Cambogia

Diario di viaggio 2009

di Alessandra

 

 

Holiday in Cambodia

“It’s a holiday in Cambodia
it’s tough, kid, but it’s life”

(Dead Kennedys 1980) 

Questa è la cronaca di un viaggio nato un po’ per caso, deciso all’ultimo minuto e senza il minimo programma.
Premetto che noi in genere partiamo per il viaggio “annuale”, cioè quello più lungo, tra ottobre e novembre, e se riusciamo facciamo qualche breve puntatina in Europa nel resto dell’anno.
Ma quest’anno, a marzo, abbiamo accarezzato l’idea di fare un viaggetto primaverile, in qualche posto non troppo lontano, 3-4 ore di volo….
…solo che le compagnie aeree, proprio a marzo, hanno cominciato a fare delle offerte strepitose, ed è così che siamo stati tentati da un volo KLM per Singapore a 450 euro!!
A quel punto, preso il biglietto, dove andare, da Singapore?
Considerando che avevamo solo 11 giorni volo incluso, la cosa più ovvia sarebbe stata la Malesia, ma non mi ispirava troppo, abbiamo quindi deciso per il Borneo malese…ma sempre con qualche dubbio, in fondo da li è facile raggiungere un po’ tutta l’area indocinese, e così alla fine cambio di programma: si va in Cambogia! Lo so, è una piccola pazzia fare un viaggio così lontano con pochi giorni, ma all’insegna del “poco è sempre meglio che niente”, andiamo. 

Alla fine del racconto troverete i dettagli di soggiorno, trasporti ecc. 

18 aprile – sabato
Siamo in volo da ieri pomeriggio alle 5, e alle 16 ora locale atterriamo finalmente a Singapore.
Abbiamo oltre tre ore prima del prossimo volo, Jetstar, per Kuala Lumpur (Malaysia), e le passiamo girovagando per l’aeroporto.
A KL atterriamo verso le 21 e ceniamo in aeroporto, poi con la navetta raggiungiamo il terminal LCC (quello dei voli low-cost) dove ho prenotato un albergo, il Tune, a due passi dal terminal dove domani mattina abbiamo un altro volo, per Siem Reap in Cambogia.
Giusto il tempo di una birra e a dormire, che abbiamo un’alzataccia! 

19 aprile – domenica – Siem Reap
Alle sette abbiamo il volo Airasia per Siem Reap, per fortuna l’hotel è distante 5/10 minuti a piedi dall’aeroporto.
Puntuali alle 8 atterriamo a Siem Reap, e dopo aver sbrigato le formalità di immigrazione usciamo dall’aeroporto dove ci aspetta il tuk-tuk mandato dalla guesthouse che avevamo contattato dall’Italia, su suggerimento di un amico.
Lungo la strada abbiamo subito il primo impatto con questo paese: tanta gente in giro per le strade, biciclette, motorini, polvere, bancarelle…quell’atmosfera così profondamente…asiatica.
Alla GH entriamo in camera giusto per posare i bagagli e cambiarci, e dopo un caffè noleggiamo due biciclette e ci avviamo spediti verso la zona monumentale di Angkor.
Fa molto caldo, ci sono circa 8km tra Siem Reap e l’Angkor Wat, che è il primo che si incontra quando si arriva alla zona monumentale.
Lungo la strada incrociamo tanti bambini che escono da scuola in bici, tutti con le loro camicette bianche, pantaloni neri per i maschi e gonne blu per le bimbe, e poi tanti turisti in tuk-tuk, in bici o in motorino; sono appena arrivata e già mi sento completamente immersa in quello che mi circonda, l’Italia è così lontana, lontanissima, e io mi sento bene, tanto bene.

