Seychelles

DIARIO DI UN SOGNO Maggio 2009

di Andrea e Letizia

   

 

Erano almeno cinque anni che sognavo un viaggio alle Seychelles, avevo letto la guida della LP del 2005, tutti i racconti del sito turisti per caso, mi ero fatto spedire a casa le cartine delle isole dall’ufficio turistico Seychellese di Roma… ero pronto, mancava solo l’occasione giusta.

 

A marzo 2009 obbligano mia moglie Letizia a prendere due settimane di ferie a maggio, tempo di mandare un po’ di mail alle Guest House e di prenotare i biglietti aerei sul sito AirSeychelles, e in meno di un mese è tutto organizzato.

 

Volo A/R Malpensa-Mahè  per due persone 1350 €

Volo interno di sola andata Mahè-Praslin per due persone  150 €

Cinque notti a Villa Gaiarda – Pralsin 500 € compresa colazione   www.villagaiarda.it/new

Quattro notti all’ Ylang Ylang – La Digue 380 € compresa colazione www.selfcateringylangylang.com

Quattro notti all’Anse Soleil Resort – Mahè 350 € senza colazione   soleil@seychelles.net

Noleggio Terios per 4 gg. A Mahè con Tropicar 160 € senza franchige    tropicar@seychelles.net

   

Sabato 16/05/2009

Ore 15:30 partenza da Moncalieri (TO) con bagagli al seguito direzione ristorante “da Mariuccia” a Malvagio (www.ceriamalpensa.it). E’ un ristorante con ampio parcheggio che da un annetto è entrato nel business dei parcheggi  di Malpensa, è a circa ¼ d’ora dall’aeroporto ma costa meno dei vari Park a 2 passi dai Terminal (abbiamo pagato 35 € per 15 gg. Rispetto ai circa 60 € chiestici dagli altri) ed in più si risparmiamo una quarantina di km di gasolio. Alle 17:10 siamo da Mariuccia e Mario, gentilissimo, ci carica sul pulmino e ci accompagna al Terminal 1, di fronte all’insegna dell’Air Seychelles.

Trovato il banco giusto procediamo al check-in, tiro fuori i passaporti e la mail ricevuta dall’ufficio Air Seychelles di Roma (biglietti elettronici), il ragazzo prende i fogli ed inizia a sfogliarli lentamente mantenendo un espressione a metà fra il dubbioso ed il perplesso e non emette una parola per almeno 2 minuti. Due minuti sono lunghi, già dopo 30 secondi di silenzio ho iniziato a tremare, Letizia (un po’ restia al fai da te) era già pronta con la lista degli insulti, ma alla fine va tutto liscio, non dice niente neanche per i 4 kg di bagaglio in eccesso.

Fra un giro al Duty-free e uno spuntino arriviamo all’imbarco. L’aereo è quasi pieno ed posti non sono larghissimi, soprattutto per chi ha le gambe lunghe.

 Le hostess creole ci offrono prima l’aperitivo e poi la cena e dopo mandano in onda l’ultimo film di 007.

 

 

 

Domenica 17/05/2009

Alle 3:30 ora italiana le hostess accendono le luci e passano a svegliare tutti lanciandoti addosso uno straccetto bagnato per lavarti la faccia. Ci godiamo l’alba dall’oblò dell’aereo

e poi la colazione e alle 5:00 inizia la discesa (7:00 locali). Per chi non è già atterrato a Palermo, l’atterraggio in un isola è molto particolare, non vedi asfalto fin quando non ci metti le ruote sopra, viene il dubbio di essere su di un idrovolante. Col Boeing arriviamo quasi dentro la sala arrivi, scendiamo dalla scaletta, attraversiamo la strada e siamo già al controllo passaporti. Ad accoglierci, oltre la magnifica vista dell’isola, troviamo un bel acquazzone ed un umidità non indifferente. Passiamo il controllo passaporti dove ci mettono il mitico timbro  a forma di Coco de Mer e ci avviamo al check-in per il volo verso Praslin. Qui è infinitamente tutto più spartano, o più umano se vogliamo, il bagaglio se lo passano di mano in mano i dipendenti dell’aeroporto e come biglietti ci danno due pezzi di plastica che poi ci ritirano quando saliamo sull’aereo, come alle giostre!

   

Il volo a bassa quota verso Praslin (che poi si pronuncia Pralen) è una cartolina lunga 15 minuti, e la rasetta sopra il Lemuria Resort con i suoi campi da golf durante l’atterraggio è una goduria per i nostri occhi.

 

Usciti dall’ aeroporto troviamo il taxi che Morena ci ha inviato, ci carica a bordo e ci accompagna a Villa Gaiarda, tagliando l’isola per la Vallée de Mai. Appena arrivati scattano le presentazioni, oltre a Morena con cui avevamo avuto i contatti via mail per la prenotazione, conosciamo il marito Umberto, la figlia, Billy (Costacurta) il cane, Rambo e Pongo i due gatti, le due tartarughe e la coniglietta. Poi davanti ad un buon succo di frutta scatta il briefing iniziale con le informazioni sull’isola e tutto il suo mondo.

 

                       

Ci sistemiamo in una delle 4 stanze con  bagno che hanno ricavato dietro la loro villa e dopo un pisolino per recuperare le forze, partiamo a piedi verso la Cote d’Or, percorriamo la spiaggia fino al gruppetto di negozi dove ci fermiamo da Luca a prendere un gelato (due coppone ed una coca 15 €). Poi ci rilassiamo in spiaggia, saggiamo le acque dell’oceano e sulla strada del ritorno ci fermiamo al piccolo negozietto indiano (qui sono un must) che noi ribattezziamo sarcasticamente Carrefour per acquistare la sim dell’Airtel, ma ci dicono che dal 1 aprile ci và il passaporto e noi l’abbiamo lasciato in stanza. Per cena ci fermiamo a Villa Gaiarda dove Morena ci prepara un carpaccio di un qualche pesce, un enorme King fish con riso basmati, salsa creola e insalata di cavolo (20 € a testa bevande escluse).

