Marocco 2005

Diario di viaggio

di Marco Paradiso

 

 

Lun 22 ago Roma – Marrakech

…fumo, odori, rumori…forse urla, forse richiami…forse no…odori, forti, penetranti…poi luci, luci colorate e non, luci forti…pure troppo…e ancora fumo, tanto fumo…ma poi, all’improvviso…il buio…

 

 

 

 

Mar 23 ago Marrakech

Marrakech…Marocco ora comincio a ricordare…siamo in 4 io, la mia ragazza Ste, Franco un mio carissimo amico e Margherita, la ragazza…

Il giorno dell’arrivo, in un viaggio, è sempre sbattuto, se si arriva a Marrakech verso mezzanotte, tutto si amplifica, si moltiplica, e se poi ci mettiamo anche un volo tribolato in una estate di voli “tribolati” ecco che tutto torna…

Ci siamo sistemati in una bella Riad a 200 metri dal centro, Riad Dar Jamila (00212 44 44 28 50), è molto carino con una ventina di stanze arredate con gusto e colore, a noi capita anche la stanza col camino, il tutto a 400dhiram (40 eur) eur a coppia…ma ora siamo pronti si comincia…

La mattina di buon ora, abbiamo il nostro primo approccio con la città che non può non cominciare da Place Jemaa el Fnaa. La piazza, enorme, è il cuore pulsante di Marrakech e forse di tutto il Marocco, la mattina è abbastanza affollata, ci sono bancarelle con venditori di pellame, di pollame, di stoffe, ci sono alcuni tizi con strane scimmiette sulle spalle…io mi aspettavo un po’ questa atmosfera che tra l’altro amo, ma gli altri rimangono spiazzati un bel po’…quasi impauriti…

Decidiamo perciò per un giro oltre la Medina e, dopo un po’ arriviamo al Palais de la Bahia, il “palazzo risplendente” dimora del Gran Visir. Il palazzo è anticipato da un bel viale circondato da alberi di agrumi, di palme e di bambù. Entrando visitiamo il bel cortile ed il bellissimo porticato in marmo lavorato per poi entrare nelle stanze, splendidamente decorate con motivi floreali in legno e alti soffitti sempre in legno intarsiato.

Incantati dalla Bahia passeggiamo verso un’altra costruzione storica di Marrakech, il Palais El Badi, di quella che una volta era la sontuosa residenza del sultano, oggi rimane poco, solo le mura e le piscine ma dalla terrazza il panorama sulla città è davvero magnifico. Nel pomeriggio però la Medina e suoi souk ci attirano non poco.

…amigo…italiano…fumo…amigo…berlusconi…fumo…sono le uniche parole comprensibili, le uniche parole che si ripetono all’infinito ogni volta che passiamo. Ci siamo immersi in un dedalo di strade, vicoli e piazzette, scoprendo il souk degli artigiani, con all'opera ciabattini, fabbricanti di babbucce, milioni di babbucce, falegnami, vasai, per poi ritornare in Place Jemaa el fnaa.

La sera il posto si carica ancora di più di suggestione, fascino e follia, diventa un palcoscenico, un girone infernale e un luna park insieme, inutile tentare una visita normale o addirittura un itinerario…inutile…ognuno ha il suo spazio qualsiasi cosa voglia fare. Ci sono incantatori di serpenti, cantastorie, venditori, bancarelle di frutta, agnelli appesi e pronti per il fuoco… di tutto…Seduti in piazza mangiamo proprio dell’ottimo agnello e beviamo the ma poi il sonno prende il sopravvento.

 

 

 

 

 

 

Mer 24 ago Marrakech

La mattina la dedichiamo alla visita della moschea di Marrakech con il minareto della Kotoubia. Una giornata a Marrakech non può che cominciare col richiamo cantilenante del muezzin, che echeggia dalla sommità del minareto, austero, elegante e dalle geometrie perfette, che dall'alto dei suoi 70 metri sovrasta tutta la città. Il posto è abbastanza silenzioso seppur affollato, incontriamo vari ragazzetti desiderosi di farci da guida ma… cortesemente…nisba…ciao…no…grazie…no…

Uscendo dalla moschea, passiamo per la ville nouvelle ossia la zona moderna, anche qui le costruzioni richiamano le antiche case, i viali sono larghi, pieni di palme dal fusto altissimo e in giro ci sono un sacco di…gatti …intanto noi arriviamo ai giardini di Majorelle. Ste adora tutto ciò che è giardino, piante e verde e qui rimane folgorata…dal blu acceso della casa al rosso dei pavimenti, al verde delle enormi e variegate piante grasse, fino ai molteplici colori dei fiori…il posto mi piace, la casa fatta costruire dal pittore francese Majorelle, richiama lo stile razionale di Le Corbusier ed è elegante e semplice.

