VIAGGIO NELLO YEMEN FIABESCO

Diario di viaggio 22 nov-17 dic 2005

di Pina

 

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Il territorio e’ grande quasi come la Francia e comprende una fascia desertica sul mar Rosso (Tihama), una regione centrale montuosa, un ampio deserto ad est chiamato “quarto vuoto”; è il posto meno sabbioso della Penisola Arabica, grazie ai monsoni che ricorrono due volte all'anno e che riversano enormi quantità di acqua sul paese. La stagione delle piogge va da marzo a maggio e da luglio ad agosto, mentre le temperature più alte si rilevano tra giugno e agosto. La Tihama e la costa meridionale sono molto calde e umide durante tutto l'arco dell'anno, ma senza troppa pioggia: le temperature diurne sono intorno ai 32°C in inverno e ai 40°C in estate. Sugli altipiani le temperature sono molto più miti, quelle diurne di San'a' variano tra i 25°C e i 30°C, ma di notte possono abbassarsi notevolmente. La maggior parte della pioggia cade sulle montagne occidentali tra luglio e agosto, mentre nel deserto non piove mai.

La religione di stato è l'islamismo. L'essenza dell'Islam è la credenza che ci sia un unico Dio, e che è dovere delle persone credere in lui e servirlo così come è prescritto dal Corano. In arabo islam significa sottomissione e muslim è colui che si sottomette al volere di Dio. I musulmani yemeniti sono divisi principalmente in due sette, i sunniti shafiiti e gli sciiti zayditi.
Le riunioni a base di qat (foglie leggermente euforizzanti comunemente masticate nello Yemen) sono l'olio che lubrifica i meccanismi della politica yemenita, e non farne parte significa essere tagliato fuori. La masticazione del qat viene fatta durante feste spontanee che si tengono nel pomeriggio nelle case private dove gli Yemeniti si riuniscono per masticare e scambiare quattro chiacchiere. Per partecipare bisogna essere invitati (ciò non dovrebbe essere difficile per un uomo ma bisogna portare le foglie che si possono comprare in quasi tutti i mercati. Il qat è un blando stimolante, chimicamente diverso da tutte le altre droghe, dicono che rende vivaci e ciarlieri, sebbene dopo un po' ci si possa trovare in uno stato introverso e contemplativo, non provoca dipendenza e non ha rilevanti effetti collaterali, anche se un uso prolungato può causare una costipazione cronica.

Il pranzo è il pasto principale nello Yemen. Gli Yemeniti mangiano usando le dita o un pezzo di pane, forchette e coltelli sono rari. Sebbene si possa trovare kebab (carne allo spiedo) ovunque, il piatto nazionale è il salta, uno stufato di agnello o di pollo denso e piccante con lenticchie, fagioli, ceci, coriandolo e spezie varie servite su un letto di riso. Altro piatto diffuso è lo shurba, un incrocio tra una zuppa e uno stufato che può avere una base di lenticchie, agnello o fieno greco. La bevanda quotidiana è lo shay, il tè, che viene servito in piccoli bicchieri a cui a volte vengono aggiunte delle foglie di menta. Il caffè non è facile da trovare, ma ne vale la pena: è aromatizzato con zenzero o altre spezie e viene servito dolce. Poiché lo Yemen è un paese rigorosamente islamico, l'alcol è illegale.

Architetture tipiche sono le case a torre, alcune perfino di otto piani, i grattacieli piu’ antichi del mondo. L’ultimo piano si chiama mafraj , in posizione panoramica e’ usato soprattutto dagli uomini per fare affari masticando qat, il pianterreno e’ in genere occupato da magazzini e stalle, il primo serve per i ricevimenti , il secondo e’ riservato a donne e bambini, il terzo-quarto a camere da letto bagni e cucine.

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Nell’antico Yemen visse la regina di Saba intorno al X sec, circa, la sua figura ha sempre affascinato l’occidente, il suo nome compare nella Bibbia (libro dei Re) e nel Corano       ( Sura delle formiche): il Corano dice che si converti’ all’Islam, la Bibbia descrive il suo incontro con Re Salomone a cui la regina sarebbe arrivata accompagnata da un seguito sfarzoso e portando oro e spezie in gran quantita’. La leggenda narra che Bilqis, questo era il suo nome arabo, affascinata dalla saggezza di Salomone gli dette un figlio chiamato Menelik che poi sarebbe diventato sovrano dell”Etiopia. Secondo altre versioni la regina aveva gambe pelose oppure uno zoccolo di capra al posto del piede, che Salomone avrebbe poi convertito in arto umano..leggenda dunque controversa ma il mito continua, soprattutto nello Yemen.

