Thailandia

Diario di viaggio 2009

di Anna e Maurizio

 

 

 

BKK 06/11/2009

 

Siamo arrivati a Bangkok lasciando l’autunno a Lecce, e con un gran desiderio di ritrovare l’estate e il caldo ancora x qualche giorno, e x toccare con mano le meraviglie che di questo Paese ci hanno raccontato amici che ci sono già stati. La prima impressione è quella di una città molto grande e molto popolosa, ma ben organizzata. Aeroporto bello, pieno di fiori e funzionalissimo, bagaglio recuperato a tempi di record, taxi subito disponibile, traffico accettabile. Il nostro hotel, il Navalai, affacciato sulle rive del mitico Chao Praia, è più che dignitoso. Lasciati i bagagli in camera, corriamo all’ultimo piano in terrazza x un tuffo rigenerante in piscina. La jacuzzi ci aiuta a riprenderci e raccogliamo le forze per scendere al ristorante Aquatini sul fiume proprio sotto all’albergo. Sono le quattro del pomeriggio e abbiamo una fame da lupi. Ordiniamo dei fantastici gamberoni di fiume e un mix thai di pesce. Tutto saporito, piccante e delizioso. Qui non si usano tante spezie, i sapori ricordano quelli della cucina cinese, col contrasto agro-dolce-salato-piccante, ma l’uso delle erbe fresche rende la cucina thai più profumata e fresca. E’ già sera, e decidiamo di darci un’occhiata in giro. Il quartiere in cui ci troviamo è Banglamphu, molto turistico, con un target che va dal backpacker al turista con un budget medio. Subito veniamo ingoiati nel variopinto caos di stradine che conducono a Kao San Road, la mecca del tarocco freak e dello shopping a buon mercato. Qui si mangia di tutto e dappertutto, dalla frutta da passeggio al pad-thai, agli scorpioni fritti.

Le minuscole botteghe si allargano in improvvisati shopping center in un dedalo di gallerie, e ovunque vediamo laboratori di tatuaggi, negozi di artigianato zeppi di oggetti di legno, di carta di riso, di seta, d’argento, centri massaggi davanti ai quali non ti devi fermare più di 5 secondi per non essere assalito da procacciatori che vantano le meraviglie dei loro massaggi: ai piedi, scrub, thai, svedese, viso, anche con i pesciolini nelle vasche e chi più ne ha più ne metta. Un po’ straniti in mezzo a questa moltitudine di gente di venditori e di ragazzi che vengono da tutto il mondo, ci facciamo un pad-tai al volo e tanta è la fame e tanto ci piace che riusciamo a mangiarlo in piedi e con le bacchette, anche se forse lo stile lascia un po’ a desiderare. Torniamo all’hotel frastornati, ci vuole una bella dormita. Dormita, beh, io lotto col jet-lag e si e no faccio dei pisolini.

 

 

BKK 07/11/2009

 

La mattina ci alziamo presto perché il nostro programma di bravi turisti oggi è fitto di impegni. Visita al Palazzo Reale e il Wat Po. Arriviamo in zona col Chao Praia Express, comodissimo, panoramico ed economico servizio di battelli sul fiume. Alla fermata c’è un mercatino che, come al solito, è pieno di cose da mangiare e si cucina alla grande nonostante siano le 8 di mattina. I Thai mangiano a qualsiasi ora rigorosamente x la strada zuppette varie che si portano in giro con precari sacchettini trasparenti, spuntini fritti e succulenti, sfizi vari a base di riso, pesce, frutta. Eppure a vederli sono tutti magri…Arriviamo al Palazzo Reale x primi, e questo ci permette di ammirare la magnificenza dei templi con la giusta calma e silenzio. Sono splendidi, da togliere il fiato. Un tripudio di oro, maioliche colorate, mosaici di specchi che scintillano come gioielli sotto i raggi del sole. Le linee sono leggere, con le decorazioni dei tetti slanciate verso il cielo, i templi elegantissimi nonostante la ricchezza di decorazioni. I templi sono vicinissimi l’uno all’altro e ognuno è diverso per stile, periodo, tecniche di decorazione. Maurizio è in trance e scatta foto a raffica (sante fotocamere digitali!). Anche il Palazzo Reale è molto bello, i giardini sono curatissimi, non c’è una fogliolina fuori posto nella chioma degli starni alberelli potati a palloncini. Ovunque ci sono piccole zone interessate da lavori di restauro. Il clima e l’aria di questa città sarebbero capaci di rovinare in pochi anni quello che ci sono voluti secoli per costruire, così il lavoro di manutenzione deve essere continuo. Gli operai non fanno rumore e lavorano lenti e tranquilli. Thai mood! Visitiamo il museo del Palazzo Reale quando già il caldo comincia a farsi sentire. Più che di un museo si tratta della apoteosi della famiglia reale, che i Thai amano e rispettano e quasi idolatrano. I gioielli e gli ornamenti che vediamo sono di una finezza incredibile, una collezione di spade cesellate in metalli preziosi incrostate di pietre preziose, amuleti, medaglioni, abiti, cinture. L’aria condizionata a palla e le orde di turisti in arrivo però ci suggeriscono che è meglio tornare fuori. Lasciati i pantaloni lunghi che Maurizio ha dovuto noleggiare x non offendere la suscettibilità thai, ci dirigiamo verso il Wat Po, l’altro celebre complesso monumentale. Templi buddisti ovunque, musichetta zen diffusa discretamente in tutte le aiolette fiorite da altoparlanti Bose (zen si, ma tecnologicamente parlando i monaci non si fanno mancare niente). Statue di Buddha come piovesse fra le quali ogni tanto fa capolino la testa rasata di un monaco che, preso dalle sue cose, non sembra turbato dagli sciami di gente che lo circondano. In alcuni templi si prega e i mantra si confondono col profumo dell’incenso. Ahi, Thai! Il celeberrimo Buddha disteso ci lascia a bocca aperta x le sue dimensioni. Sembra un gigante imprigionato in una canadese troppo piccola. Si sente un tintinnio continuo. Sono le monetine che i devoti fanno cadere una alla volta nelle ciotole di metallo disposte in fila lungo la statua. Ormai il caldo è infernale (e meno male che siamo nella stagione fresca!) così, ubriachi di forme e di colori, torniamo in tuk-tuk all’imbarco. Maurizio fa uno spuntino al solito mercatino con delle tartine sushi deliziose da vedere e, pare, anche da mangiare, io opto per un mango take-away. Dopo un pisolino ristoratore in albergo, torniamo in Kao San Road x fare acquisti e, dopo aver comprato le Reef tarocco, siamo attratti da un negozietto che vende orologi perfette imitazioni di Rolex, Breitlin, Cartier etc. beh, magari al ritorno. Dal momento che siamo un po’ stanchi ci concediamo un massaggio rigenerante io alla schiena e Maurizio ai piedi. Le massaggiatrici thai sono minute, ma molto energiche. Mezz’ora di massaggio 5 euro, ieri massaggio pulizia del viso e maschera 8 euro, se continuiamo così potremo permetterci di tornare a casa bellissimi e in forma senza spendere una fortuna! Torniamo all’hotel x cambiarci perché stasera dei perfetti turisti prevede crociera con cena sul battello sul fiume. Un pulmino viene a prenderci dall’albergo e raccogli altri turisti lungo il tragitto fino all’imbarco. Ci mettiamo una vita. Finalmente veniamo depositati all’imbarco proprio sotto il Marriot da dove, all’uscita di uno sfavillante shopping center, saliamo sul nostro battello super air-conditioned. Si parte e, fra danzatori thai in costume e musica romantica dal vivo, si cena al buffet con pietanze (tutte ottime) di cucina orientale.  Di notte i palazzi e i templi che si susseguono lungo le rive del fiume sono bellissimi illuminati, e così abbiamo l’opportunità di vedere anche quelli che x mancanza di tempo non abbiamo potuto vedere stamattina.  Pur non essendo noi dei patiti di forme di turismo così convenzionale, devo dire che alla fine ci è piaciuto molto, magari la musica dance dal vivo sul ponte a fine serata ce la saremmo risparmiata, ma è stato molto romantico scivolare sul fiume di notte fra le luci colorate delle rive accarezzati dall’aria fresca.

