Thailandia

Racconto di viaggio 2005

di Saby e Ivo

 

27/05 * 08/06/2005 o meglio corre l’anno 2548 -

 

Thailandite, si tratta di Thailandite vera e allo stato puro, perché è passato giusto un mese dal nostro rientro  e i ricordi iniziano a far pesare non solo la lontananza fisica per quella terra, ma anche e soprattutto a far avvertire la mancanza di tutti quei sorrisi splendidi e gratuiti incontrati per le strade, sui tuk tuk, nelle spiagge e alle bancarelle.

Adesso che siamo a casa ci manca fortemente quella sensazione di pace e serenità assorbite e spontaneamente sorridiamo a nostra volta, ricordando la gentilezza e il modo tranquillo di vivere dei thailandesi, i loro zigomi alti e sporgenti, i loro occhietti a mandorla socchiusi ma grandi, i loro occhi pare che ridono,  illuminati e aggraziati.

La Thailandia è sempre stata nei nostri pensieri … però ci siamo andati solo qs. Anno, certo è che avevamo bisogno di un periodo di totale distacco dall’impegno lavorativo  e il fatto di voler allargare nuovamente i confini dello spirito verso oriente ha fatto coincidere la scelta sulla Thailandia, inginocchiata dallo tsunami e purtroppo  fortemente sconsigliata da quasi tutti gli  agenti di viaggio.

Quindi ragion per cui … convinti come sempre, prima contattiamo via email gente che vive laggiù, come il mitico Martino o Luca (hi dears kop kun cap!!) che abitano in Phuket i quali ci rassicurano che tutto è attivo e migliorato, poi sentiamo la cara signora Antonietta (nostra fidata consulente di viaggi) che come sempre ci organizza il viaggio al gran completo.

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Il momento è propizio, partiamo il 27/05/2005 salutiamo Gigi il fratellone che ci accompagna a Malpensa, prendiamo il volo diretto con Thai e dopo 12 ore di aereo, persi nell’azzurro del cielo e avvolti dalle nuvole, capiamo che l’andata è volata nel vero senso della parola, siamo già a Bangkok –>  Krung Thep ovvero la Città Degli Angeli.

Il pensiero corre e va a tutte le cose che ingordamente vogliamo fare, templi che dovremo visitare,  cibi da assaggiare, templi dove raccoglierci, inizia la ns. stagione del turismo culturale, l’idea come sempre è quella di conoscere nuove essenze, stili civiltà, avvicinarsi il più possibile al diverso, incontrare gente speciale,  insomma Sawasdee in Bangkok …. c’è molto da fare.

La capitale non è certo la città ideale da visitare a piedi, per le lunghe distanze oltre che per il clima ma c’è un pò di tutto e ci si può organizzare a piacere, noi alloggiamo nella nuova zona di Sukhumvit grande area ad est della città proprio dopo il Night Bazar impedibile ritrovo serale, siamo  obbligati a prendere i mezzi per avvicinarci al centro. Ma non c’è problema perché la città è ben servita, scegliamo tra i pullman di linea, la metropolitana rialzata Expressway che gira ad anello tutto intorno la città, i battelli sul fiume Chao Praya, le speed boat oppure gli impedibili tuk tuk, piccoli e rumorosissimi furgoncini o meglio ape car (come definirli??) taxi a tre ruote guidati  da un motorino che tocca gli 80 /100 all’ora che ti sballottano  qua e là, ma che ridere!

C’è da dire che per le strade davvero regnano incontrastati il rumore del traffico, lo smog, ingorghi allucinanti, siamo assordati dal caos delle bancarelle e dei mercatini, le puzze di fumo (ma che tipo di fumo è!!!) soprattutto la cosa da cui maggiormente ci si deve difendere è l’assurda calura e l’umidità che si respira nell’aria, pesante e soffocante.

Chi dice che Bangkok è deprimente e sporca sbaglia, o l’ha visitata male o non l’ha vista proprio, perché la capitale è ricca di spunti e non limita le sue attrattive ai monumenti, c’è in disordine il tutto e il di più, c’è molto da approfondire anzi diciamo pure che per noi 4 giorni sono stati pochi in effetti, a parte il favoloso Palazzo Reale, nel quale ci si perderebbe volentieri più giornate (caldo permettendo) nella capitale si innalzano decine di wat (templi) con i più famosi Buddha, di varie dimensioni colori materiali e pose, musei nazionali, cappelle buddiste e templi cinesi, quartieri a tema, sale da gioco, palestre thai, centri benessere per massaggi e arti locali, aree commerciali e parchi, il nostro preferito è il Lumpini Park center, c’è veramente troppo da vedere!

In una giornata visitiamo bene 3-4 templi per volta, certo il nostro ritmo non è da turisti ma da viaggiatori/divoratori di eventi, si trotta e si galoppa per la città e ci si rinfresca giusto nelle pause pranzo o merenda sempre obbligatori per noi 2 bambinoni; grazie anche ai nostri tuk tuk drivers, sia Pu che Nalong sono stati guide molto competenti e poco commerciali.