Giriamo senza meta anche se il posto è invaso da gruppi organizzati alquanto rumorosi, poi andiamo ancora verso la Medina per visitare la zona a nord della piazza. Ci immergiamo di nuovo nel colore del souk degli orefici, quello delle spezie, e dei venditori di frutta secca, il bellissimo souk dei tappeti, quello dei ceramisti e dei vasai...giungiamo poi nella "quissariah", dove si trova di tutto, dai prodotti moderni a quelli d'antiquariato, abbiamo scoperto il souk delle pelli, della lana e delle stoffe, una vera ragnatela di botteghe in cui il tempo non esiste. Rapiti dalla miscela di profumi e di colori, Franco e Margherita scoprono l’arte della contrattazione comprando un pouf in pelle dopo un tempo che mi è parso infinito…

Inutile tentare di scappare, può andare bene in Tunisia o, a detta di Franco, in Egitto (anche se sei stato solo a “Sharm”) ma qui no…ti vengono incontro, ti toccano, ti bloccano, ti parlano, a volte si deve essere fermi nel negare ma alla fine è divertente, ci fai amicizia e “rischi” che ti invitino a mangiare a casa loro…io ci sono salito solo per scattare qualche foto della piazza e bere l’immancabile the alla menta…sarà anche diventata turistica ma questa città ha fascino da vendere…

Rimaniamo seduti in piazza fino a tardi, a mangiare tajine con uova ed osservare estasiati e rilassati Place Jemaa el Fnaa, quel posto che, due giorni fa, ci pareva un altro pianeta… 

 

 

 

 

 

 

Gio 25 ago Marrakech – Oukaimeden – valle dell’Ourika – Setti Fatma – Marrakech 150km ca.

Era mattina molto presto, quando, grazie a Mahdi che lavora alla Riad, prendiamo la macchina, una fiammante clio che ci ha accompagnerà alla grande per tutto il nostro viaggio.

Armati di guide e cappelli, partiamo verso le montagne dell’Atlante. Lonely e Routard che da semplici oggetti cartacei hanno assunto entità quasi umane con tanto di personalità, ci hanno diretti verso Oukaimeden. La prima sosta è ad Ait Lekak, dove conosciamo colui il quale che ci accompagnerà fino alla fine del nostro viaggio…il colore rosso…

Il posto a me piace, solo a me però, gli altri non mi sembrano d’accordo, eppure, saranno le case che si arrampicano sul pendio, sarà il colore delle pietre e delle rocce ma a me il posto conquista. La strada da qui comincia a salire con ampi tornanti che non hanno nulla da invidiare alle nostre strade alpine. Dopo un po’ siamo a Oukaimeden che in pratica è una stazione sciistica ma, chissà perché, pensando al Marocco l’accostamento con gli sci non è proprio immediato…

Il posto comunque è bello, gli occhi spaziano dalle vette a più di 3000 metri, alle valli intorno, alle rocce nude ed aspre fino al vecchio villaggio abbandonato. L’aria è bella fresca e noi senza giacchette siamo a disagio, perciò scendiamo di nuovo e poi, ad Aghbalou svoltiamo a destra per la valle dell’Ourika.

La valle è bella, piena di verde, di ruscelli e torrenti, incontriamo molte persone cariche di fascine e di legna, molti greggi di capre e pecore in una dimensione nomade che credevo scomparsa. Dopo un ora siamo a Setti Fatma che deve la sua fama alle sette cascate che si alternano e si rincorrono lungo la gola della montagna, niente di enorme o spettacolare ma molto carine. Il paese è pieno di café, di bar e di guide che quasi ci rincorrono per portarci fin sopra ma bastano delle buone scarpe e voglia di camminare per arrivarci. La gola tagliata dalle cascate è molto suggestiva, l’acqua è gelida a differenza del clima che invece è umidissimo, noi intanto, un po’ stanchi, siamo di nuovo sulla strada di Marrakech riattraversando la bella valle dell’Ourika con i suoi scorci di colline verdi e i suoi villaggi dimenticati.

La sera al tramonto siamo di nuovo in quel caleidoscopio di piazza, a cenare in uno dei tanti ristoranti sulle terrazze, mangiamo cous cous alle verdure e parlottiamo. Non per molto però…siamo stanchini…e Ste e Franco avvertono strani movimenti…cosi ce ne torniamo in hotel.

 

 

 

 

Ven 26 ago Marrakech – Tizi’n Tichka – Ait Benhaddou – Ouarzazate 250km ca.

È mattina presto quando partiamo per Ouarzazate. Franco ha qualche decimo di febbre ed io mal di testa…bene… comunque salutiamo Mahdi e Yessir i simpatici ragazzi della Riad che, gentilissimi, ci danno recapiti di amici a Ouarzazate, Agadir ed Essaouira, con hotel o appartamenti dove stare la notte.