 

Lunedì 18/05/2009

Sveglia alle 7:00, colazione by Morena con papaya, mango, bananine fresche, succo di frutta spettacolare, pane tostato con burro e marmellata fatta in casa e the, il tutto accompagnato dalla stampa delle news del sito del Corriere della Sera che Umberto mette a disposizione dei suoi ospiti. Durante la colazione facciamo la conoscenza di una coppia di Monza arrivati anche loro ieri, Marco e Tamara, con la quale divideremo qualche scorcio di vacanza.

Verso le 9:00 usciamo da Villa Gaiarda e aspettiamo in bus per Anse Boudin alla fermata che c’è subito sulla litoranea. Il tragitto in pullman è abbastanza tranquillo (7 Rs a testa)

e facciamo la conoscenza di 3 ragazzi tosco marchigiani (Stefano Tiziana e Luisa) coi quali dividiamo la fatica della scarpinata che da Anse Boudin ci porta fino alla paradisiaca Anse Laziò. L’impatto con la spiaggia toglie il fiato, ti rendi conto che le foto dei cataloghi dei tour operator non sono di certo ritoccate.

 

 

  

Dopo qualche ora divisa tra bagni, snorkeling e relax all’ombra delle palme e dei takamaka, andiamo a pranzo al Le Chavelier, segnalato sulla Lonely come economico. Forse nel 2005, anno di stampa della guida, ma non ora, il piatto più economico costa 14 € e 1 litro d’acqua 4,5 €. Noi abbiamo preso una smoked fish salad, buona ed abbondante, ed una tuna salad, sempre abbondante ma il tonno sapeva tanto di Rio mare (32,5 €). Sconsigliato!

Dopo pranzo pisolino in spiaggia, bagno e scarpinata di ritorno fino ad Anse Boudin col magone di perdere l’ultima corsa.

Torniamo in bus fino alla Cot d’Or e ci fermiamo al Carrefour a prendere la sim che non ci hanno dato ieri (che poi ti fanno compilare un foglio coi dati, quindi potresti scrivere quello che vuoi e vanificare l’intento della legge che è quello della rintracciabilità delle sim). Con la sim nuova proviamo a chiamare Kante, un ragazzo che ieri ci aveva proposto l’escursione Curieuse/S.Pierre, per prenotarla per domani. Non facciamo in tempo a finire di comporre il numero che ci spunta davanti, bene risparmiamo una telefonata. Prenotiamo l’escursione al prezzo di 25 € + 10 € di tasse a persona pagando 10 € di acconto a fronte di una ricevuta scritta su un pezzo di carta già scarabocchiato. Ci offre anche il pranzo a Curieuse (grigliata di pesce) per 25 €, ma rifiutiamo perché ci sembra un po’ caro. Chiedo anche per il cambio in nero, ma mi offre 18 rupie per un euro contro le 19/20 del cambio ufficiale, mi sa che il business è finito!

Rientriamo a villa Gaiarda per una doccia e a cena optiamo per La Goulue, che è il ristorante più vicino. Usciamo a piedi armati di torce e percorriamo la strada completamente buia per una decina di minuti. Mangiamo un hamburger di pesce, uno di carne (che rutteremo fino a domani), coca e birra per 24 €, quello che ci colpisce particolarmente è la svogliatezza della cameriera, una così in un qualsiasi ristorante italiano la caccerebbero in mezzo secondo, qui invece è in armonia col loro modo di vivere.

 

Martedì 19/05/2009

Partenza a piedi verso il Carrefour dove facciamo scorte di acqua e di cibo per la giornata. Prendiamo dei buonissimi dolcini di banane tipo frittelle, un casco di bananine verdi (che si riveleranno acerbissime), un avocado scambiandolo per un mango (acerbissimo pure questo) e 2 cocchi. Alle 9:30 siamo all’appuntamento con Kante che con la sua barchetta ci porta sull’isolotto di S.Pierre, dove sbarchiamo con l’aiuto della guardia del parco marino che dopo aver intascato i soldi della tassa se ne torna a dormire.

 

Qui facciamo dell’ottimo snorkeling attorno ai quattro scogli che formano l’isolotto avvistando un sacco di pesci di cui ignoriamo il nome e due piccoli squaletti. Dopo un ora e mezza torna Kante che ci trasborda a Curieuse Island, l’isola delle tartarugone di terra, sulla spiaggia in cui sbarchiamo c’è la riserva a loro dedicata e possiamo ammirarne almeno una ventina.

  

 

 

Dopo la foto di rito in cui si dà da mangiare la foglia alla tartaruga ci incamminiamo nel sentiero che ci porta ad Anse Josè dove consumiamo il nostro mini pranzo e passiamo il resto del pomeriggio in stile Robinson Crusoe e Venerdì sulla spiaggia deserta. L’unica compagnia arriva verso le quattro e sono le terribili sandflies, ma per fortuna dopo poco arriva Kante e ci riporta sulla Cote d’Or.

Tornando verso casa a piedi ci fermiamo a chiedere un po’ di prezzi nei ristoranti, al Cafè des Art antipasti 10-15 € e piatto principale 25-50 €, mentre al ristorante del Beraja sul mare buffet a 28 € bevande escluse. Nessuno dei due ci colpisce.

Arrivati a Villa Gaiarda facciamo la conoscenza di Giuseppe e Daniela con il loro piccolo Matteo, sono arrivati oggi col volo da Roma, e ci rincontreremo a La Digue perché anche loro hanno prenotato all’Ylang Ylang.

A cena torniamo a La Goulue sempre a piedi e ci troviamo Tamara e Marco, così ci tengono un po’ di compagnia durante la serata. Prendiamo fish and chips, smoked fish salad, gelato coca e birra 30 € in due.

