EDIMBURGO, UNA CITTÀ DA SCOPRIRE ANCHE D’INVERNO…

Scotland

Racconto di viaggio 2000

di Laura Bresciano

 

 

 

Alle quattro del pomeriggio di una fredda giornata invernale, osservando Edimburgo attraverso il finestrino di un cab nero[1] sembra di essere improvvisamente calati nel famoso romanzo di Robert Louis Stevenson (1850-1894)  “Dr Jekyll e Mr Hyde”. Tra gli edifici di pietra grigia, i vicoli stretti e i lampioni che illuminano fiocamente certi angoli bui della città, sotto una pioggerellina tenace e implacabile, si respirano ancora le atmosfere livide e inquietanti del romanzo di Stevenson.

Tuttavia l’autore, che era riuscito a rappresentare le incertezze e la precarietà  di un’epoca, rimarrebbe stupefatto costatando quanto siano cambiati oggi la fisionomia e l’animo della capitale scozzese.

Secondo centro finanziario dopo Londra, la città è divisa in due parti da Princees Street, la via principale dello shopping. A nord la New Town (città nuova), zona di edifici eleganti in stile neoclassico, di gallerie d’arte, di teatri, di sale da concerti dislocati lungo ampi viali alberati. É qui che ferve la vita economica ed è qui che risiede e lavora la classe dirigente scozzese, formata in buona parte da finanzieri, banchieri, avvocati e giudici.

A sud l’Old Town (città vecchia) si estende dalla parte alta della rupe su cui sorge il Castello fino a Holyrood Palace (il Palazzo Reale) lungo un miglio di strada - il Royal Mile - dove si susseguono edifici storici che raccontano il passato della città. Ed è forse questa perfetta miscela di modernità e tradizione ad affascinare e attirare magneticamente chi la visita per la prima volta.

Passeggiando per le sale e i cortili del Castello sembrerà di percorrere ora una fortezza, ora un palazzo reale, ora una prigione, a seconda dei ruoli che esso rivestì nel corso dei secoli. Lungo gli edifici storici del Royal Mile -tra cui  l’Outlook Tower (che ospita la camera oscura), la High Kirk of St. Giles (la cattedrale),  la Parliament House (il Parlamento), John Knox House, (l’abitazione del riformatore religioso)- è facile addentrarsi nelle stradine laterali chiamate qui in Scozia close.

Si tratta di vicoli pittoreschi dove è facile imbattersi in giovani attori che si improvvisano guide turistiche. Conducendo i visitatori attraverso cortili di abitazioni interne, raccontano mimando episodi del passato soffermandosi sugli aspetti più comici, grotteschi e bizzarri della vita della città in epoca medioevale. É qui che il turista riceve un primo assaggio della simpatia, del buonumore e della disponibilità degli abitanti del luogo! Ceud Mile Faille, “centomila volte benvenuto”: il saluto nell’antica lingua celtica che si incontra sui cartelli segnaletici in tutta Scozia  viene costantemente rinnovato nelle molteplici occasioni di ritrovo e socializzazione che la città offre, prime tra tutte i pub, veri luoghi di culto dell’anima scozzese.

La prima impressione che si riceve entrando in un pub è un’immediata sensazione di conforto data dalla temperatura, sempre piuttosto alta, e dall’atmosfera calda e accogliente. Sprofondati in morbidi divanetti si può scegliere in tutta tranquillità la propria birra tra un’ampia selezione di stout e bitter  in mostra sul bancone. Dopo la seconda pinta anche la conversazione improvvisata con i vicini di tavolo sembrerà più facile e fluida e senza rendersene conto si entrerà a far parte di un piccolo clan offrendo a turno il proprio giro di pinte.