Con la nostra clio superiamo i paesi di Tifrouine e Ait Ourir prima di fermarci a Taddert. Per molti è solo un posto di passaggio infatti osserviamo come molti autobus e auto nemmeno rallentano, per noi invece il posto ha qualcosa di magico, ci sono un centinaio di case rosse abbarbicate sul monte, qualche donna completamente coperta che cammina e ci guarda sospettosa e vari bambini che, per guadagnare un dhiram, fanno di tutto per farsi scattare una foto mettendosi in posa. Non c’è nessun turista, l’aria è fresca e silenziosa ma noi salutiamo Taddert e cominciamo la salita…

Da qui la strada inizia a contorcersi ed avvolgersi su di un pendio tanto bello quanto inquietante, facciamo varie soste sia per fare foto sia per evitare mal d’auto e peggiorare il nostro stato, e dopo un bel po’ arriviamo al passo Tizi n’Tichka in pratica lo Stelvio marocchino!!! E dello Stelvio ne ha tutti i crismi!!! Avvolto da nuvole basse che filtrano la luce, circondato da cime di 4000 metri o giù di li, e con un panorami montani e aria pungente che pare di essere in Svizzera!!! C’è una casupola che segna il passo con il nome e vari cartelli che spiegano ma…cosa c’è da spiegare qui??c’è solo da perdersi nel panorama…

Dopo un po’ siamo già sulla strada che scende dal versante opposto sempre piena di curve e strapiombi. È pomeriggio quando arriviamo in pianura ad Ait Benhaddou, e l’aria ci sembra diversa, da questo lato dell’Atlante è più secca e calda, si sente quasi che l’immensità del Sahara è vicina, siamo nel sud del Marocco, nella zona delle kasbah…e dei palazzi dei pascià dell’Atlante.

Ait Benhaddou è una delle kasbah più belle del Marocco, per entrarci superiamo l’Oued Ounilah un piccolo fiume che taglia il paese. Per “facilitare” il passaggio sono stati messi dei sacchi di terra e tutti li superiamo con discreta agilità tranne Margherita che si blocca a metà e deve ricorrere all’aiuto di un ragazzo per superare il guado…Entrati nella kasbah ci immergiamo tra costruzioni rosso fuoco, labirinti di vicoli strettissimi invasi da negozietti turistici ma carini e un bel po’ di solite guide che ci aspettano al varco. Decidiamo di dare fiducia a Fahed che ci porta in casa offrendoci the e dolcetti vari, noi si accetta ringraziando con qualche dhiram e si prosegue fino la sommità. Da qui il panorama è stupendo, intorno a noi il rosso delle case e delle montagne si accende sotto la luce del crepuscolo e sotto di noi …il labirinto…Tornati in auto, pochi minuti dopo, siamo a Ouarzazate, sbagliamo strada per cercare l’hotel avuto dai ragazzi ma alla fine ci arriviamo all’ hotel La Vallee (tel 00212 48 54 034) piccolo, pulito e carino dove mangiamo e…crolliamo.

 

 

 

Sab 27 ago Ouarzazate – Taurirt – oasi di Fint – Ouarzazate 50km ca.

Oggi stiamo meglio e dopo una bella colazione con frittelle e miele stiamo per andare a visitare la Kasbah di Taurirt, appena fuori Ouarzazate. La kasbah, costruita nel 17° secolo ma restaurata negli anni ’20, e’ molto bella ed era la residenza del pascia’, che regnava su tutto l’Atlante. Visitiamo la cucina dai 5 forni, 2 per il pane, uno per il cuscus, uno per la tajine e uno per il mechoui, il montone arrosto, poi l’hammam destinato agli uomini e riscaldato ad acqua, e le stanze piu’ ricche, decorate con soffitti in legno di eucalipto proveniente dell’Atlante e in canne di palma.

Davanti la kasbah c’è una moltitudine di bazar ma vendono roba troppo turistica, facciamo ugualmente un giro e poi torniamo verso Ouarzazate, la superiamo e andiamo nell’interno delle oasi di Fint. Le oasi, sono enormi, e spuntano all’improvviso dopo aver percorso un tratto di strada in un deserto roccioso. Posto strano questo…montagne e colline completamente aride, nude, in lontananza filari di palme e macchie verdi testimoni di abbondanza d’acqua e poco altro. Giriamo un po’ ed incrociamo vari villaggi tutti ordinati con case e campi coltivati sempre circondati da palme. Tornando indietro, notiamo come Ouarzazate sia una piccola mecca per il cinema, attraversiamo aree piene di capannoni con varie sigle di multinazionali del grande schermo, ci sono anche dei discutibili monumenti e fontane a foggia di pellicola…mah…noi comunque visitiamo il souk di Ouarzazate, una piccola delusione, chissà perché me lo immaginavo diverso, invece è piuttosto piccolo e poco caratteristico…in compenso però, in un forno, compriamo del pane al cumino e dei dolci alla mandorla davvero squisiti che ci accompagnano fino al ritorno in hotel.