Arrivati all’ingresso dell’Angkor Wat lasciamo le bici ed entriamo. Davanti c’è un piazzale ventoso e polverosissimo, pieno di venditori di qualsiasi cosa, molti bambini…
Trovarsi nell’Angkor Wat è una cosa emozionante, dopo averlo tante volte visto in foto o tv, e averlo immaginato…però una cosa la devo dire: non so se succede solo a me, ma in quanto italiana, che vivo a tre km da un sito archeologico di 2000 anni fa, questi siti orientali non fanno quell’effetto sconvolgente che forse fanno ad altre persone. Non mi colpisce la loro antichità, piuttosto mi affascinano per i luoghi dove si trovano, o per ciò che rappresentano.
Non starò a descrivere i dettagli dei monumenti, ci sono libri che lo fanno molto meglio di me.
Abbiamo visitato l’interno dell’Angkor Wat ma non siamo potuti salire sulle torri perché sono in restauro.
Siamo poi andati a fare uno spuntino in uno dei bar all’esterno, era l’ora di pranzo e la maggior parte dei turisti si era allontanata dalla zona. Forse per quello che siamo stati circondati da un sacco di bambini venditori, non è stato facile restare indifferenti, alla fine ho acquistato un mazzo di braccialetti.
Abbiamo rispeso la nostra pedalata in direzione del Bayon. La strada tra Angkor Wat e Bayon passa tra due file di alberi altissimi che per fortuna fanno un po’ ombra, saremo oltre i 35°.
Il Bayon, devo dire, tra i vari templi è quello che mi è piaciuto di più in assoluto, con le decine di volti misteriosi scolpiti nella pietra; lo giriamo in lungo e in largo facendo un sacco di foto, poi riprendiamo il giro.
Passiamo davanti all’Angkor Thom senza fermarci (in realtà, il Bayon si trova già nel perimetro dell’Angkor Thom), svoltiamo invece a destra verso il Ta Prohm, praticamente quello che facciamo è il cosiddetto “piccolo circuito”, circa 17km.
Le strade all’interno dell’area monumentale sono in buone condizioni e praticamente tutte in pianura, tra gli alberi, è quindi molto piacevole attraversarle in bici, nonostante il caldo.
Passando accanto ad altri templi minori, arriviamo infine al Ta Prohm, ultima tappa della giornata.
Il Ta Prohm è, tra i vari templi, quello che è più rimasto abbandonato alla natura, e quindi alberi altissimi hanno ricoperto con le loro radici imponenti gran parte degli edifici…mi ricorda un po’ Palenque in Messico.
Il posto è affascinante e suggestivo, anche se in quel momento un po’ troppo affollato per i miei gusti, ma d'altronde non si può pretendere di visitare certi luoghi, ed essere anche i soli a farlo!
Piano piano riprendiamo la via del ritorno a Siem Reap, ma ad un certo punto sbagliamo strada, cioè giriamo in una traversa un paio di km prima di quella giusta…anche questa porta in città, ma allunghiamo un po’ il percorso, inoltre è tutta sotto il sole, e insomma, vuoi il caldo, la stanchezza, i circa 35km in bici, l’alzataccia, il fuso orario e il lungo volo del giorno prima…ad un certo punto quasi mi collasso…devo fermarmi assolutamente a riprendere fiato e mi viene una specie di panico di non farcela ad arrivare in città…mi fermo accanto a delle povere bancarelle, e Marco mi prende un paio di bottiglie d’acqua.
Dopo qualche minuto riprendiamo la strada, sembra che la città non arrivi mai, vedo una casa in lontananza e sembra sempre alla stessa distanza… alla fine arriviamo alla GH, quasi non mi pare vero, mi scoppia la testa e vado subito a riposarmi un po’.
La sera mi sono completamente ripresa, usciamo per andare a cena in uno dei ristoranti sulla “Bar street”, la zona turistica di Siem Reap, sono in realtà 3/4 strade incrociate dove si trovano ristoranti di tutti i generi, bancarelle gastronomiche, bar e centri massaggio. C’è un sacco di movimento di turisti, più di quanto pensassi, considerando che è cominciata la bassa stagione. L’atmosfera è molto piacevole e rilassata, questa Siem Reap è uno di quei posti che mi piace a primo impatto.
Tra l’altro, mangiamo un’ottima cena, trovo subito la cucina cambogiana davvero buona.
Al rientro ci fermiamo a bere un paio di birre alla GH, chiacchierando un po’ con Davide, un ragazzo italiano che è uno dei proprietari. 

