L’Inghilterra del Sud

Diario di viaggio 20-28/04/2002

di Ivan Sgualdini

www.ivanweb.net 

 

INFORMAZIONI

 

PRO

Ø      L’Inghilterra è dal punto di vista turistico perfettamente organizzata, anche se in qualche città o paese presenta incredibilmente alcune inspiegabili lacune

Ø      I posti da vedere sono tantissimi e molto vari, dagli splendidi paesaggi naturalistici  dell’interno e della costa, ai castelli, alle splendide cattedrali, ai magnifici giardini, ai pittoreschi paesini dell’interno, ai monumenti leggendari, ai numerosi parchi giochi e divertenti attrazioni. Ce n’è per tutti, per tutte le età e tutti i gusti!

 

CONTRO

Ø      Il cambio con la sterlina, come è ben noto, per noi italiani è parecchio sfavorevole ed il costo della vita risulta carissimo. Si spende molto e soprattutto per qualunque cosa, dal parcheggio ai biglietti per entrare in qualunque luogo possa essere sfruttato per spillare soldi al turista!

Ø      La vita notturna nell’interno e lontano dalle città grosse (sopratutto in Cornovaglia) non esiste, non c’è una cultura del pub a tutte le ore come in Irlanda…

Ø      La cucina è un argomento controverso. Per il pranzo si può spendere molto e mangiare discretamente in ristoranti o locande, oppure accontentarsi di qualche Pizza Hut (se esiste), ma di certo il diffusissimo Fish & Chips che si trova ovunque non è il massimo ed è nauseante. Per la cena invece esistono solo i ristoranti, molto diffusi ovunque (anche le pizzerie).

 

SUGGERIMENTI

A tutti quelli che vogliono andarci:

Ø      Scegliete i Bed & Breakfast per alloggiare, sono il sistema più diffuso in quasi tutte le località più turistiche ed offrono senza dubbio il miglior rapporto qualità/prezzo, permettendovi di apprezzare anche l’ospitalità e le caratteristiche abitazioni inglesi

Ø      Scegliete con attenzione e selezionate le mete da visitare, senza farvi ingannare dalla martellante pubblicità di depliant e immagini, che alcune volte gonfia esageratamente l’attrazione

Ø      Cercate il Tourist Office (l’Ufficio Informazioni) della città o del paese che visitate se volete avere un’idea di quello che potete fare e vedere, anche nei dintorni. Gli uffici sono colmi di depliant di ogni genere e guide turistiche, con cartine stradali e alloggi

Ø      Se affittate una macchina, preventivate una discreta cifra in parcheggi, poiché anche nel paese più disperso si può parcheggiare in genere solo in apposite aree a pagamento (a seconda del tempo che si rimane). E ricordatevi che si guida tenendo la sinistra!

Ø      Se volete sapere particolari su storie e leggende varie di Re Artù, sparse per le varie cittadine inglesi, non potete perdervi il racconto di Vincenzo di Marco

 

IL VIAGGIO

 Il mio viaggio è durato 9 giorni dal 20/4/2002 al 28/4/2002

 