 

Mercoledì 20/05/2009

Dopo colazione ritiriamo l’auto della Solace Car Hire che gentilmente Umberto aveva prenotato per noi e che ci fa trovare direttamente a Villa Gaiarda. Per 35 € al giorno ci danno una ZOTYE 2008 che altro non è che una brutta copia cinese della Daiatsu Terios (vecchio modello). Un po’ piccola, un po’ vissuta, col contakm rotto, ma per girare Praslin va più che bene.

L’impatto con la guida a sx è meno peggio di quello che pensavo, a parte un paio di cazzate clamorose, la situazione è sotto controllo.

Andiamo a fare benzina (16,5 Rs al Litro) e facciamo tutto il giro dell’isola passando dal Jetty e da Grand Anse, ci fermiamo ad un market dove con 70 Rs prendiamo un tubo di simil Pringles malesiane, 2 samosà (triangolino fritti) alle verdure, 2 al pesce, 2 frittelle piccanti dal contenuto misterioso e 4 frittelle di banane.

Al fondo della strada arriviamo al Lemuria (la prenotazione ce l’ha fatta Morena 2 gg. fa) ed entriamo senza problemi, parcheggiamo e ci incamminiamo seguendo le indicazioni per Anse Georgette, la meta della giornata. Attraversiamo diversi campi da golf tenuti in maniera impeccabile, e non resisto alla tentazione di camminare scalzo sull’erbetta del green, è proprio un posto da ricchi.

Dopo un paio di bivi sbagliati arriviamo a destinazione ed è come entrare in un sogno, descrivere a parole le immagini che scorrono davanti ai nostri occhi non è facile, una caletta di sabbia bianca finissima, delimitata da massi di granito levigato, chiusa alle spalle da una vegetazione  lussureggiante e verdissima e con un acqua spettacolare. Passiamo la giornata in questo paradiso, concordando sul fatto che questa spiaggia, da sola, merita il lungo viaggio dall’Italia.

 

 

 

 

 

Nel pomeriggio rientriamo a Villa Gaiarda e ci accordiamo con Marco e Tamara e con un'altra coppia per andare a cena al Coco Rouge a baia S.Anne, consigliatoci da Morena che ci prenota il tavolo.

Il ristornate è molto frequentato dai locali, soprattutto a pranzo perché fa da take-away, e questo è un ottimo biglietto da visita. Infatti troviamo un menù fisso composto da polipo al curry, melanzane impanate, crema di lenticchie, un’insalata sconosciuta, riso a volontà e un pescione enorme (almeno 60 cm) alla griglia con una salsina sopra, prendiamo ancora chi i gelato, chi il caffè, acqua e birra e spendiamo 35 € a coppia. Consigliato!

 

Giovedì 21/05/2009

Dopo la solita ottima colazione montiamo sul nostro Zotye e partiamo in direzione Jetty per fare i biglietti  per La Digue per domani (12 € a testa solo andata con Cat Rose’s). Nel frattempo fa qualche goccia di pioggia, ma tempo di spostarci alla Vallée de Mai ed è già ricomparso il sole. Entriamo nel parco (20 € a testa) e ci ritroviamo in una giungla tropicale con delle palme enormi che non avrei mai immaginato. Foglie alte venti metri con un apertura grossa quanto un letto matrimoniale, Coco de Mer maschi e femmine ovunque (crescono quasi solo qui) ed un sacco di altre piante che i cartelli lungo il sentiero descrivono minuziosamente.

         

 

E’ impressionante il rumore di tutte queste foglie enormi mosse dal vento. In cima al sentiero, sul punto panoramico, troviamo ad attenderci un simpatico pappagallino nero col quale dividiamo la nostra banana, golosone!

 

In un due ore scarse finiamo il giro del parco e torniamo a pranzare a Villa Gaiarda fermandoci al Coco Rouge dove prendiamo una ciotola di polistirolo con riso basmati sul fondo e sopra del pesce al curry e della crema di lenticchie (45 Rs) ed in un minimarket birra coca e 2 samosà alle verdure.

Con Billy, Rambo e Pongo fra i piedi consumiamo il nostro lunch mentre Umberto suda sette camicie spostando delle pietre in giardino per fare il percorso pedonale.

 

 

 

Dopo pranzo partiamo in direzione Anse Laziò, per goderci il tramonto che qui capita proprio sull’oceano. Arrivati ad Anse Boudin decidiamo per una breve tappa al punto panoramico Zimbawe segnato sulla cartina, così svoltiamo a sinistra e ci inerpichiamo per una strada stretta per qualche km sempre in prima con la Zotye che strilla e chiede pietà. Ad un certo punto sulla strada c’è un cancello aperto, mentre Letizia si sta chiedendo se è il caso di entrare, io ho già messo la prima e parto, proseguiamo qualche centinaio di metri e ci troviamo di fronte ad una sorta di cabina elettrica dove ci sono degli operai al lavoro. Metto la retro per tornare indietro e compare un signore camicia e pantaloni (tipo divisa) che ci dice di lasciare la macchina li e di seguirlo, Letizia pensa subito al peggio (tipo rapina, rapimento, etc.) e si affretta a rispondergli che siamo di corsa e mi dice di andare via. Lui capisce la situazione e tira fuori un tesserino e si presenta, si chiama Joel e lavora per qualche società che si occupa della manutenzione di quel sito dove ci sono le antenne per il controllo del traffico aereo. Lui è di Mahè ed ogni mercoledì viene qui per le operazioni di manutenzione ma oggi che è giovedì è qui perché c’è stato un guasto. Scendiamo dalla macchina, facciamo una salitina di 10 metri e ci troviamo su un grande pianoro dal quale si gode una stupenda vista a 360° su Praslin. Joel ci illustra tutte le varie Anse e e le altre isole che si vedono, ci scatta due foto e ci lascia il suo numero di cellulare dicendoci di chiamarlo quando saremo a  Mahè così ci porta in posto simile anche lì (ma non siamo sicuri di aver capito bene, così non lo chiameremo).

