiamo la spiaggia. Sergio ci accompagna in auto alla Praia do Pontal dove siamo stati ieri perché ci piacerebbe fermarci lì, ma dopo che ci ha lasciati, ci rendiamo conto che c’è troppo vento e troppe onde e non sarebbe piacevole. Torniamo in paese con un bus e torniamo a Praia do Forno, che oggi è molto più tranquilla. Ci accomodiamo vicino a un barraquinho che ci mette a disposizione sedie e ombrellone in cambio di una consumazione, come si usa da queste parti, e trascorriamo una piacevole giornata di mare. Nel pomeriggio, dopo un bel pisolo, torniamo al belvedere dove ci godiamo uno dei tramonti più belli che abbiamo mai visto, facciamo un po’ di shopping e poi ci fermiamo a mangiare nei paraggi un pollo al curry poco indiano ma molto buono.

 

22/11 Passeio di barco e cena elegante

La gita in barca che facemmo a Arraial do Cabo 11 anni fa è uno dei più bei ricordi che ho del Brasile, così non ci lasciamo scappare l’opportunità di ripeterlo. Telma contatta per noi Marcelo, il suo nocchiero di fiducia, e di buon’ora ci ritroviamo con un’altra decina di gitanti, tutti brasiliani, sulla barca. Meno male che non è di quelle grandi. Abbiamo due fotografe molto simpatiche che subito ci conquistano con il loro sorriso. Si esce dal porto alla volta di Praia do Farol. Questa meravigliosa spiaggia con un albero di ficus vecchio di più di 500 anni è fortunatamente protetta. Il mare è verde smeraldo, l’acqua perfetta, la sabbia sembra sale tanto è bianca, e la delimitano scogli di granito tondeggianti. Dietro, la mata atlantica. Abbiamo solo mezzora per approfittare di questa meraviglia, e ce la godiamo tutta. Dopo la barca ci accompagna alla Gruta Azùl ma il mare è grosso fuori dall’entrata della baia e non possiamo avvicinarci molto. Da qui quando è periodo si avvistano le balene, ci sono i pinguini portati dalle correnti dell’Antartico e le tartarughe sono di casa. La spiaggia successiva è anche questa molto bella, ma non è protetta (e si vede). Ne approfittiamo per mangiare la frutta e un salgadinho di corsa prima che la barca riparta alla volta di Praia do Forno, che già conosciamo bene. Così chiediamo di scendere a terra e rientriamo in paese percorrendo il sentiero. Preleviamo al bancomat, compriamo una bottiglia di vino per stasera e torniamo a casa per un pisolino, perché stasera vogliamo essere in forma. Telma ci ha invitati a cena e sta cucinando da stamattina. Al risveglio, con calma ci sistemiamo e alle 8:30 Telma ci chiama per metterci a tavola. La troviamo affranta perché il piatto che ci ha preparato non è venuto bene, ma la zucca con gamberi e crema alla curcuma era delizioso, era solo la presentazione che non era come da manuale. Vedendoci così di appetito tanto da ripetere più volte, si rincuora e la serata si conclude in allegria.

 

23/11 si torna a Rio

Dopo un addio strappalacrime ci separiamo da Telma e Sergio di buon mattino per partire per Rio. Alla rodoviaria ci capita una coincidenza incredibile: reincontriamo Evelyn, l’amica svizzera che abbiamo conosciuto a Bonito durante un’escursione. Viaggia da sola e cerca un alloggio. In men che non si dica, contatto Telma che dice di farla andare da lei che provvederà. Manco a dirlo, si sono incontrate e, dopo una robusta colazione, non si sono lasciate più. Cose che possono accadere ovunque, ma in Brasile di più. Arriviamo a Rio dove c’è ad aspettarci l’autista Verena, amica di Telma, che ci accompagna alla nostra nuova casa. Siamo a Vidigal, proprio sotto la favela e di fronte allo Sheraton. Che contrasto tipicamente carioca! L’appartamento è bello, spazioso, con una vista spettacolare e la spiaggia proprio sotto la strada. Manca qualche piccola comodità tipo il fornello per farci il caffè, ma Ludmila, la nostra ospite, ci dice che possiamo tranquillamente usare i fornelli di casa sua, al piano di sopra. Il tempo non è bello, così ne approfittiamo per riposarci e la sera usciamo per una passeggiata a Copacabana, animatissima e piena di gente. Le bancarelle sono irresistibili, i prezzi buoni e ne approfittiamo per fare shopping. Una cena “ao kilo” e poi dritti a nanna.