 

 

 

 

Dom 28 ago Ouarzazate – valle del Dades – Tinerhir – gole del Todra – Ouarzazate 360km ca.

Sono le 6 quando lasciamo Ouarzazate verso la mitica valle del Dades. La luce dell’alba colora tutto intorno a noi di un ‘aria magica che ci cattura subito.

Siamo nella valle delle mille kasbah, in effetti è un susseguirsi di paesi, palazzi e labirinti di pietra rossa, non si sa se guardare la meraviglia della natura con i suoi colori pastello gettati qui e là sulle montagne o fermarsi per entrare e perdersi in ognuna delle kasbah. Già Amerhidil meriterebbe una sosta cosi come la bellissima casbah di Skoura.

Oasi variopinta questa, piena di giardini e di palme e dove è bello perdersi nei souk. Souk colorati, dal forte odore, dove la gente locale fa i propri acquisti. Non ci sono bancarelle, tutto è per terra, oppure steso alla buona su teli. Patate, pomodori, tantissime arance, vasi, piatti, bicchieri, pelli. Incontriamo donne anziane e non, con le loro vesti dal rosso al rosa, uomini che bevono the, badano alle poche caprette che hanno oppure intenti vendere galli o muli…

È da qui che comincia la “via delle mille kasbah”… risaliamo la valle ancora per un po’, la clio pare andare a mille, le strade sono buone e si trovano anche varie stazioni di servizio, dopo un po’ arriviamo a El-Kelaa M’Gouna il capoluogo della valle delle rose…ci inoltriamo per poco dato che l’asfalto ci ha lasciato e non vogliamo rischiare, il paesaggio è arido e colorato insieme, da un lato le rocce desertiche che tentano di insinuarsi nella valle, dall’altro le palme e i roseti che rispondono con il loro verde…qui i ragazzini non sono guide ma… venditori di rose…ovunque rose dai colori naturali e forti. Dopo non molto siamo nel paese di El Kelaa, nella kasbah del 14° secolo.

È ancora mattina, il sole non è forte e noi arriviamo a Boumalne de Dades, centro abbastanza grande ma non sostiamo, siamo diretti a Tinerhir. Lasciamo il Dades e, proseguendo, notiamo che il paesaggio cambia di nuovo, diventa più rigoglioso, più verde. La natura ci dona un colpo d’occhio magnifico, su un’antica casbah, sul palmeto sottostante brulicante di gente…con sullo sfondo palmeti che si estendono fino al fondovalle.

La cittadina è importante e possiede una delle oasi più vaste del Marocco, il centro è dominato dalla imponente kasbah, costruita dalla famiglia Glaoui, per controllare le tribù della zona.

È mezzogiorno e ci siamo…già la strada che ci accompagna fa presagire paesaggi splendidi, quando poi si arriva all’ inizio delle gole del Todra, allora il fiato se ne và…sembra di essere nel fosso di Elm!! dice Franco ed in effetti ha ragione…il Signore degli Anelli si poteva girare anche qui…

Il vertiginoso taglio nella roccia è stupefacente, 300 – 400 metri di altezza, in alcuni punti appena 10 di larghezza. Le strettissime gole dalle pareti rosse sono sorprendenti, l’acqua c’è, si sente…vi scorre tutto l’anno nascosta sul fondo di questo splendido spettacolo…, enorme, severo e silenzioso.

Non vorremmo più tornarcene, ma alla fine siamo di nuovo in auto sulla strada del ritorno. La strada è asfaltata ma è perennemente fiancheggiata da una larga striscia di terra riservata ai carri e alla gente a piedi. Qua e là ci sono gruppetti di donne, uomini e bambini, il traffico è poco, ma quando incrociamo un veicolo è meglio rallentare, anche deviando sullo sterrato …qui corrono come matti...

Tornando sostiamo ad Amerhidil dalle parti di Skoura. La kasbah sembra un castello delle favole…non entriamo ma anche da fuori, il posto è bello, c’è un bel po’ di gente e qualche autobus turistico, le solite guide ci circondano ma oramai siamo abituati, dopo ancora un po’ siamo di nuovo a Ouarzazate ma lo spettacolo che tutta questa zona ci ha regalato è e rimarrà indimenticabile.

 

 

 

 

 

 

 

Lun 29 ago Ouarzazate – Agdz – valle del Draaa – Zagora – Tinfou – Ouarzazate 450km ca.

