RESOCONTO DI VIAGGIO IN ECUADOR

29/07/03 – 15/08/03

di Enrica e Cristiano

 

 

Il nostro viaggio  è iniziato con un piccolo grande errore, causato dal desiderio di risparmiare: abbiamo viaggiato con Air Europa facendo 2 scali intermedi (Madrid e Caracas) che, specie al ritorno sono stati massacranti.

Arrivati a Quito, con un taxi (5 $) ci siamo recati nel quartiere di Mariscal Sucre (fondatore della patria ed eroe nazionale): è un quartiere che offre molti alloggi più o meno economici e molti locali per la ristorazione.

Nell’indecisione del momento abbiamo alloggiato all’Hotel Don Jorge (tra Reina Victoria y Cordero) che per 10$ a notte a testa ci ha dato una stanza con doccia, acqua calda e TV, e personale disponibile (lasciavamo infatti i nostri zaini quando ci spostavamo nel paese usando Quito come base e nessuno ha mai toccato nulla). Tieni presente che era Agosto ed era tutto pieno, probabilmente in un periodo diverso si trovano sistemazioni ancora più economiche. Il quartiere è comunque certamente il migliore da più punti di vista.

L’indomani, con le gambe vittime del fuso orario ma soprattutto dell’altura, visita lenta del centro cittadino coloniale con le chiese migliori da visitare (San Francisco su tutte). Interessante la Plaza de la Independencia con i suoi palazzi storici. La città ci è apparsa da subito tranquilla, immersa tra le montagne ed i ricordi dell’epoca coloniale spagnola.

Ma sarà la stanchezza o la realtà, il centro di Quito è finito in fretta e, dopo essere saliti al Panecillo, altura dominata dalla Virgen de Quito, con un taxi (8$ andata e ritorno dal centro), e aver goduto del panorama della città incastonata tra le Ande, abbiamo camminato per la città vecchia guardando i Quiteni, gli abitanti e, soprattutto abbiamo cercato i luoghi in cui mangiano, ossia in cui fanno l’almuerzo, il pasto. La cucina offre pollo, sempre tanto pollo, alla brace (a la brassa) con riso (arroz) o pesce (ceviches) marinato (loro lo mangiano anche a colazione…).

Nel pomeriggio lento ritorno al quartiere di partenza, con sosta nei piccoli giardini verdi cittadini e, in Avenida Amazonas, via degli uffici, delle banche e delle agenzie di viaggio, per organizzare i “grandi spostamenti” Galapagos e giungla dell’Oriente. La nostra necessità di trovare soluzioni rapide (la nostra vacanza non era lunghissima) ci ha portato a non prendere le offerte più economiche ma quelle più utili. In particolare ci siamo trovati molto bene in una agenzia di cui ti lascio di seguito indirizzo di posta elettronica e sito internet ( www.orientgal.com , orientgal@andinatel.net ) La titolare dell’agenzia, che si chiama Solvey, è molto carina e disponibile.

Cenetta tranquilla nel quartiere dell’albergo con ampia scelta di locali, anche con musica, frequentati dai giovani del luogo e dai  giovani Americani ed Europei, in vacanza con lo zaino.

L’indomani partenza per il nord, il mercato di Otavalo, partendo verso le 8 dal terminal terrestre di Cumandà, raggiungibile con taxi o con il trole (tram a 0.25$) che passa a circa 800 m dall’albergo, in fondo a Caje Cordero.

Dopo due ore e mezzo di viaggio (3$) lungo la Panamericana, via che percorre l’intero Continente, si giunge a Otavalo, bel mercatino tipico degli indigeni Otavalenos: tappeti in lana, cappelli, maglioni, oggetti vari, tutto a prezzi molto contenuti, ma comunque ancora trattabili. La cittadina è molto curata e gli abitanti, nei loro costumi tradizionali, molto abituati al turismo. Comunque è tutto molto caratteristico e meritevole di una visita.

Ritorno a Quito con suspence: causa uno sciopero lungo la strada Panamericana, fuori programma su strada sterrata per valicare ad almeno 3500 m un passo andino. Alcuni dirupi sono stati davvero emozionanti…

L’indomani mattina, ancora di buon’ora, partenza per l’aeroporto con destinazione  giungla (escursione prenotata in Avenida Amazonas all’agenzia OrientGal (di cui ti ho detto sopra) dalla gentilissima impiegata Solvey per una cifra che normalmente si aggira sui 200$ a testa per un piccolo gruppo, più 30$ per il volo (per Lago Agrio) di solo andata (o il doppio con il ritorno).