1° GIORNO

Sono partito da Cagliari prendendo la corriera per Alghero che arriva in coincidenza del volo Ryan Air per London-Stanted . La tariffa di questa compagnia aerea è imbattibile in qualunque situazione, anche senza particolari offerte. Il volo è stato puntuale, anzi è arrivato addirittura con dieci minuti in anticipo, e in aeroporto mi sono fermato ad aspettare l’arrivo del mio grandissimo amico Carlo (con cui ero già stato in Irlanda), che è arrivato da Dublino verso le 18:00. Avevamo pianificato questo viaggio velocemente nel giro di due settimane, spulciando tutto quello che si poteva trovare in Internet sull’Inghilterra. La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di sederci al bar dell’aeroporto e rilassarci un attimo per festeggiare nuovamente il nostro incontro, poi siamo andati alla Hertz e abbiamo ritirato la macchina che avevamo prenotato in anticipo per una settimana. Una Fiat Punto blu nuova fiammante e lucidissima ci aspettava, ovviamente con tipica guida a sinistra inglese (certo se penso alle condizioni in cui l’abbiamo riportata, non era certamente più né fiammante né lucida…). Armati di cartine stradali di ogni genere, abbiamo preso l’autostrada che scende per la circonvallazione di Londra, notando, esattamente al contrario di come ci aspettavamo, che il traffico era ordinato e scorrevolissimo persino nei pressi della metropoli. Dalla circonvallazione, proseguendo in senso orario, si oltrepassa un enorme e modernissimo ponte sospeso ad arco, che attraversa il Tamigi in un punto dove il fiume è piuttosto largo, e finisce al casello dove si paga un pedaggio (le autostrade infatti in Inghilterra sono tutte gratuite ma si pagano pedaggi per i ponti). Abbiamo preso successivamente una deviazione per il Sud-Est, verso la nostra prima meta che era Canterbury. Le autostrade sono ben segnalate, ma bisogna capirne i meccanismi, perché a volte i cartelli sono talmente tanti che confondono, e spariscono nei momenti cruciali… Un altro particolare che abbiamo subito notato è stato quello dei lavori in corso: soltanto la pignoleria e precisione degli inglesi può portare a un simile spettacolo, migliaia di segnalazioni apposte sul manto stradale in maniera incredibilmente simmetrica, esattamente equidistanti una dall’altra e per una lunghezza a volte di km! (anzi di miglia). E la vera chicca era che, nonostante le accuratissime segnalazioni dei lavori in corso, non c’era nessuno che lavorava e non c’era il minimo cenno di lavori, magari una ruspa, un camion, niente! Certo può capitare una volta tutto ciò, ma in una settimana abbiamo appurato con enorme stupore che era assolutamente una norma, trovare le stesse segnalazioni che restringono l’autostrada ad una corsia, rallentando il traffico, e nessun segno di lavori in corso! Senza considerare che ci sono gli autovelox e le macchinette fotografiche nascoste nei piloni delle segnalazioni per lavori, pronte a scattare se si supera il limite delle 30 miglia orarie… ahhh gli inglesi!

Chiusa la parentesi delle autostrade, siamo arrivati dopo circa un’ora e mezzo a Canterbury , una sorridente e splendida cittadina, dove abbiamo trovato con poca fatica un hotel/BED & BREAKFAST a 3 stelle, l’Ersham Lodge, distante appena dieci minuti a piedi dal centro. Il prezzo ci sembrava accettabile, considerato che era già buio ed eravamo stanchi, e l’interno e la stanza erano davvero caratteristici e belli. Ci siamo rinfrescati velocemente e siamo usciti verso le 22:00, eccitati come capita sempre all’inizio di qualunque viaggio, e con tanta voglia di fare. Abbiamo fatto una passeggiata per il centro cercando di scovare la maestosa Cattedrale , simbolo di questa cittadina, ma era impossibile avvicinarsi perché circondata e chiusa dalle abitazioni, con un solo ingresso di un portone che ovviamente è tenuto aperto solo di giorno. Ci siamo fermati a bere una birra in un pub carino del centro, e poi abbiamo passeggiato per il perimetro della cittadina dove restano ancora in piedi le parziali alte mura medievali. Non ci restava dunque che scaraventarci a letto, riposarci e caricarci per il giorno seguente…

 