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Saby e Nalong

 

Il brutto infatti è il senso del commerciale che c’è qui, tutto gira intorno alle visite delle fabbriche di batik, ovunque, per strada o nei negozi ti propinano giri per altri negozi, altro ciopping …come dicono in thai…. in gioielleria per le gemme, nei ristorantini per la thai salade, alle bancarelle per assaggiare i noodle, ai grandi bazar per vestiti, ombrelli scarpe e altro ancora, basta non se ne puo più, noi francamente qs. “Giri”  per turisti desiderosi di saldi proprio non li amiamo, anzi li evitiamo accuratamente.

Così iniziamo alla mattina di buon ora, sempre prima delle 8.00 e sempre dopo un’abbondante colazione, alla volta del centro città curiosando i templi, poi a piedi verso il bordello di Chinatown, impedibile così come il quartiere indiano, navigando accoccolati sulle acque luride del Chao Praya e in qualsiasi punto della città scattiamo foto, foto e ancora foto.

L’ingresso ai templi non è caro anzi, con 20 bath a testa si possono visitare gli interni e con l’aggiunta di 100 bath in due si trovano sempre guide disponibili in inglese per le spiegazioni del caso.

Nel Wat Traimit ammiriamo l’imponente statua altissima del Buddha d’oro in stile Sukotai, all’esterno giochiamo con le file di campane che saggiamente Nalong suona “esclusivamente” per noi, sarà che è la prima visita in un Wat ma  tutto intorno si assapora un’atmosfera molto autentica e raccolta, chi accende ceri, chi posa fiori a terra, chi emette canticchiando leggeri gemiti di adorazione, chi lascia le ciabattine all’esterno delle sale e ovviamente chi, prendendo d’assalto l’interno con macchine e videocamere senza considerare la sacralità del luogo, sbraita a destra e a manca “this is Wat Traimit this is Wat Traimit” .

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Wat Traimit

Qui l’appunto curioso è che con noi girano per tutto il percorso 2 finaliste di Miss Universo, la Miss Trinidad and Tobago e la Miss Zaire, ovviamente anche loro sono stra-ammirate, fanno shopping, posano in foto ricordo, firmano autografi e non  c’è che dire sono bellissime, ma la nostra preferita rimane miss Puertorico!

Lasciando il Wat ci fermiamo nel city center, al  Democracy Monument, chiamato familiarmente da tutti “The Demo” , la scultura voluta da un architetto italiano raffigura 4 enormi ali d’angelo e rappresenta il senso di democrazia del paese nonostante sia stato voluto più di 60 anni fa per commemorare la monarchia costituzionale. Il re e la regina qui sono ovunque, grandi gigantografie  sulle strade raffiguranti i reali nei loro momenti di vita quotidiana, oppure si trovano le loro foto nelle hall degli aeroporti,  hotel e ristoranti, molti li onorano con fiorellini caramelle e cestinetti di candele accese, insomma la famiglia reale è amatissima e realmente  ben voluta.

Si prosegue alla volta della visita dei Templi e del Palazzo Reale, il più famoso tempio di tutta la  Thailandia con all’interno  il Wat Phra Keo detto “Il Tempio del Buddha di Smeraldo”.

Il complesso è stato costruito quando Bangkok  divenne la capitale del regno di Siam più di 3 secoli fa, al posto dell’antica e bellissima Ayutthaya e qui ammiriamo la grande Chedi d’oro, più di cento edifici religiosi, templi,  cappelle e l’attuale residenza reale, il palazzo Chitlada, decisamente chiuso al pubblico ma fotografato da tutti i lati con i suoi soldati che fanno da guardia.

Il top di questo complesso è nella Cappella Reale dove c’è l’ Emerald Buddha, una statua di Buddha (piccolina che delusione)  posta su un altare inavvicinabile, alta solo cm. 65 intagliata in un solo pezzo di giada e nefrite e non di smeraldo, come erroneamente indica il nome, onorata da tutto il mondo buddista .

Questo è il luogo in assoluto più sacro per tutti i credenti non solo Thai, ovviamente è impossibile scattare foto o riprendere con videocamere all’interno, ci si deve vestire adeguatamente con sarong e magliettine, portare fiori in dono, stare  sempre con  i piedi verso l’altare e mai girarsi di spalle, comportarsi insomma in modo rispettoso.  Anche se non è il nostro Dio, in fondo il rispetto è ovunque segno di educazione e grande  civiltà, per cui anche se un pò ci dispiace, non riprendiamo e non scattiamo foto ma ci rilassiamo al suono delle cantilene dei monaci di arancio vestiti.

Segue la visita del Wat Pho, il più antico tempio di Bangkok considerato la prima Università della Thailandia, dove e' conservato il grandioso Buddha sdraiato, lungo oltre 46 metri e alto 15 metri, tutto ricoperto di veline d’oro, in assoluto il nostro preferito.

