Il mio primo Elefantentreffen con gli amici di Girovagando

Racconto di viaggio 28-31 gennaio 2010

di Stefano Ruggieri

 

 

Come iniziare l'anno che mi porta ai 40 anni se non con una grande avventura?

Ed ecco la decisione, in realtà maturata da tempo, di partecipare al più grande e forse più duro motoraduno invernale, l'Elefantentreffen!

L'inverno estremamente rigido, forse il più freddo degli ultimi 15 anni almeno qui a Pesaro, non ha minimamente "congelato" la mia voglia di andare al raduno.

Così ho iniziato a documentarmi, fare l'elenco delle cose che mi sarebbero servite, di quelle che avevo già e di quelle che avrei dovuto comprare; allo stesso tempo ho messo l'annuncio su un paio di forum, tra cui Nicolamoto, in cerca di compagni di viaggio con cui condividere quanto meno il tragitto.

Mi hanno scritto un paio di ragazzi di altre zone ed infine Macs, presidente del Motoclub Girovagando, che mi invitava ad unirsi a loro.

Così mi sono iscritto al forum ed ho scoperto che si tratta di un gruppo di motociclisti della mia provincia, quasi tutti su BMW R 1200 GS.

Casella di testo: Il TDM versione “Elefant”Nicolamoto mi ha portato ancora una volta fortuna! esattamente 10 anni fa conobbi Antonello di Torino e dal nostro incontro a Nizza nell'aprile 2000 nacque il gemellaggio motociclistico Pesaro-Torino da cui poi scaturì il Biker's Club "Pochi Ma Buoni", ancora oggi più che mai vivo e attivo, e soprattutto un’amicizia tra i membri del gruppo che ha decisamente varcato i confini della moto.

Questa volta Nicolamoto mi ha fatto conoscere Macs ed i suoi amici, un gruppo di bikers davvero tosti ed allo stesso tempo cordiali e allegri tutti uniti dalla passione per il mototurismo e l'enduro.

In attesa della partenza ho passato le ferie natalizie a fare manutenzione e lavori alla moto nonché qualche giro di prova con l'abbigliamento. Testare il tutto è assolutamente d'obbligo!

Per quanto riguarda la moto ho sostituito l'olio motore con un 5W30, circa 1/2 litro del liquido del radiatore con del Paraflù puro, quindi ingrassaggio catena e ho dato del wd40 su serrature, giunture e carter motore per creare una leggera patina protettiva contro il sale.

Ho poi costruito dei parapiedi artigianali che ho attaccato al paramotore della Rikycross ed ho installato le moffole della Tucano Urbano al manubrio. Infine ho aggiunto 2 fari lenticolari sempre agganciati al paramotore.

Nel frattempo la data fatidica si avvicina e i ragazzi con i quali avrei condiviso l'avventura stabiliscono una data di incontro per iniziare a definire i dettagli del viaggio e dell'attrezzatura occorrente. Per me è anche e soprattutto l'occasione per conoscerli.

Ci vediamo una seconda volta 2 giorni prima della partenza per gli ultimi dettagli:

l'orario di partenza è fissato per giovedì 28 gennaio alle ore 07:00!

Ritrovo al casello autostradale di Pesaro.

Il programma prevede: 1a notte a Salisburgo, 2a notte al raduno, 3a notte Udine o Bolzano a seconda che la direzione scelta per il rientro sia Brennero o Tarvisio. 

Ormai manca veramente poco, tutto fila liscio...troppo liscio e qualcosa "ovviamente" deve ancora accadere.

Dopo essere stato bene per tutto l'inverno, lunedì prima della partenza mi becco un raffreddore di quelli tosti, tanto che inizio a dubitare di riuscire a partire...

Poiché Mirko, uno del gruppo aveva già prenotato una camera doppia in una gasthaus a pochi km dal raduno, decido di rinunciare a malincuore alla tenda che avevo già preparato assieme a tutto l'occorrente e di andare anche io al coperto. In quelle condizioni già era tanto rischiare un viaggio in moto con temperatura sotto zero, rischiare una polmonite e conseguente sosta forzata in Germania sarebbe stato troppo.

Inizio ad imbottirmi di aspirine, anche naturali, ed antinfiammatori sperando in un miglioramento in extremis.

Sono mesi che mi preparo per l'Elefantentreffen, era un obiettivo che ormai mi ero prefissato, al quale avevo dedicato tempo, impegno e denaro ...non volevo assolutamente rinunciare!

Mercoledì sono ancora completamente raffreddato tanto che durante il giorno in ufficio faccio anche fatica a respirare...inizio a pensare che il viaggio così sarà davvero difficile...

Alla sera quando arrivo a casa inizio a rendermi conto che il naso da segni di miglioramento, segni che via via diventano realtà spinti sicuramente dall'entusiasmo nel preparare la moto e dall'adrenalina che mi mette la partenza. Avendo rinunciato alla tenda il mio carico è costituito dal bauletto Givi E52 ed uno zainetto con gli attrezzi e l’occorrente per la moto legato nel posto del passeggero.

Finalmente è giovedì mattina, il giorno della partenza!

Quando tiro fuori il TDM dal garage mancano pochi minuti alle 07:00 (sono in ritardo come sempre…), finisco di vestirmi e... parto per il mio primo Elefantentreffen!