2° GIORNO

La mattina presto, dopo una succulenta prima colazione, ci siamo diretti nuovamente verso il centro di Canterbury, ma stavolta ci siamo avvicinati in machina, nonostante il centro fosse abbastanza vicino, in modo da essere pronti per ripartire. E qui arriva la prima chicca della giornata. Poiché tutto il mondo è paese e l’uomo è un essere intelligente, si presume che abbia creato i parcheggi a pagamento in maniera funzionale in tutto il pianeta. Ma qui siamo in Inghilterra, e vige la regola che agli inglesi piace distinguersi e fare le cose a modo proprio. Così abbiamo perso all’incirca mezz’ora per cercare di capire come funzionasse il sistema di questo parcheggio a pagamento, dal momento che esisteva una macchinetta dove fare i biglietti automatici. Bisognava inserire le monete e un codice a cinque cifre numeriche che rappresentassero la targa della macchina. Peccato solo, piccolo particolare, che la nostra macchina avesse una lettera in mezzo che non era accettata dalla macchinetta automatica e non riuscivamo ad avere la ricevuta! Sentendoci un po’ indispettiti del fatto, abbiamo osservato un inglese che parcheggiava e richiedeva la ricevuta, ed era tutto esattamente come avevamo fatto noi, ma lui aveva una targa giusta. Allora ci siamo dovuti arrendere a chiedere ad un signore del posto, convinti che c’era qualcosa che evidentemente stavamo sbagliando, ma il signore è rimasto più allibito di noi! E’ rimasto 5 minuti perplesso del fatto che la nostra targa era diversa dalle altre e non era accettata dalla macchinetta, così ci ha suggerito di mettere una cifra a caso al posto della lettera e “falsificare” la targa, tanto qualunque vigile l’avesse vista avrebbe capito che era giusta dalle altre quattro cifre. Ma dico, si può creare una macchinetta automatica che non accetti neanche tutte le targhe delle macchine del tuo paese? Del resto, eravamo solo a poco più di 100 Km da Londra, e non credo che la Hertz affitti macchine aliene…Esterrefatti da questi strani meccanismi, siamo finalmente riusciti ad avviarci in centro, rimpiangendo di aver avuto la pessima idea di venire in macchina.

Alla luce si potevano apprezzare decisamente meglio i particolari architettonici di molte casette nelle tranquille viuzze, la vita serena della cittadina che si svolgeva interamente nel centro, adibito ad area pedonale . Ed è questa una caratteristica che si riscontra in tutte le cittadine turistiche inglesi e ne rende piacevole la visita: chiudere il centro al traffico e renderlo solo zona pedonale. Questo è un grande punto a favore per gli inglesi, bisogna riconoscerglielo!

La nostra meta era ovviamente la Cattedrale, siamo perciò tornati nella via principale, con l’unico maestoso accesso al cortile che porta al monumento, e siamo entrati. L’impatto è stato non da poco, essendo la prima cattedrale inglese di questo tipo che vedevamo, ed era veramente grande e bellissima. Siamo entrati dentro a vedere le imponenti navate gotiche, ma soltanto una parte era visitabile.