 

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Wat Pho

 

Da qualsiasi parte lo si guarda la statua distesa che rappresenta il passaggio al Nirvana,  è sempre troppo bella, mistico ed imponente al tempo stesso, si inizia dalla sua testa con grandi riccioli i capelli d’oro, si passa al busto al grande ventre alle ginocchia e si termina ai suoi piedi, meglio dire piedoni, tutti intagliati nell’oro e nella madreperla come gli occhi, che narrano gli eventi più importanti della vita del piccolo Buddha.

Ai piedi della statua ci spiegano che ci sono le spoglie del re Rama I, l’imperatore che inizio la dinastia dei Rama i re più potenti di tutto il regno dell’antico Siam.

A nostro parere il templio che lo circonda è troppo piccolino o forse è la statua che è troppo grossa, sembra quasi sminuita nell’interezza dell’edificio, però proseguendo all’esterno del parco si continua ad ammirare l’arte sukothai, con le 4 grandi chedi (le stupa) rivestite di piastrelline colorate, entriamo nella biblioteca della filosofia, con  gallerie raffiguranti 400 piccoli Buddha d’oro e tutto intorno ha un sapore di magico, con le fontane le cascatelle e i prati verdi ricchi di piante e piccoli fiori rossi.

La nostra prima giornata in Bangkok si conclude nel tardo pomeriggio nel totale relax del Lumpini Park, enorme polmone verde della città e proprio di passaggio sulla strada verso casa, questo parco con un enorme lago all’interno e canali laterali sarà la nostra meta di tutte le fine giornata,  dove ci rinfreschiamo, noleggiamo il pedalo, guardiamo i varani liberi e alla fine .. go to eat thai food….

 

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Thai food

 

 

Il giorno successivo si riprende con il giro nel maestoso corso del fiume Chao Phraya e nella fitta rete dei suoi infiniti canali si vede di ogni. Noleggiando il taxi boat abbiamo modo di vedere la metropoli nei suoi grandi contrasti, la modernissima città commerciale e splendida città d’arte del giorno prima è in contrasto con quella di adesso, che conserva malamente le case sulle palafitte, le baracche decadenti ben lontane dall’occhio indiscreto del turista, la sporcizia accatastata vicino alle chiuse del canale e che dire i bambini fanno il bagno in acque decisamente infestate e verdeggianti insieme ai toponi a ai varani.

Vero è che il canale rimane il loro grande mezzo di comunicazione, per le barche che trasportano carichi di riso, di ghiaccio di frutta o verdure, è punto di scambio e d’incontro per le donnine locali che vendono mercanzie strane, canoe a pagaia per il trasporto dei prodotti alimentari, qui nessuna casa possiede il frigorifero e ogni giorno si va a far la spesa ai mercatini, la spesa viene caricata sulle barchette e tranquillamente si fa su e giù per Bangkok…carino però!

Fatto sta che l’escursione di appena tre ore si trasforma in un grande spettacolo sulla loro vita quotidiana, bimbi che salutano dall’alto dei balconcini e non appena ci avviciniamo ai moli tutti appaiono come per magia sbucando da chissà dove, dai pontili, sulle palafitte e tra la fitta vegetazione.

C’è povertà, ma mai abbiamo incontrato gente che chiede l’elemosina; c’è confusione, ma tutti sanno dove andare ; non ci sono i nostri confort ma il loro stile di vita è modesto corretto e molto dignitoso!

E’ difficile capire se non si passa per questi posti, qui c’è un senso completamente diverso dal nostro di vivere di pensare, di porsi verso la religione, il lavoro, il denaro, inconcepibile e estremamente rispettoso,

E’ inevitabile, una volta scesi dalla speed boat ciondolanti ci dirigiamo verso il tanto decantato Wat Arun, straordinario templio dedicato all’alba, da visitare però all’ora del tramonto, come in molti ci hanno detto. Questo è un bel templio, con 4 enormi torri,  ultima dimora del Buddha di smeraldo prima che venisse portato al Pra Kaeo, è un complesso enorme e all’interno troviamo capannelle di monaci anziani intenti a pregare seduti sull’erba, sono tutti rasati e vestono di arancio e di giallo, il contesto è originale perché sorge proprio sulla riva del Chao Praya, un tempo in questo posto c’era un enorme palazzo reale con all’interno conservata l’antica torre kmer alta 80 metri, ancora visibile.  

 

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Wat Arun

Ci accodiamo a un gruppetto di spagnoli che ci precede, scroccando e ammiriamo tutti  gli edifici del parco, ricoperti da luccicanti piastrelline multicolorate che formano mosaici deliziosi per estetica ma anche raffinati nel gusto, somigliano a vecchie porcellane cinese e non si limitano al bianco e al blu, ci sono a seconda delle facciate, più sfumature di colori e ovunque immagini di vita del dio Aruna (dio indiano dell’alba appunto) e del Buddha. Tutto intorno lungo il perimetro del parco si vedono pagode in legno e se l’occhio va oltre si capisce subito che sono in netto contrasto con gli enormi grattacieli in vetro e i palazzi di pregio ora divenuti hotel di lusso ultramoderni.

