Sud Africa e eSwatini (ex Swaziland) visita ai Grandi Parchi e alla ricerca dei Cuccioli

Diario di viaggio 2019

di Alessandro Antonelli

 

 

Due settimane immersi nei Parchi del Sud dell'Africa, dall'Ezuwini Valley all'Hlane Royal National Park, per poi attraversare il Kruger da Malelane a Olifants passando per Skukuza e Satara, i safari nelle riserve private del Manyaleti, Timbavati e Sabie Sand fino alle grandi foreste dei due Stati. 

 

 

Le prime due settimane di aprile (2019) immersi nei Parchi del Sud dell'Africa, dall'Ezuwini Valley all'Hlane RNP, al Kruger (Malelane, Szukuza, Satara, Olifants, alle riserve (Manyaleti, Timbavati e Sabie Sand)

Dedicate alla ricerca di panorami e animali nei parchi sconfinati del sud dell'Africa. 

Quasi tremila chilometri di Savana partendo da Jo'burg per fare un anello tra l'eSwatini (ex Swaziland) e il Grande Kruger Park a nord-est del Sud Africa.

Tutto organizzato da casa con il massimo del relax e cercando sempre un discreto confort.

 

Natura, natura e poi ancor natura incontaminata. 

 

 

 

                           

 

                           

 

 

 

Siamo partiti il 1° aprile da Fiumicino, volo Lufthansa (744 tutti i prezzi sono per due) via Francoforte e al mattino preso si atterra a Jo'burg. Auto a noleggio della Bidvest (255 compresa l'assicurazione full), scheda telefonica MTN (33) e subito in viaggio in direzione est sulla N12 per poi confluire nella N4. Sosta (obbligata per i safaristi) a Azul (tre big five vale il biglietto), pranzo (16) piccola spesa (14) e di nuovo in viaggio per svoltare in direzione Carolina sulla R33 per poi immettersi sulla N17 che arriva dritta dritta nell'eSwatini, l'ex Swaziland. Velocissime le formalità a Oshoek Border Post (il pass auto meno di 4 euro) dove ci chiedono l'estensione dell'assicurazione che la Bidvest ci ha redatto gratuitamente. La superstrada taglia la capitale Mbabane per arrivare al Emafini Country Lodge  (55, più cena 11).

 

Mercoledì 3 aprile - Ci svegliamo con la nebbia e una leggera pioggerellina fastidiosa, ci rechiamo al Cultural Village (14) che si trova nell''Ezuwini Valley per assiste alle danze tradizionali che con una precisione svizzera iniziano alle 11.30. Il tempo non migliora e decidiamo di pranzare all'Ocean Basket (pesce 21) per poi spostarci all'Hlane Royal National Park che dista un centinaio di chilometri attraversando Manzini, la città più importante del regno. Il navigatore ci fa perdere e il Gate lo troviamo solo a tardo pomeriggio e questo non ci permette di fare un giro nel parco. Abbiamo prenotato un'abitazione (61) molto confortevole anche se priva di corrente elettrica (ci danno delle torce a gasolio per la notte). Anche la cena (14) è a lume di candela, l'atmosfera è incantevole anche se il gasolio a lunga si fa sentire in gola.

 

Giovedì 4 aprile - Il tempo non ci viene incontro, ma ugualmente decidiamo di fare il giro del Parco anche se avvertiti che c'è una sola strada percorribile e che la vegetazione è alta per avvistare gli animali. Il Parco ha quattro dei cinque big five (manca il Bufalo), ma solo con Safari organizzati è possibile vederli. Lasciamo l'Hlane Royal National Park per riportarci verso la Valle. Optiamo ancora per il pesce dell'Ocean Basket (22) e approfittiamo del centro commerciale per fare degli acquisti. Raggiungiamo il Rehoboth Mountain Suites (78) dove passeremo la notte, ma dopo aver preso la camera torniamo nella vicina Valle per la cena all'Happy Valley Enterpris (21) dentro al Casinò.