20 aprile – lunedì – Siem Reap
Andiamo a fare colazione in un posto suggerito dalla LP, Le Cafè, poi ci accordiamo con un tuk-tuk per farci portare a visitare il Banteay Srei, un altro tempio ad una quarantina di km da Siem Reap, e al ritorno fermarci al Pre Rup.
Col tuk-tuk attraversiamo una campagna povera, le risaie in questo periodo sono secche e brulle, piccoli villaggi sparsi costruiti su capanne di legno o bambù, qualcuno ha la casa in muratura. Bancarelle lungo la strada vendono frutta e carburante in bottiglie di plastica, fa molto caldo e la gente si riposa all’ombra.
Il Banteay Srei è un complesso di edifici non particolarmente grande, è costruito in pietra rossa ma ha moltissime incisioni e bassorilievi, si trova in mezzo alla vegetazione ed è un altro posto affascinante.
Beviamo un cocco e torniamo indietro, fermandoci poi al Pre Rup, un tempio con delle torri alte dove si può salire, e da dove si ammira un bel panorama.
Di ritorno a Siem Reap, l’autista del tuk-tuk si propone anche per il giorno dopo, ma abbiamo già deciso che domani prenderemo di nuovo le biciclette.
Ci fermiamo a fare uno spuntino a base di succo di mango all’Apsara Market e Burger, il “nostro” supermercato di fiducia vicino alla guesthouse (chi ha letto gli altri miei racconti saprà che in ogni posto trovo un piccolo market che diventa il…preferito!) dove fanno anche piatti vari e succhi di frutta.
Alla gh chiediamo di poter fare un massaggio, il khmer tradizionale, e ci fanno venire le operatrici direttamente in camera.
E’ la prima volta che faccio un massaggio di questo tipo, senza olio e basato essenzialmente su pressioni (con mani, gomiti e piedi), una via di mezzo tra il massaggio thai e lo shiatsu. Inevitabilmente rubo qualche idea, fare massaggi è il mio lavoro!
E’ molto energico e alla fine ti lascia un po’ stordito, ma dopo due giornate così è quello che ci vuole.
Ceniamo al ristorante Amok, suggerito dalla LP, buono ma leggermente più caro degli altri, sempre in zona Bar street, e finiamo la serata a bere birra al Temple. 

21 aprile – martedì – Siem Reap
Colazione all’Apsara market e di nuovo in bici verso Angkor.
Oggi faremo un altro itinerario, che include parte del cosiddetto Grande Circuito.
Prima tappa è l’Angkor Thom, che avevamo saltato il primo giorno, dove giriamo all’interno per vedere i vari edifici tra cui il Baphuon, il Phimeanakas e la terrazza degli elefanti. Anche oggi fa molto caldo e la stanchezza si fa sentire subito.
Proseguiamo verso il Preah Khan, un tempio un po’ defilato, a cui si arriva attraverso una bella strada tra gli alberi. Sembrerebbe meno visitato degli altri, c’è poca gente. E’ uno di quelli che mi è piaciuto di più, è anche questo immerso nella vegetazione, con le radici che si fanno spazio tra i mattoni, ma c’è una pace in questo posto che lo rende davvero speciale.
Ci sono alcuni cambogiani che vengono a fare le offerte su una statua di Buddha, e uscendo incontriamo un altro gruppo di monaci.
Alle bancarelle fuori dal tempio ci fermiamo per un’acqua di cocco. Al tavolo vicino c’è un ragazzo da solo, occidentale, sta pranzando e non so perché mi ricorda tanto il protagonista di Into the Wild.
Tornando indietro ci fermiamo a visitare di nuovo il Bayon, per fare altre foto, e poi di nuovo anche all’Angkor Wat…è l’ultimo giorno qui e vogliamo conservare tutto nella memoria.
Il fatto è che questo posto, sia Siem Reap che tutto il complesso monumentale di Angkor, mi hanno colpito immediatamente…sto benissimo qui e non me ne vorrei andare.
Torniamo pian pianino, anche oggi la nostra bella scorta di km in bici l’abbiamo fatta.
Vorrei suggerire a chi andasse da quelle parti ed è un minimo fisicamente allenato, di visitare i monumenti in bici, è una bellissima esperienza, e inoltre ci si può prendere i propri tempi senza dover essere legati a un tuk-tuk.
Dopo una necessaria doccia alla gh, usciamo di nuovo per andarci a fare il massaggio, stavolta da Dr. Feet, sempre in zona Bar Street.
Questo è ancora più energico di quello di ieri, ma dopo ci si sente proprio bene!
Cena al ristorante della prima sera e poi a dormire.

Siem Reap l'ho trovata una città piacevole, uno di quei posti dove ti fermeresti a lungo. Non è eccessivamente caotica, alcune strade nella zona del fiume sono ben tenute e i giardini curati; in altre zone c'è polvere e sporcizia, alcune strade non asfaltate, è comunque una città di un paese povero, ma sostanzialmente c'è una bella atmosfera, molto rilassata; in città abbiamo visitato giusto un Wat e il mercato; se avessi avuto più tempo sarei rimasta altri giorni, per visitare anche i dintorni e i villaggi sul lago Tonlé Sap.

