ANTARTIDE

L'Antartide visto da un turista "per caso".

di Luigi Ciattaglia

 

 

Il testo che segue è il risultato della frequentazione del newsgroup it.hobby.viaggi. Ho iniziato con un post poi non riuscivo più a smettere perché moltissimi erano interessati a conoscere i particolari della mia esperienza in Antartide.

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mappa

 

So che molti di voi hanno come meta di sogno l'Antartide. Per motivi che derivano dalla mia attivita' di fisico della atmosfera ho avuto modo di andare nel continente bianco un sacco di volte (12 per l'esattezza nel giro di 8 anni): 11 volte nel settore della penisola Antartica e Mare di Weddell (a Sud della Terra del Fuoco per intenderci), ed una nel Mare di Ross (dall'altra parte del continente) in una base Neozelandese (Scott base).
[Se a qualcuno interessa qui c'e' una breve descrizione del tipo di lavoro svolto http://www.geocities.com/ciat389/index.html ].

 

alcuni ghiacci alla deriva in prossimità delle isole Orcadi del Sud

 

 

 

Sono arrivato in Antartide con nave romphighiaccio argentina e relativi elicotteri, con l'Hercules piu' Twin Otter, con un C141 USA atterrando sulla pista ghiacciata di Mc Murdo ed infine nel 1999 sono rientrato a Ushuaia con una nave per turisti (Hanseatic) dove i turisti (eta' media 70 anni )- per lo piu' USA- spendevano una media di 1000 USD al giorno.

 

Ho esperienza di quasi tutte le basi argentine, e di molte di altri Paesi ( p.es. del Cile , Uruguay, Corea del Sud etc).

Suppongo che le esperienze fatte in questi posti vi interessino fino ad un certo punto perche' non sono alla portata del comune turista.

 

Invece posso ragguagliarvi sul viaggio fatto nel Febbraio 1999 dall'isola King George (arcipelago Shetland del Sud) a Ushuaia.

Durante la mia permanenza nella base antartica argentina Jubany nel gennaio 1999 avevo programmato di rientrare usufruendo di un passaggio che le navi turistiche concedono ai ricercatori per una specie di accordo speciale che prevede per i turisti il permesso di scendere nelle basi scientifiche antartiche.

 

panoramica della base Jubany a fine inverno

 

Ebbene il giorno prima della data fissata arriva una e-mail dal Comandante della nave Hanseatic dove dice a me e a 2 biologhe tedesche: “abbiamo una elica in avaria e dobbiamo rientrare senza prelevarvi”. Immaginate la felicita' sapendo che il rompighiaccio sarebbe ripassato dopo altre 6 settimane !

Per grazia di Shackleton o di qualche altro eroe del continente bianco, dopo mezza giornata arriva il contrordine: “la nave sosterà qualche ora nella vostra baia per esaminare lo stato dell'elica”. Non fanno a tempo a gettare l'ancora che noi 3 eravamo a bordo. Una delle 2 ancore risulta aver preso una bella botta sul ghiaccio (dice il comandante) a me sembra più' probabile su qualche scoglio sommerso. Con l'altra si puo' comunque manovrare e tirare dritti per Ushuaia.

Naturalmente il passaggio di Drake non risparmia la sua solita tempesta con mare almeno 7 o 8.

 

il passaggio di Drake , una onda di prua sul rompighiaccio

 

 

I tre giorni a bordo sono stati comunque una bella esperienza (pagando noi solo 50 USD al giorno) : comfort e organizzazione sono al top. Il turista che spende 10-15.000 USD per i 10 gg riceve un trattamento direi eccellente, l'organizzazione delle discese a terra (con gommoni) e la navigazione nei posti piu' spettacolari quali Gerlache strait, Bahia Paraiso, l'isola Deception valgono la spesa. Di Italiani a bordo c'erano solo 2 camerieri ed io.