 

 

BKK-CHANG MAI 08/11/09

 

Oggi si vola a Chang Mai. Dopo una ricca colazione andiamo in aeroporto col taxi. Dopo un volo di un’ora e mezza e dopo aver dovuto praticamente ripagare a Bkk il volo del ritorno per problemi di orari di coincidenza col volo x Krabi (bisognava lasciare almeno 2 ore fra un volo e l’altro) arriviamo a Chiang Mai. Il taxi ci deposita al Rimping Village Resort  che avevamo prenotato con anticipo ondine dopo aver consultato Tripadvisor. Era bello nelle foto, ma dal vero ci è piaciuto ancora di più. E’ quello che qui chiamano un “boutique”, (cioè piccolo e originale) hotel, arredato tutto in stile thai semplice ma raffinato, arredato con materiali naturali; elegante e discreto, con delle piante meravigliose di sterlizia gigante e frangipani, sulle quali emerge maestoso un ficus centenario, a fare ombra alla zona ristorante; piscina a sfioro di acqua (salata?!?) rivestita di maioliche verdine mooolto rilassante e pochi e tranquilli ospiti. E se non bastasse la cura negli arredi e la pulizia impeccabile, è la cura del personale nei particolari che ci lascia stupefatti. Ti siedi a tavola e subito il cameriere porta il ventilatore perché tu non senta caldo, oppure ti porta il flacone di antizanzare quando sei collegata a internet al computer nella reception al primo ronzio d’insetto. Ti senti proprio coccolato. Una delle receptionist che si chiama Yumi, è un amore. Parla un inglese quasi perfetto (peccato che, come quasi tutti i Thai, non sappia pronunciare la “erre”) ed è disponibilissima per organizzarci qualsiasi tour e soddisfare le nostre richieste.

Dopo un breve pisolino ci precipitiamo in centro x andare alla famosa “Sunday Walking Street”: tre km. lungo la via principale della città antica affollati di bancarelle di prodotti artigianali locali. Questo mercatino è caldamente consigliato dalla nosta LP per qualità, convenienza e varietà di prodotti e, come al solito, non restiamo delusi.  Ci buttiamo a capofitto nella folla dalla quale emergiano solo dopo ore carichi di acquisti, scarichi di soldi (anzi abbiamo pure dovuto prelevare contante a un coloratissimo ATM) e felici x aver appagato con relativamente poco la nostra smania di compere. L’occasione era da non perdere, perché in questo mercato si compra direttamente dai produttori che vengono appositamente dai villaggi della regione per vendere i loro prodotti, tutti rigorosamente artigianali e del posto.  Così i prezzi sono ottimi e i soldi vanno da finire direttamente nelle tasche dei produttori, e così i villaggi non si spopolano perché la gente ha di che vivere e non si perdono tradizioni artigianali millenarie. Oltre alle bancarelle dove si vendono lacche, borse ricamate in tessuto, oggetti in legno, in argento, sete favolose x arredamento ricamate, cuscini, sciarpe tessute a mano, oggetti di antiquariato, c’è di tutto: danzatrici in abiti tradizionali, musicisti che suonano strani strumenti a corde e le immancabili bancarelle di cibarie. Stremati, ci accomodiamo in una piazzetta laterale sugli sgabelli davanti a tavolini bassi (sembra di essere all’asilo) e, bacchette alla mano, divoriano io un piatto di noodles con curry di pollo e Maurizio un’anatra intera. Un mango da passeggio e, passo passo, torniamo al parcheggio dei tuk-tuk dove, dulcis in fundo, perdiamo un sacco di tempo a trattare sul prezzo della corsa che, nonostante le proteste del conducente, stabiliamo noi. 60 baht invece dei 100 che ci venivano richiesti sono un prezzo giusto. Really.

 

 

CHANG MAI 09/11/09

 

Dopo una superdoccia rigenerante ed aver fatto le valigie (dobbiamo lasciare la stanza) si scende a fare la solita abbondante colazione a base di the, dolci, cornetti burro e marmellata, spremute di frutta e chi più ne ha più ne metta. Oggi dovremmo cambiare albergo x spostarci in uno più economico, ma alla fine decidiamo di restare qui un po’ perché, fatto un timido tentativo in un altro resort non abbiamo trovato posto, un po’ perché la nuova stanza che ci propongono non si può rifiutare. Una suite di circa 50 mq., due letti singoli (enormi) e un matrimoniale king-size, vasca da bagno, doccia, salottino in vimini, toeletta, tv lcd, 2 condizionatori, 3 finestre, frutta, fiori in bagno etc. Il prezzo è un po’ caro x gli standard thai, ma x noi corrisponde a un normale b&b e la prendiamo. Che lusso! La mattina di oggi è dedicata al temple tour d’obbligo. Yumi ci chiama un tuk-tuk che x 300 baht ci scarrozzerà tutta la mattina in lungo e in largo per la città antica x visitare 5-6 templi buddisti, non ricordo più quanti erano. Sono quasi tutti antichissimi, dal XIV al XIX secolo, uno più bello e affascinante dell’altro. Vediamo monaci immobili in meditazione, fedeli che portano in dono secchielli colmi delle cose più disparate: biscotti, candele, saponette, torce elettriche, riso etc. I monaci vivono di elemosina e, mentre loro recitano i mantra, fuori alcuni fedeli apparecchiano la tavola dove mangeranno dopo tutti insieme. Ovunque c’è un’atmosfera rilassata e serena. Quando siamo ormai in overdose da statue di buddha che ormai abbiamo visto in tutte le pose ed espressioni, ci facciamo accompagnare in un ristorante thai senza pretese di eleganza ma dalla cucina assolutamente thai ed ottima. Si chiama Aroon Rai. Prezzi ridicoli: 170 baht (€ 3,50) x due curry di pollo favolosi, spring rolls, riso ed acqua. Pisolino ristoratore, bagnetto in piscina, svacco al sole, insomma pomeriggio di meritato relax.

La sera ci rivolgiamo alla reception per organizzare le nostre attività di domani. Visiteremo il tempio di Doi Suthep, la residenza invernale del re e le cascate di Mae Sa. Sarà una comoda gita individuale in taxi perché le costole di  Maurizio appena riaggiustate non devono essere sballottate troppo e il tour è lungo e impegnativo. Nel pomeriggio facciamo due passi nella zona del “Night Market”, mercato stanziale che tutte le sere riempie di gente e bancarelle  praticamente un quartiere della città. Dopo aver visto quello di ieri, ci sembra che non sia un granchè, così non ci impegniamo più di tanto. La sera ceniamo sempre in zona in un ristorante in una piazza dove ci sono solo ristoranti di pesce uno dietro l’altro. Tutto a base di pesce di fiume. Al solito, buono ed economico. Questa zona ci sembra la Banglamphu di Chiang Mai, affolltata di bancarelle, turisti, locali. In alcuni locali le “signorine” chiacchierano fra loro aspettando discretamente compagnia. La nostra prima notte nella suite imperiale è purtroppo tragica. Le zanzare non danno tregua.