22 aprile – mercoledì – Phnom Penh
Sveglia presto oggi, alle 7 abbiamo il minibus per Phnom Penh, che ci siamo fatti prenotare direttamente dalla GH.
Il viaggio dura circa 5 ore, con una sosta in un posto assurdo, una sorta di risto-autogrill incasinatissimo e che non aveva assolutamente niente di adatto per la colazione. Io mangio di tutto in qualsiasi posto del mondo, ma a colazione devo per forza mangiare cose dolci, il mio stomaco non accetta niente di salato e cucinato.
Quindi ci accontentiamo di uno schifosissimo caffè e per fortuna fuori da questo posto c’è una ragazza che vende sacchetti di frutta già tagliata, prendiamo del mango e dell’ananas.
Lungo la strada che collega Siem Reap a Phnom Penh si attraversa praticamente tutta campagna, piatta e con poca vegetazione. I villaggi sembrano poverissimi, e le cittadine un po’ più grandi sono caotiche all’inverosimile.
L’autista ha la guida un po’ allegra, e tra i vari sorpassi rischiamo non pochi incidenti con qualche mucca che sbuca all’improvviso!
L’arrivo a Phnom Penh è quasi….scioccante, per la quantità di sporcizia e immondizia, per la povertà delle case in periferia, per il numero enorme di persone per la strada; se non fossi stata in India, credo che l’impatto sarebbe stato da pugno nello stomaco.
La guesthouse che abbiamo prenotato (tramite Davide della Babel a Siem Reap, ci ha chiamato lui questi suoi amici che hanno una GH a Phnom Penh) ci manda a prendere con un tuk-tuk alla fermata del minibus, sul lungofiume.
Posiamo i bagagli ed usciamo subito, è mezzogiorno passato e fa un caldo boia, cominciamo a girare la città a piedi, passando per prima cosa al Wat Phnom, un importante tempio buddista che si erge sull’unica collina della città, e si trova proprio a due passi dalla GH.
Proseguiamo camminando praticamente in mezzo alla strada, in quanto i marciapiedi o sono invasi da persone e bancarelle, o usati tranquillamente come parcheggio. Passiamo a vedere il mercato Psar Thmei, giusto per dare un’occhiata, non c’è molto di interessante da acquistare, e il settore alimentare, data l’ora, sta già chiudendo. Ci fermiamo nell’adiacente centro commerciale, il Sorya, per prendere un succo di frutta nel reparto alimentare. C’è uno strano metodo di pagamento, si devono cambiare i dollari con dei biglietti di carta, sembrano i soldi del monopoli, che si usano per pagare nei vari chioschi. Ci fermiamo giusto il tempo del succo, perché l’aria condizionata è veramente esagerata, preferisco il caldo di fuori.
Continuiamo il nostro giro a piedi per le varie strade, fermandoci ancora per uno spuntino sempre a base di frutta, finché arriviamo nella zona del palazzo reale e degli altri uffici governativi. Qui le strade e le piazze sono molto curate e ben tenute, viali spaziosi e giardini si alternano. Decidiamo di non visitare il palazzo reale, non siamo appassionati del genere, e poi decidiamo anche di non visitare il museo Tuol Sleng, la ex scuola che ai tempi di Pol Pot fu usata come centro di tortura da parte dei Khmer rossi e che ora, trasformata in museo, conserva le testimonianze di quegli orrori. Non avevamo voglia di angosciarci con queste cose, ma ora mi pento di questa decisione e preferirei esserci andata. Potrebbe essere un altro motivo per tornare in Cambogia un domani.
Fermiamo un tuk-tuk e ci facciamo portare nella zona dello Psar Tuol Tom Pong, il cosiddetto Mercato Russo, pieno di roba e parecchio incasinato, dove acquisto un paio di sciarpette di seta. Poi continuiamo il nostro giro per la città, e ci troviamo in mezzo all’uscita delle scuole, migliaia di ragazzetti coi motorini sfrecciano per le strade, alla fine troviamo un altro tuk tuk e ci facciamo portare sul lungofiume, nella zona dove si trovano la maggior parte dei ristoranti e locali. Sosta per una birra prima di cena, torniamo in GH e usciamo poi di nuovo per la cena, ancora sul lungofiume.
Ci sono parecchi turisti, ma vediamo anche alcuni occidentali attempati in compagnia di ragazzine cambogiane non più che quindicenni…non sono una moralista, ma questi qui li prenderei tutti a calci nel…..
Vabbè. 