 

 

 

Riscendiamo giù e andiamo a Anse Laziò, facciamo qualche bagno per ingannare il tempo aspettando il tramonto, ma quando il sole inizia a calare, all’orizzonte compare una striscia di nuvole che ci rovinano lo spettacolo. Uffa!

Per cena scegliamo il Village de Pecheur, che è un hotel, ma ci si può andare anche solo a cenare. Si mangia a lume di candela coi piedi nella sabbia e i piatti sono  molto ricercati e ben presentati, prendiamo un filetto di Red Snapper e una Tuna Steak con i relativi contorni, dolce e acqua 50 € in due. Consigliato!

 

Venerdì 22/05/2009

Sveglia presto, colazione, un paio di salti sulle valige per chiuderle, saldiamo Morena e alle 9:40 siamo al Jetty, lascio la Zotye nel parcheggio con le chiavi sotto al tappetino e alle 10:00 partiamo per La Digue col Cat Rose’s. Nel frattempo mando un messaggio ad Aldo dell’Ylang Ylang per avvisarlo del nostro arrivo così ci fa trovare un taxi (pulmino amaranto) al porto che ci accompagna da lui (100 Rs).

Ci sistemiamo nel bungalow piccolo, che è davvero piccolo, ma per il poco tempo che ci trascorriamo dentro và bene.

 

Mini briefing con Aldo e la moglie Yleen, cartina alla mano ci danno un po’ di informazioni, ci noleggiano le bici (6 € al giorno a bici) e ci prenotano la cena al Patatran.

In sella al nostro nuovo mezzo di trasporto partiamo all’esplorazione dell’isola, per pranzo ci accontentiamo di un gelato da Luca che ha aperto una succursale anche qui (ma solo come gelateria) e poi ci dirigiamo verso nord. Per strada rincontriamo Stefano Tiziana e Luisa, i ragazzi tosco marchigiani conosciuti a Praslin e con loro ci dirigiamo ad Anse Patate dove facciamo un bagno rapido perché la marea si alza in fretta e minaccia la nostra roba lasciata in punta alla spiaggia. Torniamo allora sui nostri passi e ci fermiamo ad Anse Severe, all’estremità sinistra guardando il mare. Qui, dietro la guida di Stefano, facciamo dell’ottimo snorkeling lungo gli scogli che delimitano la baia. Prima di rientrare alla base ci diamo appuntamento con gli altri ragazzi per domani alle 9:30 al porto, ci uniremo a loro nell’escursione che hanno prenotato per domani a Cocò e Felicitè (30 € a testa).

Dopo una doccia rigenerante fredda (purtroppo lo scaldacqua non lascia molta scelta, o bollente o fredda) ci godiamo il nostro aperitivo (Gewurztraminer freddo portato da casa) e partiamo alla volta del Patatran, provando l’emozione di una pedalata in notturna seguendo il lieve bagliore delle nostre torce. Per cena menù fisso a 22 € a testa più 3 € di acqua, composta da antipasto di pesce, zuppa di funghi e vermicelli, piatto di pollo o pesce (a scelta) con verdurine e riso di contorno e crema di riso con ananas per dolce. Il posto è carino, ma non so se vale la pedalata fin lassù!

 

Sabato 23/05/2009

Oggi giro in barca fino a Cocò dove si può fare snorkeling o godersi la minuscola spiaggetta e dopo 1 ora e mezza trasferimento di fronte alla costa di Felicitè ed altro snorkeling. Qui il tizio di una barca vicino alla nostra si immerge e trova una tartaruga marina che tiene vicino a sé per la zampa per un paio di minuti per farla vedere a tutti. La bestiola non sembra infastidita, però non è così che avevamo immaginato il nostro incontro con una tartaruga marina. Al rientro al Jetty i ragazzi tosco marchigiani ci invitano a pranzo a casa loro (stanno da Chez Michelin) così passiamo dal take away e approfittiamo della loro gentile ospitalità. Nel pomeriggio si va tutti insieme in bici a vedere la costa est dell’isola dove le onde imponenti non consentono la balneazione; sulla strada del ritorno ci fermiamo davanti alla guest house di Anse Banana dove il proprietario ha allestito un banchetto di frutta. Per 25 Rs ci dà un cocco da bere e ce ne apre 2 da mangiare, uno dei quali all’interno ha una specie di spugna bianca che assomiglia e sa di mollica di pane.

Ancora una tappa ad Anse Severe per un tuffo rigenerante ed al tramonto salutiamo i nostri amici che domani vanno a Mahè. Rientriamo all’Ylang Ylang e ritroviamo Giuseppe, Daniela ed il piccolo Matteo, arrivati oggi da Villa Gaiarda, e con loro andiamo a cena all’Island Lodge, dove, a bordo piscina, allestiscono un ricco buffet internazionale con un sacco di dolci (20 € a testa più bevande). Letizia, finalmente, ha anche ritrovato la sua amata carne di maiale!!!

 

Domenica 24/05/2009

Oggi ci adeguiamo ai ritmi della domenica dei Seychellesi. Niente sveglia, colazione sul tardi e pedalata fino ad Anse Source d’Argent. Dopo aver fatto i biglietti, 5 € a testa (1 ingresso gratis ogni 2 pagati), entriamo in questo parco naturale le cui principali attrazioni sono il cimitero ottocentesco, la lavorazione del cocco (ma il bue che tira il frantoio era sotto l’albero a schiacciare un pisolino!), le tartarughe giganti di terra chiuse nel loro recinto,

le piantagioni di cocchi e vaniglia e, non per ultimo, la spiaggia più famosa delle Seychelles. Devo dire, però, che, complice la giornata nuvolosa, a noi questa spiaggia non ha trasmesso le stesse emozioni di Anse Laziò ed Anse Georgette. La spiaggia è corta e al pomeriggio scompare con l’alzarsi della marea ed i colori non erano così intensi. C’è da dire, però, che qui la differenza di colori fra quando splende il sole e quando invece è nuvoloso è veramente impressionante, quindi la nostra valutazione non fa testo.