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Storia

La zona attualmente conosciuta come Yemen è stata abitata per più di 3000 anni. Gli antichi regni si arricchivano vendendo agli egiziani, ai greci e ai romani resine aromatiche note come incenso e mirra. Nacquero molti regni e molti altri decaddero lungo le vie del commercio; il più potente fra tutti fu il regno di Saba, che durò 14 secoli a partire dal 1000 a.C., e che creo’la sua enorme ricchezza agricola intorno alla famosa diga di Ma'rib. Quando, nel I secolo d.C., i greci e i romani scoprirono che potevano raggiungere l'India via mare, i porti dello Yemen si estinsero, eclissando le città che erano cresciute lungo le vie del commercio terrestri. Nel 395 l'imperatore romano Teodosio proclamò il cristianesimo nuova religione di stato, mettendo efficacemente la parola fine alla richiesta di incenso e costringendo il regno di Saba a un irreversibile declino. Nel 575 i persiani avevano occupato senza intoppi il paese ed erano i padroni di tutto ciò che compariva sotto i loro occhi.
Nel VII secolo il governatore persiano dello Yemen si convertì all'Islam: da bravi sudditi, gli abitanti presto lo seguirono, e verso la metà del secolo gli yemeniti avevano costruito più di qualche moschea. Mentre il centro del potere islamico si trasferiva dalla Penisola Arabica al Golfo Persico, lo Yemen fu lasciato a se stesso e a un avvicendarsi di regni di più o meno breve durata. La dinastia zaydita fondò nell'897 uno stato strettamente islamico nel nord del paese che sopravvisse fino al colpo di stato del 1962. I Kathiridi, che avevano preso il potere nel XV secolo, governarono la parte meridionale fino al 1967.
Le potenze coloniali europee iniziarono ad accaparrarsi la penisola attorno al 1513, quando il Portogallo mise gli occhi su Aden. I Mamelucchi dell'Egitto e gli Ottomani della Turchia non furono per niente entusiasti dell'invasione iberica e, dopo una lotta durata quattro anni, lo Yemen passò in mano agli Ottomani. Nel 1636 la dinastia zaydita allontanò i turchi dal proprio territorio, ma nel 1839 gli inglesi presero Aden e ne fecero un protettorato, estendendo il controllo su buona parte della zona meridionale (controllo che mantennero fino al 1950). Gli Ottomani tornarono nel 1849, conquistando il nord-ovest del paese. Gli sceicchi locali si rifiutarono di arrendersi a un'autorità straniera, e dopo decenni di insurrezioni gli Ottomani, già messi a dura prova dalla prima guerra mondiale, lasciarono lo Yemen al suo nuovo re, l'imam Yahya (sebbene la Gran Bretagna si tenesse ancora stretti i suoi protettorati).
Nonostante l'imam avesse il controllo della Tihama, le tribù settentrionali erano determinate ad avere un proprio leader al potere, e si allearono con l'Arabia Saudita, uno stato di recente formazione. La guerra del 1934 tra sauditi e yemeniti si concluse con l'occupazione della regione dell'Asir da parte dei primi. Nell'arco dei seguenti 30 anni lo Yemen rimase isolato e in stato di arretratezza: nel 1960 non c'erano strade asfaltate, quasi nessun medico e i livelli di alfabetizzazione erano molto bassi.
Nel corso degli anni '50 il paese incorse in numerosi scontri con il Protettorato di Aden a causa dei confini, e alla fine si rivolse all'Egitto in cerca di aiuto. In base agli accordi con l'Egitto, lo Yemen si unì alla Lega Araba, composta da Egitto e Siria. Nel 1962, quando morì l'imam, un gruppo di ufficiali dell'esercito fecero un colpo di stato e fondarono la Repubblica Araba dello Yemen. Le forze fedeli al figlio dell'imam, al-Badr, si ritirarono a nord verso le montagne, e ottennero l'appoggio della Gran Bretagna e dell'Arabia Saudita; di qui intrapresero una guerra contro i repubblicani, appoggiati dall'Egitto e dall'Unione Sovietica. Nel 1967 gli egiziani si ritirarono, ma i lealisti non riuscirono a sconfiggere i repubblicani. Nel 1970 l'imam al-Badr fu mandato in esilio in Gran Bretagna e la Repubblica Araba dello Yemen fu riconosciuta dall'Arabia Saudita.
Tutti gli stravolgimenti accaduti nel nord del paese ebbero come conseguenza che alcuni yemeniti del sud si infiammassero abbastanza da iniziare una rivoluzione per proprio conto. Il Fronte di Liberazione Nazionale, un gruppo di guerriglia marxista e nazionalista, nel 1963 dichiarò guerra alla Gran Bretagna. Nel 1967 gli inglesi abbandonarono Aden e fu dichiarata la Repubblica Popolare dello Yemen del Sud. Senza le finanze degli inglesi e con la recente chiusura del Canale di Suez, la nuova repubblica si trovava in tremende ristrettezze economiche. Con lo scopo di ottenere aiuti economici dai paesi comunisti iniziò un programma di nazionalizzazione e si dichiarò stato marxista, modificando il proprio nome in Repubblica Popolare Democratica dello Yemen (PDRY).
Naturalmente, non c'è niente di peggio di due paesi che portano lo stesso nome. Durante gli anni '70 i due Yemen si scontrarono in guerre di confine, e si trovarono a fronteggiare una notevole instabilità interna. Nel 1978 il colonnello Ali Abdullah Saleh divenne presidente della Repubblica Araba dello Yemen (YAR), dando inizio a un periodo di stabilità non democratica che durò per tutti gli anni '80, mentre nella Repubblica Popolare Democratica dello Yemen le cose andavano così male che nel 1986 si arrivò a combattere una guerra civile. Con il crollo dell'Unione Sovietica alla fine degli anni '80, la PDRY (Yemen del Sud) perse la sua fonte di approvvigionamento economico e rinunciò a combattere, scegliendo di unificarsi con la YAR (Yemen del Nord).
Il 22 maggio 1990 fu dichiarata la Repubblica Unificata dello Yemen, e nel 1991 la popolazione ratificò una costituzione che assicurava libere elezioni, un sistema multipartitico e il riconoscimento dei diritti umani. Ma i problemi non si potevano cancellare con una semplice firma: le lotte di potere tra le due fazioni portarono a una tragica guerra civile nel 1994. Nonostante gli yemeniti del sud cercassero, ancora una volta, di fondare un proprio stato, quelli del nord erano troppo potenti; così il paese alla fine venne riunificato sotto la leadership del presidente Saleh. Da allora lo Yemen si è impegnato in un programma di modernizzazione e si sta gradualmente aprendo al mondo esterno.
La riconciliazione fra lo Yemen del Nord e lo Yemen del Sud sta procedendo a rilento. La rapina del 1998, nel corso della quale rimasero uccisi quattro turisti, ebbe vasta eco all'estero: anche se l'attentato era di chiara matrice straniera (diversi esecutori materiali erano cittadini inglesi e algerini), si tentò di far cadere la responsabilità di questa e di tutte le altre azioni sui gruppi di guerriglieri del sud. La rivolta a metà 1999 ha provocato un'impennata dei prezzi delle materie prime. Le dispute con l'Arabia Saudita e l'Eritrea in merito ai confini non sono ancora state risolte; in generale, tuttavia, la situazione della sicurezza è migliorata e il governo si è impegnato a mantenere il paese sicuro per i turisti. La nazione più povera della penisola ha inoltre ridotto drasticamente il proprio debito internazionale alla fine del 1999, grazie alla diminuzione dei prezzi del petrolio. La democrazia resta tuttavia sulla carta, perché si è ancora lontani dal raggiungere un assetto stabile.
Dopo l'11 settembre 2001 lo Yemen sta incrementando la collaborazione con gli USA per abbattere il terrorismo internazionale. All'inizio di ottobre 2002 un'esplosione ha seriamente danneggiato, provocando la morte di un membro dell'equipaggio, la petroliera francese Limburg, ormeggiata al largo della costa dello Yemen. Inviando un comunicato a un giornale yemenita, un gruppo islamico si è attribuito la responsabilità dell'attentato, ma le indagini non sono riuscite a dimostrare alcun legame con Al-Qaeda, che nell'ottobre 2000 aveva rivendicato l'attentato al cacciatorpediniere americano Cole. Pochi giorni dopo la rivendicazione al giornale, un sito internet, ritenuto vicino ad Al-Qaeda, ha attribuito a Bin Laden l'elogio dell'attentato alla petroliera.
A Jibla, 170 chilometri a sud della capitale, il 30 dicembre 2002 un uomo addestrato da Al-Qaeda in Afghanistan ha fatto irruzione in un ospedale cristiano americano aprendo il fuoco e uccidendo tre medici e ferendone un quarto. Secondo l'attentatore, che è stato catturato, essi facevano proselitismo cristiano in terra islamica.
Negli ultimi anni, lo Yemen si è rivelato un prezioso alleato nella lotta al terrorismo internazionale. Grazie al cospicuo sostegno americano e alle politiche di sviluppo del FMI, l’economia ed il benessere del paese sono in crescita. Secondo gli osservatori, tuttavia, la stabilità politica del paese dipende in gran parte dal ruolo che il governo sta assumendo nella lotta contro il terrorismo internazionale, in particolare contro i seguaci più stretti di Osama Bin Laden.