L’ultimo giorno si parte sempre con il fido Nalong per il nord, visiteremo precisamente il palazzo reale di Bang Pain e Ayutthaya .

La giornata è molto calda già dal primo mattino e ci divertiamo da subito, Nalong è troppo  funny ma furbo al tempo stesso, inizia premurosamente a descriverci tutto ciò che si vede dall’autostrada, palazzi wat e aeroporto compreso, poi a un certo punto esclama, “ Bibi, Ibo, (non ha mai pronunciato i nostri nomi nel modo giusto) sto inventando, non so la strada e soprattutto è la prima volta che anche io vengo ad Ayutthaya !”

Ma bravo, ce la ridiamo insieme, confidando che tra la nostra guida Edt in italiano, i cartelli in thai e le indicazioni in inglese, prima o poi dovremmo arrivare a ‘sta benedetta Ayutthaya !

E  così fu sempre dritto, alla grande rotonda seguiamo i  pulmann che ci precedono, finalmente si intravede l’insegna che indica “Royal Household Bang Pain Palace” ….. si siamo arrivati Okkkkkkk va bene!

Il palazzo è la residenza estiva del monarca dalla metà del 1800 ed è frequentata ultimamente dai nipoti del regnante che si dice arrivino direttamente in battello dal fiume Chao Praya  da Bkk , è facile trovarli nel parco che studiano come tutti i ragazzi della loro età.

 

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Wat Chao Phraya

 

Tutto è molto verde curato e annaffiato, all’interno ci sono fontane, pagode cinesi, la water house, il grande faro e soprattutto ovunque intagliate negli alberi e tra i cespugli, le sagome degli elefanti l’animale preferito del re. Se questo piccolo palazzo reale merita la visita, Ayutthaya, l’antica capitale la stramerita.

Per chi ama e vive per l’arte, l’architettura e la storia qui è un’immersione totale, la città è disseminata di padiglioni, statue, pagode, resti di antichi palazzi non a caso è stata universalmente riconosciuta patrimonio mondiale dell’Unesco, impossibile non innamorarsi di questo sito a cielo aperto, perché si diventa reali testimoni di mezzo  millennio di storia.

Ayutthaya è stata l’impareggiabile capitale della Thailandia dal 1350 fino al 1782, il più importante centro commerciale, militare e politico;  oggi rimane una delle città più uniche di tutta l’Asia ed è bello  girarla liberamente assaporandone il senso del  “patrimonio dell’umanità”.

Se si arriva qui però fermarsi in loco per almeno 2/3 giornate perché c’è da non perdere troppi musei e  wat con le preziose collezioni e documenti che testimoniano la storia dei regni che si sono alternati nel corso dei secoli in questa zona, fortezza protetta dalle acque e vero gioiello d’arte.

Tutti i 33 sovrani , continuativamente nei secoli e col passare del regno hanno abbellito e ingrandito le mura della vecchia capitale, elevando torri chedi sculture una vera miniera !

 

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3 Chedi

 

La città aveva più di 600 monumenti con pitture copiate e personalizzate nel corso della storia dalle culture dei vicini  Skilanka e Laos,  ed è stata continuamente in guerra con Birmania e Cambogia, sanguinosamente stravolta dall’invasione dei loro eserciti storici nemici thai, che l’han portata alla decadenza e al crollo definitivo alla fine del 16 secolo.

Noi e Steve l’amico canadese, riusciamo a visitare solamente 4 siti, oltre alla nursery degli elefanti ed è già pomeriggio inoltrato!

 

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Ayutthaya

Anche questa giornata è volata, dobbiamo tornare verso Bkk,  ahimè ci congediamo da Nalong è stato il ns. ultimo tuk tuk day insieme, ci facciamo scaricare al sea food restaurant del Night Bazar, poi in hotel a preparare  le valigie e a nanna, domani abbiamo l’aereo per Phuket.

 

“” C'è un vento Fortissimo e noi rinchiusi in macchina a parlare
Lontani dal mondo siamo in cerca di un segnale
Che fare il buio ti spaventa e vuoi fuggire
lontana e un po' ti senti strana
E I sogni son desideri e milioni di pensieri
Nei ritagli di tempo aspettando il tuo momento
E c'è una vita migliore da qualche parte amore
E tu mi hai detto: partiamo! Ma non sai in quale direzione
Che farò da domani adesso non lo so …..E nel futuro cosa c'è?     Io non lo so e nemmeno te ……….


E arriva un punto improvviso che non ci sto più dentro
E quando gli occhi allagati diventano un sorriso
Guardo il cielo stupito e capisco che non ho capito
Che farò da domani adesso non lo so

È grande la scossa che mi divide dentro
Quando dici che adesso la nostra storia ha un senso
Ed io ci credo davvero, e pensando al mio passato
Vivo in fondo ogni giorno come se fosse l'ultimo che
Mi hai regalato combatto anche  la noia a denti stretti
E sorrido per ogni risultato che raggiungo
E se piango rimango anche una notte intera sveglio
Pensando domani sarà sempre meglio!
Che farò da domani adesso non lo so
Sto diventando anche cattivo, un poco  perché no
E nel futuro cosa c'è? Io non lo so e nemmeno te !!