23 aprile – giovedì - Sihanoukville
Tramite la GH abbiamo prenotato i biglietti del pullman per Sihanoukville, parte alle 8.30, e i ragazzi della GH hanno pensato bene di dimenticarsi di svegliarci…così ci svegliamo all’ultimo momento e non abbiamo nemmeno il tempo per la colazione!
La strada tra Phnom Penh e Sihanoukville passa attraverso delle zone che, a prima vista, sembrerebbero meno povere di quelle tra Siem Reap e la capitale. Una bella campagna e si comincia a scorgere qualche altura ricca di vegetazione. Ci fermiamo in un posto di sosta dove riusciamo a mangiare della frutta, comunque il pullman ci aveva anche dato uno spuntino.
Arriviamo a Sihanoukville verso le 12.30 e con un taxi ci facciamo portare a Road to Serendipity, la strada che arriva alla spiaggia, dove prendiamo una stanza in una GH che ci aveva consigliato un amico, la Mohachay (un altro ci aveva suggerito la Thida’s, ma era piena). Mangiamo qualcosa li vicino e scendiamo in spiaggia.
La spiaggia, Occheuteal beach, è una bella spiaggia bianca piena di chioschi uno in fila all’altro, l’acqua dovrebbe essere bella ma al momento è leggermente torbida…che importa, noi veniamo pur sempre da Ostia!
Passiamo la giornata in relax e ci accordiamo con un’agenzia per andare il giorno seguente alle isole di fronte.
Cena al Coco shack, uno dei chioschi, dove mangiamo un ottimo trancio di barracuda alla brace (anche questo consigliato dall’amico italiano), e proseguiamo la serata in spiaggia. 

24 aprile – venerdì – Sihanoukville
Il tuk-tuk dell’agenzia viene a prenderci alle 8.30, ma prima abbiamo il tempo di cambiare GH, abbiamo deciso di passare le due ultime notti alla New Sea View Villa, leggermente più carina, dove lasciamo i bagagli, poi andiamo a prendere un caffè da Lionel, un francese che ha un piccolo ristorante, Le Bistrò, sempre sulla stessa strada. Anche questo mi era stato consigliato da un altro amico, ed è una bellissima scoperta, fa un caffè strepitoso!! Per giunta accompagnato da un buonissimo croissant appena sfornato, perché Lionel, tra l’altro, fa il pane fresco e i cornetti tutte le mattine.
Il tuk-tuk ci porta in un chiosco sulla spiaggia, dove aspettiamo gli altri partecipanti alla gita, ma nel frattempo viene giù un acquazzone incredibile, tanto che ci fa dubitare della possibilità di fare la gita. Aspettiamo un po’ e alla fine si parte, ci portano in un’altra spiaggia, Sokha beach, dove dobbiamo prendere la barca.
Voglio avvisare chi farà la stessa cosa, che le barche restano in mare, quindi per salirci bisogna bagnarsi fino quasi alle spalle e trasportare i propri bagagli tenendoli alti sulla testa per non bagnarli!
Il barcaiolo e il suo assistente non mi sembrano proprio dei provetti marinai, comunque ci mettiamo in mare, il mare è un po’ mosso e il tempo ancora parecchio brutto, ma la traversata di circa un’ora fino a Koh Russei (Bamboo Island) è piacevole e tranquilla.
Ci fermiamo un po’ sull’isola, pian piano esce un timido sole, mangiamo qualcosa e dopo un po’ si riparte. Avremmo dovuto girare tre diverse isole e andare in un punto a fare snorkeling, ma invece torniamo subito a Sihanoukville. Un po’ seccati chiediamo spiegazioni e il “comandante” ci spiega che non si può, c’è mare grosso e brutto tempo, non è stagione…beh però potevano dircelo prima!
Comunque non ci arrabbiamo, siamo in vacanza, chi se ne importa, faremo qualcos’altro.
Così per consolarmi, tornata alla GH mi prenoto un massaggio.
La sera ceniamo da Lionel, dove ci prendiamo uno squisito carpaccio di barracuda, e poi passiamo il resto della serata ai chioschi in spiaggia. 

25 aprile – sabato – Sihanoukville
Ci svegliamo che piove a dirotto, rinunciamo quindi all’idea di andare a vedere il parco nazionale Ream, a qualche decina di km di distanza, e con calma andiamo a fare colazione da Lionel, ormai siamo fissi li per il caffè.
Il resto della giornata lo passiamo tutto pigramente in spiaggia, prenotiamo il biglietto del pullman l’indomani per Phnom Penh e la sera cena di nuovo da Coco, dove passiamo anche il resto della serata, tra una pioggia e l’altra. 

