Capo Verde

Una perla di Arcipelago

Diario di Viaggio 2002

di Maurizio Fortunato

www.mfortunato.it

 

C'era una volta in un paese lontano,lontano, una piccola isola felice. Una sola? diranno i miei piccoli lettori con un faccino triste e sconsolato.....  c'erano una volta in paese lontano,lontano dieci piccole isole felici. Dieci piccole gemme incastonate in un azzurro senza respiro, perse tra cielo e mare senza confini all'orizzonte. Una era nera, nera con un buffo pennacchio bianco che sbuffando verso il cielo, le ansimava danzando sopra la testa. Una era dorata, con tanti granellini di sabbia che le facevano da corona, infiniti come le stelle del firmamento e  brillanti come i raggi del Sole. Un'altra era verde, selvaggia e ribelle come una foresta incantata, con tanti piccoli uccellini dal becco giallo, allegri e chiassosi come una mattina di primavera. Erano tutte cosi belle e cosi diverse l'una dall'altra che il Dio del Tempo le aveva nascoste sotto il suo mantello per mille e mille anni, finché ..... Ehi un momento, fermate il nastro, ma di che favola stiamo parlando? Ci siamo forse persi l'annuncio di una clamorosa scoperta in campo geografico? nuove terre inesplorate conquistate alla conoscenza umana? Oppure abbiamo trovato un luogo dove l'uomo sia riuscito a stabilire un connubio di pacifica convivenza con la natura? Forse, più prosaicamente, stiamo parlando di un posto dove l'occasionale presenza umana riesce ancora a lasciare la natura del luogo inalterata come l'ha trovata?  ..... finché, finché un giorno arrivarono gli italiani. Eh si, perché dovete sapere che la scoperta di questa piccola perla d’arcipelago, scoperta in senso turistico, ha una storia tutta italiana. Negli ultimi anni, infatti, il numero dei turisti italiani ha eguagliato e superato il numero di quelli portoghesi, antichi padroni coloniali di questo piccolo pezzo d’Africa. E a sentire i progetti in cantiere, con i relativi ingenti investimenti che ne seguiranno, sembra che diventeranno sempre di più una meta a strisce verdi, bianche e rosse.  Capo Verde, dieci piccole isole baciate dal Sole sotto un vento sferzante, in una natura aspra e selvaggia che non teme l'uomo perché in gran parte ancora lo domina, con un clima tropicale che rende gradevole il soggiorno pressoché in ogni periodo dell'anno. Capo Verde è la risposta a portata di mano alle mete più esotiche e già troppo inflazionate. Ma la domanda che sorge spontanea al viaggiatore, che per la prima volta si avvicina a questo piccolo pezzo di mondo incantato, è : " per quanto ancora resisterà? ". Rimanere estasiati di fronte alla spiaggia di Praia Curalinho, sull'isola di Boavista, (ribattezzata dai turisti Santa Monica per la somiglianza con la famosa spiaggia Californiana, ma non è molto più poetico l'antico nome portoghese, che tradotto significa spiaggia corallina? ), 20 Km di sabbia immacolata,  dove le più comuni forme di vita sono dei graziosi granchietti con gli occhi sporgenti che ti guardano mentre si allontano con incedere elegante, dove non esiste fortunatamente la benché minima presenza di manufatti umani, dove puoi ascoltare l'anima del mare che con dolce veemenza accarezza la terra in un abbraccio senza fine e sentirti stringere nella speranza di poter tornare tra cento anni e ritrovarla lì, ad aspettarti, immutata nel tempo. Visitare le antiche saline di Pedra de Lume sull'isola di Sal, dove il tempo ha impresso il suo marchio, sul legno in rovina delle antiche fabbriche per l'estrazione, sulla ruggine purpurea della navi abbandonate nel piccolo porto, dove i colori dell'arcobaleno si riflettono nella vasche abbandonate, con il sale che muta dal rosso all'azzurro, dove sbucando dal ventre della montagna in una piccola valle ti senti trasportare in un mediterraneo Far West e inorridire al pensiero che qualcuno sta ideando di trasformarle in una moderna Beuaty Farm per ricchi turisti, a cui interessa solo smaltire un po' di girovita. Io non so fare previsioni, ma sono convinto che Capo Verde non si piegherà tanto facilmente e che l'asprezza della sua natura servirà almeno a porre un freno all'avanzata incondizionata del cemento, come la fierezza del suo popolo, abituato da secoli a combattere per sopravvivere e che non aspetta certo il turista come la soluzione definita di tutti i suoi problemi. Forse il turismo potrà diventare un momento di rinascita, contribuendo così a frenare l'esodo di questo popolo verso un futuro migliore, ma solo se riuscirà ad essere consapevole del potere distruttivo che porta con se. Capo Verde non può aprirsi ad "un'invasione di massa” senza correre il rischio di perdere la sua identità, la sua naturale vocazione ad una convivenza soggiogata ad una natura spettacolare e matrigna che elargisce i suoi doni con molta parsimonia. Lo stato di fatto che si è venuto a creare, con la concentrazione dei grandi e moderni villaggi sull'isola di Sal, favorito sia dalla posizione dell'isola, che gode di un clima particolarmente secco, che dalla presenza dell'unico aeroporto internazionale dell'arcipelago, costruito dagli italiani negli anni '30 come scalo tecnico sulle rotte transoceaniche verso il Sud America,  può essere una buona soluzione di compromesso ed equilibrio che consenta di sopportare e controllare meglio l'afflusso di migliaia di turisti. Visitare l'arcipelago non è particolarmente facile, ancora di più nel caso vi ripromettiate di vederlo tutto, cosa per cui dovreste mettere in programma un congruo periodo di tempo ben al disopra delle due classiche settimane mordi e fuggi.  Non esistendo servizi regolari via mare tra le isole, l'unico mezzo efficace rimane l'aereo. La compagnia nazionale TACV, Cabo Verde Aerlines,  ha collegamenti giornalieri tra le isole più importanti quali Sal, Santiago, Boavista, São Vicente, São Nicolau e settimanali per Fogo e Maio, ma i voli interni sono quasi sempre pieni ed occorre prenotarli con largo anticipo, confermandoli per tempo, quando non di rado vengono cancellati per svariati motivi, senza considerare, infine, che non sono proprio a buon mercato. Per raggiungere le ultime due isole, i cui aeroporti per motivi di sicurezza sono chiusi da tempo, si possono utilizzare dei traghetti locali, che partono da Fogo per raggiungere Brava ( servizio non regolare ) e da São Vicente per Santo Antão.  