ETIOPIA 

“ ROTTA STORICA”

Appunti di viaggio 12 – 27  OTTOBRE  2013

di Nadia R.

Augusto viajesyviajes@hotmail.it

www.ilregnodicondy.it

 

 

 

 

Sabato 12 

Partenza tranquilla da  Bologna, puntuali, con la Turkish che si rivela ottima compagnia,si mangia addirittura bene! Sosta a Istanbul, aeroporto affollatissimo e un po’ confusionario, dove incontriamo gli amici milanesi; imbarco sempre puntuali e dopo appena cinque ore e mezzo siamo ad Addis Abeba; l’hotel non brilla ma è discreto.

 

                      

 

Domenica 13

Con la guida Angelo visitiamo il Museo Nazionale che si rivelerà molto ricco e con il quale cominciamo ad entrare nell’intricata e ancora poco studiata storia di questo paese. Emerge subito la figura di Hailè Selassiè con i suoi tre troni sontuosi e la scritta “ il re dei re”, e via via i ritratti dei vari regnanti, Menelik, la regina Taitù …, poi tanti paramenti sacri, corone con pietre preziose e affreschi su stoffa dai vivaci colori naturali che ritroveremo in molte chiese.

Ma il clou sono certamente i due calchi di Lucy, l’ominide fossile scoperto nel 1974, classificato come nuova specie nella tormentata genealogia dell’uomo, una creatura femminile dall’andatura eretta, ritrovamento così importante da far definire l’Etiopia culla dell’umanità.

Dopo un breve giro in un mercato per nulla turistico e un buon pranzo, visita alla moderna cattedrale dalle molte vetrate istoriate. Ultima tappa il Museo Etnografico, con ricostruzioni di capanne, tombe, strumenti musicali in penombra, e molti quadri con scene di vita di santi e martiri; qui si comincia a cogliere lo strettissimo legame tra arte e religione che caratterizza gran parte della cultura etiope.

 

                  

       “ lucy”                                                     cattedrale

     

Lunedi 14

La mattina non comincia bene perché il pulmino destinato al tour è troppo piccolo per 20 persone e ci arrabbiamo parecchio; nei giorni successivi troveremo il modo di diminuire la scomodità spostando alcuni di noi nell’altro pulmino che ci segue con parte dei bagagli. Ma è il primo segnale che l’Etiopia, come ci era stato detto, non è un paese facile! Per fortuna il percorso per il lago Tana è molto bello ed è il primo contatto con lo straordinario paesaggio che caratterizzerà tutto il nostro  itinerario.

Si susseguono splendidi altopiani tra il verde variegato delle coltivazioni di cereali, soprattutto il tef, e il giallo luminoso dei fiori, mentre incessantemente camminano mucche, capre, pecore e servizievoli asinelli trasportano erbe, legna,fieno…Siamo nella terra degli Ororo, l’etnia più numerosa dell’Etiopia.

La prima sosta è al monastero Debre Libanos, brutta la chiesa moderna voluta da Hailè Selassiè, ma splendido il panorama tra verdissime montagne e interessante la presenza di preti ed eremiti dalle vesti bianche e arancioni, oggetto di grande venerazione da parte dei tanti pellegrini.

La seconda sosta è al “ponte portoghese”, una bellissima passeggiata in un sentiero che domina dall’alto una verde valle terrazzata, tra pastori, caprette, un fiume che scorre, un antico ponte e…tanti simpatici babbuini.

E si riprende il lungo cammino fino allo spettacolare e selvaggio canyon del Nilo Azzurro, dove la strada scende per mille metri. Sotto una fortissima pioggia che trascina minacciosi

rigagnoli di acqua melmosa sulla strada, arriviamo all’hotel. Suspence per una camera mancante ( ahi Etiopia! ) e poi meritato riposo.

 

             

        Debre Libanos , interno

 

                 

                                                                            ponte portoghese

 

Martedi 15

Sotto un bel sole splendente ci imbarchiamo per l’escursione sul lago Tana, il più grande dell’Etiopia. Il primo approdo è alla chiesa di Bete Mariam che raggiungiamo attraverso un fangoso sentierino tra belle piante di caffè, di aranci e di limoni. La chiesa è ricca di affreschi su stoffa risalenti ai secoli XIII,XIV e XV, con vivacissimi colori naturali, che rappresentano le storie dei vari santi, del fondatore della chiesa, dell’onnipresente San Giorgio. Cominciamo a immergerci nella religiosità di questo popolo, soprattutto con le tante leggende che accompagnano la vita dei santi e che ritroveremo in molte altre chiese.