E’ vero arrivi ad un punto che hai voglia di andare lontano, scoprire e riscoprirti perchè hai dentro una nuova scossa ….. così prendendo spunto da questa bellissima canzone Che Farò de La Differenza, seguendo la voglia di fare che abbiamo dentro e che vuole venir fuori, descriviamo ciò che abbiamo assaporato nella strabiliante Thailandia, in Bangkok, Ayutthaya, Phuket, nella totale distruzione di Phi Phi island, l’arcipelago di Pang Nga Bay, le zone devastate dallo tsunami (leggesi tsunamiì alla giapponese) e  vien da pensare che si…. in effetti nel futuro cosa c'è? Io non lo so e nemmeno te …

Si prosegue,  questa volta volando su Phuket,  isola favolosa e arcinota località di mare che non ha certo bisogno  delle ns. ridicole presentazioni, straconosciuta all over the world per le sue bellezze e per tutte le controindicazioni del caso.

Abbiamo lasciato Bangkok dopo 4 giorni di full immersion di cultura, box thai, canali mercatini e wat, ci spostiamo verso sud, dopo 1.20 h. di volo Thai e 900 km di distanza arriviamo sull’isola dell’attrazione.

Dall’alto ammiriamo il verdissimo territorio sembra quasi di atterrare in montagna essendo le sue colline  completamente  ricoperte di vegetazioni tropicali, foreste anzi giungle, la natura è rigogliosissima. La parte costiera e le spiagge sono punteggiate dalle piantagioni di palme da cocco, foreste tropicali all’interno, villaggi di pescatori che animano le coste e poi le tante nursery di elefanti liberi che gironzolano indisturbati  attraversando le strade e tanto ancora.

Anche qui gli elefanti sono animali sacri e venerati, ma ce ne sono di meno rispetto a quelli visti in Bangkok e Ayutthaya.

Ci sono splendide spiagge bianche che ammiriamo nel casino mattutino, lasciando l’int. Airport , proseguiamo direzione sud per la ns. Karon beach, più precisamente al Front Village Hotel (www.frontvillage.com) dove alloggeremo per una nuova settimana di vita thai.

Siamo proprio  entusiasti di questa vacanza, Bangkok ci ha affascinato e sorpreso, in realtà avere qualche giorno in più sarebbe stato utile, ma abbiamo optato per una vacanza di cultura e di mare-relax con l’intenzione  di girare autonomamente Phuket in lungo e in largo.

Evitiamo di risiedere a Patong Beach, che abbiamo scoperto invece essere molto bella, vivacissima e allegra per i suoi negozi, i ristorantini e la sua vita notturna, alla faccia di chi la sconsiglia e a detta di chi sostiene che è famosa x le bad girls dagli occhi a mandorla (ma dove ….tutto il mondo è paese e le orientali sono anche simpatiche ) preferendo la quiete e la bellezza di Karon, l’insenatura subito sotto, famosa per la sua passeggiata lastricata lungo mare con tanto di lampioni che si accendono all’imbrunire, non c’è che dire molto romantica…. fa al caso nostro …. poi il lago sta proprio davanti al nostro terrazzo!!

Ad attenderci nella hall ci sono Mee, Tim, Joy e Klaan tutti in divisa stile coloniale, sono i ragazzi dell’hotel che ovviamente parlano zero di italiano, noi zero di thai, la mettiamo sul divertente e in inglese simpaticamente ci fanno accompagnare nel ns. alloggio.

Ci bastano poche ore per rilassarci e dopo aver mangiato tagliatelle thai con seafood, pesce in un brodino stile star vegetale schifosissimo, lasciamo il Front Village andando in avanscoperta del villaggio locale,  ci orientiamo facilmente già dal primo momento e prenotiamo alla  Tour e Travel 3 di Karon  (l’agenzia viaggi si trova dopo la rotonda, in fianco all’ exchange money ) il tris di escursioni che avevamo deciso di fare dall’Italia. Il proprietario è il simpatico  Mr. TEE l’uomo dai mille sorrisi, onestissimo, il gigante buono anzi buonissimo, bonaccione ci piace subito perché ride sempre e ci consiglia lui stesso di chiedergli lo sconto, perchè lui adora gli italiani (furbet) ma non sopporta gli australiani, dice sono tutti così belli biondi palestrati ma ….troppo pavoni.

Bene , non perdiamo tempo cambiamo gli euro in bath (1€ = 50 bath, in Phuket il cambio migliore è stato di 47.50 circa) pianifichiamo insieme a Tee il calendario delle escursioni, da fare quando si vuole, basta confermargli i nominativi entro le 7 p.m. de gg. prima .