Quello di cui, invece, non occorre preoccuparsi più di tanto è il clima, che essendo tropicale e mitigato dal continuo spirare degli alisei, è godibile tutto l'anno. La stagione migliore in assoluto va da Novembre a Luglio, anche se sconsiglierei i mesi invernali in cui l'intensità del vento può diventare fastidiosa, a meno che non siate li per fare windsurf o sport affini. Da Luglio a  Novembre, invece, si possono verificare delle precipitazioni brevi e molto intense, ma ci sono anche anni in cui l'acqua non si fa vedere per nulla, con il gran sconforto degli isolani Noi ci siamo andati in un periodo compreso tra fine Luglio ed inizio Agosto del 2002 e non abbiamo avuto inconvenienti di sorta, a parte il fatto che per le correnti in quota il cielo è quotidianamente coperto da un sottile velo di nuvole almeno fino verso mezzogiorno ( mi sono informato e dicono sia normalmente così tutto l'anno, ma d'altra parte questo costituisce anche un primo filtro naturale agli intensi raggi del Sole).  Allora, tra le varie soluzioni, avete la possibilità di trascorrere un soggiorno in uno dei vari alberghi sulle isole ed effettuare delle escursioni giornaliere in aereo per visitare le altre, nel caso è bene scegliere come base d'appoggio l'isola di Sal, sia per la maggior possibilità di alloggiamento, i grandi tour operator operano principalmente qui, che per il fatto che l'isola ospita il principale aeroporto dell'arcipelago, usato come base anche dalla Cabo Verde Express, una piccola compagnia privata, praticamente a conduzione familiare, utilizzata per i voli turistici. A questo punto tramite i tour operator o le altre piccole agenzie locali potrete visitare alcune delle altre isole, tenendo in considerazione che non per tutte sono organizzate escursioni e che comunque partono solo se viene raggiunto un numero sufficiente di partecipanti, circa una ventina, tale da riempire i piccoli aerei, i mitici turboelica LET 410 di fabbricazione cecoslovacca.  Certo con questo tipo di soggiorno è difficile pensare di poter risparmiare qualcosa organizzandosi indipendentemente con i voli di linea per raggiungere giornalmente le altre isole, sia per i costi dei voli interni, a cui dovreste poi aggiungere i trasporti locali e non su tutte le isole noleggiano auto, e sia per il poco tempo a disposizione.  Ma se non vi interessa fare un soggiorno al mare e il vostro obbiettivo è vedere il più possibile, allora la soluzione migliore è partire con un pacchetto organizzato, il più completo ed economico è quello del famoso gruppo di Avventure nel Mondo che tocca le isole di Santiago, São Vicente, Santo Antão, Fogo , Boavista e Sal, ma ne troverete  anche di altri operatori. Se infine siete proprio dei patiti del fai da te estremo e non avete problemi di tempo, potete contattare gli uffici della TACV in Italia ( viale L. Majno 38 Milano, tel 02/29536310 fax 02/201045) ed acquistare un volo di linea che vi darà il diritto di entrare in possesso di un voucher per 5 voli interni a prezzi scontati, ma non lasciate nulla al caso e fissate già prima di partire le tappe del vostro tour, prenotando con largo anticipo e lasciando per ultimo solo il problema di trovare da dormire sul posto ( l'ufficio di promozione turistica in Italia è a Milano in Corso Europa 22, tel 02/76022377 fax 02/76022389). E cosi venne anche per me la prima volta della "vacanza in villaggio". In verità avevo sempre avversato, prima d'ora, questo tipo di soluzione, anche per non correre il rischio di rimanere troppo inquadrato, come quando da bambino trascorrevo le mie vacanze in colonia, ma alla fine devo anche riconoscere, che tutto sommato, il soggiorno ha offerto degli aspetti molto piacevoli. E così ci siamo ritrovati, nel pieno della notte dopo sei ore di volo dall'Italia, assonnati ne più e ne meno dei ragazzi dell'equipe che ci hanno accolto, nel famoso Bravo Club Vila do Farol, così battezzato per via di un piccolo faro in disuso nei pressi del villaggio. L'ultima moderna costruzione sulla bella spiaggia di Santa Maria, sull'isola di Sal, inaugurata nel Dicembre del 2001, chiaramente ultima ancora per poco ...  Il tempo di farsi etichettare come "all inclusive", con una bella fascetta celeste al polso che ci accompagnerà per tutto il soggiorno, e via a nanna, dispersi tra le multi colorate casette in stile lungo piccoli sentieri fioriti. Della vita del villaggio non credo ci sia molto di interessante da dire, a parte il fatto che la simpatia dei ragazzi dell'equipe ( mi vengono in mente la brava cantante napoletana Delia, il capo animazione, un pazzo scatenato di Passimeno sul Trasimeno, il genovese Checco, cabarettista di una simpatia unica e tutti gli altri in genere ), attenti comunque a non diventare troppo invadenti, ha contribuito a creare un ambiente familiare, unitamente alla buona cucina, ricca di pesce locale sicuramente fresco data la grande disponibilità. L'unica nota stonata si è verificata con la calata degli Unni, che nella seconda settimana di soggiorno ha invaso il villaggio, ovvero un nutrito gruppo di medici e farmacisti nostrani, con familiari al seguito, in vacanza premio. Dopo un brevissimo combattimento ( praticamente senza incontrare resistenza ) a colpi di capsule e supposte si sono conquistati, riservandoselo, metà ristorante, saturando al contempo, con la loro esuberante presenza, anche tutti gli altri spazi vitali del villaggio. Ma la vacanza premio, per essere stati i più bravi a propinare pozioni miracolose, offerta da una nota casa farmaceutica finita sugli altari della cronaca giudiziaria proprio nel periodo in cui mi accingevo a completare questo lavoro ( Febbraio 2003 ), gli deve essere andata leggermente di traverso come la famosa pasticca che non và ne su e ne giu. Ma ora spazio alle immagini, con le foto e le note saliente delle isole dell'arcipelago visitate, a partire da quella di Sal dove eravamo alloggiati. A proposito mi dimenticavo sapete perché si chiama  Capo Verde? molto probabilmente per la scarsa fantasia di chi si prese l'incombenza, il quale attribuì all’arcipelago lo stesso nome del promontorio del Senegal che sulla costa africana che gi sta dirimpetto, anche se è da notare, tuttavia, come queste isole, al momento della loro scoperta contrariamente ad oggi, fossero ricoperte da fitte foreste verdi, abbattute in seguito per farne legname da costruzione o pascoli per animali ben presto inariditisi. Per sintetizzare penso che non ci sia nulla di meglio dei versi, molto belli, di due tra i più noti personaggi dell'arcipelago, che trascrivo così come sono riportati nella guida  "Capo Verde" di Rossella Righetti ed. Guide Ulysse e Moizzi Ottobre 2001 utilizzata nel viaggio.