Poiché è impossibile, causa allagamento del pontile, visitare l’altro monastero previsto, andiamo direttamente con la barca alle sorgenti del Nilo Azzurro: molto bello, grande e maestoso, scorre tranquillo tra mangrovie, vegetazione acquatica, uccelli, barchette di papiro che trasportano legna o erbe che vedremo usate come segno di benvenuto nelle cerimonie del caffè.

Scendiamo in modo rocambolesco dalla barca, tra chiodi, acqua alta e bidoni, in assenza di una sia pur minima passerella! E pranziamo benissimo in un magnifico ristorante all’aperto proprio sul lago, sotto un grande sicomoro con un ramo proteso a toccare le acque del lago.

E si riparte per le cascate del Nilo Azzurro, attraverso una strada sterrata tra poveri villaggi, molti bambini, animali, tanti pastori e splendidi uccelli azzurri. Bellissime le cascate, che troviamo - cosa abbastanza rara- ricche di acque scroscianti ,”acqua fumante”, come il nome del villaggetto che si trova sopra; posto totalmente integro, pochissimi turisti, qualche venditore di braccialetti ma più che altro mucche e caprette!

 

    

Bete Mariam, interno                                                        alle sorgenti del Nilo

 

           

Cascate del Nilo Azzurro

 

 

Mercoledi 16

Si parte per la regione di Gondar, ancora in zona Ahmara. E continua il paesaggio di altopiani terrazzati e degradanti, ondulati riquadri più o meno verdi, rocce aspre ed alte montagne sovrastanti. Dopo aver pranzato a Gondar in un ottimo ristorante, con tanto di cerimonia del caffè servito da personale con begli abiti tradizionali e tra musiche tipiche, visitiamo la chiesa di Debre Berhan Selassiè, di tufo rosso e basalto, detta “la chiesa dei cherubini”, perché ha uno splendido soffitto con decine e decine di cherubini alati dai grandi occhi neri. Attorno, come di consueto, tante vivaci raffigurazioni delle storie e delle leggende di santi; qui davvero arte e religione sono un tutt’uno, anche se per noi occidentali è difficile capire questo mondo, dove le più incredibili leggende ti vengono narrate come se fossero storia vera…l’eremita sollevato sul pianoro dal pitone, Samuele a cavallo del leone…

Quindi breve visita ad un autentico mercato, povero, desolato, tra lamiere e plastica, terra battuta e pozzanghere, bambini che chiedono l’elemosina. E’ l’Africa più vera e terribile, un pugno nello stomaco!

  

 

    

                                    Ragazzo “ spaventapasseri”        trasferimento a…

 

    

      la chiesa dei Cherubini                                                 mercato di Gondar

 

Giovedi17

Oggi è la giornata di Gondar, patrimonio Unesco, che fu capitale dell’Impero dal 1636 con Fasiladas, per oltre un secolo splendida e ricca città, crocevia di tre importanti vie carovaniere. Visitiamo, oltrepassato un grande sicomoro, questa cittadella fortificata e  i suoi castelli merlati, quasi “fuori posto” qui in Africa, poiché ci sembra un pezzo del nostro Medioevo.

Il palazzo più bello è quello dell’Imperatore,che conserva la sala da ricevimento, la sala da pranzo, la cucina, la sala delle preghiere dove i seminaristi venivano la domenica a pregare insieme all’Imperatore che era anche prete. E fuori la cisterna per l’acqua, il recinto dei leoni, un altro grande castello con sale per i canti religiosi e i banchetti, la biblioteca, la grande scuderia: possiamo immaginare questa epoca di grandissimo fasto e ricchezza, terminata brutalmente per lotte interne.