 

LETTURE: La regina di Saba – Andre’ Malreaux – EDT  /  In viaggio con Mohammed – E. Hansen – Feltrinelli

QUALCHE INDIRIZZO:

Un’ottima guida in Soqotra e’ MOHAMMED AL-ALEYE tel 00967-77748677 – email: socotraguide@yahoo.com.

Per il tour dello Yemen potete contattare AIDARUS SHANATEH aidarusal@hotmail.com.

Per prelevare denaro locale o dollari con bancomat in San’a rivolgersi alla SABA ISLAMIC BANK, e’ l’unica con questo sportello che io sia riuscita a trovare, inoltre il bancomat e’ sempre accessibile anche con uffici  chiusi (da giovedi pomeriggio a sabato), non ricordo l’indirizzo ma e’ nel centro storico, vicino alla Banca Internazionale.

 

HOTEL E RISTORANTI:

SANA’A: Arabia Felix tourist hotel nella citta’ vecchia

Al Fanoos dietro Hadda St. ristorante simpatico e singolare,una via di mezzo fra una tenda beduina e una casa a torre

Al Shaibani modern restaurante Hadda St. famoso x il pesce arrostito in forno.

SEYUN Trade & Housing Tower H. Al Aam St. frequentato dai gruppi di avventure nel mondo

Al Jazeera restaurant molto buono ed economico

MARIB Land of Two paradises h. anche se non è proprio un paradise (cupo) è confortevole ed ha una buona cucina

AL MUKALLA Al Maseela h. confortevole ed economico

Al Khayyam restaurant montagne di pesce

BIRALI Al Qana tourism complex molto spartano ma simpatico

Ristorantini si trovano nel villaggio e si mangia un buon pesce anche se la pulizia lascia a desiderare

TAIZZ YEMEN Tourism h. anche questo frequentato da avventure nel mondo

AL KHAWKHA Al Khawkha tourist village che ha visto tempi migliori

MANAKA Manata tourist h. un funduq simpatico dove si fa la mezza pensione

AL MAHWIT Friendship h. abbastanza squallido anche se il personale è molto amichevole

Al Mahwit restaurant è caro e prettamente turistico

SHIBAM Hameda tourist h. funduq dove si applica la mezza pensione

Hanida retaurant è un ottimo ristorante nella casa della stessa proprietaria del funduq

HAJJA Al Ghamban h. bello e confortevole

Al Andalous ristorante discreto che rimane nel centro del paese

SHIHARA Funduq Kaleb mezza pensione pulito

SADA Rahban tourism h. con gli onnipresenti “avventure nel mondo” accogliente

Mart 22 nov. Volo Roma-San’a

1 giorno merc. 23 nov: San’a che significa forza, e’ una delle piu’ antiche citta’ della penisola araba.