Solla sto arrivando!

La temperatura a Pesaro è 0 gradi! ...il viaggio si prospetta da subito gelido.

Il mio abbigliamento di partenza prevede (dal basso verso l'alto):

Stivali TCX comprati nuovi di un numero più grande (se sono precisi e non c'è aria ho scoperto che il caldo chimico non funziona proprio per la mancanza d'aria che ne impedisce la reazione con cui produce calore), soletta in pile, busta di caldo chimico sulla punta dei piedi, calzetti in seta e calzettoni in lana.

Calzamaglia di lana, pantaloni windstop Spark, pantaloni in pile, pantaloni h2out Spidi con imbottitura interna.

Maglia traspirante a manica lunga, maglia windstop Spark, pile a collo alto, giubbotto h2out Spidi con imbottitura interna, piumino senza maniche.

Sottocasco windstop Bikers, maschera in neoprene, casco Nolan N103.

Guanti Spidi h2out ed ovviamente paraschiena (il mio è il wave della Dainese).

Arrivo al casello con 10 min. di ritardo, il tempo di salutarci e partiamo subito perché faremo tappa a Rimini nord dove ci aspetta Andrea il “romagnolo”, unico del gruppo a non essere della provincia di Pesaro.

Il gruppo è così composto: Macs, Urbano, Eric, Alberto, Mirko e Andrea tutti su Bmw R 1200 GS, Panz e Simone su Bmw R 1200 GS Adventure, il sottoscritto su Yamaha Tdm 850.

Alla prima tappa tutto ok, ripartiamo in direzione Bologna dove è prevista la 2a tappa prima di prendere l'autostrada A22 del Brennero. Nel frattempo la temperatura continua a scendere, passiamo Forlì a -2°.

A Bologna la temperatura è -0,5°, il fresco inizia a sentirsi e quindi decido di rinforzare l'attrezzatura indossando l'interno dei guanti e mettendo la soletta di caldo chimico dentro gli stivali.

Passate le prime gelide ore della mattina la temperatura inizia lentamente a salire.

All'autogrill Garda Est abbiamo appuntamento con Andrea di Varese un amico di Macs che si aggregherà a noi e dormirà anche lui in tenda. Andrea guida una Bmw 650 Scarver.

Facciamo il pieno alle moto, compriamo la vignette per le autostrade austriache e tiriamo dritto superando il Brennero per poi fermarci al 1° autogrill in Austria. Valicando a 1400 metri, con il tempo che non promette nulla di buono, aggiungo un ulteriore rinforzo: caldo chimico alle mani nell'apposita taschina del guanto interno e gilet trapuntato (è l'imbottitura interna del giubbotto Brema) sotto il giubbotto Spidi.

Quando passiamo il Brennero sono le ore più calde della giornata e la temperatura è di circa 7°.

Al primo autogrill austriaco rifacciamo benzina e siccome inizia a nevicare indossiamo l'antipioggia e le calosce per evitare che i capi seppur impermeabili, gelino con l'abbassarsi della temperatura.

Proseguiamo in direzione Innsbruck, quindi Rosenheim e Salisburgo.

La strada è sempre bagnata e quando mancano ancora circa 180 km a Salisburgo inizia a nevicare insistentemente. La temperatura è scesa di nuovo a 0°.

 

La sosta appena entrati in Austria

Per fortuna la grande circolazione di mezzi ed il sale sparso sull'asfalto non fanno attaccare e gelare la neve e riusciamo a proseguire spediti.

A circa 140 km dall'arrivo mentre viaggio sui 130 km/h il Tdm inizia a strappare e la velocità scende subito a 90 km/h??!??

Cosa succede???

Non riesco a capirne i motivi, tra l'altro col casco chiuso e viaggiando così imbottiti è anche impossibile sentire il motore, decido di fermarmi alla prima area di sosta che è subito davanti a me. Con me rimane Andrea di Varese che chiudeva il gruppo.

Andrea mi dice che la moto non fuma, quindi il motore è a posto; al minimo rimane accesa, spenta e riaccesa tutto ok, ma dando gas strappa, cosa fare??

Avendo sentito che il freddo potrebbe dare alcuni problemi alle candele, penso possa essere una delle due e così avendole di ricambio decido di sostituirle.

Il gruppo nel frattempo si era fermato più avanti, ma poi proseguirà fino a Salisburgo, ci rivedremo all'hotel Ibis dove abbiamo deciso di pernottare.

Decido di iniziare da quella di destra: smonto entrambe le pacche laterali, quindi le viti di serraggio del radiatore così da portalo più avanti e con la chiave in dotazione più una 17 che mi ero portato appresso riesco a fatica a svitare la vecchia candela ed inserire la nuova.

Prima di cambiare anche l'altra decidiamo di provare...sembra andare bene!

Rimonto tutto e riparto.

Dopo neanche un km… stesso problema, non erano le candele!

A questo punto penso sia la carburazione, tento anche con l'aria, ma è peggio allora provo a dosare il gas e vedo che la moto ad un certo numero di giri riesce ad andare abbastanza bene.

La stabilizzo in 4a marcia a circa 5000 giri, il motore gira bene e la moto tiene una velocità di 100/110 km/h.

