Mexico...il viaggio
appunti di viaggio (11 Dicembre al 12 Gennaio 2003)

di Marco

 

Questa non e' una recensione vera e propria, e' più che altro una raccolta di appunti, sensazioni sul mio ultimo viaggio in Messico. Un mese, dal 11 Dicembre al 12 Gennaio 2003,di vagabondaggio in posti nuovi ma anche di ritorno in citta' conosciute.
Mi scuso fin d'ora con chi avra' la pazienza di leggere questo "racconto",se magari non trovera' in esso informazioni utili per organizzare il proprio viaggio nei posti che andro' a descrivere ma saro' sempre ben felice di fornire informazioni più dettagliate a chi le richiedera' su questo nostro newsgroup.
Mi scuso inoltre delle divagazioni scritte nel racconto, considerazioni magari non strettamente inerenti al tema ed al percorso fatto in questo mese ma che riflettevano il mio stato d'animo nel momento in cui sono state scritte, ovvero durante il viaggio stesso

Non sono certamente uno scrittore, le mie abilita' letterarie si fermano al dettato delle scuole elementari, ma voglio ugualmente tentare di scrivere un qualcosa che seppur vagamente assomigli ad un "diario di viaggio", rigorosamente disorganizzato ed aggiornato quando capita.
Inizio a scriverlo oggi, Sabato 21 Dicembre (almeno credo, qui ho gia' perso la cognizione del tempo) comodamente seduto sotto una palapa in playa Maguey a Huatulco,con davanti a me due cose fondamentali per un buon viaggio. Una cerveza Bohemia ed un mare luccicante.

Proviamo a raccontare questi primi nove giorni di viaggio



Mercoledi 11 Dicembre
Sono le 7 di mattina di un giorno qualunque per molte persone gia' incolonnate in quel perenne ingorgo chiamato tangenziale di Mestre. Sono le 7 di mattina di un giorno speciale per me, e' l'inizio del mio dodicesimo viaggio in Messico.
Piuttosto che un viaggio di andata,lo considero un viaggio di ritorno,il ritorno in quella che ormai considero la mia seconda casa,in quella terra che sa essere casa o meglio "hogar" per tutti. Paolo, un amico di quelli buoni,mi sta' accompagnando all'aeroporto di Venezia e borbottando qualcosa di incomprensibile guarda il termometro dell'auto, segna - 4.
Immagino i suoi pensieri,fra tre ore io saro' in volo verso spiagge,musica,sorrisi, lui sara' nel suo ufficio a consumare il suo buonumore in nome del "miracolo del Nord-Est" Certo, nel Nord-Est il miracolo c'e' stato ed e' quello di aver trasformato in quarant'anni un Veneto fatto di gente laboriosa  si ma sempre attaccata
alle proprie tradizioni ed a ritmi di vita contadina, in una terra popolata da tanti robottini da corsa, il cui unico scopo e' quello di correre verso il denaro,correre per guadagnare tempo (che stupido controsenso),correre perche' "cosi' e' il sistema" Possibile che nessuno si accorga che stiamo correndo proprio nella direzione
opposta di cio' che cerchiamo? Scusate questa divagazione,mi stanno aspettando due cose. Un aereo per il Messico e la convinzione che quella sia la direzione giusta per trovare cio' che cerco


SI PARTE
Anche per Paolo il Messico e' stato amore a prima vista, un'autentica folgorazione ma per vari motivi non e' più riuscito a tornarci,cosi' dopo le ultime pacche sulle spalle,gli ultimi auguri, le mie immancabili osservazioni sui diversi destini che ci aspettano e dopo le sue altrettanto immancabili reazioni che sono un misto fra la voglia di piangere,il darmi un abbraccio di benaugurio ed il rompermi il naso con un pugno ben assestato si parte.

Il viaggio in aereo,un volo Lufthansa via Francoforte,scorre tranquillo come sempre,anzi,meglio del solito visto che per raggiungimento del punteggio necessario,mi e' stato concesso il lusso di viaggiare in Businness Class,proprio come i signori quelli veri.:-)
Durante il volo tento di organizzare mentalmente il mese di Messico che mi aspetta,ma non c'e' verso, i programmi e le tappe obbligate non fanno parte del mio vocabolario, almeno in Messico mi concedo questo privilegio Ho solo due chiamiamoli desideri, mangiare una fetta di panettone sotto una palapa in qualche spiaggia del Pacifico e passare l'ultimo dell'anno a Veracruz,citta' che mi piace particolarmente per l'aria di festa che vi si respira.
L'arrivo al DF stavolta e' stato meno spettacolare del solito, niente distesa infinita di luci,niente passaggio di fianco alla Torre Latinoamericana ne' vicino al World Trade Center. A causa di correnti strane,l'aereo ha seguito un'altra rotta, passando all'esterno della citta'. In ogni caso,l'importante e' toccare terra,respirare quell'aria a volte insopportabile anche per molti "chilangos" (abitanti di Citta' del Messico) ma che per me e' aria di casa,aria di liberta'.

Dopo tanti viaggi in Messico,mi accorgo di conoscere ben poco del DF e soprattutto di non aver mai visitato el Museo Nacional de Antropologia.
Non sono certamente un viaggiatore da musei,ma vista la mia passione per il Messico, mi sono appassionato anche alla sua storia per cui una visita al museo mi risultera' molto utile per dare un senso logico ed un collegamento a quel che conosco delle Civilta' Precolombiane, delle quali quella che più mi affascina e' la Mexica o Azteca Nel DF mi fermo spesso alla Posada Viena, a due passi dalla Zona Rosa, una zona tranquilla e senza particolari pericoli.