Sihanoukville, perlomeno la parte di Occheuteal e Serendipity beach, è parecchio turistica. Pur essendo bassa stagione, ci sono tanti turisti, soprattutto giovani, e prevalentemente inglesi, australiani e nordeuropei. Parecchie ragazze giovanissime in gruppetti di due-tre, mi hanno fatto pensare alle mamme italiane, quando mai manderebbero la figlia diciottenne con amiche in Cambogia, già è tanto se le mandano a Barcellona…
I ragazzi inglesi, manco a dirlo, passano il tempo a bere e fumare (e, possibilmente, a vedere le partite della Premiere League o della Champions).
C’erano anche alcuni tizi, occidentali, invece ormai definitivamente “persi”…magrissimi, sui 50/60, capelli bianchi e lunghi legati a coda, evidentemente residenti in loco, che, suppongo, si mantengono con qualche traffico più o meno lecito…
Una varia umanità, insomma, in un miscuglio comunque piacevole, e l’atmosfera del luogo è veramente tranquilla e rilassata. 
Sulla road to serendipity, accanto alla gh Thida's, c'è un centro per i bambini di strada dove gli insegnano a dipingere, e vendono i quadretti per finanziarsi.

26 aprile – domenica – Sihanoukville, Phnom Penh
Stamattina piove ancora e dura fino a tardi, ce la prendiamo comoda e prepariamo i bagagli, poi dopo la colazione da Lionel ce ne andiamo un paio d’ore in spiaggia.
Alle 14.30 parte il pullman per tornare a Phnom Penh, lungo il tragitto piove sempre.
A Phnom Penh torniamo nella stessa gh dove avevamo già dormito, la sera andiamo a cena in un ristorante sul lungofiume, il Veiyo Tonle, il cui proprietario ha un’associazione che aiuta i bambini di strada, che finanzia con i proventi del ristorante. Si mangia anche bene, per cui, consigliato!!
Tornando indietro ci fermiamo in una specie di fiera-mercato sul lungofiume, un giretto tra le bancarelle e a dormire presto, domani purtroppo andiamo via. Alla gh stanno facendo una festa e sembrano tutti piuttosto brilli, gli chiediamo la sveglia alle sei ma per sicurezza mettiamo anche la sveglia sui cellulari. 

27 aprile – lunedì – Singapore
…e infatti, si sono dimenticati di nuovo di svegliarci! Fortuna che ci avevamo pensato da soli.
Scendiamo giù e i ragazzi sono tutti a dormire stramazzati sulle panche della reception, li svegliamo e uno, appena alzato, si infila il casco, si fa prestare un paio di ciabatte e ci porta in tuk-tuk all’aeroporto.
Solite formalità all’immigrazione, colazione, e mentre aspettiamo l’imbarco, all’improvviso, mi viene una specie di magone, un nodo allo stomaco e in gola…so di cosa si tratta, i brasiliani usano una bellissima parola per definire questo stato d’animo: saudade.
Si, anche qui, di nuovo, ha colpito. Mi rendo conto che questo paese mi ha lasciato una traccia molto più profonda di quanto potessi pensare prima di venirci, e non vorrei andarmene. 

Arriviamo a Singapore alle 11, lasciamo i bagagli al deposito e con la metro arriviamo in città.
Cominciamo a girare a piedi le varie zone. Arrivando dalla Cambogia qui sembra un altro mondo, in effetti lo è (è un'altro mondo anche rispetto a Roma!). Ultra moderna, grattacieli ovunque, cristallo e acciaio, le strade pulitissime, i marciapiedi senza una cicca, talmente perfetta da sembrare quasi finta, sembra di essere su The Truman Show, però anche luminosa, piena di aiuole e giardini rigogliosi, la vegetazione è pur sempre quella dei tropici.
Camminiamo tutto il giorno per le strade della città, arriviamo a Little India, il quartiere indiano, che invece è fatto di casette basse e colorate in stile coloniale, i negozietti tipici delle merci indiane, gli odori indiani, sembra diverso da tutto il resto, qui c’è…vita.
Andiamo poi a vedere l’Hotel Raffles, uno dei più vecchi della città, anche questo in stile coloniale, è veramente uno splendore; ci siamo andati perché un amico ci aveva detto di averci vissuto per alcuni mesi, da bambino, quando il padre, dipendente Alitalia, era in sosta a Singapore; ci aveva quindi chiesto di fare qualche foto per rivederlo come è adesso. Bene, vedendo questo hotel, abbiamo capito uno dei motivi per cui l’Alitalia è fallita…
L’ultima parte della giornata la passiamo a Orchard Road, la strada commerciale, dove tutti gli edifici sono centri commerciali, un cosa esagerata per gli amanti dello shopping, ma noi…siamo riusciti a non comprare niente, alla fine!
Verso le otto riprendiamo la metro per l’aeroporto, solita fila al check-in (KLM e AF hanno sempre file lunghissime e voli pieni), cena e poi il volo…e finisce così. 