 

 

<< Rocce a picco, valli profonde, venti diventati pazzi dall'inizio del tempo, un mare in rivolta, spiagge infinite. C'è anche il sole. Eterno e senza pietà, che ci brucia il ventre, la terra e il capo: il nostro e quello delle capre, quelle di sempre. La certezza del deserto nella sabbia che vola su strade aperte. Dieci isole fatte di silenzio, di nostalgia e di sogni >>

Dina Salustio, scrittrice capoverdiana

<< Nel cielo sei una stella / che non brilla / sul mare sei sabbia / asciutta . / Dispersa nel mondo / scogli e mare. / Terra povera, colma d'amore / dove ci sono la morna e la coladeira. / Terra dolce piena d'amore / dove ci sono il batuco ed il funanà . / Che nostalgia / una nostalgia infinita, / mio piccolo paese quanto ti amo / quanto ti amo>>.

Cesaria Evora, cantante capoverdiana di Mindelo ( São Vicente )

Un ricordo particolare ed un augurio di felicità a tutti i bambini di Capo Verde, dotati di una carica vitale irrefrenabile corredata da una simpatia unica, sempre pronti a mettersi in posa per farsi fotografare senza chiedere nulla in cambio, con quel sottile filo di ironia per il turista che è dietro la macchina fotografica che non guasta affatto, anzi ........ 