Il giorno dopo l'arrivo e' dedicato piu che altro ad alcune faccende pratiche,qualche acquisto,la ricarica del telefonino,una telefonata ad un paio di amiche del DF e di Tampico per incontrarci nei giorni seguenti e la sera, maledetto fuso orario, a letto alle 9 Il venerdi si va al Museo. Questi si trova nel bosco di Chapultepec,prossimo alla Zona Rosa,con un unico problema,per raggiungerlo si deve imboccare il Paseo de la Reforma,una strada che porta anche nel Centro Historico e che in questi giorni,prossimi al Natale, sembra più un immenso parcheggio che non ad una strada. Impiegavo meno tempo a piedi Il bosco, e' un bosco vero e proprio, nel bel mezzo del DF, ed ospita diversi musei,lo zoo,qualche laghetto e Los Pinos, la residenza del Presidente de los Estados Unidos de Mexico, oltre che un certo numero di "ratones", letteralmente topi ma inteso come borseggiatori. Un minimo di attenzione specie verso il tramonto Il museo mi e' risultato davvero interessante, l'unico problema e' che e' davvero troppo grande e troppo "pieno", del resto la dentro si ripercorre la storia delle civilta' a partire dagli Olmechi,prima grande civilta' del Mesoamerica localizzata nel Golfo, per arrivare ai Mexica.
Oltretutto al piano superiore c'e' la sezione riguardante le popolazioni e tribu' indigene tuttora presenti in Messico.
Ho approfittato della presenza di varie scolaresche e delle spiegazioni delle loro maestre,anche se a dire il vero non mi e' riuscito molto bene a camuffarmi da scolaretto di 10 anni Comunque a forza di regalare "chicles" e di sorridere alle maestre, alla fine sono stato accettato nel gruppo. Le maestre si sono rivelate ottime
guide e per di più gratuite L'indomani,dopo vari tentativi di raggiungere il Zocalo tutti falliti a causa del traffico esagerato, la sera dopo cena decido di sfidare il
maledetto fuso orario e via, un po' di vita notturna nella Zona Rosa Capito in un localino dalle parti di Calle Genova dove suonano rock dal vivo e con mucha suerte mi approprio dell'ultimo tavolino libero che poi condividero' con la prima delle conoscenze che ti possono capitare in Messico, Juan di professione aiuto-aiuto cuoco di un Hard Rock Cafe e gentile consorte, tutti decisi a sputtanare la quincena (la paga bisettimanale) in birra e tequila.
Juan, un personaggio che se lo incontri di notte l'istinto ti direbbe di girargli alla larga,si dimostra un vero messicano e visto che io gli avevo offerto un posto al mio tavolo,il suo unico scopo nella vita divento' quello di ubriacarmi a sue spese.
Dopo non so quante "cubetas" (secchi) di birra, faccio il passo falso.
Chiamo il conto e pago io.
Non l'avessi mai fatto, tanto ha insistito che sono stato costretto a seguirlo in una di quelle cantinas dove le parole "turista" o anche semplicemente "non messicano" sono sconosciute.
Ero gia' stato in giro per cantinas con messicani,ma una cosi' giuro non l'avevo mai vista.
Dentro c'era di tutto, clienti ubriachi fino all'impossibile, Juan (un altro) chitarrista di 82 anni proveniente da Zacatecas, puttane di 60 anni a cui tutti volevano bene ma che nessuno avrebbe osato portare a letto, una tavolata di ragazzini di 15 anni, il barista che mi indicava due fori di proiettile sul bancone ed una cantante stonata come una campana. Nel giro di venti minuti, come in ogni cantina che si rispetti,inizia la sfida del tequila per mettere alla prova lo straniero, in quel caso io.
Mi sono fatto onore e per questo in breve tempo la nostra tavolata era affollata di persone di ogni tipo e la festa ebbe inizio. Fra partite a domino,canti con Juan il chitarrista, donne che mi raccontavano la loro vita avventurosa con politici e personaggi importanti ed ovviamente fiumi di tequila si sono fatte le 5.30 di mattina.  Juan (il cuoco) crollo' ubriaco a terra nel bel mezzo della mia ennesima interpretazione di "Cielito lindo" accompagnato dalla cantante stonata.
Fu cosi' che termino' quella nottata. Ancora una volta mi era stato concesso di vivere un momento di vera ed autentica "mexicanidad"... Gracias Mexico !

La domenica, con un mal di testa memorabile, decido di prendere l'autobus. Destinazione Oaxaca, ma di questo scrivero' domani.
In questo momento sono le 8 di sera, nel frattempo dalla playa sono venuto qui, al Zocalo de La Crucesita. Ho davanti una Corona, alla mia destra una tavolata di messicani che festeggiano qualcosa ed una nina che vende "chicles"..ok, ne compro un pacchetto.
Oggi e' sabato, la musica e la gente non mancano, vado a far festa.   Hasta Manana



Lunedi 23 Dicembre. Ripreso possesso della postazione a me più consona, ovvero sdraiato sotto una traballante palapa in una delle tante baie di Huatulco,tento di proseguire con il racconto.