Iniziamo l’indomani con l’interno del golfo del Siam al parco marittimo di Phang Nga Bay nella parte della costa orientale dell’isola, la seconda sarà verso sud nel mitico mare delle Andamane per  Ko  PHI PHI e la  terza a Ko Rawai nell’estremo sud, senza dimenticare ovviamente il Phuket center, o meglio come dicono i thai  Phuket town. 

Nessun turista visitatore o viaggiatore che si voglia definire tale, deve trascurare di farsi una gita in barca nel fantastico mare di Phuket, tutt’intorno limpidissimo, fondali trasparenti , è proprio vero che dopo il 26.12.2004 la natura si è rigenerata e le spiagge sono candide, con la  sabbia colorata che ricorda il miele, gli ibiscus e i cocchi dappertutto e ovviamente filari di palme.

Tra i luoghi più famosi c’è il parco di Phang Nga Bay che tutti chiamano l’isola di J.B. * James Bond , perché qui sono stati girati ben due film, uno con Roger Moore e l’altro con il mitico Sean Connery “The man with the golden gun”, correva l’anno 2529,  il panorama è uno spettacolo da brividi.

Il pick up dall’hotel è previsto per le 7 a.m. ci vuole circa 1 ora di pulmino per arrivare al porto di Sirey Port Island, dove si raccoglie il numero e a seconda della destinazione prescelta si sale a bordo di un catamarano che ci porta a spasso tra centinaia che dico centinaia, migliaia di speroni rocciosi.

Lasciando il porticciolo l’equipaggio si presenta a noi ragazzi inesperti e un pochino impreparati, riceviamo qualche informazione sul tragitto e su come comportarsi in caso di high tide (con l’alta mare le scene di panico aumentano dice ridendo ….so don’t worry bros! ) e a ogni coppia viene assegnato un canoista personale, noi siamo abbinati a Nang (e non Nan che vuol dire acqua) lui ci  accompagnerà alla scoperta delle grotte lungo la jungle rocky islands.

Abbiamo optato per l’escursione in canoa per il tragitto di 4 isole, da Panak a Hong island in tutto 2 ore scarse, non tutti la fanno perchè dicono essere cosa da intraprendenti, non è vero consigliamo di provarla è indimenticabile e divertente al tempo stesso, per nulla pericolosa,  l’unico appunto portare a bordo un potente insettifugo, siamo stati letteralmente assaliti da zanzare voracissime.

Con noi viaggiano Bruce Compagno fedele e inseparabile in tutte le ns. gite di mare, i ragazzi australiani del ns. hotel, una coppia attempata di boeri del Sudafrica, 2 coppie di Taiwan in honeymoon, ma soprattutto la coppia intraprendente della Birmania, con la loro bellissima bambina di 10 mesi, Venus, che diventa subito la mascotte, è bravissima, ride, mangia, nuota, si fa coccolare , non si perde nulla di tutto quello che fanno i “grandi”, grigliata, grotte, bagni e canoe incluse, troppo avanti!

La mattinata sulla canoa è piacevole, le sensazioni all’ inizio sono un po’ strane, c’è il  timore di stare in mare aperto, da lontano sembra di vedere una fitta nebbiolina, le grotte sono scure e tetre, ma quando ti avvicini alle piccole o grandi isole che l’erosione ha modellato negli anni in forme bizzarre tutto appare in colori nuovi, le rocce sono realmente rosa, rosse, arancio altre verdi ricoperte di vegetazioni, liane mangrovie e tutto intorno l’azzurro celeste del cielo e del mare, un abbaglio !!

Si passa fra una grotta semisommersa all’altra navigando dolcemente su canoe guidate abilmente e senza essere speleologi ammiriamo le bellezze calcaree, il quarzo, le stalagmiti e le stalagtiti, le diamond cave, meglio ammassi di sale e calcare che formano cascate di diamanti dai colori favolosi, gli animali strani, pipistrelli, iguane , lucertolone, scimmie, che ci accompagnano per il sentiero noi sdraiati nella canoa e loro con la testina fuori a vedere chi passa sotto …. Un brivido in tutti i sensi.

Si rientra in barca e ci dirigiamo verso Panyee village, il villaggio musulmano dei gipsy sea gli zingari di mare,  finalmente sbarchiamo e dopo aver fotografato Kao Ping Kan la grotta dalla parete verticale completamente dipinta, arriviamo al  famoso e arcinoto sperone di James Bond …. ma tutto qui il Duomo ?? lo credevo molto più imponente e invece a confronto delle enormi formazioni carcaree viste finora un pochino c delude, ma dai è troppo piccolino!!!!

Ci addentriamo lungo il ponte, scendiamo sulla spiaggia e si può gustare nte qualcosa di particolarmente bello, tutto intorno su più livelli c’è la foresta pluviale, rocce ricoperte da muschio, radici, cascate e sentieri su e giù, e poi la sabbia nei piedi è d’oro e caldissima.

Nel tardo pomeriggio si ritorna a Karon, stanchi felici e ustionati!