 

CHIANG MAI 10/11/09

 

Così, la mattina dopo, nonostante la solita abbondante colazione, partiamo già stanchi. Peccato. La prima tappa, dopo una mezzora di strada tutta in salita, è la residenza invernale del re, col suo giardino stracolmo di orchidee. Non mi fanno entrare con i pantaloni al polpaccio, devo noleggiare i soliti buffi pantaloni da pescatore. Un po’ esagerato, mi pare! L’aria è tersa e non fa tanto caldo, qui siamo a 1600 mt., si vede dall’alto la città avvolta nella foschia. La cosa più bella di questa residenza, dove vengono ospitate anche le delegazioni di altri paesi in visita in Thailandia, è sicuramente il giardino, veramente curatissimo. La seconda tappa del tour prevede la visita al tempio buddista di Doi Suthep, anch’esso sulle montagne, con la sua famosa scala di 306 gradini che naturalmente noi ci risparmiamo, visto che c’è un comodissimo cab che in 5 minuti ci porta su. Purtroppo il “chedi” (nome thai dello “stupa”, il cocuzzolo dorato a punta che sormonta i templi buddisti) è in fase di restauro e non si vede niente (a saperlo…). I monaci scorazzano un po’ dappertutto e i fedeli vanno e vengono accendendo incensi, portando i soliti secchielli di viveri e pregando. C’è un gran movimento e gli spazi sono limitati, meno male che non è molto tardi, non siamo in alta stagione e i visitatori sono quasi tutti thai in pellegrinaggio. Ci facciamo sportivamente i famosi 306 gradini di questa scalinata tutta rivestita di maioliche colorate i discesa con gli occhi ancora pieni di buddha, di fiori e di altari. Direi che con i templi possiamo fermarci. Il nostro tassista ci raccoglie al volo ai piedi della scalinata x portarci alle cascate di Mae Sa. Si tratta di 10 cascate su più livelli, raggiungibili con un sentiero agevole, ma pur sempre in salita. Giorgino regge, nonostante gli acciacchi, ma penso che mi strangolerebbe volentieri. Meno male che ogni tanto ci si può fermare all’ombra e decongestionare le gambe nell’acqua fresca. Il bagno lo evitiamo, dopo che vediamo un audace turista tedesco fare uno scivolone sulle rocce nell’acqua impetuosa, ci limitiamo a un piacevolissimo pediluvio.  Tornati all’ingresso del parco ( a proposito, qui i turisti pagano un biglietto d’ingresso x visitare le attrazioni, i thai no) ci riprendiamo con un bel cocco fresco e ripartiamo x andare a visitare un vivaio di orchidee. E’ stat un’esperienza indimenticabile x noi che amiamo tanto le piante e i fiori. Mai visti fiori di colori simili. Crescono appese a dei fili, con le radici all’aria, non si capisce da dove sono nate, sembra che fluttuino magicamente nell’aria. Fontanelle ovunque, una piccola voliera di farfalle, quiete. Questo posto ci piace. C’è anche un ristorante dove si mangia a buffet, abbastanza frequentato dai turisti. Questo vivaio è un’attrazione turistica. All’uscita non possiamo fare a meno di fermarci ad ammirare (ed acquistare) delle bellissime spille fatte con orchidee vere che, con una tecnica particolare, vengono essiccate e vetrificate mantenendo perfettamente i loro meravigliosi colori e forme. Una trappola x turisti nella quale cadiamo con grande piacere. Ci facciamo riaccompagnare in hotel saltando la tappa ai giardini della principessa perché siamo troppo stanchi x proseguire. Urge un pisolino e relax in piscina. Il pomeriggio ci organizziamo la giornata di domani e prenotiamo l’hotel dove andremo a Krabi, nel sud. Ceniamo in città in un tipico ristorante thai consigliatoci dalla receptionist, dove abbiamo il piacere di assaggiare la Green Papaya Salad  che è ottima, peccato che l’abbiamo incautamente richiesta “spicy” ed è troppo piccante x i nostri palatucci occidentali. Siamo in una zona nuova che non conosciamo, x caso vediamo l’insegna di una spa dove una signorina gentilissima ci invita ad entrare: musichina, luci soffuse, arredi essenziali molto raffinati, esclusivi anche i prezzi: 1500 baht (circa 30 euro) per 2 ore si scub e massaggi vari. Qui a Chiang Mai un’ora di massaggio costa in media 450/500 baht. Torniamo in hotel a piedi, ormai ci muoviamo senza problemi nelle strade del centro.

 

CHIANG MAI 11/11/09

 

Oggi usciamo di buon’ora x fare una gita in long-tail boat sul fiume Ping. La barca è comodissima, la giornata bellissima e ci godiamo il tragitto contemplando il paesaggio che cambia man mano che si esce dalla città e si entra nella giungla. Sembra di trovarsi sul set di Apocalypse now  e, in effetti, pare che in questa zona siano stati girati alcuni film di guerra ambientati in Vietnam. Ci dice la nostra simpatica guida che una scena di Rambo 4 è stata girata proprio nella farm dove ci fermiamo x fare uno spuntino rinfrescante. C’è un piccolo orto dove ci indica quali sono le piante che producono gli ingredienti della cucina locale: cardamomo, cannella, pepe, lemongrass, lemon-basil etc. <molto interessante x noi che amiamo la cucina esotica.Ci sono anche animali: cavie, cinghiali ,un gallo da combattimento che x fortuna combatte solo con l’anguria. Inoltre c’è una piccola risaia e tutti gli attrezzi x la mondatura del riso, nella quale mi cimento con scarsissimi risultati. Dopo 2 ore rientriamo e ce ne torniamo all’hotel a piedi, ci rilassiamo in piscina e poi andiamo a pranzo da Aroon Rai che ormai abbiamo ribattezzato l’ “Angiulino” locale. Mangi bbonu e spendi picca. Torniamo al Rimping x un pisolino e il pomeriggio usciamo a piedi. Vorrei comprare qui un abito elegante e guardo un po’ di vetrine. Trovo un negozio che vende sete e fa abiti su misura sulla via principale, entro e provo un vestito meraviglioso di seta, ma purtroppo non è della mia misura. Affranta, vado in cerca di un sarto che me lo possa rifare uguale, ma è impossibile. Ma non demordo. Tornati all’hotel, chiedo consiglio a Yumi, che mi indica un buon sarto. Ci andiamo e, in effetti, lì trovo un modello che fa al caso mio, scelgo la stoffa, trattiamo un po’ sul prezzo e alla fine ci mettiamo d’accordo x 8400 baht: top, gonna lunga e giacca in seta. Non poco x gli standard thai, ma, vista l’urgenza,  non me la sento di tirare troppo sul prezzo, penso che quel poverino dovrà lavorare anche la notte x finirmelo in tempo! Domani ci si vede al Rimping x la prima prova. La sera andiamo a cena in un ristorantino nella città antica specializzato in cucina thai del nord. Il locale è fatto di alcune stanzette una dopo l’altra piene zeppe di oggetti vecchi o antichi di artigianato locale, birmano e laotiano. Molto carino. Mangiamo bene e spendiamo poco come al solito.