Secondo la tradizione yemenita fu fondata da Sem, figlio di Noè, e fu sede di uno dei primi insediamenti umani. Altre fonti suggeriscono che la città sia in vita almeno fin dal II secolo d.C. Fino al 1962 non ha superato i limiti delle antiche mura, circondate da prati verdi. Oggi San'a' è una città estesa disordinatamente con più di un milione di abitanti, ma le mura ancora resistono: molte case nella città vecchia hanno più di 400 anni, e la zona all'interno delle mura è la più grande medina conservata nel mondo arabo. Ovunque si vedono facciate decorate con raffinati fregi e belle finestre takhrim con il loro complesso arabesco e i vetri colorati. I minareti delle moschee si innalzano sopra le case a torre, e la città è disseminata di bagni turchi, alcuni risalenti al tempo dell'occupazione ottomanadelloYemen.
Il mercato centrale, Souq al-Milh, è un insieme di circa 40 piccoli suq, ognuno specializzato in un prodotto particolare: ci sono verdure, spezie, qat, uva sultanina, ceramiche, vestiti, lavori in legno, rame e argento. Nel Suq Jambiya si possono osservare gli artigiani mentre lavorano complesse armi da cerimoniale. Al-Jami' al-Kabir e’ la grande moschea sul lato occidentale di Souq al-Milh, eretta intorno al 630 d.C., quando Maometto era ancora vivo. Di solito non è permesso entrare ai non musulmani.
Il Museo Nazionale della città è ospitato nella Casa della Buona Fortuna, un antico palazzo reale costruito negli anni '30. Nei suoi cinque piani di esposizione sono raccolti oggetti relativi agli antichi regni yemeniti (compreso quello di Saba), alla storia islamica del paese e alla sua moderna cultura popolare; il Museo di Arti e Mestieri, e’anch'esso situato in un vecchio palazzo ed espone oggetti di uso quotidiano,

Dintorni: Bayt Baws villaggio situato su un costone di roccia, Wadi Dhahr dove si trova il Dar al Hajar, palazzo fatto costruire sulla roccia nel 1786 da un imam che lo usava come residenza estiva. Sorge sopra antiche grotte preislamiche ed e’ stato ampliato nel 1930. Ar Rawda un tempo famoso per l’uva ora per la sua architettura in adobe e la bella moschea del XII sec.

2 giorno giov 24 nov: attraversamento del deserto verso Ma’rib, capitale dell’impero sabeo, la piu’ antica citta’ dello Yemen, risalente all’VIII sec secondo i documenti ma probabilmente piu’ antica. La sua citta’ vecchia e’ spettrale e affascinante e sembra nascere dal deserto; fondata nel I millennio a. C. e’ stata gravemente danneggiata dai bombardamenti del 1962.  Grande diga dell’VIII sec a. C. continuamente restaurata fino al VI sec d. C., era il sistema d’irrigazione piu’ avanzato del suo tempo; le sue mura furono smantellate per costruire la nuova citta’, restano visibili solo due chiuse. Nuova diga, costruita nel 1986, e’ tre volte piu’ piccola.

Arsh Bilqis, palazzo della luna con famoso tempio a 5 colonne e mezza, e’ stato messo in relazione con la regina di Saba ma oggi si propende per retrodatarlo al II millennio a. C.

Mahram Bilqis,dedicato al dio sole, il piu’ grande di tutti i templi sabei, risale all’800 aC

3 giorno ven 25 nov: attraversamento del deserto alla volta di Seyun.

4 giorno sab. 26 nov:  Tarim e’ stata residenza reale fin dall’antichita’ e fu la capitale del Wadi Hadramawt prima di Sayun. Al-Kaf palace e’ un miscuglio di stili, art nouveau, deco, barocco, all’interno salone con colonne, belle finestre e porte intarsiate. Dall’inizio del XIII sec molti abitanti dell’Hadramawt emigrarono all’estero, quelli che tornarono ricchi e pasciuti costruirono moschee e residenze principesche. Ce ne restano alcune del XVIII-XIX sec che presentano una strana sintesi di stili sia per riflesso dei gusti del proprietario che dei luoghi visitati.

Sayun: Sultan’s palace costruito come una fortezza nel XIX sec. fu convertito in palazzo residenziale dal sultano Al-Khateri negli anni 20. Sembra una torta nuziale, all’interno si ammira una collezione di foto e oggetti storici che indicano che l’Hadramawt fu uno degli insediamenti piu’ antichi della terra. Suq interessante con molti negozietti d’argento e chincaglierie.

Shibam: costruita nel IV sec. sulle rovine di una citta’ piu’ antica, chiamata la Manhattan del deserto per le sue case a torre in adobe, alcune delle quali raggiungono gli 8 piani. Appiccicate le une alle altre tanto che spesso si usa andare dai vicini passando per il tetto, le case a torre poggiano su fondamenta antiche di secoli, in mezzo Kmq si trovano piu’ di 500 edifici. Le mura della citta’ risalgono al XVII sec, interessante anche il suq ricco di negozietti di antiquariato e la Grande Moschea.

5 giorno dom. 27 nov: si attraversa il Wadi Dawan, una delle diramazioni  piu’ belle del Wadi Hadramawt, lungo il quale sorgono villaggi pittoreschi. La prima sosta per vedere delle tombe di un bianco abbagliante appartenenti a personaggi famosi, la seconda per visitare Al Hajarayn uno dei piu’ antichi siti dell’ Hadramawt.

Arrivo e pernottamento ad Al Mukallah, uno dei principali porti dello Yemen che aveva un importante traffico di navi gia’ nell’VIII sec d.C. La citta’ vecchia ha porticati e case a calce caratterizzate da un’affascinante commistione di stili.

6 giorno lun 28 nov: passeggiata lungo la Corniche (lungomare), percorriamo poi  in macchina la panoramica strada costiera che corre a ovest della citta’. Lungo la strada sosta per salire scarpinando fino all’orlo di un vecchio cratere che contiene un suggestivo laghetto dalle acque verdi. Arrivo verso l’ora di pranzo al villaggio di Bir Ali sulla cui spaiaggia dalla sabbia candida trascorriamo il pomeriggio e la notte. E’ questo il sito dell’antica Qana, vecchio porto dell’Hadramawt, sulla vicina collina nota come Hsn el Ghurab si possono visitare i resti di un’antica torre di guardia fortificata che un tempo dominava il porto.