Ma è l’indomani che viviamo la giornata più forte, nell’ impressionante selvaggia e  pittoresca Phi Phi island il cuore del mare delle Andemane, prima a Phi Phi Lee (isola piccola ) e poi a Phi Phi Don, l’isola a forma di farfalla.

Premesso che in molti ci hanno sconsigliato qs. escursione perché dopo lo tsunami l’isola non è ancora “turisticamente parlando” pronta per la ricezione, sembra quasi che i thai  ma anche gli italiani residenti, non vogliono ricordare  o meglio preferiscano nascondere i danni e le rovine  della grande onda , quasi fosse una vergogna!

L’assurdo è che i Thai quando parlano dello tsunami addirittura si scusano con noi per gli inconvenienti e disagi che tuttora ci sono, sembra che l’evento naturale sia stato causato per colpa loro, sono cosi adorabili e teneri, sicuramente sulla loro filosofia di vita lontana anni luce dalla nostra influisce il buddismo dove tutto è senso del rispetto,  sono troppo oltre e noi troppo  medioevali ….

Noncuranti decidiamo lo stesso di partire, vogliamo  vedere con i nostri occhi, tremare con i nostri corpi e continuare ad emozionarci per noi stessi nei posti che alla fine dell’anno scorso hanno scosso il mondo intero. Per 6 mesi quasi quotidianamente entravamo nel sito di www.asianews.it, sentito via email gli amici lontani dell’Indonesia schioccati all’evento, e guarda  caso sarà  fatalità anche qui o pura coincidenza, proprio poco prima di partire, Don Fabio carissimo amico ci invita a partecipare ad un incontro a tema esordendo “Una serata intensa, perché la solidarietà non sia l’episodio emotivo di un giorno, ma uno stile di vita quotidiano”   ovvero a quasi sei mesi dallo  tsunami il PIME di Milano fa un bilancio della Campagna e vi aggiorneremo sulla stato dei progetti di ricostruzione.

Interessante davvero, peccato che per quella data noi saremo già sul posto, quasi a fare da testimone a chi e per chi dall’Italia vuole continuare a vivere informato e non solo, a partecipare concretamente.

 

Comunque senza perdere troppo il filo del viaggio torniamo alle Phi Phi, dopo aver lasciato il porto di Chalong Bay ci ritroviamo a socializzare  con gli altri ragazzi della navetta, una coppia danese, 2 ragazzine cinesi, 2 coppie di hong kong e 4 ragazzotti di Vienna mitici diretti anche loro verso la meta comune.

Trascorriamo un’oretta buona prima di raggiungere Pileh Cove un’insenatura favolosa Maya Bay, favolosa si ma ormai  ultrapopolare meta di turisti visto che è stato girato il film The Beach nel 1999 con Leo Di Caprio.

NUN ci spiega che prima la baia era pubblica ma sconosciuta, raggiungerla era un’impresa anche per chi viaggiava in barca, da qualche anno invece le cose son cambiate, nonostante le molte polemiche ambientaliste la troupe holliwodiana diThe Beach girò qui ininterrottamente per  mesi e per questo oggi Maya bay è meta venerata di chi vuole rivivere quel sequel.

Sulla spiaggia il problema è che ci si può sostare per solo 30”, un pò pochino dato che merita molto, saliamo sul promontorio e dall’alto c’è un panorama mozzafiato, ripercorriamo i vialetti nella giungla dove Di Caprio impazzisce e  fa la guerra ai coltivatori locali di marijuana ; abbiamo il tempo di fare qualche foto in spiaggia poi subito suona la sirena dalla barca, è già ora che triste è tutto finito.

Proseguiamo per Viking cave la cosiddetta grotta dei Vichinghi, abitata da circa 100 persone e famosa perché all’interno ci sono, conservate e preservate le pitture rupestri che risalgono a più di 200 anni fa, raffiguranti la caccia le persone le imbarcazioni e la vita di mare.

Inoltre qui si fanno le arrampicate sulla roccia, ci sono molti itinerari dai percorsi più o meno semplici , a noi propongono trekking alpinismo e scalate con attrezzatura caschetti e assicurazioni incluse per soli 800 1100 bath a giorno. Poco certo, però non abbiamo per niente tempo, decliniamo l’invito e nuovamente i ragazzi del posto ci indicano allora che “dovremmo” andare con loro a raccogliere i nidi di rondine, o meglio di salangane, che nidificano in estate e sono cibo prelibato per giapponesi e cinesi dispostissimi a pagare cifre assurde per averle.

Beh il problema è che per raccogliere questi nidi di rondine  bisogna arrampicarsi a mani e piedi nudi sulla roccia e prima di farlo accendere incensi candeline, pregare gli spiriti per il buon rituale (tantissimi giovani sono morti cadendo dalle impalcature di bamboo non proprio adeguate!) insomma decliniamo anche qui, oltre al tempo manca decisamente anche il coraggio di salire fin lassù!