 

 

CHIANG MAI 12/11/09

 

Oggi si va al famoso zoo di Chiang Mai. Quando arriviamo alla biglietteria sono le 8,30, siamo venuti presto x non trovare folla, ma…sorpresa! Ci guardiamo intorno e scopriamo che fine fanno tutti i bambini thai che non si vedono in giro x la strada. Sono tutti qui, con le loro divise colorate,seduti x terra che ascoltano le spiegazioni delle maestre. Riusciamo comunque a trovare posto in un bus x adulti e comincia il safari! La prima tappa è l’acquario, uno splendido acquario di pesci marini tropicali dove Maurizio non smette di scattare foto alle creature più strane che possano vivere nel mare. Spettacolare il tunnel di cristallo sotto la vasca dei pesci tropicali più comuni, al momento del pasto. Volendo ci si può anche immergere nella vasca e nuotare insieme ai pesci. Carine le mante che giocano a scivolare sulle pareti del tunnel! All’uscita attraversiamo velocemente il settore souvenir, le montagne di zainetti lasciati dai bambini e proseguiamo la visita allo zoo. Prendiamo uno dei pulmini elettrici che fanno continuamente il giro dello zoo e ci fermiamo a vedere gibboni, fagiani di 10.000 colori, scimmie, serpenti, coccodrilli, iguane, insomma gli animali dello zoo. La cosa diversa è che qui si cammina nella giungla, quindi sembra di vedere gli animali nel loro ambiente naturale, in alcuni casi, come x i fagiani, ci si passeggia in mezzo mentre loro razzolano tranquillamente. Colonna sonora di urla di scimmie e versi di uccelli. Arriviamo al pezzo forte e principale attrattiva dello zoo: il mitico panda gigante, l’unico al mondo che si sia riprodotto in cattività. Il piccolo non si può disturbare, lo si può vedere solo nella sua cuccia in uno schermo lcd tipo “grande fratello”. La mamma invece ci ha fatto un piccolo show, per la gioia delle decine di visitatori armati di fotocamera, fra cui anche noi. Forse tutto questo trambusto non fa bene ai poveri panda, ma è lo scotto da pagare x ottenere fondi x lo zoo in modo che questi ed altri panda possano essere studiati e tutelati. L’ingresso costa salato, 400 baht (8 euro). Il pomeriggio è free, siamo pur sempre in vacanza, no? Il mio sarto mi raggiunge puntualissimo all’hotel, dalla piscina saliamo in camera per l’ultima prova del mio abito. Mi sta a pennello. Anche Yumi viene con noi ed è entusiasta, mi fa vedere che le viene la pelle d’oca dall’emozione…(???). La sera si va al Night Market dal quale usciamo come al solito carichi di doni e balocchi. Questo mercato sarà pure una trappola x turisti, ma le merci in vendita sono tutte prodotte da artigiani di queste parti. Se questi prodotti si vendono, si continuerà a produrli, e tradizioni come la ceramica, la lacca, la lavorazione del legno, la tessitura della seta a telaio, il ricamo non si perderanno. Da bravi turisti equi e solidali approfittiamo dell’occasione.

 

 

CHIANG MAI 13/11/09

 

Oggi facciamo un giro in centro x acquistare prodotti naturali, che qui si trovano di ottima qualità e prezzi buoni. Non conosciamo questa zona, siamo dalle parti dell’università. Pranziamo in un ristorantino thai x studenti affamati. Ci soffermiamo a guardare una toeletta per cani. I cani qui vengono viziati con ogni genere di attenzione: balsami, massaggi, vere e proprie spa tutte x loro. Mah! Primo pomeriggio, mentre Mau si dedica al meritato riposo, puntualissimo all’orario che IO avevo indicato, mi viene a prendere l’AUTISTA x portarmi dal dentista. Mi armo di coraggio e vado. La piccola clinica è pulitissima e sembra ben organizzata. Lascio ai miei dati al front-desk e poi vengo accompagnata in uno degli ambulatori. Devo togliermi le scarpe (…), infilarmi le ciabattine di vimini (…) e dentro c’è il medico che mi aspetta sorridente. Neanche un minuto di attesa!!! Dopo avermi chiesto quale problema ho,  mi dà un’occhiata e mi dice che ho bisogno di 2 otturazioni e una pulizia generale. Preventivo: 1500 baht (30 euro, sogno o son desta?). Al mio ok, parte. Mi copre il viso con un lenzuolino che mi copre fino alla vita con un buco x la bocca, poi abbassa le luci e comincia ad armeggiare x l’anestesia che è assolutamente indolore. Trapana un po’, traffica velocemente, mi spazzola e mi lustra x bene, mi raccomanda l’uso del filo interdentale e mi dà uno specchio. Guardo il risultato e rimango sbalordita. Mi dice che dovrei mettere una corona ad un molare, mi costerebbe 6000 baht. Ah, se avessi tempo lo farei. Saluto il sorridente dentista, pago con carta di credito e l’autista mi riaccompagna al Rimping come una regina. Tempo totale neanche mezzora. La sera con Mau facciamo l’ultimo giretto al Night Market (siamo diventati shopaholic) per gli accessori da abbinare al famoso abito di seta, l’unica cosa che non riesco a trovare sono le scarpe, ma quelle sono molto più belle in Italia che nel resto del mondo. A ognuno le cose sue. La sera andiamo a cena in un posto che avevamo visto dal tuk-tuk e Maurizio riesce a localizzare. Si chiana Earth and qualcosa…Ombrellini rossi e luci soffuse, si sale una scala e il ristorante si trova su una palafitta che è un’antica casa di legno di Chiang Mai ristrutturata. Pavimento fuori di testa, arredamento raffinato, si cammina rigorosamente senza scarpe. Qui fanno anche cucina indiana e in effetti gli avventori indiani ci sono, così ordino un bel biriyani e Maurizio un pineapple fried rice molto coreografico, servito nell’ananas:.Tutto ottimo. Fresco, silenzioso, questo posto ci voleva proprio dopo il caos del mercato. Si trova in una zona di case tradizionali antiche tutte di legno, ristrutturate e adibite a centri congressi e spa, fra enormi alberi di banyan, il ficus gigante, e praticelli curatissimi pieni di orchidee.

 

 

CHIANG MAI-KRABI 14/11/09

 

Oggi lasciamo il nostro adorato Rimping (e già cominciamo a chiamarlo Rimpiang), ma l’emozione per l’inizio di una nuova avventura si porta presto via la malinconia per dovercene andare da un posto così bello. Foto ricordo con la mia preziosa Yumi e saliamo sulla van-limousine che l’hotel ha gentilmente messo a nostra disposizione per accompagnarci al’aeroporto. Meglio di questo solo il cocchio dorato di Cenerentola. Ci aspetta una lunga giornata nell’aeroporto di Suvarnabhumi a Bkk al nostro arrivo. Non possiamo però proprio dire di annoiarci perché, una volta arrivati, dobbiamo sistemare al deposito bagagli la valigiona contenente tutti gli acquisti fatti a Chiang Mai e poi, fra un giro x negozi e un pranzetto a base di anatra al piano dei ristoranti, l’acquisto molto meditato di un libro di cucina thai, il pomeriggio alla fine passa e siamo di nuovo in volo alla volta di Krabi, su mar delle Andamane. Arriviamo alle 19,30 e all’uscita dell’aeroporto troviamo il pulmino che ci porterà al nostro albergo in città e una secchiata di caldo umido. Quando arriviamo al Krabi Seaview Hotel, nonostante fossimo già psicologicamente preparati, rimaniamo un  po’ delusi dalla nostra room deluxe (…) Soffitto basso, mobili vecchiotti e senza un gusto particolare, paralumi incellofanati, e il bagno dove quando stai seduto sul water devi aprire le gambe perché c’è una colonna. Ad ogni buon conto, le lenzuola sono pulite, l’aria condizionata efficiente e silenziosa, la vista sul delta del fiume promette bene e non si sentono passare macchine. Ci mettiamo poco a ridimensionarci come spazi e come pretese. Dalla reception prenotiamo una gita in kayak x domani, in un posto chiamato Ao Thalane, la laguna di smeraldo. Speriamo che le costole di Maurizio sopportino. Facciamo due passi sul lungomare-fiume e ci imbattiamo in una serie di bancarelle di cibo dall’aspetto molto dimesso (non siamo più a Chiang Mai). Ci sediamo a un tavolino sbilenco su sgabelli precari e mangiamo i gamberoni più buoni che ci siano capitati da quando siamo arrivati in Thailandia. Mai fidarsi delle apparenze (ma verificare che quello che si mangia sia rigorosamente COTTO). Anche se siamo arrivati da poco, notiamo subito le prime differenze con Chiang Mai. Intanto i visi della gente. Qui non tutti hanno gli occhi a mandorla, anzi perlopiù sembrano malesi, come i tigrotti di Sandokan. Sono meno raffinati e meno maniaci della pulizia che al nord, la cucina è molto diversa, quasi tutto a base di pesce e frutti di mare. Torniamo all’ hotel distrutti e andiamo subito a dormire.