 

 

 

Anse Source d’Argent rimarrà comunque fra i nostri migliori ricordi perché qui, durante i 15 minuti di snorkeling nel metro e mezzo d’acqua dei primi 200 metri di mare, ci siamo imbattuti in una splendida tartaruga di mare, e nuotarle affianco, anche se solo per pochi secondi, regala un’emozione stupenda!

Per pranzo prendiamo un piatto di frutta fresca da un banchetto sulla spiaggia (100 Rs) e dopo un’oretta inizio ad avere una reazione strana sulla guancia e sul collo, un prurito pazzesco. Decidiamo, così, di rientrare all’Ylang Ylang dove una doccia e una spalmata di Prep aggiustano la situazione. Verso le 16:00 prendiamo le bici e andiamo al porto per prenotare il Praslin Express per Mahè di martedì, che, ahimè, parte alle 7:15 del mattino. Visto il caldo e la quiete della domenica (c’è pochissima gente in giro) optiamo per un paio di gelati da Luca (2 coni da 1 gusto 40 Rs) e, tornando verso casa, ci fermiamo da Chez Marston per prenotare un tavolo per la cena. Come da descrizioni lette su internet, lui è lì seduto al suo tavolo con la sua Coca ghiacciata in mano, un personaggio a tutti gli effetti! A cena, dopo sooooli 50 minuti di attesa, ci portano il polipo al curry (gommoso) e il pesce alla griglia (che sa di poco), beviamo acqua e Coca e spendiamo 465 Rs (24,5 €). Considerata la qualità del cibo e l’eterna attesa, lo sconsigliamo vivamente.

 

Lunedì 25/05/2009

Oggi sveglia mattutina, alle 7:10 sono in già in sella alla bici, mentre Letizia continua a dormire. Parto in direzione forno (vicino al porto c’è un negozietto un po’ nascosto che vende degli ottimi prodotti da forno a prezzi irrisori) e per strada incrocio Marco e Tamara che sono appena arrivati da Villa Gaiarda col traghetto delle 7:00 (loro sì che sono mattinieri!!!). Facciamo due chiacchiere ed insieme scopriamo che il fornetto apre alle 9:00 e, dalle facce che facciamo, capiamo che dopo una settimana non ci siamo ancora abituati ai ritmi Seychellesi. Dopo una breve sosta all’ufficio postale per comprare cartoline e francobolli, andiamo da Gregory’s e ci riforniamo di pizzette (ottime) e brioches, saluto i nostri amici e torno all’Ylang Ylang per la colazione delle 8:30. Fra un po’ di frutta e del pane-burro-marmellata facciamo due chiacchiere con Aldo e con Giuseppe e Daniela e chiediamo al nostro tutor di prenotarci la cena all’Island Lodge per noi 4 e anche per Marco e Tamara che si uniranno a noi.

Alle 9:00 iniziamo la pedalata verso Grand Anse, oggi si scarpina! Dopo circa 20 minuti di bici, siamo sulla costa sud dell’isola, parcheggiamo le bici, zaino in spalla (ricordatevi l’acqua) e dopo un rapido sguardo a Grand Anse imbocchiamo il sentiero per Petite Anse.

Salto a piè pari la descrizione del nostro percorso perché abbiamo poi scoperto di aver fatto un giro ben più lungo rispetto al sentiero abituale, ma almeno ci siamo arrivati, già perché abbiamo sentito parecchia gente che ha gettato la spugna ed è tornata indietro. In effetti, le indicazioni non sono il punto forte dei Seychellesi e spesso ci è capitato di dover andare a naso o lanciare la monetina, ma con un po’ di pazienza si risolve tutto. Tornando a noi, dopo una buona mezz’ora siamo a Petite Anse, che non è poi tanto diversa dalla sorella maggiore, ma il fatto di essere completamente soli in questa lunga distesa di sabbia illibata l’ha resa decisamente più affascinante.

 

Ci riposiamo 10 minuti e poi ci rincamminiamo verso Anse Cocos, altri 20 minuti e approdiamo in questo angolo di paradiso. Non c’è nessuna traccia lasciata dall’uomo, non un palo, un cartello, una capanna o una bottiglietta di plastica a terra, così com’era centinaia di anni fa, così la ritroviamo davanti ai nostri occhi oggi, natura………….. solo natura!

 

Come consigliatoci da Aldo, attraversiamo tutta la spiaggia e andiamo a tuffarci nella piscina naturale che delle rocce a semicerchio creano, ci rilassiamo e poi consumiamo il nostro spuntino all’ombra di una palma.

 

Verso le 13:30 ripercorriamo i nostri passi fino a Grand Anse dove incontriamo Giuseppe, Daniela e Matteo, ci concediamo una birra io e una Coca Lety (100 Rs) al Loutier Coco e anche 2 bei frullati di frutta fresca (90Rs) in uno dei banchetti che ci sono sulla via del ritorno.

Prima di tornare a casa decidiamo di dare un’altra chance ad Anse Source d’Argent, ma, essendo pomeriggio inoltrato, la spiaggia è scomparsa sotto l’alta marea, così dopo un paio di crasse risate ispirate da una coppietta seduta sul bagnasciuga rimasta vittima di un’onda un po’ più alta, ci ritiriamo nel nostro bungalow. Prima di partire verso il ristorante, andiamo sulla terrazza di Aldo per saldare il dovuto (domattina si parte all’alba), ci offrono un aperitivo, chiacchieriamo un po’ sul nostro Piemonte (Aldo è di origini cuneesi) e, quando gli raccontiamo della nostra difficoltà a reperire frutta fresca a La Digue, ci regalano un casco di bananine e una papaya gigante! Gentilissimi!