Con ancora metà serbatoio a disposizione arriviamo senza soste a Salisburgo nord e quindi all'hotel Ibis (45€ cad. camera doppia), proprio attaccato all'uscita dell'autostrada.

Troviamo quasi tutti gli altri nella hall mentre si scolano qualche birra; assieme a loro c'è anche Marco, che con la sua Vespa PX200 è partito un giorno prima di noi facendo tappa ad Udine. Sarà con noi al motoraduno.

I km percorsi il primo giorno di viaggio sono 740!

Io e Andrea ci sistemiamo in una doppia, quindi doccia, cambio e via, pronti per la cena.

Siamo in 11 così chiamiamo dei taxi e ci facciamo portare in centro, dove dopo alcuni tentativi andati a vuoto troviamo uno di quei locali caratteristici, con tavoli e sedie in legno massello e in cui mangiare, bere e fare un po’ di casino è sicuramente ammesso.

Ceniamo molto bene e altrettanto bene ci scoliamo un numero imprecisato di birre riuscendo anche a far dire al cameriere del locale (o forse era il titolare), la nostra sigla per il raduno degli elefanti: "che rassa de fredd!"

Anche l'adesivo fatto per l’occasione è stupendo!

Finita la cena usciamo per il centro di Salisburgo alla ricerca di un locale, ma ormai bisogna anche dire che di birra ne abbiamo bevuta abbastanza, la stanchezza si fa sentire e quindi dopo aver scattato un po’ di foto nella piazza iniziamo a prendere i taxi per il rientro in hotel.

Al mattino seguente, colazione in hotel e partenza alla volta di Passau.

La mia moto inizia bene, ma poco dopo ricomincia a strappare. Facciamo benzina e ripartiamo tutti assieme; il Tdm non molla e seppur a singhiozzo mi avrebbe portato fino al raduno.

Lasciata Passau e presa la 85 per Solla cominciano i primi problemi...deve aver iniziato a nevicare da un po’ e la strada è ancora innevata; incrociamo contro mano una ragazzo su una Honda Hornet (mi pare) il quale pare allucinato ed assieme all'amico che era con una Harley dall'altra parte della strada rinuncia subito a proseguire per via della neve.

Io proseguo assieme agli altri, sono arrivato fin qui, non intendo rinunciare alla prima difficoltà.

I GS con le anakee nella neve si muovono piuttosto bene, io faccio una fatica tremenda soprattutto perché la moto andando a strappi non mi consente di controllare la trazione cosa fondamentale sul viscido.

Alcuni vanno avanti, io rimango con Andrea di Varese anche lui un po’ in difficoltà come me avendo gomme stradali, Andrea di Rimini, Eric e Simone. Mi fermo un attimo per spruzzare sulle ruote la “catena spray” della bullock...difficile dire se funzioni nelle condizioni in cui mi trovavo, ma visto che c'è, ci provo!

Dopo un paio di km inizia una discesa, Andrea con la Scarver è il primo a cadere, per fortuna ne lui ne la moto riportano conseguenze. Io che ero alle sue spalle e non potevo frenare mi butto in mezzo alla strada sulla neve fresca e tra una scodata e l'altra riesco comunque a tenere in piedi il Tdm.

La caduta è ritardata solo di poco...l'asfalto in pendenza per far scolare l'acqua mi manda la ruota posteriore continuamente a destra e ad un certo punto il posteriore della moto mi scivola in avanti talmente tanto che non riesco più a tenerla ed il Tdm mi cade a terra sul lato sinistro.

Con l'aiuto degli altri la rimettiamo dritta, il parapiede sinistro che avevo fatto con tanta pazienza è andato, la leva della frizione ulteriormente piegata e si è rotta la gemma della freccia...nulla di grave. Ripartiamo...

Ad un certo punto incontriamo il bivio per Zenting, paese in cui si trova la pensione prenotata da Mirko e dove io e lui dovremmo andare. Proseguiamo anche noi dritto con l'intenzione di arrivare al raduno assieme agli altri.

Dopo altri 3 km fatti nella neve con la moto che continua a strappare, il posteriore mi parte di nuovo ed io e il Tdm siamo di nuovo a terra. La rialziamo ancora, ma a questo punto mi sorge il dubbio non tanto di riuscire ad arrivare al raduno, ma di come riuscire poi a tornare indietro fino alla gasthaus!?

Mi consulto con Mirko e vista l'ora e le condizioni della strada decidiamo che non sia il caso di proseguire. Andrea e Simone ci aiutano a girare le moto e mentre loro proseguono verso Solla noi torniamo sui nostri passi fino all'incrocio per Zenting e da qui per altri 10 km, tutti nella neve, fino al paese.

  

La strada per Zenting

Sugli automobilisti tedeschi devo dire che sono molto corretti, pazienti e comprensivi nei confronti di noi motociclisti, sono più che sicuro che se fossi stato solo si sarebbero fermati a darmi una mano.

Lungo la strada verso Zenting ci fermiamo a fare qualche foto nel paesaggio ormai completamente imbiancato, bellissimo essere con la moto in mezzo a questi posti.

Dall'altra parte sopraggiunge un GS con 2 persone, si fermano per chiederci quanto manca al raduno e neanche il tempo di rispondere che scivolano sulla destra nella neve ed il GS è a terra.