 

Naturalmente oltre a questo tipo di crociera (Radisson Seven Seas) esistono altre possibilità sempre in partenza da Ushuaia. Da qualche tempo girano delle navi oceanografiche Russe riciclate all'uso turistico.

Il comfort naturalmente e' ben diverso ma la spesa può anche essere metà.

 

Alcune crociere includono anche le Falkland/Malvine che mi hanno raccontato sono molto suggestive.

 

Per chi vuole andare oltre c'e' una ulteriore possibilità: esiste una barca (nome Pelagic) attrezzata a navigare in acque antartiche che può essere noleggiata.

Nel gennaio 1997 l'ho vista a Jubany dove ha sostato alcuni giorni. Stava effettuando una impresa con un team di Irlandesi a bordo intenzionati a replicare l'odissea di Shackleton con una barchetta di legno di 4-5 m.

Dopo alcuni mesi ho visto in TV un servizio dove raccontavano come  si era svolta l'avventura: il tentativo era terminato con il ribaltamento della barchetta e il recupero dei 5 Irish a bordo del Pelagic in condizioni di emergenza.

 

la barca appoggio e la barca replica dell’impresa di Shackleton in attesa di partire

 

Che cosa vedrete?

Iceberg di tutte le dimensioni, ghiacciai che terminano in mare, qualche balena in navigazione, colonie di pinguini, elefanti marini, leoni marini, foche e uccelli marini (albatross, petrel etc.) e preparatevi al mal di mare!

 

un gruppo di balene nel mare di Weddel


Paesaggisticamente e quanto a vita animale il continente antartico e la penisola antartica sono assai differenti.

Gli animali (a parte il pinguino imperatore) vivono nell'estate australe solo lungo le coste e nelle isole quali Georgia, South Shetland, Orkneys etc .

Il continente e' un deserto bianco.

 

Per quanto riguarda i miei viaggi in Antartide a me e' capitato piu' di una volta di volare da Rio Gallegos ( che e' poi lo scalo per chi e' diretto al Glaciar Perito Moreno) con il C130 della Fuerza Aerea Argentina, fare 3.5 ore di volo, arrivare sopra la pista della base Marambio (che e' il gateway  antartico argentino) trovare condizioni impossibili per atterrare e ritornare a Rio Gallegos.

 

Marambio

 

Non ricordo se nel 96 o 97 addirittura abbiamo fatto avanti e indietro 3 volte nel giro di 2 giorni.

Al terzo tentativo, arrivati sopra Marambio in condizioni di visibilita' ancora non sufficiente ci si e' diretti sulla base cilena Frei (isola King George) e li si e' atteso l'OK per ritentare. Ottenutolo e atterrato a Marambio non era ancora finita.

Per arrivare da Marambio a Jubany (ancora King George island) si va con un Twin Otter (25 anni, uno della prima serie).

 

Stessa storia: arrivati nel ghiacciaio sopra Jubany, nubi basse, si ritorna a Marambio (1.5 ore per andare , 1.5 ore per  rientrare). Altro tentativo: fine della storia.

Con il rompighiaccio le cose vanno diversamente.

Pero' l'Almirante Irizar (e' il nome della nave , circa 14000 tonn.) naviga da Novembre a Marzo facendo tre crociere che servono a portare rifornimenti alle basi ed il personale all'andata e al ritorno.

Il viaggio puo' prendere molto tempo per via delle soste e delle operazioni di carico e scarico. Alcuni dei viaggi più belli li ho fatti con l'Irizar, specie nel mare di Weddel.

 

rompighiaccio Irizar

 

 

elicottero della marina Argentina impiegato a bordo del Rompighiaccio Irizar

 

 

Un anno (1992) la nave pur essendo un bestione costruito per navigazione polare, e' rimasta bloccata tra i ghiacci per un paio di giorni. Vedendo che le cose andavano per le lunghe i marinai si sono calati sulla banchisa e hanno piazzato delle cariche esplosive.

Liberatosi dalla stretta alla fine il rompighiaccio e' arrivato a Belgrano.