La cena all’Island Lodge fila via piacevolmente accompagnata dalla simpatia dei nostri amici, ma il buffet settimanale è meno fornito rispetto a quello del sabato (50 € in due).

 

Martedì 26/05/2009

Oggi altro trasloco, alle 6:45 arriva il taxi che Aldo ci ha prenotato e ci porta al Jetty (100Rs) dove ci imbarchiamo sul Praslin Express (40 € a testa) delle 7:15.

Lasciamo La Digue e la sua piacevole atmosfera di enorme campeggio solcando le limpidissime acque del suo porticciolo per approdare a Mahè dopo 1 ora abbondante di navigazione (fa anche sosta a Praslin). Qui troviamo ad attenderci Sonny della Tropicar (al quale avevo prenotato via mail una Terios) con un cartello col nostro nome.

Firmiamo il contratto di noleggio sul cofano dell’auto (40 € al giorno senza franchigia) e partiamo alla ricerca del benzinaio prima e dell’Anse Soleil Resort poi. La strada è guidabilissima, una volta capito che devi tenere la sinistra è un gioco da ragazzi. Percorriamo la costa est in direzione sud facendo tutto il giro dell’isola e risalendo verso nord sulla costa ovest, all’incrocio con la strada che và ad Anse Soleil giriamo a sinistra e dopo 500 metri sulla destra troviamo un negozio di nautica, di fronte al negozio c’è una stradina che si arrampica sulla collinetta, la percorriamo fino in punta (50 metri) e siamo arrivati. Ci accoglie un ragazzo gentilissimo che ci fa parcheggiare davanti al nostro alloggio, il colibrì, e ci illustra l’appartamento. Apre la porta che dà sul cucinino ed inizia ad illustrarci i vari elettrodomestici, ma non fa in tempo a finire che io e mia moglie siamo già appiccicati all’enorme vetrata che affaccia su una terrazza con una magnifica vista su Anse à la Mouche.

Oltre al cucinino c’è un bagno dalle dimensioni presidenziali con doccia incassata a pavimento e una stanza di circa 30 mq divisa in due da una semiparete con letto e soggiorno.

 

Poi c’è la terrazza ed un pezzettino di giardino con un albero di manghi enorme dove la sera fanno capolino due simpatici batfruit.

 

       

Finito di sistemarci andiamo in reception e paghiamo i 352 € (4 gg a 88 € l’uno) concordati ad una signora gentilissima, prima di partire infatti le abbiamo chiesto se era possibile portare della frutta in aereo per l’Italia o se all’aeroporto ci facevano delle storie e lei ci ha fatto trovare in camera un cesto di manghi!

Pagato l’appartamento ci dirigiamo subito ad Anse Soleil, in auto ci si impiega circa 5 minuti, si passa davanti all’ingresso del FOUR SEASONS e poi si prosegue su una stradina asfaltata di recente fino ad una piazzetta sterrata dove si lascia l’auto (ci staranno al max 15 auto). A questo punto non resta che varcare l’ingresso del dehor dell’Anse Soleil Cafè per rimanere a bocca aperta! Quella che per noi si confermerà la miglior spiaggia di Mahè si esibisce in tutto il suo splendore davanti ai nostri occhi. Piccola, incastonata in una cornice di palme e rocce di granito, semideserta e dai colori indimenticabili.

 

Lanciamo gli zaini sulla sabbia e ci buttiamo in acqua, che paradiso. A pranzo ci fermiamo all’Anse Soleil Cafè, che come rapporto qualità/prezzo e imbattibile, unico neo la svogliatezza della cameriera (ma qui sembra un must).

 

Pennica in spiaggia all’ombra del solito takamaka interrotta appena un minuto prima dell’arrivo dell’onda che ci avrebbe lavati completamente (che culo), già, anche qui l’alta marea al pomeriggio si fa sentire. Facciamo poi un giro in macchina senza troppe pretese, compriamo succo di frutta, pane e marmellata per la colazione di domani e ci rifugiamo nel nostro splendido attico per una bella doccia. A cena optiamo per il Kaz Kreol di cui avevo letto bene, attraversiamo l’isola in meno di un quarto d’ora e arriviamo. Il deserto! Siamo gli unici clienti e ci sentiamo un po’ imbarazzati e osservati. Visto che siamo un po’ stufi dei cibi speziati prendiamo due pizze (508 Rs – 28 €) che si riveleranno due simil piadine condite. Se passate di qua lasciate perdere la pizza.

 

Mercoledì 27/05/2009

Giornata impegnativa, in programma abbiamo Fabbrica del The, la Mission, Victoria, Craft Village e Jardin du Roi. Partiamo presto, percorriamo in auto tutta la costa ovest in direzione nord, godendoci il panorama ci spingiamo fino a Port Launay dove però la strada finisce contro un cancello chiuso. Torniamo indietro e vediamo il bivio per le cascate (Waterfalls), ma la stradina è tremendamente stretta e, percorrere qualche km con l’incubo di incrociare un'altra auto proprio non ci và, così desistiamo e andiamo a prendere la strada che taglia l’isola passando per il Morne Seychellois. La giornata è nuvolosa, i colori sono spenti e tempo di arrivare alla Tea Factory inizia a piovere. Ci infiliamo nella vecchia fabbrica dove con 1 € a testa ci fanno da ciceroni e impariamo il ciclo di lavorazione del the (anche se le piantagioni non si vedono).

Annesso alla fabbrica c’è un negozietto/bar dove si possono degustare e acquistare i loro prodotti(i prezzi sono incredibilmente più alti degli altri negozi sparsi per l’isola, è come andare allo spaccio della Robe di Kappa e pagare la roba più cara che in centro).

 

Proseguendo poi verso la capitale il cielo si apre quindi decidiamo di fermarci alla Mission, che offre uno scorcio panoramico non indifferente.