 

Venerdì 5 aprile - Lasciamo Mbabane alle prime ore dell'alba senza fare colazione e attraversiamo l'eSwatini a nord, la zona delle foreste con le sue maestose distese di alberi da legno. Piggs Peak è il centro turistico attrezzato per gli appassionati della montagna, per noi solo la sosta per fare il pieno alla nostra Toyota Etios Sprint (25). Le formalità per uscire dall'ex Swaziland (il timbro riporta ancora questo nome) sono velocissime, si rientra nel Sud Africa per arrivare dopo pochi chilometri all'entrata sud di Melelane del Kruger National Park. Ci chiedono le prenotazioni, dormiremo una notte a Skukuza e due a Satara (394 compresa la tassa del Parco) all'interno del Parco. Un Elefante ci taglia la strada, poi ne scorgiamo un gruppo numeroso dall’altra parte della collina, dalla boscaglia spunta un Rinoceronte Bianco, mentre un camaleonte è sull’asfalto con il suo incedere a tratti. Dalla boscaglia esce un secondo Rinoceronte, mentre gli Impala e gli Impala dalla fronte nera si scorgono a branchi. In una pozza ci sono degli Ippopotami completamente ricoperti dall’acqua. Arriviamo a Skukuza e dobbiamo attendere le 14 per la consegna dell’alloggio. Ci fermiamo al parco dove uno Storno Splendente ci dà il benvenuto, mentre tutto intorno ci sono dei Cercopitechi incuranti della nostra presenza. Dopo il pranzo al Cattle Baron (19) ci rimettiamo in auto per avvistare altri animali. Siamo fortunati perché un Leopardo è a bordo strada e al nostro arrivo si siede sul bordo per farsi fotografare. Si scorgono degli Scoiattoli e dei Babbuini, più i là dei Bufali sono a bordo strada e ancora dei Rinoceronti Bianchi (forse tre o quattro) son nella boscaglia. Torniamo a Skukuza prima della chiusura del Gate alle 18, piove e optiamo per la cena all’interno del  Cattle Baron (15). 

 

Sabato 6 aprile – Siamo tra i primi ad uscire alle 5.30 quando il Gate apre e subito sulla strada avvistiamo una coppia di Iene. Un gruppo numeroso di Babbuini approfitta del calore dell’asfalto anche se sono le 6.30 del mattino, per farsi la toletta. Ci sono molti piccoli, alcuni appena nati, si vede la rosea pelle che non è ancora ben coperta dal pelo. A tratti ci attraversano la strada dei Millepiedi e delle Chiocce di misura enorme. Una coppia di Aquile osservano dalle alte fronde, mentre delle Manguste nere svicolano al primo rumore. Più avanti due Giraffe si godono il paesaggio. Ci fermiamo a Tshokwane dove c’è una zona adibita al Picnic e un baretto dove gustiamo un ottimo caffè (3). Riprendiamo il percorso fino alla diga Mazithi dove si scorge il panorama della valle con un gruppo di Elefanti. Giraffe e ancora Giraffe prima di arrivare ad un maestoso Baobab con le sue chiome tutte verdi tipiche della stagione delle piogge. Avvistiamo una coppia di Protele che in un primo momento le confondiamo con delle Iene, facciamo un po’ di strada dietro a lovo fino a che non si perdono nella boscaglia. Più avanti una tana di Iene, mamma con due cuccioli, mentre più avanti ci attraversa la strada una Faraona mitrata con la sua cova appena schiusa. Prima di arrivare a Satara scorgiamo un gruppo numeroso di Bufali a rifocillarsi in un torrente. In un laghetto alcuni Ippopotami, mentre a riva si scorgono Impala e Zebre. Costeggiamo lo Sweni River dove scorgiamo un Coccodrillo, qui la fauna è più numerosa, si scorgono Impala e Zebre insieme agli Gnu. Una Tartaruga prova ad attraversare la strada, poi Giraffe. Arriviamo a Satara e pranziamo al ristorante interno Tindlovu (14), prendiamo la nostra “casetta” e di nuovo per strada ad avvistare Giraffe, in un tronco secco c’è un Falco Giocoliere. Nella pozza di Nsemani si scorgono gli Ippopotami mentre nella vicina boscaglia si scorgono due Sciacalli. Poi un Elefante maschio solitario che ci fa subito capire che non è aria. Quando ormai il sole sta calando e siamo sulla strada del ritorno, sulla strada scorgiamo un gruppo numeroso di Licaoni, animali rarissimi in via di estinzione. Li seguiamo per una mezzoretta, anche loro vanno verso Satara. Dobbiamo rientrare prima delle 18, quindi facciamo una corsa (si fa per dire la velocità massima è di 50Kmh) per il Gate. Cena a  Tindlovu (25) e subito a nanna.