 

nel mare di Weddel in navigazione tra i ghiacci

 

 

Non e' infrequente che la nave non riesca a raggiungere Belgrano (e' successo anche nel 1994 e nel 1997).

 

Belgrano e' una base a una decina di chilometri dalla costa, nella parte meridionale del Mare di Weddel.

E' raggiungibile solo via mare, una volta all'anno.

Se la nave si ferma a 100 km dalla meta, gli elicotteri di bordo (Agusta Sea King oppure Super Puma  francesi) non possono portare  i carichi sospesi per distanze cosi' grandi, allora si fa un cambio ridotto. Solo 5 o 6 persone (il medico e l'elettricista dei gruppi per primi) svernano a Belgrano anziche' 13 o 14. Solo da un paio di anni hanno messo un collegamento telefonico satellitare. L'isolamento di questa base ed anche la spartanita' delle attrezzature e della logistica sono veramente impressionanti.

A parte i turisti dell'estate australe che, come dicevo, sono per lo più nordamericani, anglosassoni e australiani, chi c'e' in Antartide ? Il personale delle basi ovviamente.

 

scavando il ghiacciao a Belgrano per fare acqua si è ottenuta una galleria utile per la conservazione delle provviste

 

 

L'isola King George ospita le seguenti basi  permanenti (cioè c'è gente che vi sverna):

Jubany( Argentina) , Frei (Chile) dove c'e' una pista per aerei, Artigas (Uruguay), Ferraz (Brazil), King Se Jon (Korea), Grande Muraglia (Cina), Bellingshausen (Russia), Arktowsky (Polonia). Il tutto in un raggio di poche decine di Km, però d'inverno le occasioni di  spostarsi dall'una all'altra sono scarse.

 

la base antartica corean King Se Jon

 

 

Nella penisola antartica vi sono altre basi permanenti, come Marambio, Esperanza e San Martin ( tutte e tre Argentina) poi di altri Paesi come Palmer (USA), Rothera (UK), O.Higghins (Chile) infine Belgrano di cui dicevo sopra, mentre la piu' antica è Orcadas (Arg) nell'arcipelago South Orkneys dal 1904 mi pare.

Oltre a queste d'estate si attivano una miriade di basi temporanee di diversi Paesi alcune attrezzate altre semplici accampamenti.

 

Come forse vi e' noto esiste un Trattato Antartico ratificato da molti Paesi che ha per cosi' dire congelato le pretese territoriali dei Paesi. Comunque se prendete in mano una carta argentina, una cilena, una inglese etc e le sovrapponete vedete che ognuno reclama territori comuni.

L'Argentina ha un totale di 6 basi permanenti (il numero più elevato) ed un bilancio annuo inferiore a quanto spende l'Italia per mantenere aperta 4 mesi la base Terra Nova. Malgrado ciò dico che fanno miracoli, un po' perchè non rinunciano all'orgoglio nazionale ed un po' per i motivi di cui sopra.

Gli altri Paesi come Cile, Brasile, Uruguay sono allo stesso livello.

Come sicuramente vi e' noto in Argentina la popolazione con ascendenze italiane e' circa il 40 %.

 

Durante i miei numerosi mesi in complesso trascorsi a Jubany e sulla nave mi sono sentito spesso come in Italia: stesse facce, stessi cognomi, modi, ed una gran nostalgia e/o rimpianto per l'Italia. Credo di aver trovato solo pochissime persone che non mi abbiano detto che almeno la moglie aveva i nonni italiani. Ho conosciuto gente che ha combattuto alle Malvine, altri che hanno accumulato oltre 10 anni di permanenza complessiva in Antartide, anche quando il “sueldo” (il compenso) era qualche centinaio di USD al mese.

Del personale che opera nel Laboratorio CO2 che ho realizzato a Jubany c'e' chi avendo fatto 14 mesi, chiede di tornarvi l'anno dopo per un altro anno.