Giunti a Victoria parcheggiamo l’auto e girovaghiamo a piedi per la “metropoli. Pranziamo al take-away di Pirates Arm (4 samosà, patatine fritte e coca 70 Rs) e poi ci dirigiamo verso il mercato. Vista l’ora c’è ormai poca gente, è rimasto qualche bel pescione, frutta e spezie a volontà e rimaniamo colpiti da come prezzano la frutta più grossa tipo le papaye, ci scrivono sopra il prezzo col pennarello!

 

Prima di lasciare Victoria ci concediamo un gelato al Rendez Vous con vista sulla mini torre dell’orologio, 10 € a coppa ma decisamente ben spesi. Verso le 15:00 riprendiamo l’auto e percorrendo la costa est in direzione sud ci dirigiamo al Craft Village che si trova ad Anse aux Pins, dopo l’incrocio con la strada che taglia l’isola e arriva ad Anse Boileau. Il Villaggio dell’Artigianato è composta da una bar/ristorante e da una quindicina di chioschi in legno disposti a ovale, ognuno vende qualcosa che produce direttamente e qualcosa che importano dalla solita Malesia, quello che più mi ha colpito è il chioschetto in cui realizzano i velieri in legno, ne stavano costruendo uno lungo quasi 2 metri, e la pazienza con cui realizzavano e montavano ogni singolo pezzettino di legno era molto invidiabile.

Comprate le solite cazzabubbole per il parentado scendiamo ancora più a sud per trovare (con qualche difficoltà) le Jardin du Roi. Si sono fatte le 17:00, ed il giardino chiude alle 17:30, quindi ci concediamo un giro molto rapido (5 € a testa), ma sufficiente a scoprire la pianta del pepe, del cotone, della Papaya e di molti altri frutti/spezie sconosciute o dal nome inglese intraducibile (forse maggio non è il periodo migliore).

 

A cena decidiamo di provare l’Allamanda, che è un resort sulla costa est, ad Anse Forbans, di cui avevo letto ottime recensioni. Arriviamo nella hall e chiediamo di poter cenare nel loro ristorante anche se non avevamo prenotato, l’omino di turno ci dice che deve chiedere e ci dice qualcos’altro che non capiamo ma che interpretiamo come un “seguitemi”. Così facciamo ma arrivando all’ingresso del ristorante scorgiamo il cartello “dress code pantaloni lunghi per gli uomini” ed io ero in pantaloncini, polo ed infradito. Infatti mentre l’omino chiede alla caposala se possiamo cenare lei mi squadra dalla testa ai piedi con uno sguardo quasi di compassione e ci fa accomodare. La location è eccezionale, si mangia fuori su di un impalcato di legno a fianco di una piscina a raso col rumore del mare di sottofondo, a lume di candela. Ci spiegano subito che il menù a buffet costa 22 € a testa escluse bevande. Mentre siamo al buffet scopriamo che lo chef è italiano (così come tutti gli altri dieci clienti) e scambiamo due battute con lui, ma aimè, abbiamo sbagliato giorno, oggi serata orientale con sushi, sashimi & c. (dhouu!).

Comunque se vi trovate da queste parti fateci un salto, merita proprio… però ricordatevi i pantaloni!

 

Giovedì 28/05/2009

Altra levataccia, oggi si torna al nord, Anse Major ci attende. Mezz’oretta di auto e siamo a Bel Ombre, prendiamo dell’acqua (almeno un litro a testa) e delle samosà e proseguiamo in auto verso ovest fino a Danzil, seguendo l’unica strada che diventa sempre più stretta, (di quelle che ti domandi “ma se incrociamo un auto, si tira a sorte per chi deve finire nella scarpata?”) fino al cartello che recita “non proseguire in auto” (o qualcosa del genere). Parcheggiamo nell’ampio piazzale (forse incastrandole 4 auto ci stanno) e iniziamo il lungo cammino verso l’ennesimo scorcio di paradiso. Il sentiero dura circa 50 minuti ma considerata la temperatura, l’umidità ed il fatto che per il 70% è completamente sotto il sole… si suda da pazzi!  Il primo pezzo è dentro la foresta, ma ben presto bisogna districarsi su un tappeto di sassi appiccicati su pendii di enormi massi di granito che scendono verso il mare a mò di scivolo (se soffrite di vertigini guardate dall’altra parte). Il panorama è stupendo.

 

Giunti a destinazione ci rilassiamo un po’ per riprenderci dalla fatica e poi dedichiamo un paio d’ore a bagni snorkeling e tintarella. In tutta la spiaggia siamo sei persone.

 

Alle 13:00 consumiamo il nostro lauto pranzo ed iniziamo a sperare che approdi qualche barchetta per chiedere un passaggio per il ritorno. Ovviamente non arriva nessuno quindi, dopo due coccole ad uno degli onnipresenti cani randagi che si è sdraiato a mezzo metro da noi, facciamo i bagagli e ripercorriamo il sentiero a ritroso, trovando un minimo di refrigerio immergendo la testa nel ruscello che si incrocia circa a metà strada. Quando arriviamo al parcheggio dobbiamo praticamente strizzare le magliette e quelle di ricambio ce le siamo dimenticate.

Abbiamo bisogno di controllare un paio di cose su internet, cos’ ci fermiamo a comprare due magliette pulite e, dopo un giro panoramico lungo la strada che costeggia tutta la punta nord dell’isola, passiamo un oretta all’internet cafè di Beau Vallon (35 Rs all’ora).

A cena, dietro consiglio della proprietaria di casa, andiamo all’Anchor Cafè, ad Anse a la Mouche, spendiamo 850 Rs – 47 € per cenare senza infamia e senza lode, il posto è carino ma preferiamo l’Anse Soleil Cafè.