CONSIDERAZIONI SU OAXACA
A Oaxaca arrivo la sera di Domenica 15,dopo qualche ora di attesa al Terminal Oriente del DF e circa 7 ore di autobus Avevo diversi pregiudizi riguardo Oaxaca,primo fra tutti mi aspettavo di trovare una citta' "bruciata" dal turismo europeo ed invece la sorpresa e' stata decisamente piacevole. Oaxaca e' una citta' orgogliosamente messicana, anzi Oaxaquena perche', se possibile, qui gli abitanti sono ancora più attaccati alla loro terra ed alle loro origini che non negli altri luoghi del Messico che conosco.
Mi basta camminare un paio d'ore per incontrare il Messico a me familiare, un'architettura coloniale che mi ricorda citta' come Puebla, un Zocalo "vivo" reso ancor più bello dalla congiunzione con l'Alameda, ovvero il parco o giardino principale di ogni citta' messicana (deriva da alamo,pioppo)
In queste serate si tengono concerti e Posadas,sfilate natalizie con carri mascherati a tema e musica di ogni genere. Immaginavo una citta' dove la componente culturale e tradizionale fosse stata spettacolarizzata da un certo tipo di turismo internazionale, un po' come e' successo a San Miguel de Allende, nel Guanajuato,
in realta' Oaxaca mi e' parsa ancora abbastanza genuina.
Questa genuinita' l'ho trovata soprattutto un po' fuori dai percorsi classici, magari nelle zone a sud del mercado 20 de Noviembre dove si trovano molti laboratori di artigianato, soprattutto tessile Più a nord, dal Zocalo in poi, c'e' la zona d'immagine piu coloniale, con palazzi,musei e la bella chiesa di Santo Domingo all'esterno della quale c'e' una piccola distesa di agave maguey, da cui si ricava il Mezcal tipico dello Stato del Oaxaca  (Il Tequila si ricava dall'agave azul che cresce quasi solo nello stato del Jalisco)
Altre impressioni, la pulizia della Citta',delle strade, davvero notevole (ovviamente con parametri messicani) anche nelle zone al di fuori del centro e della pur vecchia ed inadeguata stazione degli autobus Altra cosa che merita un appunto e' il costo della vita. Oaxaca mi e' parsa molto economica.
Non mi era mai capitato in una citta' relativamente grande,di mangiare al ristorante una comida corrida (menu a prezzo fisso) di tre portate più bibita e caffe a 25 pesos, 2,5 euro Ho sentito parlare dell'indice Big Mac, ovvero il costo di un hamburger nei Mc Donald di varie citta' del mondo per stabilire in maniera più o meno
scientifica la differenza del costo della vita fra queste citta'.
Io mi sono inventato l'indice "aseo de zapatos", ovvero quanto costa farsi pulire le scarpe nelle varie citta' del Messico.  Nel DF 20-25 pesos, a Oaxaca 8-10 pesos Altra piacevole sorpresa, la cucina. Assieme ai molti piatti che si possono trovare più o meno in tutto il Messico,Oaxaca ci mette molto del suo.
Qui si trovano ottimi formaggi e piatti che seppur originari di altri posti, come per esempio i tamales provenienti dalle zone del Golfo e dello Yucatan, qui vengono interpretati in maniera eccellente Un appunto piacevole ma non per tutti, la cucina Oaxaquena e' prevalentemente più piccante del solito Se qualcuno passa da quelle parti ed ha sufficiente coraggio (io non ce l'ho avuto) può farsi una bella scorpacciata di chapulines, ovvero cavallette fritte. Questa e' la stagione giusta e nel mercado se ne trovano a montagne Riguardo la gente che ho incontrato, ho notato una certa chiusura nei confronti dello straniero, forse e' piu corretto dire una minor apertura Questo mi era gia' capitato nel Nayarit, Stato per molti aspetti simile al Oaxaca.
Nell'uno e nell'altro vi si trovano importanti comunita' indigene di antica origine, tutti e due sono Stati prevalentemente agricoli e tutti e due sono nella parte bassa della scala di sviluppo e ricchezza fra gli Stati del Messico. (ai primi posti ci sono il Distrito Federal,e lo Jalisco )
Ad ogni modo per "gente chiusa" intendo dire secondo i parametri messicani.
La disponibilita', la tolleranza e la voglia di dare una mano ci sono nel Oaxaca come in tutto il Messico.
Più semplicemente a Oaxaca le persone mi sono sembrate meno interessate al dialogo con chi viene da fuori.

Mercoledi 18, dopo appena due giorni dall'arrivo a Oaxaca, verso le 9.30 di mattina avevo davanti a me un enorme piatto di frutta con yogurt e "granela", il quotidiano La Reforma, un cielo di un azzurro che in Italia si vede uno o due giorni all'anno, finche' ad un tratto mi e' venuta in mente una parola: mare.
L'idea era quella di rimanere a Oaxaca una settimana pero'....mare..mare
A mezzogiorno ero su un autobus " Cristobal Colon" con il timone puntato verso Huatulco, io, la mia valigia e l'inseguitore misterioso.
Si,perche', non ho scritto dell'inseguitore misterioso
Questi, un ragazzotto all'apparenza nordamericano, me lo sono trovato davanti gia' tre volte.
La prima,nel ristorante "Angus" nel DF,era da solo che ci provava disperatamente con una cameriera, ma lei....nisba.
Dopo tre giorni,scendo dall'autobus nella stazione di Oaxaca e me lo trovo davanti in attesa del bagaglio che ci provava disperatamente con due turiste
all'apparenza giapponesi...due di picche.
La terza volta, a bordo dell'autobus Oaxaca-Huatulco sta' seduto proprio davanti a me, con a fianco una bella messicana. Dico " vuoi vedere che
finalmente e' riuscito a conquistare qualcuna?"
Nove ore duro' il viaggio,nove ore durarono i suoi tentativi di acchiappo.
Il mio vicino di sedile, un californiano in realta' molto simpatico, anche lui viaggiatore in solitaria, capita la situazione della povera messicana inizio' a chiacchierare con l'inseguitore misterioso, io con la messicana....grazie all'inseguitore misterioso ho rimediato una cenetta con la messicana.
Chissa' con chi ci stara' provando disperatamente in questo momento? e chissa' se lo incontrero' ancora? Giuro che se lo ritrovo non gli dico niente della serata con la messicana.

HACIA HUATULCO
Non riuscivo a farmi un'idea di come potesse essere questo insieme di baie da cartolina, avevo solo il timore di trovare un'altra Ixtapa,un'altra Cabo San Lucas o peggio un'altra Cancun Del resto Huatulco come gli altri tre posti citati, e' l'ultimo dei progetti della Fonatur, l'agenzia governativa che decide come dove e quando deve sorgere un nuovo complesso turistico.
Trent'anni fa Cancun non esisteva, la Fonatur si e' messa a giocare a Sim City ed ha creato dal nulla quella citta' che ora risulta apportare il 20% di tutte le entrate del settore turismo messicano.
Giusto o no, bello o no anche questo e' Messico ed ha dei lati positivi: Lavoro per molti messicani e loro ne sono ben consapevoli.
Del resto, le vere schifezze, quelle più grandi ed odiose non vengono dall'interno del Messico ma dall'esterno.
Penso agli "amigos" statunitensi che con il ricatto del NAFTA (trattato di libero commercio fra Messico-USA-Canada) sono riusciti a costruire in terra messicana quelle fabbriche-caserma dette maquiladoras dove ci lavorano messicani a stipendi da fame, dove gli statunitensi ma anche i giapponesi, i canadesi ed i tedeschi, dettano legge con il ricatto.
Se un lavoratore osa protestare sa gia' che oltre a lui stesso, verranno licenziati tutti i suoi parenti che lavorano all'interno di quella maquiladora.
A Tijuana, citta' della Baja California ai confini con la California degli USA,negli anni 80 morirono di leucemia centinaia di messicani,molti erano bambini.
Si scopri' la causa.  I condomini,o meglio casermoni,dove abitavano erano stati costruiti mescolando all'interno del calcestruzzo rifiuti dell'industria farmaceutica.
Quei rifiuti erano radioattivi !
Quei rifiuti erano di provenienza statunitense,quei condomini erano stati costruiti dagli statunitensi per dare alloggio agli operai delle maquiladoras ed alle loro famiglie !