Carico com'era riusciamo a fatica in quattro a sollevarlo, quindi ci salutiamo e mentre loro proseguono per Solla, noi proseguiamo per Zenting.

Giunti alla pensione parcheggiamo le moto davanti all'entrata e ci sistemiamo in camera.

I km percorsi oggi sono 170.

Ci alleggeriamo un po’ l'abbigliamento, copriamo le moto e decidiamo di chiamare un taxi per farci portare a Solla che si trova praticamente nella collina sopra Zenting. Rischiare la salita in moto non era proprio il caso. Col senno di poi abbiamo fatto bene altrimenti non saremmo più riusciti a ridiscendere poiché mentre si faceva buio ha ricominciato a nevicare copiosamente e le strade al ritorno erano completamente innevate.

Nel frattempo che arriva il taxi chiamo Valentino, il meccanico che solitamente si prende cura del mio Tdm per la straordinaria manutenzione (l’ordinaria ormai la faccio da me) ed esponendogli il problema, esclude da subito candele e regolatore di tensione ed optiamo per la carburazione, ovvero che il freddo geli la benzina. Mi consiglia di chiudere parte del radiatore con del nastro telato così da far scaldare maggiormente il motore. Provvederò alla manutenzione il mattino seguente dopo la colazione.

Arriva il taxi e ci dirigiamo finalmente al raduno.

Con noi Aristide un signore di Udine giunto da solo all'elefante con un Bmw R1100 R; gli amici lo avrebbero raggiunto il giorno successivo.

Il taxi ci lascia all'incrocio di Solla da dove parte la stradina che porta all'ingresso del 54° Elefantentreffen, il 22° che si svolge nella BAYERISCHER WALD.

 

 

All'ingresso della stradina che porta a Loh, un agglomerato di sole 3 case dov’è situata la mitica “fossa” vi è una sbarra, si può passare solo a piedi o in moto… ovviamente!

Da lì all'ingresso del motoraduno circa 1 km.

 

C’è un gran traffico di moto, sidecar e gente a piedi, l’atmosfera è quella di un esodo di altri tempi, ma in realtà si tratta della lunga carovana di “elefanti” che si dirigono verso l’ingresso!

 

L'accampamento ha dell'incredibile, migliaia di persone con la tenda in una fossa completamente innevata. I fuochi accesi, le balle di paglia usate per sedersi e soprattutto per isolare la tenda dal terreno innevato, gente che va e viene per le stradine interne al raduno stesso, chi si fionda con la moto giù per la discesa facendone metà in terra, ma come niente fosse si rialza e riparte in moto tra le tende. Incredibile!

Ci iscriviamo al raduno, io sono il n.2424, ci consegnano la brochure con l'adesivo, la medaglietta "2010" e ci mettono il braccialetto stile villaggio turistico; noi compriamo anche la spilla per appendere la medaglietta ed una patch quindi cerchiamo i nostri amici.

Li troviamo al ristoro poco fuori dell'entrata a bere qualcosa di caldo, le tende sono già state sistemate ed il fuoco già avviato.

Facciamo quattro chiacchiere e una birra con loro e con altri motociclisti italiani, uno che riconosce la nostra parlata marchigiana ci dice che mercoledì è stata una giornata stupenda, ma il cielo stellato ha fatto scendere la temperatura a -20°!

Oggi invece nevica e questo porta un po’ di disagio, ma la temperatura è decisamente accettabile per il periodo, sui 0°.

Mi fermo con altri ragazzi uno dei quali ha un Tdm 900 ed ha avuto un problema simile al mio…mi dice che sono i cavi delle bobine e che quindi devo aprire la moto e nastrare bene i cavi che portano la corrente alle candele.

Nel frattempo ho perso i miei amici, quindi decido di cercarli ed entro nel "recinto", si è un recinto e lo chiamano proprio così!

Ciò che si vede è difficilmente descrivibile, ma tutto questo formicolare di persone, mezzi, fuochi accesi, tende, balle di paglia e legna hanno un fascino tutto loro.

Scelgo la strada di destra, memore che Macs parlava il giorno prima di questo lato della fossa.

Continua a nevicare ormai da più di un'ora, tende, moto e sidecar hanno già 10 cm di neve che li ricopre; inizio a scendere la stradina completamente innevata e come inizia a farsi ripida mi slitta uno stivale e scivolo a terra. Non mi faccio nulla per fortuna, ma penso a come facciano con le moto ad andare giù e non farsi male o non travolgere alcuno. Ogni tanto mi scanso per evitare che qualche pazzo mi travolga, a destra e sinistra gli "elefanti" delle più svariate nazionalità riuniti attorno ai fuochi che risplendono sempre più man a mano che il buio prende il sopravvento sulla luce. Tanti tedeschi, ma anche tanti italiani e una targa ricordo, dell'Irlanda! Un grande!

 

 

Fotografo la valle, ma l'immagine migliore rimane ancora impressa nei miei occhi, quella moltitudine di tende, di fuochi e di fumo che si levano verso il cielo, lo strepitio della legna il vociferare delle persone in tante lingue diverse, una vallata che prende vita grazie ad un popolo di "unni moderni" che vi si sono stabiliti assieme ai loro cavalli d'acciaio.