 

 

KRABI 15/11/09

 

Ci alziamo di buon’ora e saliamo sul roof (senza garden) x la colazione. Finalmente riusciamo a vedere dove siamo. La vista è da cartolina. Davanti all’albergo c’è solo la strada pedonale che abbiamo percorso ieri sera, che costeggia la foce del fiume. Di fronte un’isolotto di pescatori fitto di cocchi, in lontananza si scorgono, avvolte nella foschie, le formazioni carsiche delle isole intorno che sembrano delle montagne cadute lì x caso. Ogni tanto passa una long-tail che rompe l’incanto facendo un rumore assordante che risuona x lunghi minuti nell’aria. Alle 8 passa a prenderci il pulmino e comincia quello che dopo rinomineremo lo “tsunami tour”. Questa costa è stata fra le più colpite dallo tsunami del 2004, che qui ha lasciato ferite profonde nel territorio e nel cuore della gente. Molto è già stato ricostruito, con criteri più moderni sia per l’impatto con l’ambiente che x la sicurezza, ma le zone costiere come Ao Nang non hanno ancora ripreso l’aspetto che avevano prima, anche se qui la vegetazione cresce molto rapidamente, e probabilmente non lo riprenderanno mai perché l’onda si è portata via tonnellate e tonnellate di sabbia e quasi non c’è più spiaggia. All’interno si vedono ancora spiazzi pieni di tronchi spezzati, macerie e plastica, tanta plastica. Ci sono ovunque cantieri in piena attività e tristi capanne di lamiera ondulata dove probabilmente vivono ancora quelli che già avevano poco prima dello tsunami. Dopo due ore di sballottamento e relative proteste nostre perché pur di riempire completamente il pulmino facciamo un sacco di giri sicuramente inutili, finalmente si arriva a destinazione. Siamo di fronte a una laguna piena di mangrovie, qui veniamo dotati di kayak, remi, bottiglietta d’acqua e giubbino salvagente e, con la guida June e una coppia di ragazzi tedeschi e partiamo x il tour. Pagaiamo per un po’ in un labirinto di mangrovie, nel silenzio più assoluto, interrotto solamente dai versi degli animali. Siamo circondati da scogliere a picco sul mare ricoperte dalla vegetazione che si riflettono nel mare rendendolo color smeraldo. Vediamo scimmie, uccelli, granchi con le chele blu, salamandre e migliaia e migliaia di mangrovie le cui radici sembrano lunghe dita infilate nell’acqua. Passiamo da un tunnel sotto le rocce e usciamo in una piccola laguna tranquilla dove si boccheggia dal caldo. Qui June approfitta della sosta per tenerci una piccola lezione sull’ecosistema delle mangrovie e la loro importanza per la sicurezza e la biodiversità dell zone costiere. Buona idea sensibilizzare i turisti con queste spiegazioni. Ma l’avranno capito anche gli altri thai che sulle spiagge a livello del mare non si deve costruire e bisogna far ricrescere le mangrovie invece dei resort? All’ una torniamo al molo, dove ci aspetta un pranzetto molto saporito tutto a base di pesce. Dopo il programma prevede un’altra pagaiata, ma io e Maurizio siamo stanchissimi e lasciamo che i ragazzi vadano da soli. Noi, da bravi vecchietti, ci buttiamo sul primo giaciglio improvvisato sotto una tettoia di bambù e facciamo un fantastico riposino. Dopo un’oretta rientrano tutti, distrutti ma felici, e veniamo riaccompagnati all’hotel, noi questa volta x primi grazie alle costole doloranti di Maurizio. Dopo una doccia ristoratrice usciamo x andare a vedere la città. Krabi è una cittadina che non attira molti turisti, più che altro ci si passa x imbarcarsi x le isole. Per la strada si vedono quasi solo thai. L’arredo urbano è molto originale, io e Maurizio non finiamo più di ridere alla vista degli originalissimi semafori sulla strada principale e dei lampioni a elefante. Dappertutto nei ristorantini anatre lucidissime appese, negozi che sembrano bazar e bancarelle; un tempio buddhista, tanti tanti tanti motorini tutti uguali.  Oggi è domenica e in centro c’è un delizioso mercatino che qui fanno la sera ven-sab-dom. Si vendono prodotti artigianali anche fatti sul momento, come le magliette e le camicie dipinte a mano dai ragazzini, rose fatte di foglie di banano, e vari prodotti locali. Anche l’artigianato è diverso da quello di Chiang Mai, ma ugualmente bello anche se più povero. Non potevano mancare le bancarelle di street food, nella piazzetta dove finisce la strada del mercato. C’è di tutto, cucinato nelle maniere più strane, sembra di trovarsi su un altro pianeta, come in Guerre Stellari: fritti in tutte le salse, microcrespelle, spiedini di pesci e gamberoni, uova di quaglia o di chissàcchè, strani dolci verdi…i thai hanno proprio il culto dello spuntino x la strada. E x allietare la serata su un piccolo palco c’è uno strano spettacolo di drag-queen locali che cantano e ballano suscitando l’ilarità generale soprattutto dei bambini. Non abbiamo ancora fame e così entriamo in un centro massaggi visino alla piazza. Dopo la pagaiata un massaggio ci vuole. Purtroppo quando usciamo le bancarelle erano vuote, i thai si sono mangiati tutto, così andiamo al fruit market poco distante e facciamo il pieno di frutta.

 

 

KRABI-RAILAY 16/11/09

 