Amigo gringo, tu boca siempre se llena con la palabra "libertad" aunque ni siquiera conoces el sentido de esa palabra.

Per oggi mi fermo qui, dalla playa sono tornato in paese, come sempre nei pressi del Zocalo o meglio in un bar sotto un portal.
Qui fuori c'e' una specie di processione, delle orazioni natalizie.
Certo che sono strani sti messicani, fanno le processioni al bar. Ci saranno un centinaio di bambini tutti rigorosamente muniti di fischietto e ce ne fosse uno che non lo stia usando !!
Al posto del prete c'e' una ragazza con un costume di raso, niente male davvero (sia il costume che la ragazza)
Finisco la mia Corona e poi una bella doccia ci vuole.  Hasta Pronto 



Sempre lunedi 23 Dicembre, ho cambiato idea, stasera non esco e ne approfitto per proseguire con il racconto

LAS BAHIAS DE HUATULCO
A Huatulco arrivo la sera di mercoledi 18. Ma com'e' sta storia che in tutti i posti arrivo sempre di sera?
Huatulco non e' una citta',e' un insieme di nove baie principali di cui quella centrale, Santa Cruz e' la più importante, soprattutto perche' alle sue spalle a circa 2 km di distanza c'e' l'unico centro urbano, l'unico paesino nel raggio di decine di chilometri, La Crucesita
Ed e' proprio a La Crucesita che decido di fermarmi Spiluccando fra i più o meno validi consigli della Lonely Planet,scelgo l'Hotel Flamboyant, bello anche se un po' caro (550 pesos,55 euro) ma del resto siamo in alta stagione Appena arrivato una doccia e giu', a vedere cos'e' tutto sto' casino che si sente per le strade.
Stavano facendo un'altra Posada, sempre con carri mascherati,presepi viaggianti, gente in costume, Gesu Bambino, il bue,il cane...il cane? si, il cane!
Fateci caso, in Messico c'e' sempre un cane dappertutto E poi la musica che nelle Posadas non e' come ci si potrebbe aspettare musica Natalizia, bensi' musica di banda, mariachi e perfino musica da discoteca.
Un vero spettacolo. Rimango nel Zocalo dove c'e' gente fino alle 2 di notte, alla fine cedo.
A letto che l'indomani mi aspetta una dura,faticosissima giornata di spiaggia tropicale. (e la cena con la messicana dell'autobus)
La Crucesita di mattina e' uno di quei pueblos dove vorresti vivere per sempre. C'e' tutto, un Zocalo pieno di piante piene di uccelli in concerto,un mercado pieno di frutta dai colori e forme che la maggior parte della gente non vedra' mai in vita sua,comedores che preparano pesce appena pescato, gente che più rilassata di cosi' vuol dire che e' morta e turismo si, ma quasi totalmente messicano
Come detto, La Crucesita e' l'unico paesino, dista 2 km dalla Bahia de Santa Cruz
A Santa Cruz ci sono diversi alberghi ma tutti costruiti con un certo rispetto dell'ambiente e ben lontani dalle spiagge. C'e' inoltre un porticciolo turistico
A Santa Cruz ci sono gli unici 4-5 locali dove si puo far festa la sera, un'altro paio sono a La Crucesita ma in questo periodo la vera festa e' nella piazzetta, il Zocalo A nord di Santa Cruz ci sono cinque baie che sembrano un paradiso, alcune affollate con palapas e ristorantini, altre dove non c'e' niente se non qualche turista disperso nella vegetazione A sud, altre 3 baie di cui solo in una, Tangolunda, si trovano i megahotel per gringos e per viaggi organizzati di lusso. Quella infatti e' l'unica zona rovinata dalle costruzioni.
Altri hotel 5 stelle si trovano fra una baia e l'altra ma non stonano con l'ambiente.
Ancora più a sud c'e' la foce del fiume nonmiricordocomesichiama dove si può nuotare o più a monte fare rafting Tutto questo al massimo a mezz'ora d'auto da La Crucesita e tutto questo senza devastazione per questo paradiso sull'oceano Pacifico.
Certo e' stato costruito e pubblicizzato molto ma non e' stata creata un'altra Ixtapa o un'altra Cancun almeno per ora.
Altra cosa per me importante,qui la maggioranza dei turisti sono messicani.
I nordamericani sono a Tangolunda ben rinchiusi nei loro "all inclusive" ed in giro si vedono molto poco.
Gli europei, soprattutto italiani sono più a nord, principalmente a Puerto Escondido a 120 km da qui. Di miei connazionali finora ne ho incontrati solo 3, due turisti
all'apparenza un po' spaesati ed uno che vive qui da 12 anni. 
E cosi' fra vita di mare e mangiate di pesce arriviamo a oggi,lunedi 23 ( o 22?)
Sono qui da cinque giorni e comincio a sentirmi di casa. In questi giorni ho cercato di fare il meno possibile e mi e' riuscito davvero bene. Ci sono state un po' di conoscenze, Ali' del DF, studia all'universita' UNAM ed e' qui per raggranellare qualche peso facendo il cameriere in un hotel, almeno fino ai primi di Gennaio, giorni in cui i turisti se ne andranno e Huatulco si svuotera' tornando paradiso a pieno titolo.
Con Ali' in una nottata di birra e chiacchiere abbiamo risolto tutti i problemi del Messico ed avevamo cominciato ad affrontare quelli del mondo intero, poi
si e' fatto tardi. Risolveremo i problemi del mondo un'altra sera. A chiacchiere.
Poi c'e' Viviana, l'ho conosciuta al Papaya durante un concertino a favore della Croce Rossa.
Conoscendo i messicani, Croce Rossa sara' il nome del propietario del Papaya ma tant'e'.
Viviana e' delle parti di Guadalajara e pare che il suo obbiettivo sia diventato quello di insegnarmi a ballare la Cumbia. Non ci riuscira' mai pero'intanto ci divertiamo.
Poi ci sarebbe da organizzare la battuta di pesca e poi ci sarebbe da decidere se e quando partire per Veracruz...troppi impegni. Meglio dormirci sopra , domani la brezza di Huatulco mi dira' cosa devo fare   Buenas Noches