Dall’aereo (mettersi a destra, guardando la cabina) si ammira e si può fotografare il vulcano innevato Cuyambé e, subito dopo, inizia la foresta. Arrivo in 30’ a Lago Agrio squallida cittadina del petrolio, non meritevole di sosta, e partenza in jeep per il Rio Aguarico.

Dopo 70 minuti, è iniziata la discesa in canoa a motore (75’) per arrivare al Paradise Huts nella riserva di Cuyabeno. Gran bel posto con belle capanne, un po’ signorili, con acqua fredda, ma tanto era caldo . Buona anche la cucina di Carlos, il nostro accompagnatore. Il vantaggio/svantaggio dei nostri giorni nella giungla?

Eravamo soli, senza altri turisti e quindi senza nemmeno la possibilità di accedere per una cifra inferiore.

Il tardo pomeriggio ha riservato sempre la medesima sorpresa: la pioggia, improvvisa ma attesa. Grandi gocce sulle piante equatoriali e nuova acqua pronta a bagnare il già umido terreno.

La notte è stata buia e piena di rumori… la giungla iniziava trenta metri più in là.

L’indomani mattina passeggiata di 3 ore nella foresta con avvistamento di scimmie,  alberi immensi e vegetazione molto fitta. Ci ha stupiti la quantità di acqua presente in varie forme ed in ogni dove.

Escursioni pomeridiane in canoa per visitare capanne di indigeni, semplici ed allegri, che vivono lungo il corso del fiume. Essendo la caccia la fonte unica della loro sopravvivenza, conducono un’esistenza alquanto modesta, ma in un bellissimo ambiente.

Abbiamo visto a fatica i coccodrilli che, abbiamo saputo, sono in via di estinzione per la caccia data loro dagli indigeni e per l’inquinamento legato all’industria estrattiva (dei soliti stronzi americani).

Non ha dato risultati (ma ci abbiamo provato) la pesca del pirana. Divertente è stato l’uso delle piccole canoe indigene ricavate dai tronchi: poco stabili, ma piacevoli da condurre su un fiume tranquillo.

Tre notti qui sono passate in fretta:  abbiamo rifatto il cammino inverso, ma il ritorno a Quito è stato fatto col bus (8 ore e 6$, bello ma stancante: si arriva col bus a 4000 m!) con sosta imprevista per una frana e vendita sul bus di ogni genere di alimento o bevanda. Aqui ne se puede morir de ambre…

Alcuni nostri amici hanno visitato l’oriente verso sud passando in bus da Puyo e sicuramente è più economico e penso ugualmente bello.

Notte nello stesso albergo a Quito e partenza l’indomani per Banos, stazione turistica e termale tra le Ande, a 3 ore da Quito (con partenza dal medesimo terminal di Cumandà).

Località simpatica, con tanti alberghi economici, adagiata sotto un vulcano attivo ma, come è capitato a noi, se ci sono le nuvole non si vede mai. Si possono fare bagni termali e gironzolare… un giorno.

Si possono fare escursioni in mountain bike o a cavallo o si può partire da qui per l’oriente (giungla).

Ritorno al medesimo albergo di Quito e cena (buona) nella stessa zona in un ristorante italiano, Le Arcate. Si paga un po’ di più ma pasta e soprattutto pizza sono ok.

Il giorno dopo siamo partiti di buon’ora per l’aeroporto, con destinazione Galapagos (Baltra via Guayaquil). Mettendosi a sinistra sull’aereo si possono vedere alcune cime innevate, in particolare il Cotopaxi. Abbiamo preso un pacchetto economico, e non si trovava nulla a meno, ma pur sempre dispendioso: 340$ a testa per 3 notti in barca più 370$ per il volo andata/ritorno su Quito. Aggiungete 100$ a testa per entrare alle isole e da pagare in sede (il tutto sempre tramite Solvey).

Dopo l’arrivo emozionante sull’Isola di Baltra, il Yacht Yolita, piccolo, spartano, con 12 passeggeri a bordo, ci ha condotto dall’Isola di Santa Cruz all’Isola di Rabida, a Sombrero Chino, a Bartolomè, a Sullivan Bay, all’Isola di Seymour e ritorno a Baltra in 4 giorni e tre notti, in cui abbiamo visto le tartarughe giganti (il primo giorno e tra la nebbia, la garua), un’infinità di leoni marini, gli squali, i pellicani, le fregate, le sule piedi azzurre (l’animale più bello che ci sia), i pinguini, le iguane. Tranne i pinguini, in scarso numero nelle isole da noi visitate ma presenti altrove, il resto si è visto in abbondanza anche se la paura di non rivederlo più ha fatto  scattare tantissime foto.