Oggi si parte x Railay in long-tail, non è molto distante, e potremo finalmente vedere se il resort che abbiamo prenotato, lo YaYa Resort, fa veramente schifo come molte recensioni di tripadvisor dicono. L’approdo delle long-tail è proprio alla recaption, bene, non dobbiamo fare strada con le valigie, A prima vista non è male, è fatto costruzioni irregolari di legno vicine all’una all’altra, una sorta di castello di carte mezzo caduto immerso nella giungla. La nostra stanza non è ancora pronta, così ci cambiamo in uno stanzino che ci mettono a disposizione temporaneamente e andiamo alla spiaggia. Ovest, giacchè la est non è proprio da prendere in considerazione. La spiaggia è molto bella, di sabbia bianca finissima circondata da altissime formazioni calcaree ricoperte di foresta tropicale e il mare di smeraldo, ma lo doveva essere molto di più quando non era ancora troppo conosciuta. Questa meraviglia della natura non si merita il traffico incessante delle long-tail e il comportamento non sempre educato dei turisti che lasciano lattine in giro e spengono le cicche nella sabbia. Andrebbe tutelata come qualcosa di prezioso e irripetibile. Mi fermo qui, perché sul concetto thai di turismo sostenibile ci sarebbe molto da discutere. Comunque non siamo a Porto Cesareo a ferragosto, di spazio ce n’è in abbondanza e anche noi troviamo il nostro angolino tranquillo e ombreggiato dove rilassarci dopo un fantastico bagno in questo mare tiepido. Pranziamo in un ristorantino sulla spiaggia. Qui, nella spiaggia ovest, ci sono meno resort che dall’altra parte, ma sono più belli. Uno in particolare attira la nostra attenzione, il Rayawadee, che scopriremo dalla nostra guida essere uno dei resort più esclusivi del mondo, con stanze a partire da 1000 euro a notte, due spiagge private, 10 ettari di giungla privata nonché ASSOLUTAMENTE inavvicinabile ai comuni mortali, neanche x un’occhiata, come avrò modo di scoprire in seguito. Il nostro modesto Yaya invece ci offre una modesta stanzetta con bagno tutta in legno scuro, con arredi un po’ approssimativi e un leggero sentore di muffa. Resteremo qui solo x una notte, quindi ci adattiamo senza fare troppe storie. L’importante è che si dorma, e in effetti facciamo un bel pisolino. Io esco in esplorazione della zona est, dove scopro alcuni resort semplici ma ben inseriti nella natura che sicuramente hanno una vista favolosa arrampicati sulla scogliera. Inoltre c’è una spa scicchissima dall’architettura tipicamente thai moderna e raffinata. Lungo la spiaggia di mangrovie, dove con la bassa marea il mare si ritira, ci sono numerosi localini dai quali arrivano note di musica reggae, arredati con bandiere col ritratto del Che alternate a Bob Marley e tutte colorate giallo-rosso-verde e stencil a forma di foglia di canapa indiana. Anche Alice nel paese delle meraviglie capirebbe che qui si fuma l’impossibile. Infatti dalla stanza dei nostri vicini escono nuvolette di fumo profumato che noi annusiamo sospirando. Ma tutto x noi si ferma qui. In Thailandia la polizia con le droghe, leggere o no, non scherza affatto. Si avvicina l’ora del tramonto, così mi armo di fotocamera e con Maurizio andiamo alla spiaggia ovest x immortalare il famoso tramonto di Railay. Si avvicinano purtroppo però anche dei nuvolosi minacciosi e in pochi minuti non solo il sole scompare dietro le nubi, ma si scatena un finimondo di vento, pioggia, tuoni e fulmini. Maurizio fugge via perché ha freddo, io rimango a immortalare questo imprevisto e un po’ inquietante fenomeno della natura. Più tardi recupero Maurizio e andiamo a cena in un ristorante lungo la spiaggia, dove si mangia solo pesce arrostito alla brace: gamberoni, granchio, calamaro, marlin e squalo (che naturalmente rifiutiamo, nonostante l’insistenza del cuoco). Torniamo allo Yaya satolli e soddisfatti e, aiutati forse dagli effluvi dei vicini, piombiamo in un sonno finalmente lungo e ristoratore!

 

 

RAILAY-KOH PHI PHI 17/11/09

 

La mattina dopo dalla spiaggia ovest le long-tail ci portano alla barca che ci porterà alle mitiche Phi Phi Islands. La traversata dura circa due ore ed è piacevolissima. La giornata è limpida e c’è un bel sole, mitigato dalla brezza marina. Ci godiamo lo spettacolo delle isolette che ci scorrono davanti agli occhi finchè non si arriva al molo principale di Phi Phi Don, da dove una long-tail ci porterà al resort che abbiamo prenotato da internet: il Phi Phi Relax Beach Resort. Quando rariviamo è amore a prima vista, è esattamente come ce lo aspettavamo. Ci sono pochi bungalow a palafitta in legno col tetto di foglie di cocco intrecciate, completamente immerso nella foresta tropicale e con una deliziosa spiaggetta privata con i coralli a pochi metri dal bagnasciuga. Il nostro è l’ “Ocean view”, il più lontano dalla spiaggia e il più vicino alla foresta con un panorama favoloso perché sta in alto, al riparo anche da improbabili tsunami. Il letto è comodo e ha la zanzariera, ci sono due ventilatori efficienti e un bel bagno comodo con un pavimento coloratissimo. Qui si sta proprio immersi nella natura, la corrente elettrica c’è solo dal tramonto a mezzanotte. Affacciato sulla private beach c’è il ristorante, la reception, un gazebo x massaggi, internet point e centro informazioni e attrezzature sportive. Non ci sono note stonate, tutto è concepito in modo da non disturbare la natura circostante. Gli altri ospiti sono molto ma molto tranquilli. Siamo sul lato est dell’isola. Ho un bel po’ di roba da lavare e in breve trasformo la nostra capanna in una piccola lavanderia con panni appesi dappertutto. Meno male che qui la brezza asciuga tutto in pochi minuti! Dopo un bagnetto tropicale e un pranzetto, torniamo in camera a fare un pisolino. Neanche il tempo di mettere tappi e mascherine, che cominciano a cadere i primi goccioloni di pioggia.  Arriva un altro supertemporale tropicale. Mamma mia, quanta acqua! Maurizio guarda preoccupato il tetto di foglie di palma della hut, ma sembra solido e impermeabile. Meno male che almeno stamattina siamo riusciti a prendere un po’ di sole! La sera lo chef propone un bel piscione cotto al barbecue veramente delizioso. Il posto è molto romantico, da honeymoon, sia x coppie etero che omo, ci sono tenere coppiette gay. E sono pure bei ragazzi… Poi ci sono tanti tanti giovani e giovanissimi, dai 16 anni in poi. Allegri, abbronzati, sportivi, vengono da tutti i paesi del mondo. Guardarli ci mette allegria. Ci ritroviamo a pensare ai nostri figli e a desiderare che anche loro un giorno possano fare un viaggio bello come questo. La notte non dormiamo bene, colpa del cambio di letto, e poi io sono sicura che un geko a un certo punto mi abbia fatto pipì sulla testa. Quando si dice immersi nella natura!

 

 

KOH PHI PHI DON 18/11/09

 

Come purtroppo il meteo aveva previsto, oggi il tempo non è buono. Un sole pallido fa capolino ogni tanto fra le nubi, ma x fortuna l’aria è tiepida. Così dopo la colazione io decido di salire al viewpoint dal sentiero che parte da dietro alla spiaggia. Maurizio rimane sulla spiaggia x fare snorkeling. Il sentiero è ripido solo nel primo tratto e salgo senza troppa fatica, ma a un certo punto non posso proseguire perché c’è una scimmia seduta al centro del sentiero che sembra non avere nessuna intenzione di spostarsi, anzi mi fa vedere i denti. Mi fermo per un lunghissimo minuto, quando vedo passare dietro alla scimmia grande seduta una scimmia più piccola con un cucciolo. Forse il padre non vuole che mi avvicini alla femmina e al piccolo, sta di fatto che dopo che sono passati se ne va anche lui e tutti e tre scompaiono alla mia vista fra i rami degli alberi. Arrivo allo spettacolare viewpoint e non riesco a staccare lo sguardo dalla bellezza delle scogliere, dell’istmo di sabbia di Tonsai Beach che si allunga nel mare, delle spiaggette che decorano le isole, del colore dell’acqua turchese. Mi trovo a circa 180 mt. sul livello del mare. C’è un cartello con una foto veramente impressionante che ritrae lo stesso panorama subito dopo lo tsunami. Qui l’onda ha scavalcato la stretta lingua di sabbia travolgendo e distruggendo tutto. Ora la vita è ripresa a Tonsai con gli stessi ritmi di prima, il molo è stato rifatto con criteri antitsunami e le nuove abitazioni vengono costruite sui fianchi della collina. Anche il nostro resort sembra molto solido. La nostra capanna poggia su piloni di ferro infilati in un basamento di cemento armato. Lo “tsunami village” rimane lì, uguale al 23 dicembre 2004, un po’attrattiva turistica x chi è in cerca di emozioni forti, un po’ monito x gli uomini affinché non sottovalutino mai la forza della natura. Quando torno giù alla spiaggia trovo Maurizio spaparanzato al solino che mi dice che il fondale è bellissimo, pieno di pesci e di coralli. Così indosso la maschera e vado a dare un’occhiata e vedo anch’io lo spettacolo di colori della barriera corallina che non finisce mai di stupirci. Pranziamo all’ottimo ristorante del resort con involtini primavera e pad-thai, un classico oramai, cucinati entrambi in maniera deliziosa. Dopo pranzo, colpo di scena. Mentre uso il filo interdentale sulla veranda della nostra capanna, mi salta via la corona di un molare e vola via andando a cadere nel fitto della vegetazione di una sterlizia del giardino. Scendo giù nella improbabile speranza di ritrovarla, ma è come cercare un ago in un pagliaio. Insomma, dopo mezz’ora e più di ricerche la sterlizia è semidistrutta, non ho ritrovato il mio dente ma solo millepiedi enormi ed insetti vari, sono piena di formiche e sudata e sospendo, sconsolata, le ricerche. Maurizio cerca disperatamente di mimetizzare quello che ho combinato, temendo che il personale dell’albergo scopra il mio disastro. Nel caso, incolperemo di tutto le scimmie.