Mercoledi 25 Dicembre
LA BAHIA

Inutile, senza freddo,nebbia mattutina e gente perennemente incazzata che corre da un negozio all'altro per comprare l'ultimo modello di telefonino da regalare al figlio di 4 anni  "perche' poverino i suoi amici all'asilo gia' ce l'hanno", non riesco ad entrare nello spirito Natalizio, almeno non in quello spirito che regna in Italia.
Ad ogni modo, Feliz Navidad a tutti, anche a me.
In questi giorni ho trovato quello che probabilmente e' il più bel pezzo di paradiso sull'oceano che abbia mai visto, almeno in Messico.
Certo, quanto a bellezza pura mi vengono in mente i vari Cayos al largo di Chichiriviche in Venezuela
oppure Kilifi Bay in Kenya ma qui e' diverso, l'atmosfera e' differente. Qui siamo in Messico
Questo pezzo di paradiso e' una baia raggiungibile solo a piedi camminando circa 40 minuti per un sentiero in mezzo alla boscaglia.
Verso la fine di questo sentiero,si scende come in una grande fossa e si risale. Nessun rumore se non quello degli strani animali abitanti questa boscaglia.
Risalita questa grande fossa non mi e' stato possibile non rimanere li, fermo per cinque minuti con lo sguardo inebetito ad ammirare la bellezza di quel posto.
Ero in cima ad una duna dove la vegetazione del bosco lasciava spazio alla sabbia bianca che sembrava mescolata a qualche strano cristallo colorato, davanti, la spiaggia scendeva per 15/20 metri per poi riportarsi pianeggiante per una trentina di metri, a forma di mezzaluna.
Ai lati, scogliere ricoperte di vegetazione formavano un semicerchio largo 3/400 metri e le estremita' delle scogliere che digradavano sul mare aperto, tendevano a richiudere la baia per cui l'imboccatura sara' larga non più di 200 metri.
Nella parte centrale,la spiaggia formava un avvallamento ed in quel punto il mare avanzava un po' di più, andando a formare una specie di grande piscina naturale.
L'acqua,trasparente e cristallina, aveva tonalita' di verde-azzurro, un richiamo irresistibile. A completare questa cartolina, non più di quindici bagnanti. Niente bar ne
musica ne venditori ambulanti, niente moto d'acqua (le odio) ne chiassosi trimarani carichi di turisti mezzi ubriachi alla ricerca di paradisi sperduti.
A rendere inequivocabilmente messicano quel paesaggio, era la presenza di due cani placidamente sdraiati all'ombra di uno scoglio proteso sulla spiaggia e probabilmente un po' infastiditi dalla presenza di quella quindicina di strani bipedi dalle ancor più strane usanze.
In Messico almeno un cane c'e' sempre dappertutto.
Verso le 4 di pomeriggio, li' ero rimasto solo io,i due cani ed una moltitudine di granchietti dello stesso colore della sabbia che ad ogni mio movimento scavavano rapidamente una buca e vi si rifugiavano terrorizzati.
Dopo qualche minuto,i più temerari sbucavano dalle loro tane e fermi immobili, studiavano le mosse di quel grosso e curioso bipede invasore. Io li fissavo con sguardo severo e bhu!! Il semplice movimento di una mano li faceva fuggire terrorizzati più di prima.
Ho 33 anni, un'attivita' con qualche dipendente e stupidi obiettivi che probabilmente non daranno mai felicita', ma in quel momento, lo star bene con me stesso, l'equilibrio perfetto, la cosa più importante, era stare li in quella baia deserta a giocare con i granchi.
Grazie a Dio non ho ancora perso del tutto il senso della vita.

Verso le 17.30 e' ora di tornare in paese. Qui alle 18 il sole e' gia' tramontato e non mi attira molto l'idea di camminare in giro per boschi con il buio.
Ripercorro il sentiero e sbuco nella strada asfaltata che porta a nord verso altre baie e a sud verso il primo centro abitato, a circa 8 chilometri.
E adesso? Come ci torno a La Crucesita? A quell'ora, in quella strada non passa nessuno, e tantomeno si trovano taxi all'imbocco del sentiero nel bosco, anzi, quel sentiero non e' segnalato da nessuna parte e nemmeno visibile dalla strada.
I tassisti non sanno di preciso quanto sia lungo e visto che ai messicani non piace camminare, c'e' la speranza che quella baia rimanga poco frequentata almeno per un po' di tempo.
Ma tutto questo, in quel preciso momento, non mi e' di grande aiuto. C'e' solo una cosa da fare, camminare.
La strada e' lontana dal mare ed e' tutto un saliscendi in mezzo alla vegetazione. E' buio ed ovviamente non c'e' illuminazione pubblica, a che servirebbe? la prima casa e' a 8 chilometri, gli stessi che mi tocchera' fare a piedi prima di incontrare un taxi.
Certo, non sono comodi da fare con ai piedi un paio di huaraches, i sandali messicani, ma e' un prezzo davvero piccolo da pagare in cambio di un pezzodi paradiso.




