Flores

Indonesia

Diario di viaggio 2013

di Alessandra Rusticali

 

 

 

In questo viaggio abbiamo avuto a disposizione ben 5 settimane, e così dopo aver trascorso dei giorni a Bangkok e nel Laos del Sud, ci siamo spostati a Bali e, ormai per l’ottava volta in Indonesia, siamo riusciti finalmente ad andare a Flores.
E’ una delle isole orientali, nella parte est della provincia di Nusa Tenggara.
Famosa in particolare per l’arcipelago di Komodo, dove vivono i varani, rettili endemici di queste zone, e per i bellissimi fondali per gli appassionati di immersioni subacquee.

Il 2 dicembre 2013, di prima mattina prendiamo il volo da Bali, direzione Labuanbajo, piccola città capoluogo della parte ovest dell’isola di Flores.

Dal diario:
“Questa anonima cittadina si trova in una baia con un panorama spettacolare, ma come molti posti a maggioranza musulmana, nonostante la bellezza del paesaggio, la città è piuttosto trascurata. Tutto è un po'... molto... grezzo, strade illuminate solo dalle luci dei negozi, fangose appena fa due gocce, i negozi e le innumerevoli agenzie di escursioni sono tutti un po' diroccati, così come le persone, i ristoranti o gli alberghi, che tra l'altro sono cari per il servizio offerto. Idem per le escursioni, carissime.
Le persone che lavorano nei vari posti sono di una gentilezza squisita, ma le agenzie tendono alla truffa. Insomma, rispetto a tanti altri luoghi dell’Indonesia che ho già visitato, qui hai proprio la sensazione di essere un pollo da spennare. E questo naturalmente non mi piace, mi mette a disagio.
Certo poi il tramonto qui, che è uno dei più belli mai visti, ti riappacifica col luogo.”

Dopo esserci sistemati in un alberghetto, andiamo a cercare informazioni per vedere se è possibile subito fare un’escursione a Rinca o Komodo, le due isole del parco nazionale dove vivono i draghi. Riusciamo a trovarne una che ci porta a Rinca (per arrivare a Komodo ci vogliono oltre tre ore di barca e bisogna partire la mattina presto, per Rinca invece ci vogliono un paio d’ore).
Navighiamo in una zona di mare molto bella, ovunque spuntano gli innumerevoli isolotti verdissimi dell’arcipelago, in un mare dai colori splendidi.
Arrivati a Rinca, scendiamo dalla barca, io per la visita dell’isola, Marco invece purtroppo ha un fastidioso mal di schiena e non può camminare, ma ha deciso di aspettarmi a terra all’entrata del parco. Solo che, purtroppo e a nostra insaputa, qui qualsiasi cosa è a pagamento, e i rangers del parco pretenderebbero che Marco paghi solo per aver poggiato i piedi sull’isola. Dopo un’accesa discussione lui torna ad aspettarmi sulla barca, io sono un po’ contrariata da quello che è successo e mi è svanito qualsiasi entusiasmo, decido di restare solo perché comunque siamo arrivati fin lì.
Una guida mi accompagna per un breve trekking, dovrebbe essere di un’ora ma dopo mezz’ora facciamo ritorno alla base, anche perché siamo nel primo pomeriggio, fa molto caldo e a quest’ora i draghi sono nascosti all’ombra. E comunque la maggior parte degli animali staziona al di sotto delle baracche dei rangers, quindi c’è la possibilità di vederne parecchi. Però la passeggiata è piacevole perché in cima alle colline dell’isola si può godere di magnifici panorami.
Al ritorno facciamo una sosta per un po’ di snorkeling ma sta arrivando una brutta perturbazione e preferiamo tornare a Labuanbajo, comunque prendiamo un bel po’ di pioggia.
Per non muoverci troppo ceniamo in un ristorante proprio accanto all’albergo.

 

 

3 dicembre
La giornata trascorre all’insegna del quasi fare niente. Il mal di schiena di Marco è decisamente peggiorato e siccome la nostra camera in albergo è in cima a una collina, lui è costretto a rimanere quasi tutto il giorno in camera. Io invece esco a passeggio per la città e a scattare un po’ di foto, faccio un giro al mercato, mi fermo a comprare il pranzo e insomma cerco di ingannare il tempo in qualche modo. La sera andiamo a cena in un ristorante italiano buono (e vicino all’albergo!), Madeinitaly, consigliatoci da un’amica.

 

4 dicembre
Oggi ci spostiamo, abbiamo deciso di passare qualche giorno nella piccola isola di Seraya. Dopo colazione aspettiamo l’ora per andare a prendere la barca; col mare calmo in mezz’ora raggiungiamo la piccola isola. Ci rendiamo subito conto che il posto è veramente magnifico, anche se i bungalow del piccolo resort sono tra i più spartani in cui abbia mai dormito.
La barriera corallina comincia a pochi metri dalla riva, ci sono bellissimi coralli e innumerevoli pesci, e Marco perlomeno può stare un po’ di tempo in acqua nonostante il dolore alla schiena.
Passiamo qui tre giorni, tra nuotate, ozio, avvistamenti di aquile, martin pescatori e molti altri uccelli, vediamo passare i delfini, scopriamo stelle marine di ogni colore, e ci facciamo due chiacchiere con i pochi altri ospiti, due donne gallesi e un uomo neozelandese.
Io approfitto anche per fare passeggiate, vado a vedere il villaggio dei pescatori sull’altro versante dell’isola, mi arrampico in cima alle colline per fotografare tramonti spettacolari, e nuoto tanto. La mattina c’è bassa marea e bisogna aspettare un po’ per il bagno, il pomeriggio dopo le quattro invece di solito piove, o minaccia.