 

Domenica 7 aprile – Alle 6 siamo già in coda per l’apertura del Gate. Con nostro stupore ci sono pochi animali a queste ore del giorno. Incrociamo un guardaparco e gli chiediamo cosa ha visto questa mattina; lui ci dice di tornare indietro che nella boscaglia ci sono due Leoni. Li scorgiamo in lontananza e aspettiamo che uno di loro si alzi per fotografarlo. Ci fermiamo a N’wanesi Picniuc Spot, la struttura non è attrezzata con un bar, quindi decidiamo di ripartire in direzione Olifants. Sulla strada Giraffe e Elefanti, poi un gruppo ben nutrito di Avvoltoi. Accanto ad un ponticello c’è un piccolo Coccodrillo, più avanti un Leone riposa tra la boscaglia. Arriviamo a Olifants per pranzare (9), la terrazza del ristorante affaccia sul fiume di cui si possono scorgere le sponde. Si mangia con i Cercopitechi e gli Storni Splendenti che ti osservano. Nell’acqua ci sono degli Ippopotami e sulla riva un gruppo di Elefanti intenti ad abbeverarsi. Approfittiamo per fare il pieno (38) . Attraversiamo il fiume in direzione delk Balile Satellite Camp per poi immetterci sulla strada principale. Tagliamo verso una strada parallela per poi arrivare alla pozza di Nsemani, riincrociamo i Licaoni, lo stesso gruppo alla stessa ora del giorno prima. Ci accompagnano quasi fino a Satara, poi si “perdono” tra la vegetazione. Prima di rientrare c’è il tempo di fare un altro giro, e troviamo una tana di Iene con due mamme, la prima ha dei piccoli, l’altra ha da poco partorito, le neonate iene sono ancore nere e fanno fatica a camminare. Sono le 18 e bisogna rincasare. Cena a Tindlovu (18).

 

Lunedì 8 aprile – Alle 6 c’è la fila al Gate per uscire e subito incontriamo il gruppo di Licaoni, lo stesso dei giorni precedenti. Lo seguiamo per un paio di chilometri, poi svanisce nell’alta vegetazione. Andiamo di corsa a vedere la tana delle Iene. Di prima mattina è tutto un fermento. I piccoli si muovono vicino alle madri. Una Iena giovani sale e si accuccia sul bordo strada. Un Elefante maschio spicca dall’alta vegetazione, mentre una Leonessa cammina e di tanto intanto si scorge il capo. È affaticata, la seguiamo per un paio di chilometri, poi si mette a riposare sotto degli alberi e scompare. Torniamo indietro e su una collinetta di terra scorgiamo due Leoni sdraiati, quasi sicuramente una coppia intenta nel corteggiamento.  Ritroviamo l’Elefante solitario e la tana delle Iene prima di rientrare a Satara per la colazione (3). Ripercorriamo la strada per avvistare qualche altro animale, perché la tana delle Iene nel frattempo si è svuotata e i Leoni si sono spostati. Una copia di Sciacalli tra la vegetazione e più avanti un Leone maschio solitario. Sul greto di un fiumiciattolo due giovani Coccodrilli. Sulla strada per Orpen avvistiamo solo Impala, Gnu e Zebre.