Oggi abbiamo battuto il record…sveglia alle 4.30 e alle 5 già in macchina…c’è il deserto che ci aspetta…

Le ragazze ci avrebbero volentieri torturato ma c’è molta strada da fare per cui meglio prima che poi. La strada che esce da Ouarzazate è brutta, fin dall’alba si vedono solo uomini e ragazzi pronti a vendere datteri o portarti in giro…non dormono mai…poi la valle del Draa appare, come le migliori magie, all’improvviso…

La strada comincia a scendere lungo il fiume con ampie curve poi, nella pianura, tutto prende vita in un susseguirsi di mandorli, ulivi, palme, accompagnati da paesini e paesoni in terra e fango e kasbah di ruggine dimenticate da tutti. Paesaggio silenzioso la valle del Draa…fatto di argilla impastata con sabbia, mura sbriciolate, vicoli oscuri e polverosi, paesi abbandonati, immersi in un po’ di verde strappato con la forza al deserto.

Arriviamo ad Agdz centro principale della valle, piuttosto squallido per la verità, ci sono alcune strade con mura coperte di tappeti coloratissimi e nulla più, bellissima invece l’oasi con lo sfondo delle montagne che a me ricordano tanto i paesaggi visti nei film sul vecchio west…

Il sole sta salendo sempre più, cosi come la temperatura, stiamo scendendo verso le sabbie e si sente…anche se niente di traumatico, il termometro dice 35°. La valle del Draa continua il suo percorso verso il Sahara, una volta non si aveva il coraggio di attraversarla, si credeva che non avesse mai fine o che il deserto giungesse all’improvviso …in effetti, proseguendo, il verde rimane un ricordo, ora ci sono solo tutte le sfumature della terra, dal giallo, al rosso…al nero…

La strada è ottima solo niente stazioni per il rifornimento ma fortuna che avevamo il pieno…cosi, con panorami che sembrano guidarti verso l’infinito, arriviamo a Zagora, sono le 11 è c’è un ventaccio che alza da terra…

La città non offre granché ma la sua bellezza è legata alla posizione di porta del deserto, all’essere l’ultimo avamposto esplorato fino all’800, con il famoso cartello che indica “Timbouctou 52 jours” e noi, con una clio, la superiamo…Per Ste e Margherita è la prima volta nel deserto, ma vogliono subito arrivare nel deserto dei bimbi, quello delle dune e dei cammelli…il sonno ora è un ricordo…

30 km dopo Zagora c’è Tinfou, l’inizio del Sahara a pochi km dal confine algerino…io di deserto ne ho visto abbastanza…ancora nulla ma abbastanza, e questo non mi toglie il fiato, il forte vento dona fascino al luogo ma le dune sono basse, nulla a che vedere con il Rub al Khali ma comunque può andare…anzi a Ste piace tantissimo.

Sulla via del ritorno osserviamo come la valle cambia sempre colore con il giorno che avanza ma ci fermiamo solo per la benzina, torniamo in hotel verso le 8… giusto in tempo per la cena.

 

 

 

 

 

 

Mar 30 ago Ouarzazate – Tazenakht – Taroudannt – Agadir 300km ca.

Oggi ce la prendiamo comoda sveglia alle 10 colazione e si parte verso il mare…verso l’oceano…

La strada che scegliamo passa per una zona del Marocco praticamente dimenticata, non un autobus o una macchina che non sia gente del luogo, panorami aridi battuti dal vento con le montagne dell’Atlante come cornice. Sosta a Tazenakht per la benzina, il paese è strano, polveroso, pieno di gente forse ci sarà un mercato, il tempo di dare un ‘occhiata e siamo di nuovo in auto, passiamo Taliouine e il passo del Jebel Siroua, lasciandoci alle spalle le montagne con le sue strade attorcigliate e già respiriamo l’aria della pianura mista a quella dell’oceano.

Verso le 14 siamo a Taroudannt…una sorpresa. La città è marocchina originale, le mura della medina, interrotte qua e là da grandi porte, sono bellissime, il centro è l’affollata e rosata place Assareg, invasa dai calessi e circondata dal souk arabo da un lato e dal souk berbero dall’altro. Infatti si capisce subito che la città vive di commercio, ci sono tanti negozi e botteghe, di turisti invece pochini. Acquisto, dopo un po’ di contrattazione, un pugnale berbero splendido e noto come l’artigianato qui sia davvero autentico.

Nel pomeriggio arriviamo ad Agadir, l’esatto opposto di Taroudannt…caotica, enorme, europea…pare una sorta di Lloret de Mar marocchina, una Rimini del Maghreb…sarà ma è abbastanza centrale rispetto all’itinerario e cosi ahimè…scegliamo Agadir come ultima base…

L’hotel che troviamo libero è il Khamal (00212 48 84 28 17) niente di che…ma diciamo che, per 200 dhiram (20 eur) a testa può andare.