7 giorno mart 29 nov: sveglia alle 5,30 per un lungo trasferimento fino alla citta’ di Rada, attraversiamo villaggi popolati come sempre da uomini di ogni eta’ laceri allegri e sfaccendati (in tutto il viaggio incontreremo pochissime donne velate e nere come corvi , parleremo e conosceremo “di viso” solo 4 o cinque di loro) e tappezzati dalle solite buste di plastica bianco-azzurro-rosa, a creare una sorta di nuovo humus per i vicoli calpestati da millenni e di strano pascolo per le rare e magre capre. Un’erta salita ci porta alla sommita’ di un altopiano che si eleva a 2300m s.l.m., qui, contrariamente al solito, le case sono grigie ma il paesaggio altrettanto desolato e affascinante. Rada si trova nella provincia di Al-Bayola, relativamente poco popolata, nella parte sud-orientale dell’ex Yemen del Nord; prima dell’unificazione i confini non erano segnati e il turismo era molto limitato. Qui coesistono architetture di pietra e di fango, spesso nella stessa casa. Rada e’ la piu’ importante delle due citta’ della provincia anche se non e’ il capoluogo, alcuni tratti delle mura, quelli in pietra, sono ancora in piedi, il vecchio centro ha case di mattoni di fango che contrastano con le costruzioni in pietra. In molte di esse il pianterreno e’ in pietra e i piani alti in mattoni rifiniti da un liscio e bellissimo intonaco di fango che occorre rinnovare ogni anno, le lunette alle finestre sono ad archi doppi o tripli con grandi pannelli di alabastro e cornici di fango e mattoni tipiche di questo posto e non presenti in altre parti del paese.

La sera fa abbastanza freddo ma tutti sono in strada a masticare qat: da queste parti e’ molto di piu’ che uno sport nazionale!

8 giorno merc 30 nov: facciamo il giro della citta’ accompagnati dalla scorta armata, anche molti passanti imbracciano disinvoltamente pesanti kalashnikov….Nel cuore della citta’ vecchia si ammira la Moschea di Al-Amiriya dalle cupole scanalate agli angoli,  ha quasi 500 anni e non e’ piu’ luogo di culto.

Dopo circa 30 min d’auto arriviamo a Yarim, il villaggio del nostro autista Salah, la moglie Nabilah e i sei figli ci aspettano e ci offrono the e focaccia. Yarim si trova a 2550 m di altitud, e’ insediamento antichissimo ma la maggior parte degli edifici odierni e’ stata costruita dopo la guerra civile degli anni 60.

Ancora in cammino verso la provincia di Ibb, snodantesi tra i 1500 e i 3000 m, raccoglie la maggior parte delle piogge dello Yemen per cui e’ nota come “la provincia fertile” e il granaio dello Yemen da cui si ricavano 3-4 raccolti l’anno di datteri, cereali, caffe’.

Le terrazze scavate sulle pendici dei monti hanno a volte piu’ di 1000 anni,

L’architettura di Ibb e’ caratterizzata da case a torre in pietra, prima era pietra locale grigia o rosa poi roccia lavica arancione piu’ facile da tagliare.. Le case sono di 4 o 5 piani con decorazioni rare ma ad effetto fatte di fregi e piccole rotonde finestre con pannelli di alabastro. La gente e’ socievole e accogliente, i bambini ci accompagnano fino alla moschea nel cuore della citta’ vecchia (murales sulla mura ) mostrandoci vecchie porte di case ebree che hanno in alto, nascosta sotto un chiavistello, la stella di David.

Jibla: piccola cittadina ma con grande storia, e’ un’altra ex capitale dello Yemen. Intorno all’anno 1000 fu governata dalla regina Arwa che aveva preso il regno dopo l’uccisione del maritoe e la morte del figlio. Arwa fece molte opere, ponti scuole terrazze sui monti vicini, fu lei a spostare la capitale a Jibla e governo’ saggiamente per il benessere del suo popolo. Pose le fondamenta della Grande Moschea, da allora ampliata molte volte: dopo 850 anni la regione mostra ancora segni di prosperita’ e benessere. Qui incontriamo Rima che parla italiano, vuole studiare lingue ed andare in Europa. Jibla si trova su una collina di .basalto tra due wadi, vediamo la strada del mercato della mattina, il suq delle jambyia e la moschea della regina  con due minareti e annessa scuola coranica, poi un’altra piccola moschea che molti confondono con quella della regina. Le case sono torri di pietra dello stesso stile di quelle di Ibb ma piu’ riccamente decorate, sulla cima della collina si vedono le rovine del palazzo di Arwa.

Arrivo e pernottamento a Tai’zz.

9 giorno: giov 1 dic   la provincia di Tai’zz occupa l’estrema parte meridionale dell’ex repubblica araba, cosmopolita per la vicinanaza dei due porti principali di Al Makha e Aden. Si trova a 1400 m di altitudine ai piedi del versante settentrionale del Jabal Sabir, la montagna piu’ alta della provincia. L’imponente Qalat al Qabira incombe dalla sommita’ della collina ma e’ zona militare; la citta’e’ famosa per le sue moschee Al Ashrafiya con due minareti gemelli originariamente costruita nel VII sec d.C. anche se cio’ che vediamo risale al XII-XIII, Al Musafar Mosque anteriore al XIII sec, al Mutabiya Mosque costruita dai turchi. Le mura originarie alte 13 m si vedono solo in alcuni  punti tra le due porte Bab al Musa e Bal al Kabir, interessanti i suq intorno a quest’ultima. Noi visitiamo per prima Al Musafar anche dall’interno dato che e’ in ristrutturazione, nonostante il degrado si apprezza la bellezza delle decorazioni a merletto delle pareti e dei soffitti, le tombe dell’imam della moglie e dei figli, bei sarcofagi di legno traforato, il minareto e la scuola coranica, ci rechiamo poi al castello che regala una magnifica vista sulla citta’ ed infine al suq.