 

Pochi passi ancora ed incontro i miei amici, si sono sistemati a circa metà discesa a destra e a sinistra della stradina. Il fuoco è acceso sul lato sinistro, la legna a bruciare e tutti intorno a chiacchierare, bere e scaldarsi. Facciamo un giro di grappa che Andrea di Rimini, chiama giustamente Paraflù, l'antigelo!

L'ambiente è ostile, tanta neve che continua a cadere abbondante e temperatura scesa a -2°, ma avrei voluto essere anche io qui con loro, in tenda, perché penso che il vero, duro "Elefantentreffen" sia passare la notte qui.

Sono ancora raffreddato e lo sarò anche al rientro, ma mi sento meglio e rimpiango un po’ l'aver lasciato a casa la borsa Givi già pronta e la tenda.

Impulso e razionalità dinanzi a queste cose si scontrano tra loro: da una parte la voglia di essere dentro il recinto, dall'altra la ragione che ti dice meglio non rischiare il congelamento e dormire al coperto vivendo comunque il motoraduno durante il giorno. Del resto la vera impresa è arrivarci!

E' fare in moto quei 900 km a temperature improponibili che separano Pesaro da Solla!

Sono passate le 6 di sera, è ormai buio inoltrato ed io e Mirko decidiamo sia ora di rientrare. Salutiamo gli altri dandoci appuntamento al mattino seguente, recuperiamo Aristide all'ingresso e ci incamminiamo lungo la stradina che porta a Solla.

Nonostante il buio la gente continua ad arrivare ci guardiamo tra noi e concordiamo sul fatto che sia una pazzia arrivare a quest'ora con ancora la tenda da sistemare, (ed un posto vicino all'entrata è ormai impossibile da trovare), portare poi la paglia, la legna, accendere il fuoco e tutto il resto. Sinceramente credo che la cosa migliore sia arrivare quando ancora fa giorno.

Il numero che mi ha lasciato il taxista non riesco a chiamarlo così chiedo alla polizia che si trova all'incrocio e loro gentilmente ci chiamano un taxi.

Arriva e torniamo a Zenting. Nel frattempo sono arrivati Gianluca e Alessandro, due amici di Mirko che sono partiti la mattina stessa da Prato.

A cena oltre a loro due, simpaticissimi, conosciamo anche Ruggero e Paolo al tavolo con noi, due fenomeni unici che sono arrivati all'Elefantentreffen col Ciao! Si, avete capito bene, col Ciao Piaggio! Sono partiti martedì e sono arrivati venerdì, il sabato ripartiranno e probabilmente il martedì successivo rientreranno a Verbania loro città di partenza.

Se vi capita cercate su web "ciao adventure"...sono loro!

Al mattino seguente faccio un'abbondante colazione ed esco a fare la manutenzione al Tdm come consigliato dal meccanico. Smonto le pacche laterali e chiudo una buona fetta di radiatore col nastro americano.

Nel frattempo ci chiamano i nostri amici, sono già partiti, l'appuntamento è al primo autogrill sull'autostrada a Passau Nord. Sistemata la moto e i bagagli siamo pronti a partire. La strada, al contrario, è la stessa che abbiamo fatto per arrivare. La moto ricomincia a strappare come il giorno prima, ma comunque va avanti. Inizio a pensare che non sia il freddo. Raggiungiamo l'autogrill anche grazie ad un gentilissimo signore tedesco che in auto ci accompagna fino all'ingresso dell'autostrada. Ritroviamo così i nostri compagni di viaggio che nel frattempo si sono sistemati un po’ l'abbigliamento, facciamo il pieno di benzina e ripartiamo in direzione Monaco.

Andrea di Varese lasciato il raduno ha deciso di rientrare da solo.

Il motore del Tdm inizia pian piano ad andare sempre meglio finché smette completamente di strappare e torna a funzionare a pieno ritmo.

Usciamo dall'autostrada e percorriamo una scorrevole strada statale in cui riusciamo a tenere una buona media, siamo immersi in uno splendido paesaggio innevato e guardarsi intorno è un vero spettacolo. Ricomincia a nevicare e fa decisamente freddo; al primo paese ci fermiamo per bere qualcosa di caldo e rinforzare l'abbigliamento.

Quando arriviamo a prendere l'autostrada c'è una fila interminabile di auto e camion in coda; consapevoli che il gruppo di 9 moto si sarebbe forzatamente diradato nel traffico caotico, ci diamo appuntamento al primo autogrill direzione Innsbruck...almeno così avrebbe dovuto essere!

In effetti mi fermo al primo autogrill, ma non trovo nessuno. Dato che ci sono faccio benzina, dietro di me arriva Eric che dopo una breve sosta riparte alla ricerca del gruppo. Parto anche io, dopo aver percorso svariati km entro all'autogrill successivo, ma anche lì non c'è nessuno. Riparto sparato fino al successivo e lì trovo riuniti tutti i componenti del gruppo che avevano appena terminato di fare benzina. Da lì ripartiamo verso l'Italia con l'intento di fermarci a Bolzano. Valichiamo il Brennero verso le 17, il termometro segna -3°, la temperatura più bassa registrata finora in moto.

Usciamo come convenuto a Bolzano sud e cerchiamo una pensione dove passare la notte.