La Cambogia è forse tra i posti che ho visto il più povero, è quello che comunemente definiamo terzo mondo. Ha ancora moltissimi problemi e tanta strada da fare. Quello che ho visto di positivo è parecchio entusiasmo soprattutto da parte dei giovani, che sono poi la maggioranza della popolazione, e sono anche coloro che, per loro fortuna, sono nati “dopo”…dopo tutte le tragedie che questo paese ha subito. Non riesco a capire come persone all’apparenza così tranquille, miti e sorridenti, abbiano potuto scatenare tanta ferocia e crudeltà.
Nel paese operano molte associazioni benefiche e ong, si occupano dei villaggi, delle scuole, della sanità e soprattutto dei bambini; molti operatori turistici sono associati ad esse, per cui avendone la possibilità è preferibile usufruire dei loro servizi.
E' comunque un paese molto facile da girare, perlomeno se si va nelle zone un po' più turistiche, ci sono tutti i servizi essenziali, le guesthouses delle varie città in genere possono aiutare e fornire tutte le informazioni di cui c'è bisogno, sembra molto tranquillo anche dal punto di vista della microcriminalità, infatti ci sono parecchie donne che viaggiano sole.
Per me è stata una sorpresa e una scoperta, un paese duro e dolcissimo, dove vorrei ritornare presto, oltretutto è stato piacevole riassaporare l'atmosfera asiatica dopo tanti anni.

E anche questo viaggio ha la sua canzone, è Paper Planes di M.I.A. (è anche sulla colonna sonora di Slumdog Millionaire)

Ringrazio gli amici che prima di partire mi hanno dato i loro suggerimenti, sono stati utili;
ringrazio Davide della Babel Siem Reap per la sua simpatia e gentilezza,
e soprattutto ringrazio la Cambogia e i cambogiani per avermi dato tanto in così poco tempo.

Alessandra 

Potete vedere le foto sul nostro sito www.cipiaceviaggiare.it

Dettagli viaggio 
Visti:
quello di entrata si può fare tranquillamente all’aeroporto di arrivo, costa 20 USD, e avevo letto che c’era bisogno delle foto ma in realtà non ce le hanno chieste perché hanno un apparecchio che fotografa le persone in entrata. Va pagato in contanti, ma vicino al banco dell’immigrazione (a Siem reap) c’è un ATM per prelevare dollari, se non ne avete con voi.
Alla partenza dalla Cambogia c’è da pagare una tassa di uscita di 25 USD, ma in quel caso si può pagare con carta di credito. 

Ingresso area monumentale di Angkor:
ci sono tre tipi di biglietti:
$20 quello giornaliero;
$40 il pass di tre giorni (consecutivi) con foto, che fanno loro alla biglietteria.
$60 il pass settimanale.
Noi abbiamo fatto quello di tre giorni, ci stavano tutti, e se avessimo avuto più tempo probabilmente ci saremmo trattenuti a Siem Reap ancora, sia per visitare altri templi più lontani, che per vedere anche qualcosa dei dintorni della città. 

Valuta
La moneta ufficiale è il riel, ma in realtà si usa comunemente il dollaro USA. Il resto per le cifre inferiori al dollaro viene dato in riel. Un dollaro equivale a 4000 riel, 2000 sono mezzo dollaro e così via.
Ai bancomat si possono prelevare direttamente dollari in contanti, quindi non vale la pena portarseli da casa, noi ne avevamo portati giusto un centinaio per le prime cose.
Abituatevi a sentirvi chiedere "uan dolla" per quasi tutto, dai venditori ambulanti per le strade e sulle spiagge!

Telefono
Si può telefonare dai numerosi centri internet, oppure usare direttamente il proprio account Skipe se collegati a internet.