Ci rimettiamo in marcia, stiamo attraversando la Tihama, zona sostanzialmente piatta e desertica, punteggiata da arbusti di acacie. L’influenza africana e’ percepibile nei lineamenti della gente e nelle tipiche capanne cilindriche di canne. Ci fermiamo a dormire ad Al Khukan, villaggio di pescatori, in un resort poco confertevole (l’altro, il Moka e’ tutto pieno)

10 giorno, ven 2 dic:  ripresa del cammino e sosta  a Zabid pittoresca cittadina dalle architetture in mattoni intonacate di bianco con preziose facciate decorate da disegni geometrici che difficilmente si possono ammirare in quanto le case sono protette da alte mura di cinta. Gli edifici principali Bab as Siham (la porta,) Nasr palace il palazzo dell’imam, le moschee Al-Asha’ir e Al-Jami’a (XVI sec dentro la citta’ vecchia), la bianca Al Iskandar (XVIII sec)vicino alla cittadella, oltre alle case decorate, tra cui quella scelta da Pasolini per ambientarvi alcuni episodi de “il fiore delle mille e una notte”, testimoniano l’antico prestigio e l’alto livello di benessere raggiunto dalla citta’ grazie alle industrie della filatura, tintura dei tessuti e concia delle pelli. Zabid si trova in una posizione intermedia tra le montagne e la costa ed e’ considerata uno dei posti piu’ caldi del pianeta, fu fondata nel IX d. C. e divenne presto un centro famoso anche oltre i confini del paese per l’insegnamento islamico e scientifico. Si dice che la parola “algebra” sia stata coniata da uno studioso di Zabid che insegnava appunto l’Al-jabr. Nel 1993 la citta’ vecchia fu dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’Umanita’ma lo scoppio della guerra civile nel 94 impedi’ che iniziassero i lavori di restauro .

A 30 Km di distanza c’e’ Beit Al Faqih che visitiamo solo per il mercato del venerdi: brulichio di gente e di mosche in un caldo infernale, il mercato e’ uno dei piu’ noti dello Yemen, la citta’ vanta anche una fiorente industria tessile.

Di nuovo in mcchina l’auto si arrampica sui monti Karaz “scalando” salite mozzafiato (in tutti i sensi, non solo paesaggistici), arriviamo a Manakah nel pomeriggio e alloggiamo al piano alto di una confortevole casa-torre da cui si gode una vista entusiasmante. E’ questo un bellissimo villaggio aggrappato in cima alle alture dei monti Haraz da cui facciamo in tempo ad ammirare il tramonto. La cena e’ buona e…sorpresa…dopo mangiato cuochi inservienti amici e lo stesso padrone ci allietano con musica dal vivo e danze locali: tanto per cambiare le donne siamo solo noi, delle locali manco l’ombra!!

11 giorno, sab 3 dic: primo paesino lungo il cammino Al Hajjarah risalente all’XI sec, per la sua posizione spettacolare e le sue antiche case a torre e’ considerato uno dei piu’ belli dello Yemen. Ancora accuratissime terrazze coltivate, per raggiungere Al Mahwit, meta di oggi, scendiamo ai piedi delle montagne e percorriamo una pista lunga e faticosa che si snoda lungo il Wadi Sara. Il wadi contiene, a tratti, il fiume, e’ fertile, vi crescono manghi papaie banane e datteri, lungo il cammino si incontrano sperduti e pittoreschi villaggi. Al Mahwit  e’ una vivace citta’di mercato che non ha molto da offrire ma la strada per raggiungerla attraversa bellissimi paesaggi, in una delle regioni piu’ fertili dello Yemen tappezzata di piantagioni di alberi da frutto caffe’, tabacco e, naturalmente, qat. Ci fermiano all’hotel Friendship perche’ non c’e’ posto all’Al Mahwit, ma e’ abbastanza piu’ squallido.

12 giorno, dom. 4 dic: dopo colazione ci arrampichiamo su per il paesino arroccato, ci accompagna un bimbo con una scarpa sola, poi attraverso bellissimi tornanti montani arriviamo ad At-Tawila: la citta’ vecchia ha porticati ed un bel suq, anche questo e’ arroccato su tre speroni di roccia, anche di questo si puo’ dire che e’ uno dei piu’ pittoreschi! Dal XV a meta’ del XVIII sec la citta’ e’ stata un importante punto di raccolta del caffe’ che da qui veniva trasportato sulla costa, l’imponente struttura del forte risale a quell’epoca, La citta’ vecchia, appollaiata sulla cima della collina, era l’antico capoluogo regionale ottomano. E via, anche da qui, arriviamo a Shibam all’ora di pranzo, all’Hameda restaurant ci viene servito un ottimo pranzo in un mafraj jemenita. Shibam si trova a 2300 m ai piedi del Jebel Kawkaban, fondata nel II sec d.C. divenne un’importante capitale della locale dinastia degli Yafur nel IX sec, quando fu costruita la sua grandiosa moschea, una delle piu’ antiche dello Yemen. Da visitare appunto la Moschea, la porta della citta’, il suq, le grotte che si vedono sul fianco della montagna sono antiche tombe scavate nella roccia. Saliamo fino a Kawkaban, abbarbicato in posizione spettacolare in cima al Jebel Kawk. Durante il XV sec era la capitale della dinastia Bani Sharaf e celebre per la sua scuola di musica. Oggi la citta’ e’ famosa per l’architettura e per le sue antiche cisterne, un tempo riserva d’acqua per la citta’ che offriva rifugio agli abitanti della sottostante Shibam in caso di assalto dei predoni.

13 giorno, lun 5 dic: visita di Shibam con la sua moschea e le tombe scavate nella roccia, partenza per Thula, antica cittadina fortificata che sorge a circa 9 km a nord di Shibam e in passato fu un importante centro teologico. Ora rimane un bellissimo villaggio appoggiato ad un alto sperone di roccia sulla cui sommita’ si erge un fortino, mai espugnato dagli ottomani, per accedere al quale c’e' una bellissima scala in pietra, (la salita prenderebbe un’ora e mezza e ci rinunciamo): le imponenti mura di cinta e le due porte d’accesso rendono l’ingresso a Thula particolarmente emozionante, la visitiamo accompagnati da Sami che parla italiano e ha un negozietto di artigianato.. .le alte case di pietra si armonizzano perfettamente con le montagne sullo sfondo, le architetture sono, come al solito, solide e suggestive, alcune case ebree hanno la stella marcata da una speciale disposizione dei sassi, le finestre tonde di alabastro lasciano vedere dall’interno senza essere visti, notevoli anche le moschee (ce ne sono 25) e le cisterne.