Sal – L’isola di sale

Sal, l'isola di sale. Sembra un comune destino di queste isole, quello di vedersi cambiare il nome dopo la scoperta. Sal, infatti, divenne di uso comune solo dopo la scoperta e lo sfruttamento dei depositi del prezioso minerale, subentrando all'originale  Ilha Llana ( isola piatta ) con cui venne battezzata nel Dicembre del 1460, data ufficiale della scoperta, anche se in realtà era già nota da secoli ai navigatori arabi che vi facevano approdo per rifornirsi proprio di sale. Ed in effetti l'isola, 216 Kmq, si presenta con un profilo altimetrico praticamente piatto, tranne che per alcune piccole colline nella zona Nord, resti di antichi vulcani sopiti, allungandosi per 30 Km nella sua aridità in un mare blu cobalto dai toni  spettacolari. L'aspetto brullo e desolato, favorito nei primi anni di insediamento dall'allevamento indiscriminato delle capre, non ha però impedito a Sal di diventare ultimamente il principale polo turistico dell'arcipelago, grazie anche alla presenza dell'aeroporto internazione Almicar Cabral di Espargos ed alla bella spiaggia di sabbia bianca di Santa Maria, su cui sorgono i principali complessi turistici. “Dono" dell'Italia del ventennio, che nel 1939 lo individua come sito idoneo per farne uno scalo tecnico sulla rotta tra Roma e Buenos Aires, l’aeroporto contribuì in modo determinante a risollevare l'economia dell'arcipelago, dopo il periodo di crisi d’inizio secolo, dovuto in gran parte dall'abbandono dei suoi scali portuali, sulle rotte commerciali tra Europa e Sud America, a vantaggio dei porti spagnoli delle Canarie e di Dakar in Senegal. Oggi l'aeroporto è il punto d'ingresso del mondo nell'arcipelago di Capo Verde e la sua attività cresce ogni anno di pari passo con lo sviluppo del turismo. La visita dell'isola non richiede più di una giornata e se avrete la ventura di soggiornare qui potete prendervela con tutta calma. Molto probabilmente sarete alloggiati nel paese di Santa Maria ed allora la soluzione migliore per vedere il resto dell'isola è quella di affittare una macchina e girarvela per conto proprio. Il costo del noleggio non è proprio a buon mercato, ma d'altra parte la circolazione sull'isola non presenza alcuna difficoltà, vi consiglio di utilizzare la compagnia locale che troverete nell' hotel Morabeza, l' albergo più antico costruito sulla spiaggia di Santa Maria. Come si può vedere dalla cartina la principale ed unica arteria asfaltata congiunge il capoluogo Espargos al centro turistico di Santa Maria, con due diramazioni che portano l'una alla località di Pedra de Lume, con le sue stupende saline, mentre l'altra raggiunge il piccolo porto di Palmeira, le altre strade vanno dal rango di piste in terra battuta a semplici solchi confusi da più tracce, ma considerando le distanze è possibile anche orientarsi a vista, per cui è praticamente impossibile perdersi. Santa Maria è un tranquillo paesino di 2000 abitanti, al bivio tra la tradizionale e pacata vita dell'arcipelago e la più movimentata animosità di una moderna località turistica, con le due anime che per ora sembrano aver trovato un modus vivendi ancora a "dimensione umana". Questo non toglie che nel suo piccolo Santa Maria non sia già pronta a soddisfare tutte le vostre esigenze, dai numerosi sport acquatici e subacquei che si possono praticare ( grazie al vento teso e costante è considerato uno dei migliori posti al mondo, soprattutto in inverno, per la pratica del windsurf ed affini), ai numerosi localini per cenare e ballare, alla presenza di banche e negozi. Ma la sua vera attrazione rimane la spiaggia,  chilometri di sabbia bianca che partendo da un mare azzurro si trasformano verso l'interno in una piana brulla e desertica, creando cosi un contrasto quasi irreale. Ai limiti della spiaggia, lasciando così almeno respirare il litorale, si snoda una fila ininterrotta di villaggi turistici, dai meno recenti ai più moderni, da cui si alza l'inconfondibile colonna sonora all'ultima moda che scandisce inesorabile tutte le ore del giorno in un andirivieni frenetico di attività sportive e mondane ( non ho mai capito perché in vacanza diventiamo tutti degli accaniti sportivi, impegnati in una forma di spasmodica competizione che non si vede neanche alle olimpiadi, per non parlare di quando ci trasformiamo in superbi ballerini pronti a catturare, dal maestro di turno, i segreti dell'ultimo ballo alla moda; ah! se potessero vederci i vecchi professori di ginnastica dei nostri duri anni scolastici, abituati a conoscere i nostri nomi solo dall'appello, perché il numero di presenze determinava la sufficienza ). E buon ultimo in fondo alla coda, ma ancora per poco, il nostro Bravo Club Vila do Farol, villaggio in stile italiano, come va di moda adesso, dall'animazione alla cucina ( veramente ottimo il pesce), inaugurato nel Dicembre 2001. Dagli alberghi per il paese di Santa Maria ci sono una ventina di minuti a piedi, si può raggiungere passando lungo la spiaggia, su una passeggiata acciottolata di recente costruzione, od utilizzando la strada asfaltata che separa le moderne costruzioni dalla