 

 

 

 

 

 

Mer 31 ago Agadir – Taghazoute – Tamri – Agadir 100km ca.

Agadir non mi piace…non per qualcosa di personale, ma non è il Marocco…per carità è organizzata, pulita, frequentata da bella gente ma…potrebbe essere ovunque. Il nostro hotel è in una zona turistica e ci sono centinaia di autobus, taxi, pulmini che vanno e vengono, noi comunque, verso tarda mattinata, ci concediamo il primo bagno sulla enorme spiaggia.

La spiaggia è davvero sconfinata ed affollata, c’è vento e l’acqua è freddina, comunque, pur di farci un bagno, sopportiamo…mangiamo un panino leggero e oziamo al sole anche per ricaricarci, poi nel pomeriggio iniziamo un giro sulla strada costiera per Essaouira, a nord di Agadir.

La strada è bella con ampi panorami sull’Atlantico battuto dal vento e dalle onde, e dopo poco siamo a Taghazoute. Il paesino conserva un fascino quasi anni 60, è frequentato da molti surfisti e, sebbene incrociamo vari gruppi  organizzati, il posto ci affascina per le sue barchette in legno lasciate alla deriva, per i suoi pochi pescatori che organizzano le reti e per le sue semplici case bianche a ridosso della scogliera…

Pochi km a nord superiamo il roccioso e ventoso Cap Rhir col suo faro e arriviamo a Tamri, località che direbbe poco se non fosse che, pochi km dopo il paese e dopo 500 metri di sterrato, si arriva su una spiaggia stupenda, incorniciata da alte dune che pare quasi deserto. Continuiamo a incontrare gruppi di surfisti, tutti del nord Europa credo, che, con le loro tavole, sfidano le onde che oggi per la verità non sono enormi, perciò anche noi ci concediamo un tuffo in un’acqua molto più limpida rispetto a quella di Agadir.

È ora di cena quando, ancora bagnati, rientriamo in hotel…verso le 9 siamo in giro per la corniche di Agadir, incasinata di bar, gente, gruppi musicali…molto divertente e coinvolgente lo ammetto…

 

 

 

Gio 1 set Agadir – Essaouira – Agadir 300km ca.

Oggi dedichiamo la giornata ad una località consigliataci caldamente da molti: Essaouira…l’antica Mogador

Vi arriviamo dopo un paio d’ore da Agadir lungo la strada a nord, non abbiamo incontrato traffico ma lo troviamo tutto alle porte della città.

La visita della città comincia non in un punto preciso, basta osservare intorno a se per rimanerne affascinati, le mura colpiscono per la loro imponenza ma a difendere la città ci aveva già pensato il mare…con le sue scogliere, barriere naturali contro qualsiasi pirata…non a caso Essaouira significa muraglia e il vecchio nome Mogador vuol dire custodita. Passiamo ore a girare per i vicoli colorati di blu e per la Skala, muraglia portoghese con tanto di cannoni che regala panorami bellissimi sulle isolette di fronte e poi…c’è il porto…

È per me l’attrazione principale, se cosi si può chiamare il luogo di lavoro di tante persone… possiede un fascino enorme con le sue coloratissime barche blu e verdi unite a formare una grande zattera, con i suoi grandi pescherecci sempre in movimento, con i suoi milioni di gabbiani in perenne volteggiare come se cercassero qualcosa, con il suo mercato di pesce e crostacei di ogni tipo.

Ci troviamo circondati di pescatori che caricano e scaricano, di ragazzetti che tentano di farci provare crostacei crudi…

Certo non siamo gli unici che apprezziamo, incrociamo carovane di turisti e di italiani, si va bene…anche noi siamo qui…ma almeno non facciamo casino con grida e suonerie di cellulari…lasciamo stare…

Oziamo un po’ per il souk della kasbah, carino ma turistico, e io ne approfitto per girare verso Bab Marrakech, le strade meno note, meno colorate, più umili e vere della città, incrocio facce, espressioni, alcuni ragazzini credono mi sia perso ma no… volevo solo vedere tutte le Essaouira che esistono…

Nel pomeriggio inoltrato torniamo verso Agadir ma sostiamo un po’ sulla bella spiaggia di Sidi Kaouki in compagnia dei soliti surfisti e poi verso le 9 siamo di nuovo in hotel.

Altro giro per Agadir anche per mangiare qualcosina, poi un po’ di casino ed il giorno finisce sulla spiaggia a bere una birra e a parlare di Essaouira, del viaggio, di noi…

 

 

 

 

 

 

 

 

Ven 2 set Agadir –  Oumsnate - Tafraoute – Agadir 240km ca.