E’ quasi mezzogiorno, inizia a piovere, cosi lasciamo il mare aperto e puntiamo verso il porto principale dell’isola dove ci fermiamo a mangiare , abbiamo modo di scendere e vedere finalmente che rimane o meglio cosa è stato ricostruito sulla terra ferma.

Il clima festoso della compagnia cambia improvvisamente, tutti ci facciamo più seri o forse semplicemente più rispettosi in questo luogo fresco di morte e di dolore, la  spiaggia è uno scempio, rimane in piedi l’unico hotel dell’isola dove la troupe della BBC ha alloggiato nel periodo natalizio.

Ovunque ci sono striscioni che indicano lavori in corso, si cercano volontari, si raccolgono fondi, insomma sembra di camminare sul set di un film, invece no, questa è realtà,  tutto è cosi vero e così VIVO!

La gente lavora, si caricano le carriole, si getta il cemento, si misurano i muri, si contano i passi per rideterminare le distanze, tutto stranamente e faticosamente va avanti, l’importante è che si vada avanti, e anche noi spaesati procediamo, ci guardiamo intorno sinceramente senza parlare e quasi sentendoci a disagio  ci avviamo verso il ristorante per mangiare qualcosa.

A tavola il gruppo europeo parla del più e del meno, questo pranzo è velocissimo Ivo e io vogliamo fare in fretta proseguire tra i piccoli negozietti e assorbire più che mai. Per le estrade i ragazzini piegano le magliettine e i pantaloni , ci sono ovunque souvenir, enormi collane di conchiglie e ancora oli candele profumi ciabatte, è merce povera esposta in modo così semplice e così caro che fa capire che è l’unica cosa che hanno!!

Questa giornata rimane incancellabile nella nostra memoria, complice la gente in gamba conosciuta e la loro assoluta sensibilità!

 

Rientrati a Karon consapevoli che il tempo corre e che ci sono cosi tante cose da fare, ogni giorno ce ne inventiamo una: Ritiro nel  templio di wat Karon con i monaci giovani, visita alla scuola locale con tanto di intervista con il preside, giretti al Lotus centro commerciale di phuket town, partitelle serale di calcio on the beach, cenette romantiche da Mario il mitico riminese e lezioni di thai con Mee e Klan, che adesso conoscono il Ranzani nazional popolare e ci sfottono ogni volta che ordiniamo il pranzo.. okkk va bene….

C’è da dire che Malgrado lo strapotere del turismo, Phuket conserva un fascino molto bello, e necessariamente la abbiamo apprezzato molto di più per la cortesia della sua gente, sempre disponibile, senza schermi, così genuina.

La carineria di questa gente l’abbiamo provata nelle sere al  rientro in hotel sulla stessa strada davanti allo stesso lago , quando ci fermano per parlare fuori dai shop indiani o cinesi, oppure in spiaggia quando gentilmente ci propongono i superbi massaggi ai piedi o la manicure, o ancora quanto solo per noi hanno preparato le verdurine sulle piastre delle bancarelle al mercato per un  assaggio, o quando i camerieri fuori dai ristorantini semi vuoti intenti a sistemare i sacchi di spazzatura si girano e ti chiamano salutandoti per nome come fossi un vecchio amico…

 

Questa gente comunque è capace di sorridere, magari timidamente ma sorridono.

Esplodono nella loro dolce essenza di vita e nella semplicità spontanea che ha molto da insegnarci.

Crediamo che la Vera Solidarietà sia  continuare a incentivare e promuovere il turismo per la  grande isola, gli sms o le donazioni sono state utili certo, ma in queste zone bisogna andare, anche e soprattutto adesso, perchè le emozioni che ti regalano questi  paesaggi e la gente del sorriso, o meglio la splendida terra del sorriso davvero,  ti rimangono indelebilmente dentro .

Anche questo viaggio inaspettatamente ci ha arricchito, e se Viaggiare è l’unica forma alternativa di vita che abbiamo; se viviamo per viaggiare o forse viaggiamo per vivere , una cosa è certa noi torniamo a casa convinti che il desiderio di rimanere noi stessi fondendoci con gli altri rimane sempre la cosa più importante, fuori c’è un mondo stupendo che aspetta solo di essere scoperto!!

What’s a lovely life, here in Thailand!

 

P.s. noi siamo ricchi dentro !

 

 

La conclusione al momento è che questo GRAN  bel viaggio dall’altra parte del mondo, un viaggio umano, carico di sorrisi, di speranza, di infinita tranquillità, ci ha ispirato che bisogna avere sempre e comunque la voglia di imparare, rispettare e amare la gente e le cose, cosi da tornare ogni volta a casa ed essere un pochino migliori 212 faccine.jpg (666430 byte) rispetto a ciò che in realtà crediamo di essere.

Saswadee Bibi e Ibo….sempre noi Saby e Ivo Motta from Milan.    sabivo2002@libero.it

 

 

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Upper terrace

 

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Love

 

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Royal Monastery

 

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Miss Universo 2548

 

 

 

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