 

 

PHI PHI DON 19/11/09

 

Auguri Jacopo!

Oggi il tempo non è molto bello, ma avevamo prenotato una gita a Phi Phi Leh, quella famosa, tanto x intenderci e non abbiamo nessuna intenzione di perdercela. Alle 8 siamo soli, nessuno si unisce a noi e decidiamo di andare lo stesso, anche se ci costerà qualcosa in più (1000 baht a testa, poco più di 20 euro), almeno avremo la barca tutta x noi x 4 ore. Quando partiamo il cielo è leggermente coperto ma c’è poco vento e la pioggia sembra scongiurata. Ci bagniamo un po’ durante la traversata, che dura circa un’ora, ma l’aria è calda e non sentiamo freddo. Vediamo lentamente avvicinarsi la sagoma dell’isola di Phi Phi Leh, con le sue scogliere altissime a protezione delle spiagge incantevoli. La prima tappa è sul lato sopravento. C’è un po’ di mare, ma Pao Pao dice che è un ottimo posto x fare snorkeling. Ci fidiamo e facciamo bene, perché i pesci e i coralli che vediamo qui sono più grandi e numerosi di quelli vicino al resort. Rimaniamo incantati a guardarci questo film per una mezzora, poi con la barca ci spostiamo. Adesso si va a Maya Beach, THE BEACH. Attraversata la stretta imboccatura, ci aspetta uno spettacolo mozzafiato: acqua cristallina, fondale che varia dal turchese al verde al blu, scogliere a picco altissime e, in fondo, una mezzaluna di sabbia bianchissima e morbida, circondata dal verde delle piante tropicali. Né troppo grande, né troppo piccola, insomma perfetta. Abbiamo la fortuna di assistere a questo spettacolo e di scattare le foto quando ancora sulla spiaggia ci sono ancora solo poche long-tail e una calma surreale, ma nel giro di mezzora arrivano decine di altre long-tail e le famigerate speedy-boat con 2 o 3 motori da 200-250 cv, che in pochi minuti si riversano qua da Krabi, Railay, Ko Lanta, Phuket e vomitano sulla spiaggia decine e decine di turisti. La spiaggia perfetta ha perso gran parte del suo fascino. Ahi, turismo thai! Ci spostiamo lontano dalla riva dove l’acqua è più alta x fare snorkeling, ma qui ci sono meno pesci che nel posto di prima. Saranno fuggiti via x il rumore di tutti questi motori! Dopo aver completato il periplo dell’isola, torniamo verso Phi Phi Don dovee facciamo tappa in una spiaggetta popolata di affamatissime scimmie che sanno bene che qui arrivano i turisti che portano le banane. A noi turisti piacciono queste cose. Quando riprendiamo la rotta verso il nostro resort il sole comincia a fare capolino fra le nuvole. Oggi è il nostro ultimo giorno qui, e non possiamo perderci neanche un raggio di sole. Appena arrivati sulla spiaggia recuperiamo un kayak e ci facciamo una pagaiata fino quasi all’estremità nord dell’isola. Arriviamo su una grande spiaggia sulla quale sorge un bel resort. Qui però non c’è corallo, solo sabbia e ci ricorda vagamente Porto Cesareo.Piano piano, fermandoci ogni tanto x riposarci cullati dalle onde, torniamo al nostro resort. Lo guardiamo da lontano e ci sembra così bello tutto fatto di capanne di legno perfettamente inserite nella vegetazione. Assaporiamo questo momento fino in fondo, mettendo da parte i famosi 10 minuti da tirare fuori nelle fredde giornate d’inverno che ci aspettano a casa. Stasera barbecue di pollo. Fantastico e abbondante! Stasera collegarsi a internet non è stato una grande idea. A quanto pare il nostro volo di ritorno Roma-Brindisi è stato annullato. Come al solito si vola con facilità in tutto il mondo, tranne che in Italia.

 

 

PHI PHI DON-KRABI  20/11/09

 

Visto che oggi il tempo non è bello, peggio di ieri, invece della spiaggia optiamo per la passeggiata al viewpoint con discesa al paese di Tonsai x prendere la lì il battello x Krabi. La barca del resort ci porterà i bagagli quando accompagnerà gli altri ospiti in partenza. Così adesso anche Maurizio vede il “panorama perfetto”. La discesa è agevole e arriviamo al paese in 10 minuti. Ton Sai brulica di animazione: turisti farang che mangiano, bevono, si organizzano escursioni, fanno shopping, pazzeggiano, e thai sempre indaffarati ma sereni all’apparenza, impegnati nelle loro infinite attività. Non ci sottraiamo al rito dello shopping neanche qui, ma ci sono magliette, parei, ciabattine e fiori di seta x i capelli irresistibili…Poi ci rilassiamo sulla spiaggia sul lato opposto a quello del molo. E’ una lunga spiaggia tranquilla, ci sono solo pochi resort e tail boat, gruppetti di gente del posto e turisti poco rumorosi. Unico neo: la plastica, maledetta plastica, sotto le forme più svariate: sacchetti di salatini, bicchieri di yogurt, brick di succo di frutta, contenitori di cibi vari etc. Colpa sia dei frequentatori poco educati, sia dei locali che non provvedono a sistemare dei cestini e multare chi getta rifiuti sulla spiaggia. Noi ci rilassiamo lo stesso sotto un pallido sole con una nuotata nelle acque limpide e ci asciughiamo con l’aria tiepida. Pranziamo in un ristorantino sul molo economico e saporito pure questo (in Thailandia è proprio difficile mangiare male) e in men che non si dica arrivano i nostri bagagli con la long-tail e prendiamo il battello x Krabi. Durante la traversata il tempo peggiora ma lo spettacolo è troppo bello e preferisco rimanere fuori a prua a godermi il fresco dell’aria e la pioggerellina piuttosto che entrare dentro con l’aria condizionata a palla e niente da guardare. Maurizio si rifugia a poppa e fa amicizia con un brasiliano di Porto Seguro, simpatico, chiacchierone e pure bello. Il Brasile è sempre il Brasile, saudade!  Il battello ci sbarca su un molo diverso da quelo dal quale eravamo partiti. Da qui un pulmino ci deposita in città, abbastanza lontani dall’albergo. Torniamo a piedi, assillati ogni 20 metri dall’ormai famigerato richiamo “boat? boat?” “Railay, Railay?” Attenzione ai prezzi che vengono proposti dale piccole agenzie vicino al molo di Krabi. Sono dei ladri e vendono i biglietti x le isole molto più cari che a Koh Phi Phi . Noi ci siamo cascati. Dopo esserci sistemati al solito alberghetto, usciamo perché oggi è venerdì e c’è il mio mercatino preferito in centro. Naturalmente ceniamo lì, peccato che si mette a piovere e in men che non si dica tutte le mercanzie vengono coperte con spessi teli di plastica. Così ce ne torniamo in albergo.