Alloggi
Tutti i prezzi sono senza colazione
Kuala Lumpur
(la prima notte): Tune Hotel - nuovissimo (aperto a marzo 2009), veramente essenziale, stanza minuscola con bagno ma letto comodo, è a due passi dal terminal dei voli low-cost (di cui airasia ha praticamente il monopolio); per chi deve sostare a KL solo una notte, o anche poche ore, in attesa di un altro volo, è la soluzione ottimale; la doppia 83 MYR (circa € 17,50).
Siem Reap: Babel Siem Reap guesthouse - i proprietari sono tre ragazzi europei, noi abbiamo conosciuto solo Davide, italiano. Molto gentile e disponibile, così come tutto il personale della gh. La nostra stanza, doppia, era ampia e comoda, pulitissima, con bagno, TV e A/C. C'è un bel giardino, noleggiano le bici e possono prenotare i trasporti per le mete successive, pick-up gratuito all'aeroporto e free internet. A 10/15 minuti a piedi da Bar street, la zona dei ristoranti. Fanno parte di ChildSafe network. La doppia 16 USD a notte.
Phnom Penh: Me Mates Place guesthouse - anche qui stanza comoda e spaziosa, bagno, TV e A/C. Pick-up gratuito alla fermata del pullman; il tuk tuk per l'aeroporto $7. Il personale è molto gentile e simpatico, ma attenzione a chiedergli di svegliarvi: due volte su due se ne sono dimenticati! E' a pochi metri dal Wat Phnom, e a circa 15 min. a piedi dal lungofiume zona ristoranti (la gh è comunque su una traversa a pochi metri dal lungofiume). Free internet. La doppia 15 USD.
Sihanoukville: MoHaChai guesthouse - camera ampia, con due letti matrimoniali, bagno, TV e A/C, un po' spartana; sulla Road to Serendipity, vicino al centro PADI. 14 USD.
Le ultime due notti alla New Sea View Villa guesthouse, anch'essa sulla road to serendipity, più vicina alla spiaggia. Carina con camere curate, la nostra era ampia con letto king-size, TV, A/C, bagno. Hanno il centro massaggi all'interno, una bella terrazza, la possibilità di connettersi a internet wi-fi (ma solo se si ha il proprio portatile); un bel ristorante di cui ho letto bene, ma non ci abbiamo mangiato. Personale e proprietari gentili. Anche loro collaborano con ChildSafe. La doppia 20 USD

Ristoranti e altri suggerimenti
La cucina cambogiana ci è piaciuta molto, è sul genere di quella thai, delicata e mai troppo piccante o speziata. La frutta tropicale è molto buona, i frullati un po' annacquati, se possibile meglio senza acqua e senza zucchero.
Per una cena spendevamo in media, in due, dai 9 ai 14 USD birra compresa.
Buona la birra Angkor alla spina, e la Beerlao (in bottiglia).
A Sihanoukville: Le Cafè (colazione); sulla bar street, non ricordo il nome del ristorante ma aveva un cartello con scritto qualcosa tipo family khmer kitchen, e le pareti arancioni; Amok, sulla Alley (parallela di bar street).
A Phnom Penh: Veiyo Tonle restaurant, 237 della Sisowath (il lungofiume) veiyotonle@hotmail.com, finanzia l'associazione NCCLA che aiuta i bambini, si mangia bene, consigliato.
A Sihanoukville: Le Bistrò, del francese Lionel, sulla road to serendipity, vicino a Thida's GH: ottimo il caffè, il pane fresco e i cornetti, buona anche la cena; tra i chioschi sulla spiaggia abbiamo provato il Coco shack, buono il trancio di barracuda alla piastra, buoni in generale i BBQ, che costano $3 (come anche negli altri chioschi), fanno un discreto margarita.

Trasporti
Minibus da Siem Reap a Phnom Penh: $10
Pullman da Phnom Penh a Sihanoukville: $6
Pullman da Sihanoukville a Phnom Penh: $7 (Mekong Express)
Tuk-tuk per tutto il giorno a Angkor $17 (vanno dai $15 ai $20)
Non ci sono trasporti pubblici in Cambogia, tutto si svolge con tuk-tuk o motorini.
Singapore: metro dall'aeroporto al centro città 1.80SGD (circa €0,90); si paga 1SGD in più all'atto dell'acquisto del biglietto, che viene restituito alla stazione di arrivo.
Kuala Lumpur: navetta dall'aeroporto KLIA al terminal LCC 1.50MYR (circa €0,30), 20 minuti circa

Costi (a persona)
Volo a/r KLM Roma - Singapore (via Amsterdam) € 449 + 19 di assicurazione
Volo Jetstar (compagnia low-cost della Qantas) Singapore - Kuala Lumpur € 19
Volo Airasia (la maggiore compagnia low-cost del sudest asiatico e estremo oriente) Kuala Lumpur - Siem Reap € 49,50
Volo Jetstar Phnom Penh - Singapore € 39,50
tutti i voli acquistati sui siti internet delle compagnie aeree.
Visto ingresso + uscita in Cambogia USD 45
Biglietto ingresso tre giorni a Angkor USD 40
Tutto il resto, inclusi extra e regali, € 280 circa

Guida usata:
Lonely Planet Cambogia, 6° ediz. Italiana

alessandra.rr@alice.it 

 

 

 

 

 

 

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