Altra sosta a Khulan con la fortezza spettacolare a strapiombo sulla strada, salire fino in cima al paese non e’ particolarmente interessante ma la vista panoramica e’ straordinaria.

Siamo nello Yemen settentrionale che incarna meglio lo stereotipo del paese: viste spettacolari, tribu’ di montagna orgogliose, castelli sulla cima di ogni collina, questa zona e’ pero’ purtroppo anche la piu’ soggetta a conflitti tribali.

Arriviamo al tramonto ad Hajja, cittadina di passaggio da un crinale all’altro: fortezza abbarbicata  sulla collina che domina la citta’ costruita 600 anni fa da un imam e in seguito occupata dagli ottomani.

14 giorno, mart 6 dic: partenza alle 7,30 per Shihara, sosta ad Amran situata su una vecchia via commerciale sul sito di un insediamento antico. Un tempo la bellissima citta’ vecchia era circondata da alti bastioni in adobe, parte dei quali e la porta d’accesso sono ancora visibili. Su alcune facciate, pure in adobe, si leggono iscrizioni in pietra. Una pista lunga ed accidentata ci porta fino al parcheggio, nel villaggio di Al Qabi, ai piedi della montagna su cui sorge Shihara, qui ci attende un pich-up, un furgoncino toyota su cui saliamo in piedi e allo scoperto, ignare di cio’ che ci aspetta. Il pich-up si arrampica per 10 km su un sentiero irto di massi e sassi che rotolano al nostro passaggio, a tratti quasi verticale su un burrone vertiginoso, la salita dura un’ora e mezza e per almeno un’ora “si stringe” consapevoli che, nonostante l’abilita’ dell’autista, basta un niente per volare giu’(non me la sento di consigliare l’esperienza, nonostante il villaggio valga assolutamente la pena, a meno che non ci si possa organizzare per una lunga e faticosa escursione a piedi). La scalata della montagna alta 2600 m regala, a chi ha il fegato di guardarli, i panorami piu’ straordinari di tutto lo Yemen, in cima e’ un paradiso: un presepe sul tetto del mondo. Shihara e’ famosa per la sua lunga tradizione di studiosi che risale al IX sec., fu anche una strenua roccaforte della resistenza contro i turchi ottomani durante entrambe le occupazioni, fu soprannominata “la tomba dei turchi” perche’ un gran numero di soldati vi persero la vita senza riuscire ad espugnarla. L’atmosfera che vi regna e’ rarefatta, il suo bellissimo ponte sospeso in blocchi di calcare, opera di ingegneria grandiosa, risale al XVII sec e fu commissionato da un signorotto locale per collegare due villaggi separati da una gola profonda.

15 giorno merc 7 dic.: ci alziamo alle 5.30 per scendere a piedi da Shihara fino ad un punto dove ci aspetta di nuovo il pick-up, camminiamo per piu’ di due ore e questa volta possiamo ammirare i panorami strabilianti. Rientrati in possesso della “nostra auto” e del nostro Salah, ci dirigiamo a nord verso Sada’a, una delle piu’ antiche citta’ islamiche menzionata in iscrizioni dell’epoca himyarita. Le sue strutture fortificate sono ben conservate, le mura del XVI sec con porte originali, si possono percorrere per piu’ di tre KM e mezzo. Interessanti anche la citta’ vecchia in adobe, la great Mosque, il cimitero zaydita. La citta’e la regione sono tradizionalmente transito di pellegrini e mercanti, una volta carovanieri con enormi carichi d’incenso: si deve a questo la presenza di molti fortini.

16 giorno giov 8: il tour e’ finito, ora ci aspetta il mare sulla splendida Soqotra e, speriamo, un po’ di riposo. Ripartiamo per la capitale dove confermiamo i biglietti aerei, gironzoliamo nel suq e ci riforniamo di diapositive e di contanti … almeno io cosi’ speravo, in realta’ il giovedi le banche chiudono alle 13 in quanto prefestivo, e per le diapo spendo un pomeriggio per trovare alcuni rullini scaduti da mesi! A cena diamo l’addio al nostro Salah, ci rechiamo al                         abbastanza famoso e frequentato ma il cibo mi fara’ star male provocandomi febbre e problemi intestinali che mi accompagneranno per qualche giorno…

17 giorno ven. 9: dobbiamo alzarci alle tre e, per me, che sto male, e’ particolarmente dura! Arrivo ad Hadibu dove passiamo la mattinata ad organizzare il giro dell’isola: purtroppo non ho l’energia di contrastare il programma offerto dall’unica agenzia locale gestita da un cero Alah e che le mie compagne invece sembrano approvare…Alah non mi e’ simpatico, specula su tutto e certa di garantirsi la mazzetta perfino sull’albergo Al Gazeera che autonomamente abbiamo voluto e cercato, inoltre i costi sono elevati in rapporto a quello che offre, dovro’ cedere dato che, passando tutto il giorno a letto, non ho la possibilita’ di cercare altro, consiglio comunque a chi ha un po’ di spirito di indipendenza di non affidarsi necessariamente all’agenzia: al mercato c’e’ la possibilita’ di trovare macchine con autista che possono accompagnare in escursione per il tempo e il numero di giorni desiderati. Le localita’ piu’ suggestive dell’isola si possono visitare in tre giorni e il resto del tempo, chi ce l’ha, lo puo’ passare su spiagge incontaminate, meglio se con equipaggiamento camping al seguito. Sull’isola i cellulari sono inutilizzabili, nemmeno gli SMS arrivano poiche’ il sistema telefonico e’ diverso, dai telefoni dell’isola si possono chiamare i numeri fissi ma non i cellulari degli amici o parenti, io sono a letto malata e incazzata: e’ il mio compleanno e non posso ricevere neanche un augurio!!!