Dopo un buon pranzo nello stesso ristorante di ieri, partiamo per il villaggio Falasha, un tempo appunto abitato dagli ebrei etiopi,che ormai non vi risiedono più; visitiamo un modesto laboratorio di ceramiche e poi si parte per Debark, città indimenticabile per l’orribile hotel e la miseria vista. Attraversiamo a piedi il mercato che si svolge su poche vie fangose, peraltro il centro della città, piena di gente che va e viene, poverissime merci esposte, uno squallore pesante! E ci si meraviglia se poi preferiscono venire a morire nei barconi in Europa!!

 

 

  

                         La cerimonia del caffè

 

 

             

                                               Gondar

 

Venerdi 18

Trekking nel Parco Nazionale dei monti Simien, patrimonio Unesco, enorme altopiano roccioso sui 4000 metri. Nonostante la nebbia iniziale, che poi in parte si dirada, lo spettacolo è superbo. Mentre percorriamo il sentiero, quasi subito ci accoglie un grande branco di babbuini gelada, specie endemica dell’Etiopia, e li vediamo mangiare strappando erba o muoversi velocemente tra gli arbusti  e i piccoli giocare tra loro o starsene rannicchiati accanto alle

madri. I maschi hanno una specie di folta criniera leonina e tutti hanno una chiazza rossa sul

petto: splendido spettacolo! Proseguiamo la passeggiata tra scenografiche spaccature delle rocce che si aprono su vallate verdissime, neri pinnacoli e creste svettanti, montagne sfumate all’orizzonte che si inseguono fino a perdersi, mentre il sole colora di verde, nero , marrone e giallo le guglie rocciose davanti a noi. Spettacolari Simien!

Rientro ai pulmini per il pranzo al sacco e sosta al bel lodge, mentre nel pomeriggio, con un po’ di pioggia, alcuni fanno un secondo percorso; altri,come me, rimangono al caldo tepore del lodge tra un the e un po’ di chiacchiere.

 

    

                           Parco dei Simien : babbuini Gelada

 

Sabato 19

Partiamo prestissimo per la lunga e faticosa strada che ci porterà ad Axun, strada costruita dagli italiani durante l’occupazione coloniale, che è al momento un enorme e quasi ininterrotto cantiere, con gli immaginabili disagi. Ma il paesaggio è così straordinario che ci fa superare la fatica: splendide gole si susseguono, montagne si profilano all’orizzonte, ai lati ovunque campi verdissimi a macchie di fiori gialli, una sinfonia di colori intensi e brillanti sotto un cielo azzurrissimo. Si scende fino ad un piccolo fiume, qualche paese minuscolo, poi si risale e sono altopiani circondati da alte e tormentate montagne: davvero una strada di straordinaria bellezza.

Superiamo un campo di profughi eritrei mentre il panorama comincia a cambiare; ora siamo, dopo il fiume Tekezzè che fa da confine, nella zona abitata dai Tigrini. Breve sosta per una bibita a Shire, poi splendida foresta di cactus a candelabro e arriviamo finalmente ad Axun, dove è buonino perfino l’hotel!

 

   

 

Domenica20

E siamo nella misteriosa Axun, dove si sviluppò un regno che fu tra i più potenti del mondo antico e che arrivò ad occupare parte dell’Arabia meridionale e del Sudan. Sede di una civiltà fiorente e avanzata e di una società ricchissima, al centro di importanti commerci, adottò il Cristianesimo come religione di stato e segnò quindi la storia di questo paese. Ma il mistero va più indietro nel tempo: fu davvero la capitale della regina di Saba nel X sec. A. C.?

Noi iniziamo la visita dalle due chiese di S. Maria di Zion, chiusa la più vecchia, brutta la nuo_

va. Ma è più importante ciò che sta di fronte, la famosa cappella che dovrebbe contenere l’Arca dell’Alleanza, sorvegliata da un guardiano e inavvicinabile a tutti: altro mistero che si aggiunge. Proseguiamo con il Museo Archeologico, una ricca raccolta, mal tenuta, di oggetti vari, croci splendidamente lavorate, copricapo con pietre preziose, paramenti sacri, codici…Poi il famoso Parco delle Stele, dove vedremo questi antichi obelischi, sapendo - e continua il mistero - che tanto altro giace qui sotto, ancora tutto da scavare e studiare. Questi grandi monoliti sono pietre tombali o monumenti in onore dei sovrani e si stagliano poderosi nel giardino trascuratissimo che li ospita. Sono di diverse altezze, c’è quello riportato dall’Italia nel 2005, quello detto “della falsa porta”, un altro,bellissimo a terra; in parte lisce, in parte con raffinate decorazioni che riproducono porte o finestre. Si sprecano le ipotesi tra le più fantasiose e le più serie, ma nessuno può dire l’ultima parola perché troppo poco è stata studiata. Rimane in noi un’idea di grandezza, magnificenza,di stupore che rende questo luogo tra i più affascinanti di questo paese.