Usciamo dal Krugen a Orpen e raggiungiamo Hodespruit per pranzare allo Spur Silver Wings (10). Ritorniamo a Orpen dove a pochi passi c’è il Wild Olive Tree Camp (240 due notti più 360 quattro safari). Preso possesso della nostra tenda, molto comoda e sazievole attendiamo le 16 per il primo Safari al Manyeleti con Patrick, siamo in otto. È difficile avvistare gli animali in questa stagione per via delle piogge abbondanti, l’acqua è dappertutto e quindi non sono costretti a riversarsi alle pozze per bene. In una radura, sotto ad un albero, un gruppo di cinque Leoni, tra Leonesse e giovani. Ci spostiamo di pochi centinaia di metri quando ne avvistiamo uno più nutrito: sono 12 tra Leoncini e Leonesse. Ogni tanto un giovane si alza per andare a “giocare” o farsi “leccare” da un altro. Ci muoviamo e dopo una ventina di minuti avvistiamo due Leoni maschi che riposano uno accanto all’altro. Arriviamo ad una spianata dove atterrano gli ultraleggeri per ammirare il tramonto, ci mettiamo in cammino quando è ormai calata la notte, tra la vegetazione scorgiamo un Leopardo che cammina, forse sta cacciando, Patrick lo illumina con il faro, spicca la pelliccia maculata. Si torna al Camp molto soddisfatti per aver visto i Felini. La cena è pronta, si mangia tutti insieme in una struttura coperta, aperta su tutti e quattro i lati, con vicino il fuoco acceso (boma). 

 

Martedì 9 aprile – Sveglia alle 5 per essere pronti per il Safari delle 6. Patrick ha già acceso il motore della Mahindra e ci attende per rientrare al Manyeleti. Alle 6.15 sorge il sole, la giornata è serena, ma fa freschetto. Un Aquila ci osserva dall’alto di un albero secco, poi un Elefante, un'altra Aquila insieme ad un avvoltoio, quindi un Gufo. Torniamo al Camp per la colazione, non siamo troppo soddisfatti degli avvistamenti. Decidiamo di andare a pranzare a Hodespruit e ci fermiamo nell’area attrezzata nella parte ovest, decidiamo di farci una pizza a Cala la Pasta (10), per poi passare qualche ora in relax nei negozi vicini. Torniamo al Wild Olive Tree per il Safari delle 16. Siamo in otto e subito avvistiamo un Bucero e due Facoceri, mentre gli Impala si fanno “spulciare” dalle Bufaghe. Un maschio solitario di Elefante non è contento d’incontrarci, ce lo fa capire muovendo le orecchie, aspettiamo che passi e ci rimettiamo in cammino per avvistare due Sciacalli. Ancora una coppia di Buceri, il tramonto spettacolare rivela una perturbazione in arrivo. Il sole è già calato ma ci da la possibilità ancora di ammirare un Rinoceronte Bianco. Lo seguiamo su una radura fino a che la luce ce lo permette. Quando è ormai notte scorgiamo un Leone, il suo passo è incerto, è sicuramente ferito, si trascina la zampa posteriore sinistra, è molto magro, ci chiediamo se riuscirà a passare la notte, in queste condizioni diventa da predatore a preda… è la dura legge della Savana. Si torna al Camp, a cena che per la prima volta ha fatto un Safari è ilare, ha visto tutti i “big five” e sicuramente avrà da raccontare. Noi non siamo molto contenti, pur sapendo che ad aprile sono molto più difficili gli avvistamenti. Torniamo nella tenda per dormire, ma alle 22.30 ci sveglia un forte temporale, ci dicono poi che sono scesi 55mml di pioggia nella notte. Quelli che credevamo fossi a ridosso del Campo, sono diventati dei rii, anche se il terreno ha quasi assorbito l’intero scroscione. 

 

Mercoledì 10 aprile - Alle 6 siamo di nuovo in marcia per l’ultimo Safari con Patrick. Questa volta siamo in nove e decido di mettermi al lato del conducente. Ai lati della strada una Tartaruga, quando ormai pensavamo di aver preso una giornata “no”, su un albero, ben sdraiato nella sua posa classica, un Leopardo. Il Felino si fa fotografare in tutte le posizioni, poi scocciato dai “disturbatori” decide di scendere dall’albero e perdersi nella boscaglia. Un gruppo di Elefanti, c’è una mamma con un Elefantino molto piccolo che protegge mettendosi tra noi e lui. Poi un gruppo di Gnu con qualche Zebra in una radura e poco distante, su un albero, un altro Leopardo, ha le zampe completamente a penzoloni, non ci degna nemmeno di uno sguardo. 