Venerdi non ricordo la data ma siamo nel 2003

Veracruz...ma come ci sono capitato qui? a La Crucesita stavo benissimo,non me ne sarei più andato da quel pueblo se non fosse stato per una dimenticanza, un'inevitabile dimenticanza. Non ho riconfermato la mia stanza d'albergo per i giorni a venire.
Poco male, di alberghi ce n'erano molti, anche posadas e privati che per pochi pesos affittano una stanza della loro casa.
L'unico problema era che in quei giorni, meta' della popolazione del Messico pareva essersi riversata in quel tratto di costa del Pacifico, cosi' di
posti per dormire non se ne parla nemmeno.
Certo, c'era sempre la possibilita' di infilarsi in un megaresort per gringos, ma ne' la compagnia ne' i prezzi risultavano allettanti.
L'unica possibilita' pareva essere quella di far fede all'abbozzo di programma di viaggio fatto prima di partire dall'Italia, ovvero tappa finale a Veracruz.
Anche la fedelta' ha un prezzo, manifestato sotto forma di un interminabile viaggio in autobus.
Il sabato pomeriggio mi presento nella modesta zona delle autostazioni de La Crucesita alla ricerca della via più breve per Veracruz. Il trasferimento in aereo l'avevo gia' scartato per via del costo sproporzionato, 300 euro di sola andata. Esagerati.
Al terminal della "Cristobal Colon", l'apparizione, la luce. L'ultima riga del tabellone orari e prezzi,indicava un autobus diretto Huatulco-Veracruz con partenza alle 21, durata del tragitto 12 ore.
Una volta di più mi stupivo dell'organizzazione delle compagnie di trasporto messicane.
Subito mi affaccio al bancone dove una gentile "atendiente" mi fa vedere in un monitor l'ultimo posto rimasto su quell'autobus, el asiento numero 13.
"Ese lugar es mio!" grido. Un minuto dopo avevo in tasca il biglietto Huatulco-Veracruz directo in partenza di li a poche ore. Che culo !
Decido di andare a mangiare qualcosa nei dintorni del Zocalo, compro un giornale e mi godo quell'ultimo pomeriggio a La Crucesita.
Ogni tanto guardo il biglietto, lo giro, lo riguardo, ma...c'e' qualcosa che non va' ...  e certo che qualcosa non va' ! e' sabato e nel biglietto sta' scritto  " Salida: Domingo" !!
Ritorno all'autostazione dove ovviamente la "atendiente" gentile aveva gia' finito il suo turno e trovo la sua collega, altrettanto gentile ma un po' meno imbranata che mi spiega che gli ultimi due posti per Veracruz per quel giorno li aveva venduti mezz'ora prima. Maledetta atendiente gentile !
Non c'e' alternativa, devo frazionare il viaggio.
Trovo un Huatulco-Oaxaca in segunda clase, partenza alle 10 di sera, sconsolato prendo quello.
All'alba arrivo a Oaxaca e li il primo posto disponibile per Veracruz era per le 11 di sera, troppo.
Decido per Puebla, allungo il viaggio di 200 chilometri ma sicuramente a Puebla trovero' autobus più frequenti per Veracruz. Infatti cosi' e', arrivo a Puebla e dopo aver ricacciato una breve tentazione di fermarmi li',nel posto della mia prima volta in Messico, compro un biglietto Puebla-Veracruz
Arrivo a Veracruz alle 8 di sera, dopo un coast-to-coast di 22 ore. Niente male.
Pero' ho sempre la stessa domanda in testa, ma com'e' che arrivo sempre di sera?

Veracruz. C'ero gia' stato prima, qui ho passato un mese intero nell'agosto del 2001.
Questa e' una citta' che mi piace in modo particolare,non basterebbe un libro per descriverla,semplicemente e' diversa. Diversa da tutte le altre citta' del Messico che conosco.
Veracruz e' un porto abitato da un milione di pazzi, gli stessi abitanti definiscono questa citta' il manicomio più grande del mondo con vista a mare. Qui la musica ed il divertimento sono più comuni del pane o delle tortillas.
La musica di Veracruz e' il son,la rumba, la salsa, musiche del Caribe. C'e' poi il Danzon, di origine cubana ormai scomparso in tutto il mondo ma non a Veracruz.
Gli "Jarochos" (abitanti dello stato di Veracruz e per estensione tutto cio' che ha a che fare con il Veracruz) sono orgogliosi del loro Danzon, organizzano continuamente concerti e balli di questa musica. Vedere un ballo di Danzon e' qualcosa di speciale,le persone, perlopiù anziani, ballano questa musica con una passione ed una sensualita' difficilmente comprensibile non solo da un europeo come me,ma anche da chi non e' "Jarocho". E' un ballo che si compie con le stesse movenze dalla fine del 1800
Ma Veracruz non e' cosi' semplice da essere identificata solo con una musica.
Veracruz e' sporca,,perennemente disordinata, sa' di tabacco di sigaro e di sudore, di storia gloriosa e di marinai alla ricerca di una puttana, di falsa cortesia e di vero rispetto.
Se Huatulco era un paradiso, Veracruz e' l'inferno. Non ho ancora stabilito quale sia il più attraente.

La prima cosa che ho fatto il giorno dopo il mio ritorno in questa citta' e che consiglio a tutti, e' un giro in barca per il porto, un tempo il più importante porto commerciale del Messico.
Al largo si vede la Isla de los Sacrificios, primo approdo in terra messicana di Hernan Cortez, il conquistatore spagnolo.
E' per me sempre affascinante vedere l'attivita' del porto, navi in arrivo ed in partenza cariche di ogni tipo di mercanzia, piattaforme gigantesche della Pemex (Petroleo Mexicano) in riparazione, enormi gru che si muovono con inaspettata rapidita' e a far da sfondo, la fortezza di San Juan de Ulua costruita mi sembra attorno il 1600 ed utilizzata a più riprese per la difesa della citta' dalle incursioni dei pirati,dalle invasioni dei francesi,degli americani nella guerra contro gli Stati Uniti alla fine del 1800, utilizzata come ultimo baluardo di difesa dalle truppe spagnole alla fine della guerra per l'Indipendenza ed infine utilizzata come prigione per i prigionieri politici ai tempi del Porfiriato.
Consiglio vivamente una visita a San Juan de Ulua, ci si arriva via terra in taxi. Se conoscete lo spagnolo,prendete una guida e scoprirete davvero tanto della storia non solo di Veracruz ma di tutto il Messico dai tempi dell'invasione degli spagnoli.