Il pranzo è in un ristorantino tipico, dai bassi tavolini, erbe di benvenuto ai nostri piedi,tutti stretti come al solito: qui non ci si perde di sicuro!

Nel pomeriggio le due tombe di Kaleb e Gebre Meskel, VI secolo, dove si nota la grande abilità nell’accostare e incastrare perfettamente grandi massi; e ancora l’iscrizione trilingue di re Ezrana, i Bagni e il Palazzo della Regina di Saba e le stele, più piccole e anonime , della terribile regina Giuditta.

Un mondo interessantissimo, avvolto da un alone di grande mistero, giustamente Patrimonio Unesco.

 

       

stele di Axun                                                                galleria sotterranea

 

  

          

Chiesa di S.Maria di Zion

 

Lunedi 21

Trasferimento Axun - Adigrat. Lungo il tragitto sosta ad Adua, al monumento ai caduti nella disfatta italiana del 1896 e vista dall’alto del luogo dove si svolse la celebre battaglia, nella quale i soldati italiani su un terreno sconosciuto e difficile e senza informazioni adeguate subirono una sonora sconfitta, lasciando sul campo più di 6000 morti.

Poi si continua attraverso un paesaggio sempre meraviglioso  fino a ai resti di Yeha, la più antica città etiope (circa 600 a.C. ), dove un gruppo di archeologi sta operando un restauro . E’ possibile vedere ciò che rimane del Tempio della Luna con blocchi di arenaria di 3-5 metri, incastrati tra loro in modo perfetto. Poi un altro edificio, forse un centro amministrativo o anch’esso un tempio, su tre piani. C’è anche un piccolo “museo”, pieno di tesori (codici miniati, antiche iscrizioni, collane, croci..) malamente accatastati in una specie di polverosa soffitta.

Quindi visita ad una casa tigrina: travi di legno nel soffitto,una nicchia come letto e un’altra come dispensa; davanti alla porta le mucche, muretti a pietra, contenitori, due pezzi di legno come attaccapanni, letame sui muretti a seccare da usare come combustibile: siamo anche qui nel neolitico!

Ad Adigrat visitiamo, dopo aver percorso una bellissima stradina che ha ai lati enormi fichi d’India, il cimitero italiano con un po’ di commozione al pensiero di queste inutili e assurde morti.

   

                      Casa tigrina                                      cottura della “injera”

 

 

Martedi 22

Oggi ci spostiamo a Macallè . La strada, sterrata, in parte è in costruzione e per impedire che venga usata vi sono state poste delle pietre, tanto da apparire come un singolare decoro! Sosta

davanti allo splendido gruppo di montagne di Gheralta dagli intensi colori rosa-rosso-verde-marrone; pinnacoli di diversa altezza in controluce, mentre sotto sfilano fra gruppi di fichi d’India alcuni dromedari, un concentrato d’Africa.

La meta è una delle tante  chiese rupestri del Tigrai. Facciamo un lungo ma bellissimo cammino con attraversamento di un fiume, campi arati, splendidi alberi isolati, anche se un fastidioso codazzo di giovani, nostro malgrado, ci segue. Arriviamo alla chiesa scelta dalla nostra guida, ma il prete che ha le chiavi non compare! Dopo un po’ di vicissitudini finalmente arriva. La chiesa per fortuna è splendida, ricca di vivacissimi e numerosi affreschi, in un ambiente particolarmente suggestivo.

Quindi la chiesa di Abrhawe Atsbha (X sec.), a cinque navate con otto pilastri di arenaria, con alcuni bellissimi affreschi e un grande fregio axumita. Accanto un piccolo museo, con un gran tamburo, libri sacri su pelle di capra, croci, sigilli…E l’ultima chiesa, a Wukro, con ingressi separati per uomini e donne ma che arrivano subito allo stesso interno! Mentre fuori il prete sta gridando una dura predica ai pochi fedeli presenti. Infine riposo nel discreto hotel di Macallè.