 

Venerdì 29/05/2009

Eccoci all’ultimo giorno, oggi relax totale nella spiaggia sotto casa. Durante la mattinata conosciamo due ragazzi che stanno all’Anse Soleil Beachcomber, dicono che è bello e si mangia bene, mentre si lamentano di La Digue; sono stati all’Island Lodge ed erano delusi dalla spiaggia dell’albergo, peccato però che non abbiamo messo piede fuori dal villaggio. Mi chiedo come sia possibile attraversare il mondo e poi isolarsi in un fazzoletto di terra senza approfittare dell’occasione di conoscere posti stupendi e persone straordinarie che stanno là, dietro la recinzione a due passi da te.

Pranziamo all’Anse Soleil Cafè (325 Rs), ma stavolta il pesce lo chiedo senza condimenti, senza aglio, senza cipolla… without nothing!, e quando arriva ci metto su un filo d’olio di oliva pugliese che mi sono portato da casa e finalmente mangio un piatto di pesce in cui sento il gusto del pesce!

Poi, satolli, ci abbiocchiamo all’ombra delle palme. Nel pomeriggio facciamo ancora un giro nelle spiagge del sud-ovest, Anse Intendance, Anse Takamaka e Petit Police e ci fermiamo lungo la strada a comprare un cocco e due manghi da una signora del posto, il totale fa 25 Rs, ma non avendo più Rupie le do 2 € (40 Rs) dicendole che poteva tenere il resto, ma lei continuava a guardarci col punto interrogativo in faccia perché non aveva la minima idea di cosa fosse l’euro. Alla fine li accetta ma con l’espressione di chi si sente fregata. Spero che qualcuno le spiegherà che le abbiamo lasciato quasi il doppio di quello che ci aveva chiesto.

A cena torniamo all’Anse Soleil Cafè, siamo in riva al mare ed il rumore delle onde fa da colonna sonora alla nostra ultima cena Seychellese, l’atmosfera è incantevole, non potevamo chiedere di meglio. Nel locale ci siamo noi due ed una tavolata di otto persone che però finisce presto e se ne va, così rimaniamo gli ultimi clienti e riusciamo a scambiare due parole col cuoco/proprietario. Viene inevitabilmente alla luce l’abisso che intercorre fra i nostri modi di ragionare la vita, da un lato le nostre dodici ore di lavoro frenetico al giorno, una cena consumata di fretta, un po’ di televisione e poco sonno, dall’altra, tre ore di lavoro calmo a pranzo, tre ore a cena e a mezzanotte il bagno con i suoi sei cani nella spiaggia davanti casa. Lascio a voi ogni conclusione!

 

Sabato 30/05/2009

Riusciamo a svegliarci in orario, a chiudere le valige ed ad arrivare all’aeroporto per tempo, fermandoci a fare due foto ai pescatori che vendono pesci da 15/20 kg a bordo strada su pedane di legno coperte con dei nylon.

Lasciamo la macchina nel parcheggio aperta e con le chiavi sotto il tappetino (qui è una prassi) e ci dirigiamo al check-in. Nell’attesa del volo ritroviamo prima i ragazzi del Beachcomber che erano lì già da due ore perché erano in hotel con due francesi che avevano il volo prima di loro ed il tour operator ha voluto fare un transfer unico (adoro il fai da te!) e poi sia Marco e Tamara che Giuseppe Daniela e Matteo. Tempo di raccontarci gli ultimi giorni di vacanza trascorsi in luoghi diversi che è ora di salire sull’aereo. Si torna a casa.

Al ritorno il viaggio è di giorno, quindi è un po’ più noioso, ma due chiacchere con i compagni di viaggio e lo scorrere nella mente delle immagini dei luoghi che abbiamo avuto la fortuna di ammirare, allietano il trascorrere delle nove ore.

 

Conclusioni

Le Seychelles sono una meta fattibilissima per tutti, di pericoli neanche l’ombra, costo finale incluse tutte le spese (compreso souvenir e cartoline) 4.000 € in due.

Un solo inconveniente… ritornare con la testa sul lavoro dopo una vacanza del genere è durissimo!

In quindici giorni (17-30 maggio) abbiamo beccato 4 acquazzoni notturni, 1 temporale di 10 minuti di giorno (a Praslin) e mezza giornata nuvolosa (a Mahè). Alghe ne abbiamo viste solo sulla costa ovest di Praslin (Grande Anse).

Il sole picchia parecchio, noi abbiamo usato la 30 tutti i giorni a discapito della tintarella, ma abbiamo salvato la pellaccia da sicure scottature.

Ci sono molti cani randagi, ma sono più educati dei nostri cani domestici, magari se stai mangiando si piazzano a mezzo metro da te, ma non fanno altro che guardarti con le orecchie basse sperando in un tozzo di pane.

Non dimenticatevi l’assicurazione sanitaria, non si sa mai.

 

Non posso infine  non ringraziare tutte le persone cha hanno condiviso informazioni importantissime tramite la pubblicazione dei propri racconti sul sito turistipercaso. E’ anche per questo che mi sono deciso, anche se con qualche mese di ritardo, a pubblicare il mio.

La condivisione delle informazioni è alla base del sapere… turistico si intende!

 

Andrea & Letizia

andiamo@iol.it

 

   

Coordinate Google Earth

Villa Gaiarda                            4° 19’ 26,08” S 55° 45’ 08,09” E

Carrefour Praslin                      4° 18’ 58,58” S 55° 44’ 48,41” E

La Goulue                                4° 19’ 02,92” S 55° 44’ 53,81” E

Le Chavelier                            4° 17’ 42,90” S 55° 42’ 06,40” E

Ingresso Vallé de Mai               4° 19’ 55,44” S 55° 44’ 24,56” E

Village de Pecheur                   4° 18’ 52,69” S 55° 44’ 42,14” E

Ylang Ylang                             4° 21’ 14,94” S 55° 49’ 59,90” E

Anse Soleil Resort                    4° 45’ 00,20” S 55° 28’ 31,11” E

Anse Soleil Cafè                      4° 44’ 44,51” S 55° 27’ 54,46” E

 

 

 

 

 

 

 

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