E' rimasto famoso l'episodio di un tipo che dopo aver fatto un anno a Belgrano (nelle condizioni che dicevo sopra) chiese di estendere la permanenza per un secondo anno. Alla fine del secondo anno la Irizar (il rompighiaccio) non raggiunse la stazione per lo stato del  ghiaccio marino, risultato: 3 anni di seguito.

 

l’interno del laboratorio di misura della CO2 atmosferica installato a Jubany nel 1994.

 

 

Vediamo ora come si viaggia in aereo.

Anche in questo caso si parte da Bs As, da un aeroporto militare (El Palomar) nella periferia della citta'.

Se si e' fortunati c'e' un jet Fokker da una quarantina di posti che in 3 ore circa ti porta a Rio Gallegos (Provincia di Santa Cruz).Li avviene il cambio di aereo. Subentra il C130 Hercules che usano pressoche' tutte le nazioni con basi antartiche (gli USA impiegano anche il C141 che è un jet per trasporto militare ed in qualche caso anche il Galaxy, il mastodonte dei cieli).

La distanza R.Gallegos - Marambio viene coperta in circa 3.5 ore. Il problema e' che la pista in terra di Marambio sta sulla sommita' di una isoletta vicina alla isola di Ross (circa 64° S) ed ha una forma simile ad un panettone. La parte piana si trova sulla cima, e come e' normale che avvenga, sta molto spesso immersa nella nube che si forma a mo' di cappello.

Malgrado la cura che si pone nel richiedere informazioni meteo a Marambio prima di partire capita molto spesso che arrivati sopra la pista non si riesce ad atterrare. Qualche volta (nell'estate australe) capita perfino che la temperatura e' troppo alta e la superficie della pista diventa fangosa, molle e inidonea all'atterraggio.

 

il C130 hercules in atterraggio a Marambio

 

 

Superate tutte queste congiure ed arrivati a Marambio ci si ritrova in un posto che solo da un paio di anni comincia ad apparire umano.

Le prime volte che ci sono arrivato veniva voglia di ripartire subito e mi domandavo come facevano gli Argentini a resistervi anche un anno.

Ora gli alloggiamenti per il personale di passaggio sono accettabili, si vede la TV, c'e' il telefono. Resta la scomodita' del posto, in pratica non c'e' un posto bello da vedere o una bella camminata da fare. L'acqua viene ricavata caricando con una pala meccanica mucchi di neve frammista a fango e sabbia e facendola sciogliere . Il colore ed il sapore ve lo faccio immaginare. Da qualche tempo hanno introdotto l'acqua minerale per bere con le limitazioni dovute al fatto che portare carichi di bottiglie non e' una sciocchezza.

Il vantaggio che ha Marambio e' che essendo la pista aerea di ingresso in Antartide quasi ogni mese c'e' un volo da R.Gallegos in estate, un po' piu' di rado negli altri mesi. In conseguenza di cio' la base è la meta di tutti i vari Lyons Club, Rotary e simili che avendo entrature con la Fuerza Aerea riescono in tal modo a mettere piede in Antartide (anche se per poche ore).

A memoria di tali imprese la base e' decorata da targhe, placche, gagliardetti, busti etc (ma questa e' una caratteristica piuttosto comune in Argentina, mai viste tante targhe in bronzo negli altri Paesi).

 

La sosta a Marambio puo' durare poche ore come qualche settimana. Io sono andato da 2 ore a 10 giorni.

 

Di li si prosegue con il Twin Otter : un bimotore ad elica da 6-7 posti di uso comune nelle aree polari. L'aereo vola a circa 6-7000 piedi di altitudine (attorno a 2000 m)  e impiega 1 ora e mezzo circa per arrivare a Jubany, solo 45' per arrivare a Esperanza.

 

il bimotore Twin Otter impiegato per i collegamenti fra le basi

 

 

Mi e' capitato di volare da Marambio a Jubany e viceversa in condizioni di tempo cosi' bello da ricompensarmi di tutti i disagi subiti.