 

     

         Le montagne di Gheralta                                             chiesa di Wukro

 

Mercoledi 23

Trasferimento a Lalibela con un lungo percorso di quasi 400 km. La prima sosta la facciamo all’Amba Alagi, dove si svolse la battaglia in cui morì un intero battaglione italiano. Il paesaggio continua ad essere meraviglioso : coltivazioni a terrazza con tante sfumature di colori, i monti dell’Abissinia sullo sfondo, ovunque contadini che trebbiano in modo rudimentale, mucche che girano in tondo, e piante di lenticchie quasi in mezzo alla strada! Sembra di vivere in un altro mondo, di essere tornati per magia indietro di secoli. E siamo al lago Ashengè: davanti a noi rossi campi di sorgo e amaranto, piccoli e grandi covoni gialli, e il giallo-verde delle diverse coltivazioni che sembrano immensi, colorati tappeti. Uno spettacolo incantevole.                  

Io oggi sono sul bus piccolo dove cantiamo molto e ormai “bella ciao”è la canzone anche dell’autista e del ragazzo etiope che ci accompagna. Ci fermiamo brevemente a un piccolo villaggio di sette, otto capanne e ne visitiamo una dove stanno preparando l’injera, il loro pane, ossia una specie di piadina spugnosa, miseria terribile tra visi segnati ma sorridenti e gentili.

Arriviamo stanchi all’hotel e c’è qualche brutta sorpresa: stanze impolverate, alcuni scarichi che perdono, non dappertutto c’è l’acqua calda! Com’è dura essere turisti in Etiopia!

 

  

                                                   Lago di Ashengè

                                            

 

   

vacche in strada!

 

 

Giovedi24

Ma oggi le splendide chiese di Lalibela scavate o costruite nella roccia, patrimonio Unesco, riscattano i disagi subiti! Visitiamo un piccolo ma ricco museo, con altari, croci tra cui quella famosa di Lalibela, libri sacri con miniature … E poi  la magnifica e imponente Bet Medhane

Alem, monolitica, in tufo rosso, dai grandi pilastri all’esterno e dal grande fregio axumita tutto

intorno. L’interno è molto suggestivo, a cinque navate, enorme croce processionale e le tombe simboliche per Abramo, Giuseppe e Giacobbe.

Su tutto aleggia la nenia estenuante del prete copto che non si interromperà ahimè neppure di notte, diffusa ai volenti e ai nolenti tramite altoparlanti!

 

La seconda chiesa , la Bet Mariam, è collegata alla precedente da una galleria : l’interno è il più bello in assoluto. Affrescata e intagliata ovunque, brilla per la ricchissima decorazione: ci sono rosoni, affreschi murali, croci di Malta, sigilli del re Lalibela e uno splendido bassorilievo, subito fuori, che rappresenta San Giorgio contro il drago.

E si continua tra cunicoli oscuri  e misteriosi passaggi che collegano le altre chiese, secondo la leggenda costruite con l’aiuto degli angeli, e davvero si fatica a credere che esseri umani abbiano potuto creare un mondo così ricco , così affascinante e, credo, unico!

L’ultima chiesa della mattinata è la San Giorgio, isolata rispetto alle altre. Unico blocco monolitico, spicca dall’alto per un plinto a forma di croce greca ed è considerata il capolavoro di Lalibela.

Nel pomeriggio, il gruppo sud-orientale; prima le due chiese gemelle, Bet Gabriel e Rafael, poi Bet Merkorios con un bellissimo affresco che forse rappresenta i Re Magi; e ancora Bet Emanuel, monolitica di tufo rosso, del tutto staccata dalla roccia, bellissima , così poderosa,con aperture a nicchia, su tre piani e dentro il solito sacerdote che, immobile, impugnando il bastone cerimoniale, funge da guardiano del tempio. Chiude la splendida serie la chiesa ipogea di Bet Abba Libanos.