La zona pare deserta e solo dopo aver girato su e giù almeno un quarto d'ora riusciamo a trovare una pensione per ospitarci. Il ristorante in cui ceneremo e faremo ancora delle belle risate tra i racconti vari, si trova a poche centinaia di metri.

I km percorsi oggi sono 460.

Le camere sono da 3, letto matrimoniale più divano letto; io sono in camera con Eric e Panz.

Le previsioni per il rientro non promettono niente di buono, ma ormai ci siamo, siamo stati all'Elefantentreffen in Germania, non possono certo spaventarci le strade "amiche" di casa nostra.

Alle 9:00 di domenica 31 gennaio partiamo per il rientro a Pesaro.

Breve sosta a fare il pieno e poi sparati in autostrada; al primo autogrill incontriamo Marco che con la Vespa si era fermato a dormire a Bressanone poco più a nord di noi e che ripartito prima era quindi davanti. Un veloce caffè e di nuovo in moto verso casa.

Viaggiamo sui 130/140 km/h, la moto va bene e tutto avrei pensato fuorché il mio vero "difficile" Elefantentreffen dovesse ancora arrivare.

Dopo Mantova ci rifermiamo a fare benzina ed io ne approfitto per aggiungere il mezzo litro d'olio che mi ero portato dietro consapevole dei consumi del Tdm; gli altri ripartono, ci siamo dati appuntamento a Cesena.

Riparto anche io tenendo una media piuttosto alta con l'intento di raggiungerli prima della sosta.

Macino km e km con i campi innevati attorno a me...ma sono in Italia o ancora in Germania??

Sto per arrivare a Bologna, nevica e l'autostrada comincia ad imbiancarsi quando la moto improvvisamente ricomincia a strappare. Mi fermo al primo autogrill e chiudo ancora un po’ il radiatore col nastro americano.

Ero ancora inconsapevole che la mia odissea per il rientro stava solo iniziando…

Riparto confidando in un miglioramento strada facendo, ma il miglioramento non arriva, anzi mano a mano che la nevicata aumenta d'intensità e la strada è sempre più innevata la moto peggiora fino ad andare ad un solo cilindro.

Mi rifermo in un autogrill prima di Imola, già piuttosto in tensione per aver guidato diversi km nella neve cercando di rimanere nelle scie dei camion o delle corriere che grazie alla loro stazza riescono a pulire abbastanza l'asfalto .

Prendo un cappuccino e riposo qualche minuto chiedendo informazioni sulle condizioni meteo.

Mi dicono che nevica fino a Forlì, ma poi è pulito; insomma c'è da soffrire per una trentina di km, ma poi dovrei proseguire tranquillo.

La perturbazione sta scendendo verso sud così decido ripartire per cercare di raggiungerla e superarla.

La moto purtroppo continua ad andare ad un cilindro, ormai sono convinto che non sia questione di carburazione o comunque non lo è più se prima era quella, ma un problema elettrico.

Tocco le pipette delle candele per vedere se mi danno la scossa, ma niente.

Tocco il telaio della moto e qui sento la corrente; ora è chiaro, da qualche parte sotto al serbatoio il cavo che porta corrente alla candela del cilindro di destra, almeno è questo quello che mi sembra fermo poiché è più freddo, deve essere rovinato ed a contatto con l'acqua va a massa.

Cosa fare? Mi fermo e smonto tutto cercando il guasto o riparto?

Decido di ripartire, aspetto che passino i mezzi sgombra neve che avevo superato una mezz'ora prima e risalgo in sella. 

Continuo a viaggiare ad un cilindro...il rumore che fa partendo è orribile, uno stridio di sofferenza, ma poi prendendo i giri migliora e riesco a viaggiare a circa 50/60 km/h, di più sarebbe anche rischioso per il fondo stradale.

Passo l'uscita di Imola il traffico si fa intenso e rallenta notevolmente; ogni tanto la moto mi torna ad andare a 2 cilindri e devo fare molta attenzione all'improvvisa trazione.

Incontro un altro motociclista, fermo, perché da come mi ha detto è scivolato poco prima ed ha preso una bella paura; credo uscirà dall'autostrada prima possibile.

Io riparto per la mia personale odissea in una A14 ormai quasi totalmente bianca.

Supero Faenza, Forlì e Cesena, ma il fronte della perturbazione si perde ormai oltre l'orizzonte visibile. Ogni tanto quando devo rallentare improvvisamente per via del traffico che talvolta prosegue a singhiozzo sento il posteriore slittare sulla neve e prendo una bella strizza pensando ad una caduta in autostrada anche se a bassa velocità.

Con estrema fatica e piedi quasi sempre fuori dalle pedane arrivo a Rimini sud; qui il traffico si fa molto intenso e l'autostrada a due corsie non facilita certo lo scorrimento.

Continua a nevicare copiosamente, l'autostrada è sempre più innevata ed ormai sono pienamente consapevole che la neve mi accompagnerà fino a casa.

A mente fredda uno potrebbe pensare di uscire, parcheggiare la moto e chiamare un taxi, magari passare anche la notte in albergo ed attendere il giorno dopo che le strade siano pulite per tornare a casa...si è vero così sarebbe molto più logico, più razionale, più sicuro e sicuramente più giusto!

Ma questa idea non passa per la mia mente neppure per un istante, quella strada ormai era il mio destino ed io avevo accettato di viverlo fino in fondo...