La nostra due giorni al Wild Olive Tree è terminata, salutiamo la compagnia e l’ospitale gruppo del Camp e ci mettiamo in viaggio per raggiungere lo Shindzela Tend Camp (785 due notti). Pur se nella cartina le distanze tra i due Camp sono vicine, una quindicina di chilometri in linea d’aria, bisogna fare un giro di un centinaio di chilometri per raggiungerlo, perché l’unico Gate del Timbavati (10) è a nord sulla strada dell’Aeroporto di Hodespruit. Raggiungiamo il Camp e prendiamo possesso della lussuosa tenda 3, con nostro stupore non ci consegnano la chiave, poi capiamo che è per sicurezza, dato che il campo è completamente aperto, senza recinzioni, all’interno del Parco, e le tende sono l’unico rifugio se si avvista un predatore. Pranziamo tutti insieme in due tavoli, saremo una quindicina, alle 14. Quando siamo in completo relax in attesa del primo Safari, sulla collinetta di fronte si scorge un gruppo di Elefanti. I primi ad essere avvistati nel Safari sono i Bufali, con le Bufaghe sulla groppa, ci sono tanti vitellini appena nati. Poi un gruppo di Elefanti. Immersi in un laghetto degli Ippopotami, poi un Avvoltoio e le Zebre. In un altro laghetto si scorgono delle Tartarughe d’acqua, sono color marrone perché ricoperte dal fango. Un Airone si specchia nell’acqua. Cala la notte e si notano i Camaleonti perfettamente mimetizzati con le foglie. Mamma con un piccolo Elefante e un altro Camaleonte. Si torna al Camp poco soddisfatti, hanno preparato la cena intorno al boma, si scambiano le impressioni della giornata, gli umori non sono positivi. 

 

Giovedì 11 aprile – Alle 5.10 ci vengono a svegliare, prima che fa giorno è vietato uscire da soli dalla lussuosa tenda. Il bagno è fuori, coperto dal tetto in stuoia, ma ci sono ampie fessure dove possono entrare i Cercopitechi quindi è consigliabile non lasciare nulla nell’ampissimo bagno di legno. Raggiungiamo la zona relax con la torcia e dopo averlo segnalato ai Ranger la nostra presenza,  una tazza di caffè con qualche biscotto e di nuovo sulla Toyota di Sam per un altro Safari. Dobbiamo aspettare un po’ per vedere una Giraffa e quindi due Leoni distesi sulla strada. Nel Laghetto ci sono gli Ippopotami mentre un Aquila scruta l’orizzonte. In un altro albero un Faslco Giocoliere. Un Elefante e più avanti una famigliola di Cobo (Antilope Cervo) dal caratteristico cerchio posteriore. Ritorniamo sulle tracce dei due Leoni, che con il sole si sono spostati sotto la vegetazione, non hanno nessuna intenzioni di mostrarsi in volto, dormono con le zampe uno sull’altro. Torniamo al Camp molto sconsolati, con poche cose da fare in attesa del Safari pomeridiano. Mentre siamo sdraiati in poltrona una Iena attraversa tutto il campo. Alle 15.30 si parte di nuovo con Sam alla ricerca dei due Leoni. Sono ancora più nascosti tra la vegetazione in cerca di refrigerio. Solo gli uccelli, normalmente “snobbati durante i Safari” a farci fermare. Gli Ippopotami sono ancora nel laghetto completamente coperti dall’acqua. Ritroviamo la mandria di Bufali, prima di rientrare ritroviamo i due Leoni che sono ancora sdraiati a dormire in attesa del fresco della notte. Nel rientro ci mettiamo alla ricerca dei Camaleonti. Ci troviamo tutti in circolo davanti al boma per la cena. Si scambia qualche veloce esperienza di vita, ma non c’è l’umore adatto e il tempo per approfondire. 