18 giorno, sab 10: partenza h 7.30 prima delle 9 siamo alla Dihamri Marine protected area (Ras di Hamri) belle rocce rosse, camping e relax tutto il giorno, snorkeling nonostante il mare un po’ mosso: la barriera non e’ un gran che ma i pesci blu, gialli, giallo-grigi sono bellissimi e di tutte le dimensioni, c’e’ anche un pesce lunghissimo e affilato e con un lungo rostro che mi spaventa un po’ ma  dalla gente del posto vengo poi rassicurata, non sarebbe pericoloso! Incontro il manager dell’agenzia ecoturistica e sporgo lamentele circa il comportamento di Alah, mi assicura che fara’ qualcosa per regolarizzare l’incipiente turismo ma precisa anche che Alah ha un’agenzia privata che nulla ha a che fare con l’Ecoturismo che si e’ costituito in ong. La sera ceniamo con dei pescioni appena pescati, poi cuochi ed accompagnatori ci allietano con musica e danze:non hanno tamburi ma il ritmo che ottengono percuotendo bidoni riciclati per l’occasione sono trascinanti…

19 giorno, dom. 11: suggestivo risveglio all’alba su questa incantata spiaggia deserta. Partiamo in direzione est verso Homlil protected area, lungo la strada avvistiamo i flamingo nella Qaria lagune, la piu’ larga dell’isola. Man mano che si sale aumenta la vegetazione, bellissime sono le endemiche euforbie, le bottles-tree, gli alberi dell’incenso e i dragon blood dalla caratteristica forma ad ombrello che crescono nei punti piu’ alti dove la temperatura e’ un po’ piu’ fresca. Breve sosta vicino ad una piscina di acqua fresca tra bianche rocce calcaree dall’erosione fantasiosa, da qui al mare c’e’ una discesa di poco piu’ di un’ora che intraprendiamo accompagnati dalla guida locale. Il percorso e’ un po’ accidentato ma ci consente l’incanto dei panorami. Sulla spiaggia di un invisibile villaggio incontriamo una vecchia che costruisce piccole tazze di argilla: e’ una dei rarissimi incontri al femminile in questo paese in cui le donne, nere e frettolose, sembrano apparizioni fantasmatiche, la vecchia (si fa per dire!) e’ contornata di nipoti, vende bustine di incensi ed impasta per noi ciotoline-ricordo. Il cammino lungo la costa arriva ad Ar-Ar, luogo di sosta: dietro un dosso appare all’improvviso. in un paesaggio quasi magico, il miracolo dell’acqua dolce: un rio che scende dai costoni di roccia alle spalle della spiaggia e che prima di fondersi nel mare ha creato un verdissimo prato e ciuffi di viole profumate, il tutto su un mare azzurrissimo e una spiaggia immacolata posseduta da varie specie di gabbiani indisturbati e  spruzzata da un vento a volte formidabile se ha potuto formare dune arrampicate per decine di metri  sui versanti rocciosi alle nostre spalle. Quale posto migliore per le nostre tende ed un bivacco notturno? Purtroppo alcuni problemi intestinali mi consigliano di prolungare la dieta ma e’ un peccato perche’ il pescione comprato lungo la strada da alcuni pescatori e cotto alla griglia da Mohamed ha un aspetto magnifico. Il tramonto ci raggiunge prestissimo anche perche’ siamo sul versante opposto e le montagne allungano ombre precoci, peccato, la sera sara’ lunga!

20 giorno, lun. 12 dic: partiamo da questo luogo di favola  e ci spingiamo ancora piu’ a est: Arsel, estrema punta orientale, il tempo di una lunga passeggiata poi si torna indietro e ci si ferma a Dilesha per campeggiare. Questo posto e’ sassoso e un po’ squallido, di rado i gruppi si fermano qui… facciamo sloggiare i masticatori di qat che si riparano sotto tettoie di sassi, e’ l’unico posto possibile per noi..

21 giorno, mart. 13 dic: lasciamo Delesha verso le 7, ripassiamo per la capitale per un po’ di spesa ed una visita alla casa di Abdul il nostro autista, la sua bella moglie diciottenne ci mostra il viso (in tutto il viaggio abbiamo potuto guardare non piu’ di 4-5 donne, di cui due o tre ci hanno rivolto la parola) e ci regala i pomodori del suo orto. Attraversiamo in verticale l’isola diretti a sud sulle coste dell’oceano indiano, la parte centrale e’ montuosa, Shebahon wiew point e’ un bel posto per una breve sosta ed un affaccio sul Daerhu Canyon. Camping  sulla spiaggia di Aomak, anch’essa di bianchissime e deserte dune, purtroppo flagellate dal vento. Anche questa serata e’ un po’ lunga, lezione d’italiano con Mohammed.

22 giorno, merc. 14: breve escursione alla vicina grotta di Dogub poi “armi e bagagli” di nuovo verso Nord. Abdul sta male e quasi si addormenta al volante, viene prontamente sostituito da Mohammed che per una brutta strada in costruzione ed un breve tratto di costa ci guida all’ultima “sorpresa”  che ci riserva la nostra isola: Qalanzia spiaggia bianca laguna mare blu con tutte le sfumature dal celeste all’azzurro.

23 giorno, giov 15: ultima mattinata  nel silenzio di questo paradiso poi torniamo ad Hadibu, non pernottiamo piu’ all’Al Qazera perche’ ha raddoppiato il prezzo ( !!!), andiamo al Tai, albergo della famiglia di Abdul. Domani volo per Sana’a

24 giorno, ven 16: arriviamo in mattinata ed abbiamo ancora un po’ di tempo per una passeggiata al Suk, qualche acquisto e gli ultimi sguardi a questa citta’ di favola…

Pina    pinat@fastwebnet.it 

 

 

 

 

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