Negli occhi avevo l’asfalto (o quel poco che si intravedeva), nella mente un solo obiettivo: arrivare a Pesaro!

A Cattolica dopo aver già guidato sotto la neve da Imola e con gli ultimi km da Rimini davvero al limite della praticabilità anche per un’auto, vedendo la fila ferma davanti a me decisi di uscire e chiedere al casellante com'erano le strade urbane.

Mi risponde che sono peggio dell'autostrada e quando gli dico che devo arrivare a Pesaro, mi consiglia di rientrare che sicuramente è meglio.

Mi fermo un attimo, penso che in fondo sono quasi a casa, potrei farmi venire a prendere e lasciare la moto qui; poi però penso alla salita delle Siligate, in moto con la neve è impossibile! con un'auto avrei sicuramente messo in seria difficoltà chiunque a cui avessi chiesto il favore, allora decido di ripartire e tentare l’arrivo a Pesaro.

La moto va ancora ad un cilindro, ma ogni tanto riparte anche l'altro segno che il calore del motore sta asciugando l'acqua e l'umidità che deve aver portato a massa il cavo guasto.

Per qualche km si riesce ad andare abbastanza bene, poi inizia la coda, dapprima tutti fermi poi si va a passo d'uomo. Penso ci sia stato un incidente, magari banale, ma che comunque blocchi il traffico. Scoprirò poi che è “solo” questione di neve!

Raggiungo due motociclisti di Ancona, entrambi su Bmw, uno col GS l'altro con un R e poi un altro motociclista con una Honda CB, lui deve arrivare a Fano.

Davanti a noi lo spazzaneve, un unico mezzo, bloccato nella coda. L'autista scende e ci dice incavolato nero che invece di chiamarli subito, per risparmiare a suo dire, li hanno chiamati quando la neve era ormai troppa per essere efficacemente rimossa.

Le macchine si scansano cercando di farlo passare per poi andargli dietro, per noi in moto è quasi peggio in quanto ormai la troppa neve schiacciata dalle pesanti ruote del camion lascia un sottile, ma perfido strato di ghiaccio sull'asfalto. Decido quindi di camminare al di fuori delle tracce delle ruote e piano piano arrivo fino alla salita del Boncio.

Bloccate nella coda, alcune auto non riuscivano a fare la salita ed erano ormai ferme da diversi minuti, la neve ora inizia a cadere a grandi fiocchi, il motore finalmente si surriscalda e la moto ritorna ad andare a 2 cilindri. Fermo un attimo la mia andatura a passo d'uomo, appoggio una mano sul serbatoio e sussurro alla mia moto: "ti porterò fino a casa".

Ora che lei mi ha ridato tutto il suo motore ed una trazione regolare toccava a me fare l'ultimo duro sforzo per arrivare fino a Pesaro con 20 cm di neve sulla strada. Lasciare la moto per strada e arrendermi a questa sfida, non era nei miei pensieri!

Ancora oggi a distanza di giorni non so come posso esserci riuscito con un Tdm con gomme stradali e senza catene o altro che potesse aiutarmi nella trazione. Una salita in cui anche le auto facevano fatica (almeno una decina quelle bloccate), il buio che ormai è sopraggiunto e l'atmosfera divenuta surreale: io solo in autostrada, i fari del Tdm e le 4 frecce accese ad illuminare una strada ormai coperta di neve e nessuna auto che sopraggiunge alle mie spalle.

La sensazione di essere solo in un posto in cui dovrebbe esserci un mondo di traffico è stranissima!

Rifiato un attimo in galleria e poi la discesa molto cauto e di nuovo l'ultima salita che porta alla seconda ed ultima galleria prima dell'uscita per Pesaro. 

Cammino tutto sulla destra nella neve fresca alta una ventina di cm, ma proprio all'inizio dell'ultima salita la moto mi scivola in terra mentre forzatamente devo rientrare nei canali scavati dalle auto. Il motore si spegne, le luci e le 4 frecce accese segnalano la presenza della moto alle auto che sbloccatesi dall'ingorgo iniziano piano a piano ad arrivare e proseguire il loro viaggio.

Lascio accese le 4 frecce e faccio un primo tentativo di rialzarla ma non ci riesco, il peso è enorme e le condizioni troppo sfavorevoli; mi blocco a metà e devo riappoggiarla.

Temo di non farcela, sono molto stanco, mi giro verso la strada cercando timidamente un aiuto in qualche automobilista di passaggio, ma nessuno si ferma...è anche vero che di lì a poco avrebbero la salita...e non tutti visti i precedenti sarebbero poi capaci di ripartire.

Allo stremo delle forze, dopo aver viaggiato così per più di 100 km ero davvero sfinito, decido di togliere il bauletto e fare un altro tentativo.

Ero consapevole che sarebbe stato l'ultimo, non avrei avuto la forza di ritentare ancora.

Mi riposo un attimo, bevo un sorso d'acqua e riprendo fiato, quindi prendo ben saldo il manubrio in mano ed inizio a tirarla su. Ho un attimo di incertezza a metà, quando il peso inizia a farsi eccessivo, per fortuna la ruota anteriore non scivola, così metto un ginocchio sotto per aiutarmi a tenerla, rifiato una seconda volta e con tutte le forze rimaste riesco finalmente a sollevarla fino a rimetterla in piedi.