L’ultima mattina è stata spettacolare per la quantità di uccelli ed iguane presenti all’Isola di Seymour (qui le foto alle sule e alle fregate sono state bellissime).

Con alcuni compagni di viaggio simpatici conosciuti sulla barca, le tre notti, spartane, sono passate in fretta ed il giorno con le escursioni ed i bagni con snorkeling è sempre stato  divertente.

La nostra guida (Edwin, ebgala30@hotmail.com) ci ha sempre accompagnati nelle escursioni con le sue spiegazioni.

Sarà stato costoso, ma è necessario andarci! In 4 giorni si vede comunque tutto ciò che promettono e che c’è da vedere.

Il viaggio è poi proseguito con due nuovi amici, Sara e Rudy, conosciuti all’aeroporto che, dopo aver visitato altre zone dell’interno (la zona del vulcano Cotopaxi e la bella città coloniale di Cuenca) e dopo aver preso il famoso treno di Alausì (divertente hanno detto, ma noi purtroppo non l’abbiamo preso, perché c’è solo di mercoledì, venerdì  e domenica), hanno raggiunto con noi in bus la costa più a Nord, partendo da Guayaquil,

Non ci siamo fermati a Guayaquil perché nessuno ha parlato bene di questa città dal punto di vista turistico, insomma non c’è nulla da vedere.

In bus fino a Jipijapa e cambio per Puerto Lopez (4 ore circa).

Siamo arrivati per cena in un tranquillo paesino sul mare, Puerto Lopez per l’appunto, ed abbiamo dormito all’Hosteria Mandala (hosteriamandala@yahoo.com). Il paesino è un piccolo e tranquillo luogo sull’Oceano dal quale si può partire per l’avvistamento delle balene, anche se c’è ben poco da fare (prendere il sole,  fare il bagno e mangiare del pesce); il Mandala invece è un bell’albergo a capanne che un Italiano tiene benissimo. Bello il posto e buona la cucina. Si spendono circa 20$ a testa al giorno per una pensione completa. Rilassante, soprattutto i pasti in veranda in mezzo ad una bellissima vegetazione.

Dopo due notti passate lì siamo partiti in bus per Manta (2 ore e mezza), insignificante città della costa, ma volevamo andare a salutare una nostra amica suora italiana che vive lì da anni.

E stato bello girare con lei in un sobborgo povero della città per conoscere una realtà che spesso il turista evita. Ti lascio comunque l’indirizzo di Suor Olga di cui ti avevo già parlato , lì c’è bisogno di tutto, dai medicinali all’abbigliamento per bambini, porta quello che puoi.

 

SUOR OLGA

HERMANAS DE SAN Y.B. COTTOLENGO

BARRIO SANTA MARTHA

CAILLE 5 AVENIDA 34B

AP. DO. 13-05-383

MANTA ECUADOR

 

A parte questa esperienza umana, ed il gustoso pranzo preparatoci dalle suore, Manta può non entrare negli itinerari di un viaggio.

Rientro in serata a Quito in aereo (25’ contro 6 ore di bus) per l’ultima cena a 4 e l’ultima notte sempre nello stesso albergo. Purtroppo i giorni di vacanza sono giunti al termine…

La mattina dopo ci attendeva l’inizio di un lungo volo di rientro in Italia (con soste interminabili a Caracas e Madrid (dove abbiamo avuto il tempo di visitare la città). Ricordarsi di tenere per l’aeroporto 4$ a testa per chiudere con il cellophane gli zaini (obbligatorio) e 25$ per uscire dal paese.

Cosa ci è rimasto?

Il ricordo di un bel paese, tranquillo tanto da non averci mai fatto sentire paura per la nostra sicurezza, ospitale e con gente cordiale. Il clima, primaverile è stato sempre gradevole. Un po’ più fresco alle Galapagos, specie l’acqua, ma con la mezza muta abbiamo fatto tranquillamente tre uscite di snorkeling. Qualcuno, specie i taxisti, cerca di arrotondare i prezzi, ma comunque essendo questi bassi, si può anche concedere.

La natura è bella ed offre una grande varietà di ambienti: la costa, la montagna, l’altopiano, la foresta. Le Galapagos poi sono una bellissima esperienza per la quantità di animali che si possono incontrare, ma soprattutto perché non scappano!

La cucina, pur non essendo molto varia, è sufficientemente gustosa, anche se un po’ troppo speziata.

 

Enrica e Cristiano.

 

 

 

 

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