Sono le 9 quando lasciata Agadir torniamo a esplorare l’interno di questo Marocco dalle mille facce e dai mille colori…ma tutti della scala del rosso…

La strada per Tafraoute non è delle migliori, superiamo Imezgane e Biourga e fortuna che non dobbiamo andare lontanissimo perché tra una curva e una buca sarebbe uno strazio. Man mano che entriamo nel Medio Atlante il paesaggio torna quello di alcuni giorni fa…arso dal sole, pieno di paesi dimenticati e carico di tanto fascino, ad ogni tornante scopriamo un nuovo paesaggio, incastonato tra canyon mozzafiato e una cima brulla.

Tafraoute è forse il posto più singolare che abbiamo visitato e di questo ringraziamo Lonely e Routard. Sia la natura che l’uomo qui si sono sbizzarriti nel creare le rocce, le montagne e le case più strane del Marocco.

Sei chilometri prima di Tafraoute paese, nella valle di Ameln e alle pendici del Gebel Lekst, c'è un paesino la cui visita vale forse l'intero viaggio. Si chiama Oumsnate, si trova arrampicato su una montagna enorme ed impervia, è quasi disabitato ma per secoli è stato uno dei capoluoghi dei berberi di montagna. Ammiriamo sia da lontano sia avvicinandoci come siano resistite agli elementi le splendide case tradizionali di pisè, un semplice misto di argilla e calce, ognuna somiglia a un castello, con tanto di bastioni, alta tre piani, e pure con una terrazza per dormire d'estate…

All’ingresso ci vengono incontro dei ragazzini, gli diamo qualche dhiram ed entriamo a piedi nel paesino, sembra di essere in un’unica grande casa, vicoli come corridoi, piazze come stanze…bellissimo e soprattutto…silenzioso. L’interno delle case è come in principio, al piano terra alcuni frantoi, poi la cucina e al piano superiore le stanze da letto…Che bella Oumsnate e che belle tutte le rocce che incontriamo ritornando, sembrano sassi buttati li da qualche gigante, creano strani fuori scala…di solito una casa è più grande di un sasso!!! Qui no!!!

 

 

 

 

Sab 3 set Agadir – Tiznit – Mirleft - Sidi Ifni – Agadir 300km ca.

Strano ma vero …piove…speriamo che durante il giorno migliori, ad ogni modo siamo in auto direzione sud, sulla strada nazionale che scende fino al Sahara Occidentale. Incomincio ad essere un po’ stanco a stare in auto e di      guidare e speriamo che oggi il meteo ci dia tregua…

La strada è bella e corre nell’interno, dopo poco, all’incrocio di Tinel Mekkl, svoltiamo a destra alla ricerca delle dune di Tifnit su consiglio di alcuni ragazzi conosciuti in hotel…e intanto è tornato il sole…

La strada è sterrata ma scorrevole, dopo un’ora quando ormai credevamo che le dune in realtà non esistessero, ci troviamo nel bel mezzo di un deserto… solo che, gettando lo sguardo un po’ più in là, l’immenso blu dell’oceano ci invade…che bello qui, c’è solo un gruppetto di surfisti e basta. Le dune sono anche belle alte, di sabbia soffice e si sviluppano per svariati km lungo la costa. Il posto è nascosto ma forse proprio per questo non c’è nessuno e merita davvero tutte le foto che facciamo.

Verso le 13 arriviamo a Mirleft…altra bella sorpresa. Case in riva al mare, alcune barche lasciate sulla spiaggetta, promontori rosso fuoco che si stagliano in lontananza e sulla collina un vecchio forte abbandonato…questa è Mirleft!!! In realtà prima di arrivare sulla costa attraversiamo una piccola valle irrigata e completamente coperta di campi di legumi e frutta, qualche casetta circondata di muretti a secco e filari di palme…Vicino il paesino c’è la spiaggia di El Gzira la maggiore attrazione di questo tratto di costa. La spiaggia è grande e quasi vuota, dominata da colline pietrose e promontori rosso ruggine che, sul mare, si trasformano in archi naturali davvero belli.

Rimaniamo un bel po’ a El Gzira, il tempo di un tuffo anche se a riva ci sono molte pietre che rendo il bagno una piccola impresa, il tempo di una passeggiata fin sotto gli archi e poi siamo pronti a raggiungere Sidi Ifni.

