100 giorni in India

di freefred

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AN INDIAN TALE

E' difficile trovare un treno per Indore.
Ce n'e' solo uno, e tutti quanti,
indiani e turisti, in questi giorni sembrano andare verso nord.
Vado percio' in un'agenzia e ci accordiamo per
200 rupie extra oltre il prezzo del biglietto,
che dovrebbero servire come mance.
Il segreto e' la waiting list, o meglio,
scalare la waiting list.A Calcutta sono
partito cosi' sotto le feste di Natale.
Vado a prendere il biglietto alle 17, e mi dicono
di tornare alle 18.Il treno e' alle 19
e la stazione di Central Bombay non e' cosi' vicina
all'agenzia.
A condividere la mia sorte c'e' un ragazzino di Hong
Kong, da cinque giorni in India, per una vacanza
di 10 giorni.A lui e' stato promesso un biglietto per
Delhi.Alle 18.00 ci portano in taxi in stazione , apparentemente
gratis, ma ancora dei nostri biglietti non c'e' traccia.
Domando cose al ragazzino perche' molti
viaggiatori mi hanno detto che Hong Kong e' il
posto piu' bello che abbiano mai visto.
Mi dice che in effetti non e' male, ma e' molto cara.
Ma anche i salari, ovviamente, sono spesso
adeguati.
"Io lavoro con i computer, niente di che, risolvo
i problemi in una ditta, troubleshooting insomma.
Prendo all'incirca 5000 dollari al mese."
Si, non male.
Siamo sul marciapiede N. 14 ad aspettare i biglietti,
mezz'ora prima della partenza prevista del treno,
perlomeno il mio.
Il ragazzino continua a parlare di come Bombay sia
sporca (sta andando a Jaipur, li' gli verra' un infarto)
e sembra avere in tutto una fiducia cieca.
Ma io so che c'e' qualcosa che non va.
Alla fine, la waiting list si basa anche sulle cancellazioni
dell'ultima ora ma non dell'ultimo minuto.
Un tipo dell'agenzia di viaggi mi dice di andare con lui
e mi da' un biglietto.
Se fossi in India da 5 giorni ci sarei cascato.
Ma grazie a dio ho visto molti biglietti di treno.
E vedo che innanzitutto e' un biglieto per Bophal.
Chiedo al primo passante se il treno ferma ad Indore,
e lui risponde di no, facendo incazzare il mio
accompagnatore.
Sui biglietti indiani, quando impari a leggerli,
c'e' scritto tutto.Ovviamente la partenza e la destinazione,
il numero e il nome del treno, l'orario di partenza,
la classe, l'orario di acquisto ecc.
Il biglietto che ho in mano e' un biglietto in classe
ordinaria (cioe' senza posto, ne vendono quanti ne chiedono),
per Bophal, comprato 15 minuti prima per 170 rupie
(io avevo pagato 300 per la sleeper class).
Sono stato accondiscendente molte volte in India,
perche' mi sento un ospite, perche' sono una persona
tranquilla e perche' e' troppo facile pensare che tutti gli
indiani vogliano imbrogliarti quando cosi' assolutamente non e'.
Ma questa volta e' troppo chiaro.
La cosa che mi fa piu' incazzare non e' il tentativo maldestro
di truffa quanto che se non me ne fossi accorto avrei
viaggiato per 12 ore in piedi schiacciato tra persone e sacchi di iuta.
Cosi' urlo.
Allora l'accompagnatore mi porta dal suo boss.
E ovviamente grido al suo boss, in mezzo alla folla della Central Station, e
il mio inglese non e' mai stato cosi' fluido, preciso, lo intercalo
con qualche "porca madonna" e non balbetto
nemmeno.
E ogni volta che urlo la parola "cheat", imbroglio, mi viene in mente
quando giocavo a Diablo in rete.
Il boss mi rida' senza storie le mie 500 rupie.
Esco dalla stazione pensando se dare 100 dollari agli
spacciatori che circolano nei pressi del Taj Mahal Hotel
per dare fuoco all'agenzia di viaggi.
E quando ci penso, sono sinceramente preoccupato
per il ragazzino di Hong Kong che era in India da 5 giorni
e sembrava fidarsi di tutti.
Io sono ancora a Bombay, lui potrebbe essere dovunque.


Tra poco prendo quindi un autobus (incrociando le dita)per Indore.
Giusto quelle 14 ore.

 

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