A Veracruz c'e' molto da vedere, la storia qui non manca ma anche per esempio un bel museo navale,nonostante come gia' detto non sia io un viaggiatore da musei,mi e' piaciuto molto.
C'e' l'acquario più importante del Messico anche se penso farebbe una figura da cioccolatino rispetto il nostro acquario di Genova.
Ma forse uno dei motivi principali per cui sono qui ora, e' questo Zocalo,la piazza principale.
Qui il Zocalo e' la follia di Veracruz moltiplicata per 10, non ne ho mai trovato uno simile in tutto il Messico.
E' indescrivibile la vitalita', i suoni, la varieta' di persone che lo frequentano.
Per dare un'idea,descrivo quello che vedo ora, alle 8 di sera, ancora lontani dal raggiungere il culmine della festa.
Nel centro e' stato allestito un palco decisamente troppo alto, dove una banda sta' suonando ed una trentina di ballerini si stanno esibendo in danze tradizionali con vestiti bianchi anch'essi tradizionali di questa terra.
Un centinaio di persone sono in piedi attorno a questo palco ed una moltitudine e' seduta nei tavolini dei bar sotto e di fronte a los portales (i portici). Ci saranno una cinquantina di bancarelle che vendono di tutto, altrettanti venditori ambulanti con le merci più incredibili.
Come l'altr'anno ci sono finte crocerossine che per pochi pesos ti misurano la pressione, contadini che vendono formaggio, pittori (fra cui il mio amico el pintor di cui parlero' più avanti), splendidi carretti di legno intarsiato carichi di sigari prodotti da  queste parti, uno che vende "atole", una bevanda mi sembra fatta con la masa (l'impasto delle tortillas) gia' in uso fra i Maya, gli immancabili lustrascarpe ed almeno una ventina di suonatori che stanno suonando musica di ogni tipo, oltre che le immancabili marimbas, specie di xilofoni suonate da 2-3 persone contemporaneamente.
Vedo che stanno arrivando anche il "mangiafuoco" ed il clown che sta' tirando una corda fra due alberi a tre metri da terra dove fara' il suo spettacolo di equilibrismo.
C'e' solo una parola per descrivere quello che succede qui, il caos.
Un caos di canzoni che si confondono l'una con l'altra,un caos di colori, di odori e di gente. Il culmine sara' fra un paio d'ore ed andra' avanti almeno fino le tre di notte.
Tutto questo si ripete ogni giorno, festivo o no non importa.
E' impressionante come tutto sia esattamente come l'ho lasciato un anno e mezzo fa, ho l'impressione di non essermene mai andato da Veracruz, la stessa gente di
piazza che avevo conosciuto allora e' sempre qui e la cosa più bella e' che qualcuno mi riconosce.
In tre ore che sono seduto qui a scrivere sono gia' passate quattro persone conosciute nell'agosto dell'altro anno e con tutti ho bevuto una cerveza e chiacchierato un po'. Noto che nessuno di questi mi ha chiesto cosa ho fatto in questo tempo. Questo la dice lunga sulla personalita' dei veracruzani.
Per loro e' più importante adesso, non quel che e' stato o quel che sara'.
Carpe diem, forse non sanno che significa ma certamente sanno metterlo in pratica.

Un'annotazione pratica, a Veracruz inutile cercare una spiaggia bella, non c'e'.
C'e' un lungomare di una decina di chilometri che va fino a Boca del Rio e c'e' qualche spiaggia dove si trovano palapas e ristoranti come a Mocambo, ma bisogna davvero aver una grande voglia di mare per fermarsi li' più di un'ora, figuriamoci poi dopo aver  visto Huatulco.
Altra annotazione pratica, riguarda la cucina. nche se continuo a pensare che i messicani non sanno cucinare il pesce, a Boca del Rio ci sono un paio di ristoranti davvero notevoli, specie il Villa Rica.Sempre riguardo la cucina, il Veracruz e' uno Stato con molti allevamenti per cui qui la carne e' eccellente. Se passate di qui,fate un giro al Gaucho, il ristorante dove in assoluto ho mangiato la miglior carne di tutto il Messico.

Scrivendo di bistecche mi e' venuta fame. Una doccia e poi a cena. A proposito, non sara' interessante per chi legge ma lo e' per me, stasera si cena con Iliana, un'amica di Tampico conosciuta un paio d'anni fa e che per l'occasione e' venuta a trovarmi qui a Veracruz.
Cena e poi...lo que pasa pasa       Hasta manana




Lunedi 6 Gennaio.
Stavolta ricordo la data perche' e' il giorno della Befana, o meglio de Los Reyes come viene festeggiata in Messico questa giornata
Anche qui come in Italia, los Reyes,ovvero i Re Magi, portano regali ai bambini buoni, praticamente a tutti perche' qui dicono che non esistono bambini cattivi.
A tal proposito, sebbene gia' dal secolo scorso non rientri più nella categoria "bambini", ho ricevuto anch'io il mio bel regalo da parte di Iliana.
Un piccolo Pinocchio di legno....chissa' cosa avra' voluto dirmi.

EL MERCADO
Uno dei miei punti di riferimento nelle citta' messicane, e' il mercato, quello dove la gente va' a far la spesa, con le piramidi di frutta di ogni colore,la carne appesa ad un palo all'aria aperta, le bancarelle del ferramenta, del "plomero" (l'idraulico), degli utensili da cucina, tutto con un ordine esclusivamente messicano.
Poi ci sono i comedores che con 3 euro ti fanno scoprire l'autentica cucina messicana, i venditori ambulanti, la gente, tanta, tantissima gente, i profumi ed i colori che non si possono descrivere.
Qui i mercati principali sono due, l'Hidalgo e l'Unidad Veracruzana,confinanti in diagonale fra loro.
Tutto intorno, una marea di bancarelle, di negozi e negozietti che vendono ogni genere di cose, legali ed illegali, come quel negozio all'angolo fra calle Hidalgo e calle Soto che vendeva fuochi artificiali proibiti.
Alle 17.30 del 31 Dicembre, ho sentito una raffica di scoppi (sono a 5-600 metri dal mercato). All'inizio pensavo ad un festeggiamento anticipato ma poi, visto l'accorrere di decine fra ambulanze e camion dei vigili del fuoco, ho capito che era successo qualcosa di grave.
Da quel negozio all'angolo, e' partito l'incendio che ha coinvolto le bancarelle lungo le strade che vendevano gli stessi fuochi artificiali, i giornali parlano di 2 tonnellate di fuochi artificiali scoppiati quasi contemporaneamente.
In breve erano incendiati decine di negozi fra cui un colorificio. Di fronte ai negozi c'e' il mercado Hidalgo che per fortuna e' stato risparmiato dal fuoco altrimenti sarebbe stata una strage, ma sfortunatamente a quell'ora, le strade erano piene di persone che stavano facendo gli ultimi acquisti per la notte dell'ultimo dell'anno. Quelle strade piene di gente in fuga,hanno impedito alle persone all'interno dei negozi e magazzini di fuggire. Il bilancio ufficiale e' di 28 morti.
Davvero triste trovarsi qui, da turista, in una citta' perennemente allegra, a visitare quel quartiere devastato. Triste ma si va' avanti.
Mi ci vorrebbero 10 pagine per spiegare quel poco che ho capito riguardo il rapporto che hanno i messicani con la morte. Sono estremamente fatalisti, la rispettano ma non la temono e questo consente loro di recuperarsi in fretta anche da tragedie come questa.
Ne soffrono come e' ovvio che sia,ma vogliono subito tornare alla normalita', alle loro sicurezze della quotidianita' e qui normalita' e quotidianita' significa musica ed allegria.
Si riesce a percepire  la loro pena, solo quando davanti agli sbarramenti che per ora impediscono l'accesso alla zona del mercato,tutti, dal bambino all'ottantenne,
nessuno escluso, si fa il segno della Croce. C'e' da giurare che la maggior parte di loro continuera' a farsi il segno della Croce anche quando gli sbarramenti saranno tolti, in silenzio ed ognuno per conto proprio perche' una delle cose che ho capito in tanti viaggi in Messico, e' che la gente messicana condivide sempre le gioie e mai il dolore.