 

Venerdì 12 aprile – Alle 5.10 sveglia e alla 6 si parte per l’ultimo Safari con Sam. Dopo una mezz’ora si avvista un Avvoltoio, poi una Giraffa, quindi un gruppo di Babbuini. Ci si ferma a fotografare gli Impala, le Zebre e gli Gnu, sinonimo che c’è poco da “cacciare” oggi. La due giorni allo  Shindzela Tend Camp ci lascia molto delusi, non è questa la stagione adatta, anche se il Camp è sempre pieno in tutte le fasi dell’anno.

Ci mettiamo in marcia per l’ultimo giorno nel parco, la meta è Elephant Plain Game Lodge (595 una notte) nella Riserva di Sabie Sand. Anche qui le distanze sulla carta sono molto differenti da quelle della strada, 125 km che si percorrono in quasi tre ore perché dentro i Parchi la velocità massima è di 50 km/h e inoltre si deve attraversare Acornhoek tramite una strada piena di buche. Attraversiamo il Gowrie Gate a nord del Parco (26) e percorriamo i 9km che ci portano nel lussuoso Lodge. L’ambiente è molto confortevole, con ampie sale per la lettura, il relax, lo sport e il gioco. Gli alloggi sono ben arredati, molto ampi con un bagno “stellare” completo di tutto. Si pranza e subito dopo si parte per il primo Safari con Garrett. Lasciato il Ladge si arriva subito alla spianata dell’aeroporto dove c’è un Kudu, e due Giraffe che stanno allattando i piccoli. Sulla collina dei Bufali, in un laghetto un Varano. Ma Garrett è concentrato nell’avvistare il “pezzo forte” della zona. In mezzo alla boscaglia si scorge una femmina di Leopardo. Poco distante, su un ramo nella boscaglia ci indica qualcosa da guardare. È ben nascosto, ma alla fine scorgiamo un piccolo di Leopardo. Seguiamo mamma Leopardo finché non si nasconde nella fitta vegetazione. Poi la ritroviamo sopra un albero intenta a spolpare una zampa di Impala, mentre a terra una Iena aspetta che cada. Ammiriamo la scena fino a che fa buio. Quando siamo sulla strada del ritorno, sul greto asciutto di un rio, un Leopardo maschio dorme indisturbato, non ci desta nemmeno di uno sguardo. Continuiamo alla ricerca dei Camaleonti, Garrett ne avvista uno, taglia il ramo su cui è mimetizzato e ce lo porta a far vedere. Ma le emozioni non sono finite. Si ferma sotto un albero molto alto, ci dice di tacere e attendere. All’improvviso spunta una Genetta che al nostro arrivo si era nascosta, ha preso un servente e attende che noi andiamo via per continuare il pasto. Riusciamo a scorgerla anche se è notte fonda e i suoi movimenti sono molto repentini. Torniamo al Lodge molto soddisfatti, poi tutti insieme intorno al Boma per una abbondate e ricca di portate cena.

 

Sabato 13 aprile – Ci vengono a bussare alla porta alle 5, in camera abbiamo tutto l’occorrente per fare una colazione all’italiana, te, caffè, qualche pasticcino e biscotti. Si parte che è ancora notte per il Safari, per noi l’ultimo della vacanza. Subito delle Iene che approfittano della notte per rubare qualche avanzo. Poi Garrett segue delle tracce, è visibilmente emozionato, dice che non li avvista da cinque anni. Alla fine li trova, sono un gruppetto di Licaoni (forse quattro o cinque), non abbiamo il coraggio di dirgli che a Satara li abbiamo visti tre volte di seguito, del resto sono molto rari e capiamo la sua emozione. Tutto questo quando il sole deve ancora sorgere, in una radura ci godiamo l’alba e poi la “caccia” continua. Arriviamo sul punto segnalato dagli altri Ranger, mamma e piccolo di Leopardo sono in cammino quasi sicuramente a caccia. Li seguiamo per parecchia strada, mamma aventi e piccoletto indietro, fino a che la mamma non si sdraia e il leopardiano ne approfitta per una poppata veloce. Lo spettacolo è indescrivibile e rimarrà per sempre impresso nella nostra memoria. Sulla collina avvistiamo un Rinoceronte Bianco, ci avviciniamo con la Jeep quasi a toccarlo, la sua vista è talmente ridotta che riesce a percepirci solo con gli odori e i rumori. Ci attraversano la strada due Iene maculate prima di torna al Lodge per la colazione. Vicino ad una delle due piscine ci sono i Cercopitechi. Non c’è il tempo per rilassarci che siamo pronti per il Safari a piedi. Due Stercorari sono intenti a creare e poi trasportare lo Sterco di uno Gnu, lo fanno diventare una palla e poi ci rotolano sopra. Garrett ci mostra una pianta, va per staccare un ramo quando da sotto spunta una Iena, che scappa alla nostra vista. La paura è stata tanta, ma in questa parte della Savana le Iene non attaccano l’uomo perché “preferiscono” rubare la caccia dei Predatori che sono abbondanti nella zona. 