 

24/11 Jardim Botanico

Ci muoviamo di buon’ora per visitare il Jardim Botanico quando ancora non c’è tanta gente. Il parco è ben attrezzato, ben tenuto e rimaniamo a bocca aperta nel visitare le zone a tema passeggiando per i sentieri immersi nella vegetazione tropicale, fra canti di uccelli e scimmiette. E’ meno spettacolare di quello che abbiamo visitato a Singapore, ma più spontaneo. Sembra tutto un’unica meravigliosa giungla. Usciamo dopo due ore con gli occhi e i telefonini pieni di immagini di orchidee, ninfee, bromelie, cactus, palme e chi più ne ha più ne metta. Ci dirigiamo verso il centro a Catete ove, in una libreria antiquaria di questo interessante e animatissimo quartiere, trovo una vecchia copia di “Dona Flor e i suoi due mariti” in lingua originale. Finalmente! Poco dopo riusciamo a rintracciare la scuola di ballo di Jimmy de Oliveira, mostro sacro del ballo in coppia di Rio. Stasera si balla a Laranjeiras. Ci facciamo un pensierino. Mangiamo benissimo “ao kilo” e torniamo a casa. Anzi, Maurizio torna a casa, mentre io me ne vado a Copacabana a fare shopping con la bici del bike sharing e mi diverto come una matta. La pista intorno alla Lagoa Rodrigo das Freitas e quelle lungo le spiagge sono meravigliose. Il tempo migliora e mi godo la vita di spiaggia dei carioca. Dopo le mie spese torno a casa, dove trovo Maurizio ancora in coma causa raffreddore. Speriamo che si rimetta. Siamo stanchi e rinunciamo alla serata di danze e, dal momento che l’Italia comincia a mancarci un po’, ceniamo alla pizzeria “Capricciosa” a Copacabana, dove la margherita con mozzarella di bufala è veramente buona, quasi come a casa nostra.

 

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25/11 Ipanema e contrattempi carioca

La giornata è bella, c’è il sole e, tutti contenti, recuperiamo un paio di bici e le lasciamo a Ipanema per concederci una mattina di spiaggia. Tutto fila liscio fra bagni fra le onde verdi e trasparenti e le note di samba finchè Maurizio non si accorge che i suoi bermuda col telefonino e il portafogli dentro sono spariti. Comincia tutto l’iter di blocco di carte di credito e denuncia alla polizia. Con la funzione dell’Iphone per rintracciare il telefono, lo inseguiamo con un Uber fino a Copacabana con un traffico da delirio, dove individuiamo il probabile ricettatore, che riesce a farlo sparire sotto gli occhi nostri e dei poliziotti che abbiamo coinvolto. Niente da fare. Peccato, il telefono, inservibile dopo che è stato bloccato, sarà probabilmente venduto per pezzi di ricambio. A Maurizio rimane l’amaro in bocca e le beghe e le spese per rifare documenti e carte varie. Digeriamo di buon grado e ce ne facciamo una ragione. A Ipanema bisogna controllare a vista tutti gli oggetti personali. Questi furti con destrezza a danno dei turisti sono frequentissimi. Saremmo dovuti stare più attenti.

26/11

Si conclude la nostra terza meravigliosa avventura brasiliana. Mogi ma felici, ci avviamo con Verena, che ci fa un prezzo veramente da amica, all’aeroporto e salutiamo il nostro adorato Brasile. Chissà per quanto riusciremo a resistere alla tentazione di tornarci!

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Maurizio e Anna

maurizio77@virgilio.it  e asiviero1962@icloud.com 

 

 

 

 

 

 

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