piana deserta alle spalle. Piccole case colorate, un centro culturale, l'Aldeiamento Turistico de Moroerira posto in un'antica casa portoghese restaurata, dove è possibile acquistare oggetti dell'artigianato locale, limitato comunque dalle scarse risorse dell'arcipelago ( piccole ceramiche, collane e bracciali di conchiglie, denti di squalo, noci di cocco lavorate, oggetti in pietra lavica), ed un vivace mercato di prodotti africani, in particolare senegalesi, ( interessanti ma non capoverdiani ), il tutto in un dedalo di stradine, calme e tranquille, affacciate sul mare. E sul mare troverete uno dei posti più interessanti ed animati di tutta Santa Maria, il suo scalcinato pontile di legno. Un punto di ritrovo variegato, utilizzato dai pescatori che partono e ritornano sulle loro piccole e coloratissime barche, che quasi a stento riescono a sopportare l'ingombro di un bel tonno pinna gialla sui 30/40 Kg ( normalmente il rientro dalla pesca avviene verso le 10 / 10.30  ), dai bambini che giocano a tuffarsi in acqua, dai pesci più grandi ( dicono non di rado anche da giovani squaletti), che rincorrono tra i suoi piloni un gustoso boccone, dai sub che partono per le immersioni, dai ragazzi che con i tonni a penzoloni sulle carriole da muratori partono verso il mercato o qualche albergo, e per finire da tutti quelli che non hanno nulla da fare e che li si danno convegno, il tutto in un'atmosfera in perfetto stile capoverdiano. Ma Santa Maria è oggi anche un po' italiana, c'è chi ha aperto una discoteca di successo ( il Pirata ), chi una gelateria, chi una panetteria e chi semplicemente, come una ragazza milanese che abbiamo conosciuto, si è innamorata di questi posti e ha messo su famiglia con un artista senegalese che realizza dei bei quadri fatti con sabbia di diversi colori ( il suo studio è all'ingresso del paese vicino alla banca ed i suoi lavori sono decisamente migliori di quelli che vi proporranno i venditori ambulanti sulla spiaggia ).  Lasciato il paese e percorrendo l'unica strada asfaltata dell'isola si arriva in breve tempo nella capitale Espargos.  Nella tranquilla cittadina, la cui vita gravita quasi interamente intorno all'attività che coinvolge l'aeroporto, non c'è molto di interessante da vedere e si può girare velocemente. Da Espargos la strada asfaltata si ramifica e verso ovest porta al piccolo porto di Palmeira, dove attraccano le navi mercantili. Da Palmeira la strada diventa in terra battuta e proseguendo verso nord si può raggiungere la piscina naturale di Buracona, non ci sono indicazioni specifiche ed è facile confondere la pista che si incrocia con altre, l'unico consiglio per non "perdersi" è quello di rimanere vicino al mare, lasciandosi sulla destra le due pale per la produzione di energia eolica facilmente identificabili.  Su questo lato dell'isola la sabbia lascia il posto alle rocce di origine vulcanica, testimonianza di antiche eruzione terminante in mare, la piscina naturale di Buracona è l'apertura di una grotta sottomarina e per vederla dovete scavalcare le rocce che vi tolgono la vista del mare. L'altra ramificazione della strada asfaltata da Espargos conduce, verso est, alle antiche saline di Pedra de Lume. Situate sul fondo del cratere di un vulcano estinto, collassato in epoca remota al livello del mare, rappresentano un capolavoro di ingegneria della natura, con l'acqua che dopo essere entrata nell'invaso evapora lentamente lasciando uno strato di sale dai mille colori per l’effetto dei diversi minerali presenti. Lo sfruttamento delle saline della zona, iniziato alla fine del XVIII secolo da parte del portoghese Manuel Antonio Martins, viene ben presto abbandonato a favore di quelle di Santa Maria, risultando il costo del trasporto più conveniente. Successivamente l'attività riprende con l’acquisizione della concessione da parte della compagnia francese di Salines du Cap Vert, ed è in questo periodo che viene costruita la teleferica per il trasporto del sale al piccolo porto d'imbarco. Dopo un periodo d'oro, sul finire degli anni '40, la produzione inizia a scendere fino al definitivo abbandono nel 1984. L'atmosfera che si respira è veramente incredibile, dal paese di Pedra de Lume ci si arrampica per un breve tragitto su una strada sterrata che costeggia l'antica teleferica in legno e si arriva all'ingresso del tunnel scavato nella roccia nel 1804, da qui si prosegue a piedi sbucando dal ventre della montagna nell'antico cratere con un colpo d'occhio di rara efficacia. Nelle piscine di sale, ormai abbandonate, si può fare il bagno lasciandosi cullare, senza mai andare a fondo, in un'acqua tiepida che è 35 volte più salata di quella del mare ( per sciacquarvi, se non vi siete portati dietro dell'acqua, potrete fare il bagno nella vicina spiaggia del paese). A Pedra de Lume , dove si trova anche una bella chiesetta, rimangono i resti dell'attività che ruotava intorno all'estrazione del sale, navi abbandonate ad arrugginire e grandi fabbriche di legno per la lavorazione, in avanzato stato di collasso, che ricordano in qualche maniera l'epopea del Far West americano. 