È il momento di salutare e lasciare il Parco. Ci immettiamo sulla R40 in direzione sud in cerca di un Ristorante. L’idea è di raggiungere l’incrocio per Skukuza, dove prima dell’entrata al Kruger, c’è una zona attrezzata. Ma a ridosso dell’incrocio per Sabie, ci fermiamo al Perry’s Bridge Reptile Park e ci facciamo una pizza (15) a Topolino’s  Restaurant (il nome in onore dell’automobile della Fiat)  e ci facciamo lavare e lucidare l’auto da un omino del parcheggio (7.50). Sosta lunga e rigenerante e di nuovo in auto per raggiungere Sabie lungo la strada della foresta percorsa da numerosi motociclisti. Arriviamo al The Woodsman B&B (51) che è situato al centro di Sabie abbastanza stanchi per le alzatacce dei giorni scorsi, il clima è autunnale, sotto all’alloggio nell’omonimo Pub e Ristorante, ci sono una “marea” di moto parcheggiate di escursionisti del fine settimana, ceniamo (9) nel ristorante affollato nel sabato sera. 

 

Domenica 14 aprile – Cerchiamo di dormire qualche ora in più anche perché bisogna attendere che il sole si alzi per far diradare la nebbia che ci impedisce di scorgere dall’altra parte della strada. Abbiamo la mattinata per vedere qualche bellezza del posto, le cascate di Sabie le scorgiamo da lontano e non ci sembrano un gran che, proviamo con le Mac Mac Pool e poi con la Mac Mac Fall (1.45), che raggiungiamo in 5 minuti di cammino. Quindi decidiamo di avviarci per l’aeroporto ripassando per Sabie. Ci fermiamo come all’andata all’Azul Petrol Station per pranzare da Spur (15) e poi una lunga volata all’aeroporto di Tambo.

Il viaggio è terminato con l’imbarco sul grosso 747 che ci porta a Francoforte e subito la coincidenza per Roma. Quando saliamo sull’aereo notiamo la scritta 737 800, il Boeing incriminato nel disastro di Adis Ababa, il pensiero và lì… e il viaggio è nel timore che potesse riaccadere. Invece tutto perfetto atterraggio in orario, solita attesa per i bagagli e Parking Way ad attenderci per riprendere la nostra auto. 

… e già la mente è sul prossimo viaggio in Africa… il cuore è rimasto lì!

 

 

 

 

Veniamo alle spese, quelle citate tra parentesi si intendono sempre per due persone. 

Il viaggio con la Luftansa è costato 744 euro più l’assicurazione 72. L’auto una Toyota Etios Sprint con la Bidvest 313 (compresa l'assicurazione full, secondo conducente e pedaggi autostradali), mentre di benzina per i 2727 km, 176 (circa 16 a km/litro) e 36 il parcheggio a Fiumicino. Entrate nei parchi e mance 206. Dormire e Safari 2610, mangiare 316. Scheda telefonica 33. per un totale di 4516, circa 2250 a persona.

 

 

 

 

Alessandro

a_antonelli@email.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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