Lo spettacolo, le riprese con la videocamera, e le dia fatte sono eccezionali.

 

A Jubany si atterra con i pattini su un  ghiacciaio che sta a 2-3 km dalle base.

La base Jubany ospita 18-20 persone d'inverno e fino a 80-90 d'estate e questo e' il suo handicap. La necessita' di alloggiare tante persone rende la vita più difficile al cuoco, agli operatori radio, ai meccanici, agli elettricisti etc. ma alla fine ci si arrangia, magari dormendo su materassi di gommapiuma gettati sul pavimento.

La base e' situata sulla costa meridionale di una baia (Caleta Potter) dell'isola King George. Dall'altra parte della baia, larga circa 800 m e lunga un paio di km, i ghiacciai permanenti arrivano al mare formando un fronte di avanzata che termina appunto in acqua. Di conseguenza si generano, specie d'estate, continui distacchi di ghiaccio che precipitano provocando rumori simili al rombo del tuono. Difficilmente si riesce a osservarli mentre precipitano perchè quando arriva il suono sono già passati alcuni secondi e si vede solo l'onda sollevata. Non e' prudente avvicinarsi in gommone al fronte del ghiacciaio perchè l'onda che si genera potrebbe rovesciare il mezzo.

 

il fronte del ghiacciaio al fondo della Potter Bay (king George island)

 

 

Il cielo è quasi sempre nuvoloso, direi che una piena giornata di sole la si può sperare una volta al mese.

La caratteristica dominante e' il vento.

Tutti mi domandano della temperatura: d'inverno può arrivare a -25 ° C, d'estate si sta sempre attorno allo O°C o qualche grado positivo. Ma chi determina il grado di disagio climatico e' il vento. Perchè la velocità più frequente e' attorno a 40-50 km ora (non a caso siamo al bordo meridionale del Drake) ed un conto e' stare all'aperto con meno 15°C e calma di vento ed un altro con la stessa temperatura e 20 nodi.

 

Il pregio di  Jubany è l'ubicazione in una isola non tanto remota e la presenza di una vita animale spettacolare. Non per nulla i Tedeschi dell' AWI (Alfred Wegener Institute) di Bremehaven hanno stipulato un accordo con la DNA Argentina e si sono fatti un Laboratorio Biologico Marino nelle base stessa dove inviano da Ottobre a Marzo un certo numero di Biologi. Per lo più sono giovani che fanno esperienze in campo per arrivare al PhD. La base è attrezzata anche da mezzi per immersioni e dotata di subacquei.

 

A circa 1 ora di cammino dalla base esiste quello che io chiamo il paradiso terrestre.

E' un tratto di costa che costituisce una area protetta, dove si può accedere solo per motivi di studio e accompagnati da un biologo. E' la zona di riproduzione di pinguini ed elefanti marini e ospita anche leoni marini, foche e colonie di uccelli quali skua, petrel etc.

 

Di pinguini ce ne sono di 3 specie: Adelia, il più comune, poi il Gentoo che gli argentini chiamano Papua e quello dal collare (Chinstrap) o Barbijo.

 

una colonia di pinguini di Adelia

 

 

pinguini Gentoo nella fase del piumino

 

 

Ogni anno da Settembre-Ottobre questi uccelli  cominciano ad arrivare e si insediano in colonie lungo la costa. Arrivando a piedi nella zona la prima cosa che si sente è l'odore degli escrementi ed il rumore dei richiami. Approssimativamente ce ne sono circa 14.000. Si radunano in gruppi omogenei per specie, ci si può anche avvicinare a qualche metro e vi assicuro che trascorrere qualche tempo in mezzo ad un tale assembramento di vita animale fa pensare al paradiso terrestre.

Dopo la schiusa delle uova l'alimentazione dei pulcini da parte dei genitori fa si che si verifichi  un continuo andirivieni di animali che vanno in mare a nutrirsi per poi rigurgitare a terra il cibo ai figli. I pulcini fino a che hanno il manto di piumino non vanno  in acqua ed hanno un aspetto singolare perchè con il gonfiore delle piume sembrano più grandi dei genitori.