 

Fogo – L’isola di fuoco

Fogo l'isola vulcano. Non è difficile immaginare il significato del nome che gli fu attribuito nel 1620, in sostituzione dell' originario São Felipe, rimasto ad identificare la sola capitale, dopo che una violenta eruzione costrinse gran parte della popolazione a trovare rifugio nella vicina isola di Brava.  Scoperta nel maggio del 1460 venne subito colonizzata, ed in breve tempo, grazie anche alla fertilità della sua terra, vi si stabilirono molti coloni portoghesi. Con un'area di 476 kmq è per dimensioni la quarta isola di Capo Verde, prevalendo in assoluto in fatto di temperature. L’isola ha un fascino particolare ed offre scorci panoramici veramente unici in cui predominano i toni scuri, dalla sabbia delle spiagge, alle strade costruite in pietra lavica, dalla terra arsa dal sole e dal calore, ai paesaggi lunari che si incontrano salendo verso il picco del vulcano, che dall'alto dei suoi 2829 metri si staglia su un mare azzurro. Purtroppo è anche una delle isole dell'arcipelago meno visitate, un vero peccato a mio avviso, perché i tour operator e le agenzie locali non sempre riescono ad organizzare un'escursione giornaliera, non raggiungendo il numero minimo di adesioni.  Noi ci siamo riusciti appoggiandoci all' agenzia locale CVTS di Santa Maria ( se gli scrivete un' e-mail cvtssal@cvtelecom.cv vi invieranno i loro programmi dettagliati con le quote aggiornate). Dopo un volo di circa 55', in cui il pilota deve aver navigato a vista, dato che la strumentazione di bordo che riuscivo a sbirciare dal mio sedile non si è mai mossa, come quegli adesivi finti che si mettono sui giocattoli di plastica, arriviamo in vista dell'isola ed in breve atterriamo nel suo piccolo aeroporto, non  ricordo di averne mai visti di così ridotte dimensioni. All'arrivo ci attende il corrispondente dell'agenzia CVTS, il tempo di salire sui pick up e ci trasferiamo nella capitale São Felipe, la seconda città edificata dai Portoghesi nell'arcipelago, dove nel suo piccolo albergo, gestito insieme alla moglie tedesca, ci viene offerta la prima colazione a base di formaggio  di  capra  accompagnato da marmellate di frutta  locali, un mix di sapori veramente gustoso.  Dopo esserci rifocillati risaliamo sui pick up ed iniziamo ad arrampicarci sull' antica strada in pietra lavica che per un  tortuoso tracciato conduce alla vetta del solitario Pico. Lungo la strada attraversiamo piccoli paesi in uno scenario che si fa via, via sempre più arido, la terra arsa da un calore perenne non ha un aspetto molto ospitale e la convivenza con l'uomo deve essere qui più difficile che altrove. Ogni tanto incontriamo piccoli recinti per le capre, uno dei pochi animali che sia riuscito ad adattarsi ad un ambiente cosi arido che le rare gocce di pioggia vengono premurosamente raccolte da piccole terrazze in cemento, adagiate sui fianchi delle colline, che terminano ad imbuto dentro pozzi appositamente costruiti. A 1800 metri di altitudine la strada diventa una pista, ricavata direttamente nella lava delle eruzioni più recenti, che taglia in due l'altopiano di Chã das Caldeira, un'enorme conca pianeggiante di circa 10 Km di diametro, il risultato del crollo, avvenuto nel 1850, del principale cono del vulcano che si innalzava oltre i 3500 mt. E' una delle zone più affascinanti dell'isola e dell'intero arcipelago, sembra di essere in un piccolo inferno piantato in un cielo azzurro, dove l'occhio umano riesce ad abbracciare solo terra nera con sfumature ocra e rosse disegnate da sottili strati di zolfo ed ossido di ferro. All'interno dell'altopiano si trovano i due piccoli villaggi di Portela e Bangaeira con le caratteristiche casette fatte di mattoni di lava. Alcuni degli abitanti discendono direttamente dalla progenie di Armand Montrond, un nobile francese esule a Fogo nella metà del XVIII sec., e sono riconoscibili, oltre che dal cognome, anche dai tratti somatici più marcatamente europei con tanto di capelli biondi ( sembra che in effetti, ottemperando alla fama della sua terra natale, il francese si sia dato parecchio da fare ). Ma oltre a lasciare eredi Montrond introdusse la coltivazione della vite ed è veramente stupefacente vedere come sia possibile in un luogo simile. Non esistono filari e le piantine di vite, che si alzano dal suolo per pochi centimetri, riescono a sopravvivere grazie alla sola umida della notte. Recentemente la locale cooperativa, grazie anche all'aiuto ricevuto, in metodologie e mezzi, da parte di una cooperativa italiana ( ogni tanto ci impegniamo a fare qualcosa di buono), è riuscita a sviluppare la produzione ottenendo un vino qualitativamente molto apprezzato. All’ingresso nei villaggi ci vengono incontro gruppi di bambini sorridenti, in mano hanno i loro piccoli lavori in pietra lavica che vendono ai pochi turisti di passaggio, casette con i tetti di canna che riproducono le tipiche abitazioni del posto, come si fa a non prenderne qualcuna! Da Chã das Caldeira si può proseguire a piedi per la vetta, ma è una salita lunga e faticosa e con una gita di un solo giorno non se ne ha il tempo. Terminato il pranzo al sacco, in cui abbiamo modo di degustare anche il famoso vino locale, ritorniamo per la stessa strada ed in attesa del volo di rientro ci rimane un po' di tempo per visitare la capitale São Felipe. São Felipe è la seconda città costruita sull'arcipelago dai portoghesi e conta oggi circa 9000 abitanti, in leggero declivio verso il mare ha un centro storico tranquillo in cui è possibile ammirare le caratteristiche case colorate, i sobrados, antiche dimore  dell'aristocrazia bianca dell'isola. Di notevole la barocca Igreja Matriz , con la sua facciata azzurra, il Municipio ed il vecchio cimitero Cemiterio de Brancos dove venivano sepolti solo i ricchi possidenti terrieri. Girando per le sue stradine si ha una sensazione di grande tranquillità, come di un'atmosfera sospesa fuori dal tempo in cui ogni angolo offre uno scorcio di immagini multicolori mitigate dall'azzurro del mare. Nel tardo pomeriggio torniamo al piccolo aeroporto per far rientro a Sal , scoprendo con sorpresa, che in attesa del termine dell’escursione, l'aereo della Caboverde Express non si mai mosso dal nostro arrivo.