Sidi Ifni è stato l’ultimo avamposto lasciato dagli spagnoli nel 69, infatti ha un gusto vagamente coloniale, con case in gran parte bianche ma con decori colorati sparsi qui e là come la piccola Place Hassan II o Plaza de Espana dove oziamo e ci deliziamo in un ristorantino a base di pesce. La città non ha niente di particolarmente interessante ma si fa piacere per la sua accoglienza, i viali alberati e la simpatia della gente, sempre disposta ad aiutarti, a consigliarti qualche posto carino da vedere e ad offrirti…il the alla menta…

È sera quando torniamo ad Agadir stanchi ma soddisfatti di aver visto un Marocco differente, e anche se mi sono beccato un bel raffreddore, sono contento di non aver incontrato caciaroni vari e aver vissuto posti non di massa. L’ultima sera in Marocco ce la passiamo di nuovo in spiaggia a oziare e guardare le mille facce che incrociamo sul lungomare…

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

Dom 4 set Agadir – Marrakech – Roma

Come tutte le favole e come tutti i viaggi anche questo si avvia alla fine…la mattina presto salutiamo le persone dell’ hotel, per la verità abbastanza antipatiche, e siamo alla volta di Marrakech. Il nostro volo parte alle 14 ed abbiamo il tempo di viaggiare con calma parlottando del viaggio… questo “Marcocco” ha lasciato il segno…a Ste e Margherita, che mai si erano immerse in atmosfere cosi cariche di suggestioni, è davvero piaciuto, io l’ ho trovato un po’ come me lo aspettavo, pieno di fascino, mistero, pieno di cose da fare, posti da vedere e persone da incontrare.

Anche oggi il tempo non è sincero, sull’Atlante si addensano eserciti di nuvole nere, verso le 11 lasciamo l’auto a Yessir, ragazzo della Riad di Marrakech, lo ringraziamo, e prendiamo un taxi per l’aeroporto dove abbiamo tutto il tempo per il check-in e per imbarcarci senza fretta per Roma via Casablanca.

 

 

 

 

 

 

Info pratiche

Il Marocco conquista…ha mille modi per farlo ma alla fine lo fa…è un paese abbastanza moderno e in evoluzione, ma ci sono ancora profonde differenze tra le città turistiche importanti ed i paesi dell’interno, specie quelli oltre l’Atlante ed un viaggiatore un minimo attento le coglie subito.

Il volo è stato a cura della Royal Air Maroc, prenotato e pagato con buon anticipo è venuto 280 eur a testa. I voli sono stati un po’ stressanti sia per la fifa generalizzata (personalmente tendo a fregarmene ma questa estate è stata tragica) sia perché i posti erano più stretti e scomodi del solito.

Le strade di collegamento non sono eccezionali ma in generale buone, quelle minori lasciano ancora a desiderare, e le strade interne sono piene di curve quindi il mal d’auto è in agguato, in compenso fare benzina non è mai stato un problema, ci sono abbastanza pompe, distributori e aree di servizio.

Gli alberghi li abbiamo trovati buoni, anzi quello a Marrakech era davvero carino, non male quello a Ouarzazate, accettabile quello di Agadir ed abbiamo speso mediamente 20 eur a notte a testa con prima colazione. Comunque di alberghi nelle zone turistiche ce ne sono a bizzeffe e per tutti i gusti.

Fittare un’auto è facile, ci si può rivolgere stesso agli hotel che di solito hanno un’ agenzia di riferimento o provvedono personalmente a procurare l’auto (vedi noi) oppure alle varie compagnie spendendo qualcosa in più. Noi abbiamo speso 100 dhiram al giorno a testa.

Per il mangiare io come sempre tendo ad arrangiarmi salvo concedermi ogni tanto qualche cena o pranzo rigenerante, comunque a Marrakech si mangia benone anche in piazza, nei vari souk dipende se si è di stomaco forte (noi abbiamo provato e ci è andata bene), mentre negli alberghi il cibo è nella media.

La gente meriterebbe cento pagine per quanto è variegata, caciarona, gentile, appiccicosa, disponibile, insistente, sorridente e ospitale. Quando va bene vogliono venderti solo il fumo buono…altrimenti sono capaci di venderti di tutto, qualunque cosa tu abbia in mente, loro sono già li che la stanno realizzando…ad ogni modo hanno un modo di fare che io già avevo assaporato in Tunisia. All’inizio se non si è abituati, è seccante ma alla fine fa parte del gioco  e il contrattare, il parlare e il raccontarsi diventa una delle cose più belle del viaggio.

Il cambio è ovviamente vantaggioso 1 dhiram=10 cent di eur. Oppure 1 eur=10 dhiram.

Il clima è stato benevolo tranne per le nuvole degli ultimi giorni, in generale, anche quando ha fatto caldissimo (2 giorni) non abbiamo mai superato i 38°.

Guide usate Lonely Planet e Routard davvero ottime.

Spesa totale 280 il volo, 260 sistemazioni in hotel, 100 eur fitto auto, 200 eur spese di cibo e benzina, 50 eur di super extra = 890 eur circa in totale.

 

Ciao a tutti e buon viaggio!!!

Marco :P   marcoparad@yahoo.it

 

 

 

 

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