I biologi tra le attività che svolgono ne svolgono una che fa arrabbiare i pinguini: li aspettano a riva al ritorno dalla pesca, li catturano, li pesano, poi infilano loro un tubicino di gomma in gola e con una siringona gli riempiono lo stomaco di acqua tiepida ed infine li fanno vomitare dentro un secchio. Lo scopo e' esaminare il tipo di alimentazione. Però il pinguino non lo sa e si incavola perchè deve

tornare in mare a pescare.

 

Oltre ai pinguini l'altro animale simbolo del posto e' l'elefante marino.

Anche questo animale ritorna ogni anno in primavera per riprodursi. Crea un harem, credo saprete le lotte che fanno per mantenere la supremazia su un certo numero di femmine (anche più di 30).

I genitori,a differenza dei pinguini, durante la crescita dei cuccioli stanno a digiuno. Il piccolo riceve dalla madre un latte cosi grasso e nutriente che lo fa crescere a vista d'occhio.

 

un elefante maschio adulto

 

 

Anche a questi mammiferi i biologi riservano un trattamento analogo a quello dei pinguini. Qui le cose sono un po' più complicate perchè un maschio può arrivare a pesare anche 3000 kg, le femmine attorno a 800 e per far loro la lavanda gastrica li si addormenta con un'iniezione. Poi gli prelevano il sangue e anche il latte per farne analisi. All'infuori degli harem si formano gruppi di maschi e femmine ancora non maturi che trascorrono il tempo sdraiati sulle spiagge. Formano ammassi veramente impressionanti. Credo che di elefanti marini ce ne siano attorno a 1000. Poi arriva marzo e gradualmente i nuovi nati ed i genitori riprendono la strada del mare .

 

un elefante marino femmina che allatta

 

 

giovani maschi di elefanti marini

 

 

In mezzo a tanti ospiti si incontrano anche leoni marini ( che essendo più rapidi sulla terra ferma e' bene lasciare un pò più alla larga), qualche foca, per lo più cangrejera (mangiatrice di crostacei, gamberetti, etc) ed in certi periodi anche la foca leopardo.

Nel Settembre-Ottobre 1995 all'apertura della superficie ghiacciata della baia di Potter in un giorno di sole spettacolare emersero un gruppo di foche leopardo da lasciare senza parole, se non ricordo male erano una dozzina. Si sdraiarono sopra le banchine gelate e li restarono a mostrarsi ed a curiosare mentre noi giravamo attorno.

 

una foca leopardo si affaccia dopo la rottura del ghiaccio nella Baia Potter

 

 

La foca leopardo e' carnivora (si nutre di altre foche e di pinguini) ed ha una bocca che non promette niente di buono. I subacquei quando c'e' una foca leopardo in acqua escono dal mare anche se non credo che questo animale abbia mai ucciso nessuno.

 

 

Vita nella base:

il centro della vita sociale e' la mensa nella "casa principal". E' in legno come tutte le strutture delle basi argentine. Gli impianti tecnologici, elettrici, idrici etc sono molto approssimativi. Una delle mie preoccupazioni maggiori durante le mie "vacanze a Jubany" è sempre stata: cosa succede se scoppia un incendio! Gli edifici sono separati uno dall'altro, ma già quasi tutte le basi (non solo le Argentine) hanno sperimentato tale avvenimento. Il fuoco, strano a dirsi, e' il pericolo principale in Antartide. Durante la giornata ognuno ha il suo compito, poi a sera la "casa principal" si anima, il dopocena è dedicato a TV (da un paio di anni e' arrivata anche qui grazie ad un satellite) o a videocassette, altri -me compreso- giocano a carte. Il sabato sera immancabilmente c'e' la pizza. Io ho provato a suggerire di dare un altro nome a quanto viene fuori dal forno a gas ma senza risultato. I tedeschi sono più che soddisfatti della "pizza" anche perchè il sabato sera appare la birra (2 lattine a testa). Il cibo e' a base di carne, nella quantità tipica dell'Argentina, cioè con porzioni che noi usiamo per 2 o 3 persone. Altro momento di aggregazione è l'asado. Cioè la carne arrostita in graticola (parrilla) di agnello (cordero), maiale (cerdo) e bue (vaca o bife). La pasta costituisce pure una parte importante del pranzo (almuerzo) anche se pure qui sarebbe il caso di spiegare che la maionese o il ketchup non sono il condimento ideale per gli spaghetti o le tagliatelle.