 

 

Dal diario:
Seraya è una delle isolette dell'arcipelago di Komodo, tra le poche in cui si può restare a dormire: l'isola è veramente molto bella, un piccolo paradiso.
La spiaggia dove si trovano i bungalow è molto carina, non troppo piccola, ci si può fare una bella passeggiata. Inoltre l'intera isola è lunga oltre un km, quindi consente di fare delle camminate e salire sulle colline da cui avere una panoramica per intero.
La barriera corallina davanti alla spiaggia è davvero bella, col corallo in ottimo stato e di tantissimi tipi diversi, oltre ad una ricchissima fauna di pesci e centinaia di stelle marine che sembrano di terracotta.
Sull'isola oltre ai pesci ci sono molte specie diverse di uccelli, abbiamo visto le aquile, i martin pescatore, vari trampolieri e uccelletti piccoli di ogni colore. E abbiamo visto pure passare i delfini. La notte c'è un cielo stellato pazzesco e nell'acqua si vedono le lucine dl plancton. Eravamo in tutto 5 ospiti.

 

 

Passiamo alle note dolenti: la sistemazione. I bungalow sono spartanissimi, e questo tutto sommato non sarebbe un problema se non fosse che per i prezzi indonesiani sono cari. Poche ore al giorno di acqua, che è quella desalinizzata, poche ore di elettricità, ma anche questo non sarebbe un problema se nei bungalow ci fosse almeno una presa di corrente... per cosa? per asciugarmi i capelli. Si, io non posso restare coi capelli bagnati. E comunque non li potevo lavare perché l'acqua della doccia quando usciva era un filino. I bagni sono alla turca. Non ci sono lavandini. I materassi scomodi, abbiamo dovuto mettere sotto i cuscini, e dato che i gestori erano talmente di coccio che non ce ne hanno voluto dare altri due, abbiamo dovuto arrangiare dei cuscini di fortuna.
Non mi dilungo sulla colazione...
Al ristorante mancava sempre qualcosa, di una ventina di piatti ce ne erano in realtà meno della metà, e anche le cose che si ordinavano un giorno prima non è detto che fossero disponibili (a noi è successo). Sbagliano a fare i conti, in realtà mi spiace dirlo ma sulla maggior parte delle cose proprio non ci arrivano, alcuni di loro sono probabilmente semianalfabeti, comunque gente di quei villaggetti sperduti tra le isole.
Ci sarebbero molte altre cose da dire. E' un posto veramente stupendo e comunque sono felice di esserci andata, ma bisogna andare sapendo di doversi aspettare un servizio scarsissimo.”

 

 

7 dicembre
Dopo colazione, noi e il neozelandese dobbiamo tornare a Labuanbajo. Di nuovo troviamo mare calmo e in mezz’ora siamo in città.
Purtroppo l’attracco lo fanno in un punto molto complicato per salire a terra, e Marco con il bagaglio in spalla fa una fatica terribile e di nuovo gli torna il dolore alla schiena. Siamo stati stupidi noi: avremmo dovuto rifiutarci di scendere lì e costringerli ad attraccare in un altro punto. Esperienza…
Prendiamo un bemo (furgoncino per trasporto pubblico) e andiamo in aeroporto, abbiamo il volo di rientro a Bali.

“L'aeroporto di Labuanbajo:
è piuttosto piccolo (ma stanno costruendo l'edificio nuovo, in Indonesia stanno costruendo decine di nuovi aeroporti); ci sono pochi voli al giorno, principalmente è un collegamento per le isole remote ancora più a est.
C'è una pista, l'aereo ferma direttamente davanti all'uscita che si raggiunge a piedi camminando per una ventina di metri.
La sala arrivi è una sala spoglia con una vetrata che è aperta dal lato pista, dove c'è un bancone di legno dove gli addetti appoggiano le valigie appena scaricate.
La parte bella è alla zona partenze:
intanto, quando siamo ripartiti, abbiamo chiesto all'impiegato della compagnia -al banco check-in che è un tavolinetto di legno- se potevamo posticipare il volo; ha detto che non sapeva quanto poteva costare, e che comunque non poteva farlo lui ma doveva chiamare l'ufficio della compagnia a Bali.
-"va bene, li chiami"-
-"non posso, ho il cellulare scarico, ma se voi mi ricaricate un po' di credito posso chiamarli"-
-"ok va bene così, partiamo oggi"-
Fatto il check-in, con le carte di imbarco scritte a mano, ci avviciniamo al passaggio di sicurezza, vicino al quale c'erano alcuni dipendenti aeroportuali.
Sapendo di dover pagare la tassa di uscita, siamo andati direttamente dalla ragazza che vendeva il bollino della tassa.
Lei ci ha indicato di passare prima da un suo collega (che le stava accanto a un metro), il quale ha semplicemente guardato le carte di imbarco e ci ha detto di andare a pagare la tassa dalla tizia. Pagata, andiamo direttamente al metal detector, che era proprio accanto a lei. Invece un altro tizio dall'altro lato ci chiama per verificare se il bollino della tassa fosse stato messo.
A quel punto siamo potuti passare ai "controlli di sicurezza".

 

 

Alessandra

alessandra.rr@alice.it

 

 

 

 

 

 

 

 

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