Abbasso il cavalletto e ansimando dalla fatica mi appoggio al guard-rail per riposarmi. Mancava 1 solo km, un’ultima salita e poi un’ultima discesa fino al casello, ma ero distrutto e allo stesso tempo consapevole che non potevo più permettermi di farla cadere.

Prego "santa frizione" che non mi abbandoni e lasciandola dolcemente riparto.

Con un po’ di fortuna e tanta determinazione sono arrivato al casello!

Quando sto per entrare nella rampa di uscita un automobilista mi affianca e mi chiede: "scusa che uscita è questa?" ...lì per lì penso che mi prenda per il culo (scusate il termine…), già sono bello carico per l'enorme fatica fatta, ma poi mi guardo in giro...tutto è bianco compreso il cartello Pesaro, così gli rispondo: "è Pesaro!", lui mi ringrazia, riparte ed io pure riparto piano piano verso il casello ormai in vista.

Sono gli ultimi metri, mi impongo di non farmi prendere dall'entusiasmo di aprire il gas o affrettarmi e continuo a passo d'uomo piedi a terra fino al casello.

All'arrivo il casellante mi dice: "anche tu vieni dalla Germania? ...oggi alle 15 sono passati degli altri ragazzi", "lo so" gli rispondo, "erano i miei amici, erano con dei GS?" lui conferma, ma io già lo sapevo avevo visto i messaggi nell'ultima sosta che avevo fatto.

Pago e gli dico che avrei lasciato la moto lì; le strade erano innevate quanto e più dell'autostrada, e l'ingresso al casello era addirittura bloccato dalla polizia.

Il casellante molto gentilmente esce, lasciando il posto ad un suo collega e mi aiuta a sistemare la moto sotto la tettoia del Punto Blu. Spengo il motore del Tdm, finalmente dopo 7 ore sotto la neve ce l'ho fatta.

Telefono a Davide, mio carissimo amico ed ottimo guidatore, gli chiedo di venirmi a prendere al casello mentre io gli sarei andato incontro.

Le ultime immagini che ho del mio viaggio sono la mia moto parcheggiata al casello di Pesaro coperto da 20 cm e più di neve ed io, zaino e casco in spalla che mi incammino nella strada imbiancata verso casa.

Sono arrivato a casa distrutto come non mi era mai successo in vita mia, ero talmente stanco che non avevo neppure la forza di mangiare, ma l'adrenalina in corpo mi teneva ancora ben sveglio. 

Ora sono passati alcuni giorni, la temperatura è risalita, il ghiaccio si è sciolto ed ho recuperato la moto che pur essendo stata per 3 giorni a temperature polari è partita al primo colpo.

Entro in garage e prima di spegnerla guardo il conta km, il parziale segna 445 km, totali 1.815 km.

 

Sono tornato dal mio primo Elefantentreffen con un nuovo gruppo di amici che condividono la passione per questo splendido mezzo che è la motocicletta, la gioia di aver vissuto una vera e propria avventura assieme a loro ed allo stesso tempo di averne vissuta una tutta mia per rientrare a casa. E' stata dura, durissima, ma ce l'ho fatta. Ora sono consapevole che quando vuoi veramente raggiungere un obiettivo e ce la metti tutta per farcela anche le leggi della fisica possono essere messe in discussione!

Penso all’Alchimista di Paulo Coelho: “…quando tu desideri veramente qualcosa, tutto l’universo trama perché il tuo desiderio si realizzi”.

Dipende tutto da te, dipende tutto da ognuno di noi.

Abbiamo in noi la forza per riuscire dobbiamo solo crederci fino in fondo.

 

 

Un abbraccio a tutti

Steve

steverider2@yahoo.it

 

 

 

Prologo sulla moto:

le gente dice che non puoi parlare con una moto perché le moto non sono vive, non hanno un anima...STRONZATE!

Ce l'hanno eccome un'anima! E’ l’anima che gli trasmette chi ci sale sopra, chi si prende cura di loro, chi prova una passione unica per questo fantastico mezzo che ci fa sorridere al solo salirci sopra e ci riempie di emozioni ogni volta che “cavalcandolo” ci fa accarezzare il vento.

E poi basta ascoltarne il rumore per sentire quanto sia vivo quel motore, che ti parla al minimo e che ti urla deliziosamente quando girando la manopola del gas i giri salgono fino alla zona rossa.

Si, la mia moto ha un anima, perché io gliel’ho data!

Con ogni cosa che amiamo si crea una sorta di simbiosi ed è ciò che si è creato tra me ed il mio Tdm.

Quando a Bologna ha iniziato a strappare, io le ho appoggiato una mano sul serbatoio e le chiesto di tenere duro, di non mollare e lei seppur singhiozzando, seppur andando ad un solo cilindro non mi ha mai mollato!

Poi a Cattolica quando mancava ormai poco rispetto alla tanta strada già fatta ed era tornata a funzionare perfettamente come un cavallo che avesse cicatrizzato la sua ferita, le ho appoggiato di nuovo la mano sul serbatoio, ma stavolta sono stato io a dirle che non avrei mollato e l’avrei portata fino a casa!

 

 

 

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