Un’altra esperienza da non mancare è il ceilidh (in gaelico “visita”) che viene organizzato con una certa frequenza nei saloni di rappresentanza dei palazzi storici della città. Si tratta di danze “sfrenate” accompagnate da bande musicali formate da violini, fisarmoniche, fischietti e da un musicista capobanda che si incarica, all’inizio di ogni musica, di spiegare ai partecipanti i passi della “figura” seguente. Generalmente si tratta di balli semplici ma molto coinvolgenti, per la vivacità trascinante dei violini e per la varietà dei partecipanti (ora due, ora tre, ora quattro ora addirittura dieci in fila) e dei movimenti che li portano a volteggiare passando sotto fila di braccia, girando come un’elica insieme al compagno e improvvisando i passi più strani

Se visiterete Edimburgo durante le festività natalizie, non potete mancare l’Hogmany, la più grande festa di Capodanno di tutta Europa. Si svolge tutta all’aperto, tra le vie principali della città, dove band musicali si esibiscono alla presenza di migliaia di persone, in gran parte giovani, che partecipano all’atmosfera festosa ballando e bevendo fino alle prime luci dell’alba. La musica invade le strade e trascina, con il suo ritmo, la folla proveniente da ogni parte del mondo. In questo  clima festoso tutto è lecito, o quasi... Non stupitevi, quindi, se riceverete calorosi auguri anche dai passanti: è tradizione, dopo la mezzanotte, baciare chiunque si incontri sulla propria via!

Non lasciatevi quindi condizionare dalla paura del freddo e del maltempo perché in nessun luogo come in questa città il tempo è qualcosa di estremamente mutevole e provvisorio. Nell’arco di una sola giornata potrete sperimentare ogni tipo di clima, dalla pioggia al sole, dal vento forte alla neve. Ma fortunatamente quasi mai il maltempo dura a lungo e la sera la brezza, che proviene dal mare, spazza via le nubi dal cielo che si colora di mille sfumature, assumendo un aspetto fiabesco, quasi incantato.

Al ristorante, se le emozioni forti non vi spaventano e non vi manca l’appetito, provate l’haggis,  il piatto scozzese più famoso, a base di interiora di pecora aromatizzate e di farina d’avena con contorno di rape e patate. L’haggis acquista un sapore tutto particolare durante la famosa “Burn’s night”, la notte del 25 gennaio. In questa occasione, per celebrare il poeta nazionale Robert Burns (1759-91), in tutte le case scozzesi che si rispettino il piatto viene “accompagnato” dalla poesia  che il poeta vi aveva dedicato, in una felice commistione tra spetti terreni e spirituali! Se però i vostri gusti sono più tradizionali e non siete dei grandi sperimentatori, non mancate di assaggiare lo scotch broth (zuppa a base di manzo, orzo e verdure), L’Aberdeen Angus Steak (una bistecca di qualità servita con salsa di funghi e patatine) e lo shortbread (irresistibili biscotti a base di burro).

Chi ama il whisky potrà, dopo aver visitato lo Scotch Whisky Centre[2] in Royal Mile, scegliere tra numerosissime distillerie, facendo attenzione che sull’etichetta compaia la scritta “single malt scotch whisky”[3], garanzie di qualità tra gli intenditori. Gustarne tipi diversi, per individuare le sottili differenze, è oltre che argomento di conversazione, un modo per avvicinarsi all’animo dello scozzese conquistandone la stima.

A quel punto sarà davvero difficile risalire su un cab nero fumo diretto all’aereoporto e forse potrà accadere anche a voi di non voler più partire e di accontentarvi di un bagaglio di due settimane pur di godere della città anche nei suoi mesi più freddi, laddove però la temperatura esterna è ampiamente controbilanciata dal calore che sentirete crescere giorno dopo giorno dentro di voi!

 

Laura Bresciano

laurabresciano7@gmail.com

 

5/12/2000



[1] Tipico taxi scozzese.

[2] Centro di informazione per i turisti sui processi di produzione, distillazione e invecchiamento della bevanda nazionale scozzese.

[3] I whisky single malt sono considerati più pregiati perché prodotti con malto d’orzo non miscelato.

 

 

 

 

 

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