 

Santiago – L’isola verde

Santiago, la capitale. Per la seconda volta ci alziamo in volo, sempre ospiti di uno dei due Let 410 della Cabo Verde Express, per visitare stavolta l'isola di Santiago e la sua capitale Praia. Scoperta ufficialmente nel 1460 dai navigatori Diego Gomes e Antonio da Noli è l'isola più grande dell'arcipelago, qui, che negli anni successivi, venne fondata la prima città europea sul suolo africano, Ribeira Grande. All'aeroporto ci attende la nostra guida , la simpatica sig.ra Laura Sparnacci ( imprenditrice italiana, toscana sottolineerebbe lei, che risiede da alcuni anni a Santiago dove ha avviato un'attività di produzione del famoso liquore locale, il Grogue, ricavato dalla fermentazione del succo estratto dalla canna da zucchero ed utilizzato anche come base, in aggiunta a frutti tropicali, per la preparazione del liquore Pontche, quello della nostra connazionale si chiama Pontche Laurieta, con un gusto tutto da provare), uno dei tanti spiriti liberi italiani che hanno scelto il mondo come casa e che ogni tanto si diverte a scarrozzare in giro i turisti, anche per poter fare quattro chiacchiere nella lingua madre. Santiago non è certo visitabile in un solo giorno, ma anche in poco tempo è possibile farsi un'idea di quest'isola che come tutte le altre dell'arcipelago ha delle sue connotazioni specifiche. Di origine vulcanica, ma con una maggiore disponibilità di risorse idriche, ha un aspetto meno brullo di Fogo e Sal, con piccole oasi di verde che si insinuano tra strette vallate racchiuse da rocce scoscese. Lasciamo subito Praia, attraversandola in parte, e ci dirigiamo verso l'interno per visitare un piccolo villaggio con caratteristiche casette di pietra, un antico insediamento vicino ad una sorgente naturale dove si rifugiavano gli schiavi che riuscivano a sottrarsi al giogo dei coloni portoghesi. In queste zone e nell'oasi che visitiamo dopo è facile avvistare il passeriño, un uccellino endemico di quest'arcipelago, simile ai nostri passeri, ma con un lungo becco giallo. Terminato il giro nell'interno rientriamo a Praia per visitare la capitale. La città, che prende il nome dal termine portoghese spiaggia, venne fondata dopo la distruzione dell'antica capitale Riberia Grande da parte del pirata francese Jacques Cassard, che nel 1712 la mise a ferro e fuoco lasciano dietro di se solo miseria e rovine. Posta su una piattaforma basaltica è con i suoi 60.000 abitanti la città più grande e capitale dell'arcipelago. Intorno al nucleo storico, il Platô posto in posizione rialzata, si sono sviluppati i nuovi insediamenti abitativi, conquistando spazio nel tempo sia verso il mare che verso l'altopiano circostante. Sulla piazza centrale, Praça Alexandre de Albuquerque, si trovano gli edifici risalenti al periodo coloniale, come l' Igreja Matriz, il Palacio de Justiça, la Câmara Municipal ed altri ancora. Dalla piazza proseguendo per Avenida Cabral, l'arteria principale, si arriva al mercato municipale, uno dei luoghi in assoluto più interessanti da visitare. Il mercato è un'esplosione di vita e di colori locali, e tra frutta e verdura esotica messa in bella vista è possibile trovare anche i santoni locali, soprattutto donne anziane, con i banchetti stracarichi di scatoline e barattolini di vetro pieni di radici e polverine, gli antichi rimedi naturali usati per curare tutte le malattie più comuni, fate attenzione perché non gradiscono essere fotografate, a meno che non diate loro un piccolo compenso.  Nel pomeriggio, dopo il pranzo, ci rechiamo a visitare, a pochi chilometri da Praia, quello che rimane di Riberia Grande chiamata oggi Cidade Velha. L'antica città sorgeva alla foce dell'omonimo fiume, che lungo il suo corso crea una oasi rigogliosa che si allunga in una stretta vallata. In poco spazio sono concentrati i più antichi resti coloniali di tutta l' Africa, la cattedrale da Sè , ridotta ormai ad uno scheletro, il Pelourinho, una colonna di marmo che serviva da gogna per gli schiavi che si ribellavano e poco lontano, addentrandosi lungo il corso del fiume, l'antico convento di San Francesco, dove con mirati interventi di restauro si sta cercando di porre rimedio ai danni del tempo. Nei pressi del convento si trova un'antica fabbrica del liquore Grogue, in uso ancora oggi, dove si possono vedere i torchi a trazione animale utilizzati per estrarre il succo dalla canna da zucchero. Nel punto più alto del convento si trovano l'antica Igreja de Nossa Senhora do Rosário, eretta nel 1490 e di notevole pregio artistico, ed alcuni locali attigui in uso ai frati tra cui anche le antiche sepolture. Su tutto domina la Fortaleza Reale de São Filipe edificata nel 1593 per difendere la città , senza successo visto come è andata la storia, dalle scorrerie dei pirati. 

 