 

 

 

KRABI 21/11/09

 

Ahi, anche oggi il tempo è brutto, ma tanto oggi non andremo al mare, ma in un parco naturale, il Bok Kharani National Park. Oggi gita spranta. Si parte da Krabi col pulmino collettivo aperto che usano i thai, osservati da bambini che guardano incuriositi i nostri grandi nasi e i capelli così diversi dai loro, e relative mamme e parenti varie con le borse della spesa. 80 baht a testa e un’ora di strada. Il conducente ci lascia gentilmente proprio all’ingresso del parco. Le scolaresche stanno andando via, meno male! Questo parco non è una tappa d’obbligo x i turisti, è un giardino botanico creato a scopo didattico nel quale scorre un fiumicello che forma cascatelle e laghetti fra alberi secolari e rocce calcaree spettacolari. C’è anche un piccolo altare buddista fra le rocce. Sembra di stare dentro un film di Walt Disney. Il fantastico bagno nel laghetto e l’atmosfera irreale valgono il biglietto d’ingresso un po’ salato (400 baht). Il parco non è molto grande, quindi la visita dura poco. Torniamo con un altro minibus un po’ lento, molto fumoso, ma con l’accompagnamento musicale dell’uccellino del conducente in una gabbia sistemata fra i sedili. Finalmente un acquazzone scarica le solite valanghe d’acqua. Stasera aperitivo di gamberi fritti al mercatino, un altro bel massaggio e andiamo a cena nel locale di un italiano di Genova che si è trasferito qui con moglie thai e figlie e sembra molto contento. Cibo ottimo, prezzi onesti, localino carino.

 

 

KRABI-BKK 22/11/09

 

Ahi, ahi, anche oggi vento e nuvole ci impediscono di fare programmi, tanto più che alle 17,15 abbiamo il volo x Bangkok. Così decidiamo di tenere la stanza x mezza giornata in più (600 baht), ci rilassiamo al timido sole in terrazza e facciamo una bella dormita prima di andare all’aeroporto. Meno male che è iniziata la stagione asciutta! Dopo un volo tranquillo, la sera siamo al Siam City Riverside Hotel, al Navalai non c’era posto, così la receptionist ci ha consigliato di provare qui. L’hotel è meno pretenzioso dell’altro, ma ha anche questo la piscina (a Bkk è vitale), anche se questa è al piano terra lungo il fiume. Non male, e più e economico del Navalai. Stasera dopo cena si fa vita notturna! Ci facciamo accompagnare da un taxi al mercato notturno di Patpong. Si svolge tutto su una via in un quartiere moderno, sulla strada si affacciano decine di locali notturni dove vediamo sfilare ragazze bellissime seminude che ammiccano a clienti grassottelli e sudati con il bicchiere in mano, trans orientali coloratissimi. Al centro della via ci sono le bancarelle più tarocco del mondo. Dalle magliette all’elettronica, non uno degli articoli in vendita qui si può dire originale, ma perfettamente replicato.Mentre ci facciamo largo fra i procacciatori di clienti che cercano di trascinare Maurizio nei locali e gli promettono paradisiaci trattamenti erotici, ci imbattiamo, anzi, veniamo sequestrati da una venditrice di orologi tarocco. Dopo trattative estenuanti e qualche minuto di attesa perché la merce “speciale” non è in esposizione ma la ordinano x telefono e se la fanno consegnare sottobanco, concludiamo l’affare portandoci a casa due “repliche” di Rolex al 1500 baht a testa. Speriamo che funzionino e non siano un bidone! Usciamo dalla bolgia ed entriamo in un ristorantino indiano che si trova in una strada tranquilla dove mangiamo il tandoori più buono del mondo. Torniamo in camera distrutti, cavolo, ho dimenticato la mia fida guida LP in taxi…meno male che il viaggio è quasi finito, ma mi dispiace molto lo stesso.

 

 

BKK 23/11/09

 

Oggi i bravi turisti Maurizio ed Anna fanno il giro dei canali in long-tail boat. Naturalmente ci pelano (900 baht) perché qui tutte le attrattive x turisti lasciate in mano ai privati sono soggette alla solita speculazione thai. E sia! Si poteva non fare? Sui canali interni della sponda opposta del Chao Praia sorgono le abitazioni della parte più vecchia della città. Il quartiere di Thombury è un po’ in decadenza, ma ci sono ancora delle casette di legno antiche molto belle, qualcuna è anche stata ristrutturata, e c’è un’atmosfera tranquilla  e rilassata che nel resto della città non esiste. Riaccompagnati sul molo del nostro hotel, riprendiamo il Chao Praia Express (e stavolta spendiamo pochissimo) perché vogliamo andare a vedere la zona più moderna della città. Dopo più di mezzora di tragitto, arriviamo alla strategica fermata Taksin, da dove si prende lo skytrain, avveniristica metropolitana di superficie che si insinua sospesa fra i palazzi ed è un mezzo di trasporto molto comodo x evitare il traffico supercaotico della metropoli. E’ pulitissimo, guai a chi butta una carta, una cicca o qualsiasi altra cosa x terra. E’ vietato anche lo street-food. Io, ignara, ho dovuto sigillare il mio panino al ciccolato sotto lo sguardo severo di un poliziotto. Sul treno fa un freddo boia. Chissà perché in tutti i paesi tropicali più o meno poveri l’aria condizionata a palla è sinonimo di modernità, efficienza e benessere. Noi andiamo ai tropici in cerca del caldo…per fortuna arriviamo in pochissimo tempo a Siam Square. La stazione è modernissima, come modernissimi sono i palazzi che ci circondano, centri commerciali, uffici e un traffico assordante e incessante ci martella le orecchie. Ma Bangkok è anche una città di incredibili contrasti. Sotto la stazione dello Skytrain cìè un piccolo e ordinatissimo altarino buddista, dove la gente si ferma chi ad accendere una bacchetta d’incenso, chi a pregare, una signora lo sta addirittura pulendo con infinita pazienza, straccio e spatola x togliere le cacchine d’uccello. Di fronte c’è l’ingresso avveniristico del famoso Siam Paragor, megacentro commerciale fiore all’occhiello e simbolo del nuovo benessere della Thailandia. Dentro è un tripudio di schermi che proiettano spot pubblicitari, di merce in quantità di provenienza occidentale, tecnologia, centri benessere,  ristoranti, all’ultimo piano c’è un cinema. C’è anche un piano dedicato all’antiquariato e artigianato orientale, dove ci lustriamo gli occhi con tappeti da sogno, sete da mille e una notte e dove compro l’ultimo ricordino. Una caldissima sciarpa di seta e cotone tinta e tessuta  mano. Ci voleva proprio! Anche qui dentro fa un freddo cane. Ci sono già gli addobbi natalizi, strano vedere gli alberi di Natale con 30°!

Tornati all’hotel, dedichiamo il pomeriggio a massaggi e trattamenti di bellezza al nostro collaudato beauty center di Banglamphu. Sappiamo già che quando torneremo a casa queste cose non ce le potremo più permettere… la sera, mogi mogi, andiamo all’aeroporto in taxi e la sera prendiamo mogi mogi il nostro volo  BKK-Cairo-Roma.

 

   

Maurizio Giorgino  maurizio77@virgilio.it

Anna Siviero  asiviero1962@libero.it

 

 

 

 

 

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