EL PINTOR
Fra tutti i personaggi conosciuti nei vari viaggi, sicuramente uno dei più strani e' lui, "el pintor" (il pittore).
Lo chiamo cosi' perche' sebbene me l'abbia ripetuto una ventina di volte, non riesco mai a ricordare il suo complicato nome.
E' un personaggio che vive vendendo caricature fatte ai turisti qui nel Zocalo di Veracruz. L'ho conosciuto nell'agosto del 2001 ed in breve siamo entrati in amicizia.
A vederlo  non gli daresti due pesos, cosi' come non si può dargli un'eta' precisa, credo abbia dai 50 ai 60 anni, ma quando ci mettiamo seduti in una panchina e si
comincia a chiacchierare,il tempo vola e rimango ogni volta più stupito dalle sue argomentazioni. Sulla sua vita ci si potrebbero scrivere diversi libri, ha viaggiato e vissuto lunghi periodi un po' in tutto il mondo, dall'Italia alla Spagna, Svizzera Ex Yugoslavia,Russia, Africa,America del Sud. Alcuni dei posti in cui lui ha vissuto, li ho visitati anch'io in precedenti viaggi per cui lo metto continuamente alla prova per vedere se realmente conosce o sta' inventando. "oye pintor, sul Portogallo, ci
sei mai stato a Sintra, a sud di Cascais?"  " Noo, Sintra e' un po' a nord, con le sue case rivestite di azulejos, ne ho fatto un paio di quadri, li' sono stato molto bene,
l'atmosfera era perfetta per il mio lavoro"... " oye pintor e che mi dici dell'Arena di Pola?" " Ahh quello e' stato un gran viaggio, dopo Milano mi sono trasferito a
Mestre e spesso in autostop mi spostavo a Trieste e da li scendevo in Istria....."
La cosa più incredibile,e' che ogni posto me lo descrive fin nei più piccoli dettagli e ne conosce la storia e gli avvenimenti.
Passiamo ore a parlare di argomenti che vanno dalle ex colonie italiane in Africa al periodo Franchista in Spagna, alla scomodita' degli autobus di mestre negli anni 70.
Quando poi si inizia a parlare del Messico, li' si trasforma in un'autentica enciclopedia ed io rimango sempre più inebetito ad ascoltare le sue opinioni riguardo i
grandi avvenimenti del passato, il significato dei riti di ogni cultura preispanica, il modo di vivere degli Huichol o dei Tarahumara, gli aneddoti della Rivoluzione, la
storia delle cantinas di Veracruz che spesso venivano visitate dal Che Guevara nel periodo in cui visse in Messico, al bene ed al male fatto dal PRI, il partito al
governo per più di 70 anni fino al 1999.
A volte mi sembra di parlare con Paperino per via del fatto che nella sua vita ha fatto e provato di tutto e proprio come Peperino che ad ogni numero del giornalino
si ritrova a fare un mestiere nuovo, anche "el Pintor" in ogni tappa della sua vita si ritrovava coinvolto nei mestieri più assurdi.
E' stato meteorologo in Baja California, contadino nel Morelos, cameriere in Italia, riparava biciclette in Svizzera e vendeva frutta in Etiopia Un giorno sono stato a casa sua, volevo vedere un po' dei suoi dipinti. Sono un gran incompetente in fatto di pittura ma ho visto quadri che mi parevano davvero splendidi. Quando gli ho chiesto perche' non vendeva in piazza qualcuna di quelle opere, sicuramente ne avrebbe ricavato molti più soldi che non con le caricature,lui mi ha risposto  "Queste non sono fatte per essere vendute, queste sono mie,sono la mia memoria,dentro quei colori ci sono io"
Prima di andar via, ha preso una tela raffigurante semplicemente due splendidi occhi neri e profondi di una messicana e me l'ha regalata. Ho voluto citare questo personaggio per ringraziarlo delle interminabili chiacchierate fatte come se fossimo amici da sempre.

A scrivere il tempo vola, sono gia' le 9 di sera ed il mio stomaco sta' reclamando.
Stasera a cena da solo visto che Iliana e' ripartita oggi pomeriggio per Tampico
A proposito, questi ultimi tre giorni con lei non li scordero' tanto facilmente...!
Hasta pronto





Venerdi 10 gennaio
Ultima serata in Messico

Sono nella mia camera dell'hotel Imperial, un'hotel che vale la meta' dei 600 pesos che sto pagando. Architettonicamente e' un piccolo gioiello, la posizione e'
eccellente ma le camere e gli impianti sono decisamente da risistemare. Del resto, nel periodo fra Natale e Capodanno la disponibilita' di stanze a Veracruz
era alquanto limitata per cui, complice la pigrizia, mi sono fermato al primo posto che ho trovato, ovvero quello che una targa all'ingresso definisce come " Il
più antico Hotel d'America" anche se probabilmente sono in pochi a crederci.
Ma tutto questo e' di poco conto, la cosa più importante,tristemente ed inevitabilmente più importante, e' che finito di scrivere queste ultime righe dovro' preparare un'altra volta la valigia perche' domani si riparte.
Destinazione Italia,un altro mondo, un'altra vita.
Come sempre, gia' nell'aeroporto di Venezia, comincera' a mancarmi la quotidianita' di questo mese di viaggio, mi mancheranno terribilmente la musica, gli odori,le
vecchie automobili scassate che passano lentamente fra le strette vie del centro con lo stereo a tutto volume,le scritte pubblicitarie dipinte sui muri bianchi delle case,
le farmacie che vendono di tutto,dalle sigarette alle schede telefoniche, le discoteche dove il capofamiglia fiero del suo nuovo cappello "panama" porta a ballare la
figlia,la moglie e la suocera, mi mancheranno gli occhi di fuoco delle messicane,mi manchera' l'allegria delle cantinas,mi manchera' la melodia della lingua Spagnola che per un mese e' stata la mia lingua, mi manchera' il Messico, mi manchera' terribilmente mi hermoso,querido Mejico 

Marco    gianeletti@libero.it 

 

 

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