Boavista – L’isola di sabbia

Boavista, il deserto d'alto mare. E' l'isola più ad est di tutto l'arcipelago e la terza per dimensione, è anche quella che più di tutte risente della vicinanza del continente africano, ospitando al suo interno un piccolo deserto in miniatura, il deserto di Viana, un'area di 6 Kmq con candide dune e piccole oasi verdi, l’ideale prosecuzione del deserto Sahariano. Ma non ci sarebbe nulla da eccepire se Boavista venisse anche definita l'isola delle spiagge, tante numerose e spettacolari se ne incontrano lungo il suo perimetro, contornato da un mare azzurro e cristallino. Scoperta ufficialmente il 27 Settembre 1460 dal navigatore Antonio da Noli venne subito battezzata São Cristóvão, e solo successivamente iniziò ad essere chiamata con il nome attuale, il cui significato "Buona Vista" sembra venga attribuito ad una leggenda locale che racconta dell'esclamazione di sollievo di un marinaio nell’avvistare terra durante una furiosa tempesta. Dopo un breve volo da Sal, sempre a bordo di uno dei Let 410 della Cabo Verde Express, atterriamo all'aeroporto di Rabil, poco distante dalla capitale Sal Rei, dove ci attende la nostra guida giornaliera, un simpatico ragazzo capoverdiano con trascorsi di lavoro nel nostro paese e che ora, sull'onda del continuo afflusso di turisti, è tornato per gestire un centro di immersioni, un'attività destinata ad avere un rapido sviluppo nel prossimo futuro considerando la bellezza e la ricchezza dei fondali dell'isola. Il tempo di salire sui pick-up e ci dirigiamo verso la nostra prima tappa, la visita del deserto di Viana. Lasciamo le macchine sul limitare e ci addentriamo sulle dune bianchissime affondando i piedi dentro una sabbia impalpabile e godibilmente fresca, immersi in un paesaggio in movimento che cambia di giorno in giorno a seconda della direzione da cui spirano i venti, che con il loro lavorio instancabile continuano a trasportare sabbia dal continente africano.  Lasciato il deserto riprendiamo la strada verso sud per raggiungere la famosa Praia Curalinho ( ribattezzata Santa Monica dai turisti ) effettuando prima una breve sosta a Povoação Velha,.il più antico insediamento dell'isola fondato dagli inglesi nel 1620. Un piccolo paesino il cui centro storico è un pugno di case colorate disposte ai lati di una strada acciottolata. Situato in posizione leggermente rialzata domina una pianura pietrosa che si estende fino al mare, è l'ultimo posto abitato che si incontra e se non vi siete ancora approvvigionati di acqua è l'ultima occasione che avete per farlo. Poco oltre il paese termina la strada asfaltata e le nuvole di polvere che alzano i pick-up iniziano ad annunciare la pista sterrata che ci condurrà, con qualche sobbalzo, verso uno di quei luoghi che da solo vale "il biglietto"  per questo piccolo pezzo di mondo incantato. Non ci sono parole sufficienti per descrivere la straordinaria e selvaggia bellezza della spiaggia di Praia Curalinho, che a pieno titolo potrebbe rientrare nell'elenco delle dieci meraviglie del mondo. Una distesa di sabbia immacolata, lunga più di 20 Km, che lo sguardo non riesce ad abbracciare nel suo insieme, con gli occhi che si aprono ad uno stupore incredulo e dove ci sente piccoli di fronte a tanta maestosità, come quei graziosi granchietti con gli occhi sporgenti che instancabili seguono avanti e indietro il filo dell'onda che ora si allarga e ora si ritira, come a voler accarezzare la terra in un abbraccio senza fine. Venti chilometri di natura incontaminata, al riparo dalla benché minima presenza umana e dai guasti che può provocare la sua mano pesante. Non so se questo stato di cose sia dovuto al caso, a rigide leggi nazionali, alle difficoltà che la natura stessa del luogo, fortunatamente, oppone ad uno sfruttamento intensivo, o più probabilmente al fatto che l'isola di Boavista è inserita ( insieme a Sal e Maio ) nel progetto Caboverde Natura 2000 ( curato dall'università di Las Palmas delle Canarie ) per la tutela delle biodiversità, che riguarda tra l'altro la riproduzione delle tartarughe marine Caretta-caretta, ma mi auguro, anche se non dovessi avere più la ventura di visitarla, che Praia Curalinho rimanga così per sempre, testimone alle generazioni future di quanto la natura possa essere meravigliosa. Lasciata a malincuore Praia Curalinho riprendiamo la strada verso Sal Rei fermandoci per il pranzo in un ristorante a Praia da Cruz, un'altra delle belle spiagge che come una corona dorata circondano in un caldo abbraccio questa splendida isola. Dopo una visita fugace a Sal Rei ed alla sua marina, piena dell'allegra confusione di un giorno di festa, ci rechiamo a Rabil, l'antica capitale, per visitare Praia de Chave.  Qui si può vedere l'anima del deserto che nell'anelito di affacciarsi sul mare si sta spingendo sempre più avanti, arrivando a cancellare con le sue candide dune tutti i ricordi del recente passato, come se alla natura fosse scivolata la mano in una lunga pennellata di giallo. Qua e la dalla sabbia affiorano i resti dell'antica fabbrica di mattoni, attiva fino al 1943, fatta costruire della famiglia Benoliel, ebrei emigrati dal Marocco nella prima metà del XIX secolo, la cui alacre attività industriale aveva portato Boavista a diventare per breve tempo il principale centro commerciale delle isole settentrionali. Il silenzio che si respira aggirandosi tra ingranaggi arrugginiti e muri diroccati sullo sfondo di un mare azzurro da cartolina, con le piccole palme sferzate da un vento caldo, fa di Praia de Chave un luogo incantato perso nel tempo. Ma purtroppo la giornata volge al termine e l'aero della Cabo Verde Express ci attende sulla pista per riportarci a Sal, è un vero peccato doversi staccare da questa piccola isola che meriterebbe un soggiorno più "meditato" per riuscire a goderne appieno.

 

Diario di Viaggio di Maurizio Fortunato – 2002

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Bibliografia e Fonti Storiche :

Guida di Viaggio Capo Verde di Rossella Righetti ed. Guide Ulysse e Moizzi Ottobre 2001

     

 

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