Ci sono poi altre occasioni di aggregazione quando personale di altre basi viene in visita, oppure quando - specie in estate - fanno la breve sosta consentita le navi turistiche che dicevo all’inizio (tipo Hanseatic o Bremen).

Capita anche che la baia (Caleta Potter), poichè e' un buon rifugio durante le frequenti tempeste di vento, ospiti qualche nave per lo più militare e/o di altri Programmi Antartici, o addirittura di escursionisti particolari dotati di coraggio (lupi di mare più che turisti). Tutto ciò in estate, in particolare Gennaio e Febbraio, poi da Marzo in poi quando l'Irizar passa per l'ultima volta il solo contatto e' attraverso il Twin Otter che mantiene il collegamento con Marambio 1 volta al mese o meno nell'inverno.

 

una nave appoggio argentina riparata nella baia Potter

 

 

Le giornate si fanno più corte ma tenete conto che la Latitudine di Jubany (62° Sud) non e'  poi molto diversa da Helsinki (60° Nord). La radio, con collegamenti a orari prestabiliti con Bs As, mantiene i legami con il continente. Chi vuole parlare con le famiglie lo fa attraverso la stazione radio costiera Pacheco Radio di Bs As, pagando le tariffe interurbane. La comunicazione  avviene nel tipico modo delle radio: si parla o si ascolta alternativamente.

 

La "dotacion", cioè il gruppo di persone che trascorre l'anno nelle basi e' costituito prevalentemente da militari o civili dipendenti da strutture militari, o comunque statali. Molti di loro sono degli habitué, c'e' gente come dicevo sopra, che sommando le campagne, ha passato molti anni in Antartide. In un certo senso è bene così perchè se ci tornano vuol dire che accettano di vivere a quel modo. Alcuni hanno una certa età, anche oltre 65 anni. Di questi 3 in particolare meritano una menzione.

Ricardo Ceppi (di chiare origini italiane), del trentino i suoi nonni, meccanico, ex-sottufficiale, ha preso parte alla prima spedizione via terra al Polo Sud del 1965. Per lui l'ascendenza italiana è qualcosa di irrinunciabile, conosce un po' di italiano, quasi tutte le parolacce e i modi di dire di inizio secolo. E' capace di costruire qualsiasi cosa.

Luis Tallade (detto Nene) un tipo alto e grosso con delle mani che sembrano pale meccaniche ma con l'animo di un ragazzino sempre pronto a scherzare e alla battuta. Fa qualsiasi cosa, saldature per lo più, ma alla sua maniera: cioè enormi.

Julio Ortiz, ex sottufficiale, anche lui membro della spedizione del 1965, una persona insostituibile nei rapporti umani. Oltre alle sue tante attività in Antartide ed in Terra del Fuoco ha fatto anche il guardiano di una miniera d'oro sulle Ande a più di 4000 m.

 

Il capo della base (Jefe de base) è quasi sempre un Ufficiale delle forze armate. Viene poi l'aiutante (encargado) che è un sottufficiale, il medico, il responsabile scientifico (solitamente un biologo o un geologo), l'operatore radio, il meteorologo, il meccanico, l'elettricista etc.
A questo punto direi che può proprio bastare.

 

 

Ciao a tutti , Luigi.    ciattagl@hotmail.com 

 

 

 

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