La cena è in un bel ristorante e con un affascinante spettacolo di musica e danza; le ragazze roteano velocemente spalle e seno,mentre i ragazzi mimano danze di guerra.

Da sola la giornata di oggi valeva il viaggio!

 

  

                                  Lalibela : gruppo nord occidentale

               

 

Venerdi 25

Il mattino il gruppo è ridotto,siamo solo in 11, ma vedremo una chiesa fantastica. Tramite una mulattiera da grande avventura, attraversando campagne e isolatissimi villaggi , con uno straordinario e arcaico paesaggio, siamo alla Yemrehanna  Kristòs, chiesa costruita sotto una

grandissima grotta. Dall’alto zampilla l’acqua considerata miracolosa, se si crede nel profondo del cuore. L’esterno poggia su pannelli di olivo che la tengono sollevata dal fondo acquitrinoso  ed è imponente: sulla facciata si alternano linee bianche e marroni  con false finestre e nicchie

intagliate  a croce, a zig zag, a greca, a trecce arrotolate, di grande raffinatezza. Anche l’interno è bello: alti soffitti in legno, in parte intagliati e affrescati, il tetto a forma di arca di Noè, decorazioni di stile axumita, affreschi con scene di vita sacra. Dietro,più di 10000 mummie di pellegrini venuti a morire qui, dato che è un santuario importante . Meritava davvero, nonostante gli sballottamenti!

Nel pomeriggio ultime chiese; prima la Na’Akuto La’Ab, con uno splendido panorama dall’alto, mentre scende acqua in una pozza che poi viene raccolta ed è considerata miracolosa. Attribuita al nipote ed erede  del re Lalibela, la chiesa è dentro una grande roccia basaltica, ricca di affreschi del XV secolo, con le consuete scene di vita sacra. In uno dei suoi ambienti il prete copto con la croce in testa e due croci in mano , ieratico, si pone anche qui come guardiano del tempio e ci dà la sua benedizione: strane figure questi preti copti, tra religione, superstizione e  affarismo.

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               Lalibela : gruppo sud orientale                 

 

Sabato 26

Volo Lalibela –Addis Abeba ; nella mattinata giro per lo shopping finale, ma non c’è tanto da comperare e inoltre non è a buon mercato. Il centro della città non riserva grandi emozioni così come il mercato che visiteremo con la scorta perché dicono sia pericoloso. Molto sporco e caotico, questo famoso mercato dove si vende di tutto, poco artigianato e grande fretta perché non ci si sente sicuri.  Ultimo pranzo e poi, dopo un po’ di riposo, cena in un locale caratteristico. Ancora musica e danze e perfino un matrimonio, ma ormai siamo tesi verso il ri_

torno e arriveremo tranquilli a Bologna il giorno dopo.

 

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Consuete osservazioni finali, più che mai difficili perché questo è stato certamente il viaggio più complicato e contradditorio dei tanti fatti.

I disagi non sono mancati, tuttavia il paese è straordinariamente bello e rimangono nel cuore

 

 suoi paesaggi luminosi , colorati , arcaici; i contadini che lavorano la terra con attrezzi neolitici; i pastori, vecchi e giovanissimi, sempre in cammino con i loro inseparabili bastoni, tra infinite mucche e caprette; le poverissime capanne perse nella vastità degli altopiani; i bambini che sbucano all’improvviso dappertutto appena ci si ferma,che salutano e ci corrono dietro; le colorate e profumate cerimonie del caffè. E ancora le acque del Nilo Azzurro  con le cascate e i canyon, le meravigliose chiese e i monasteri nelle grotte e scavati nella roccia, i dipinti colorati e naif, le infinite leggende…

E i volti della gente, scavati,spesso sofferenti ma anche sorridenti con i loro copricapo colorati.

Un paese di grandissima povertà, che fatica ad uscire da un passato dove si sono susseguiti imperi medioevali, colonialismo, repressione spietata, totale mancanza di democrazia.  Dove l’ingente patrimonio artistico è in condizioni precarie o di abbandono ( ma possiamo parlare noi dopo le vicende di Pompei?).

Una esperienza comunque, di cuore e di testa, che non dimenticheremo.

 

Nadia R.

Augusto  viajesyviajes@hotmail.it

www.ilregnodicondy.it

 

 

 

 

 

 

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