Dopo qualche foto e ripresa, abbiamo fatto la spesa in un market e ci siamo subito avviati verso Dover , alla ricerca delle White Cliffs , ovvero le scogliere bianche , famose proprio per il loro colore, dovuto alla conformazione della roccia che le compone. Siamo arrivati prima a St.Margaret at Cliffs , un villaggio tipicamente turistico con villette panoramiche sulla costa, e dopo siamo tornati indietro a Dover dove, a dire il vero con qualche difficoltà nella comprensione delle direzioni dei cartelli, finalmente abbiamo trovato le rinomate scogliere. Abbiamo parcheggiato a pagamento in un’apposita area di sosta e preso un sentiero a piedi che costeggiava le scogliere dall’alto. Il panorama era molto vario intorno: alle spalle si intravedeva sullo sfondo l’enorme Castello di Dover, in basso (solo inizialmente) c’era il porto mercantile con un via vai continuo di navi che attraccavano, e davanti le caratteristiche scogliere, veramente bianche, che contrastavano con l’acceso verde dei prati. Dal depliant si capiva che il sentiero proseguiva per parecchie miglia e più avanti il panorama, arrivando ad un vecchio faro , doveva essere ancora più bello. Ma noi avevamo centinaia di cose da vedere che ci aspettavano ancora, e dopo un’oretta di relax sul prato dove per poco ci abbronzavamo (c’era infatti un bel sole!), ci siamo diretti verso il castello. Abbiamo fatto un bel giro in macchina intorno al castello, veramente maestoso, e poi abbiamo proseguito per la strada costiera, passando in un susseguirsi di belle cittadine turistiche dove gli inglesi vengono a trascorrere le loro vacanze. La prima era Folkestone , molto carina e particolare, poi dopo qualche altra meno rilevante ci siamo fermati ad Hastings , costruita a ridosso dell’alto tratto di costa e sede di un caratteristico porto di pescatori. Nel grandissimo parcheggio del porto, il panorama era interessante: sullo sfondo le scogliere a strapiombo sull’oceano davano un senso selvaggio al paesaggio, sulla spiaggia di fronte i bambini giocavano a pallone e nel porto si vedeva un po’ di tutto, da vecchi treni merci a barche di pescatori. Abbiamo passeggiato verso il centro, notando sulla destra una particolare funivia che portava sulla cima della costa, dove sicuramente c’era qualche monumento da visitare. Era pieno di ristorantini e fast food con tavolini all’aperto, a cui non abbiamo saputo resistere, dato che avevamo una fame abominevole. Peccato aver scelto, nella fretta di ingurgitare qualcosa, il classico Fish & Chips , trovabile ovunque qua in Inghilterra, che offre per l’appunto il pesce fritto con le patate. Nonostante il merluzzo fosse fresco e fossimo in una località di mare, la pietanza è risultata nauseabonda e un vero mattone per il nostro stomaco… sarà che noi italiani non siamo abituati a questa cucina, ma ci siamo ripromessi di non commettere più lo stesso errore due volte! La seconda chicca del giorno arriva verso la fine del pranzo, quando un atroce certezza ci assale vedendo un cartello di fronte al porto: non avevamo pagato il parcheggio!! Accipicchia, non eravamo ancora abituati alle abitudini inglesi, toccava fare una bella corsa nella speranza che nessuno si fosse accorto del fatto. Tra l’altro, mentre tornavamo di buon passo e rientravamo alla macchina, ci siamo accorti che la multa non sarebbe stata per niente una cifretta, proprio un bel modo per iniziare il nostro viaggio! Ma per fortuna, la dea bendata ci ha assistito e nessun vigilante si presentava in zona…

Usciti in pochi nanosecondi dal porto abbiamo proseguito per la costiera, fino ad arrivare alla bellissima città di Brighton . E’ questa la città più turistica e organizzata di tutto il Sud dell’Inghilterra, un vero punto di ritrovo per i giovani e per gli inglesi che vengono a trascorrere qua le vacanze. La costa è il fulcro della città, con un litorale grandioso organizzato in maniera impeccabile. Tanto per intenderci, la spiaggia non era certo un granché, così grossolana, a volte proprio ciottolato, e il mare non era certo l’esempio di limpidezza e trasparenza, ma gli inglesi quando organizzano una cosa la fanno bene e hanno davvero trasformato questa città in un parco giochi. Il litorale è lunghissimo, non ne si vede la fine, ed è tutto adibito a rilassanti e divertenti passeggiate, con attrezzature sportive, negozietti di vario genere, chioschi, bar, piccole locande. I turisti erano migliaia e di tutte le età, dai bambini piccoli col triciclo ai vecchietti in bicicletta ma, ovviamente, la maggior parte erano giovani e ragazzi. Ci siamo fermati in un piccolissimo shop che vendeva prodotti “marini” artigianali, ovvero oggetti e souvenir costruiti con conchiglie di ogni genere, piccole ed enormi e con le forme più svariate che non avevo mai visto prima. Più avanti il pezzo forte del litorale: il Brighton Pier , che è uno tra i tanti moli del litorale ma con la particolarità di avere sopra un parco giochi. Infatti si percorre a piedi la parte stretta del molo tra un susseguirsi di punti di ristoro e giochi vari (molto diffuse le slot machines) e si arriva nella parte più larga, in fondo, dove c’è una pista di Go-Kart in miniatura, e niente poco di meno che 3 montagne russe diverse, ovviamente di piccole dimensioni, ma molto suggestive proprio perché sull’oceano! C’era un via vai continuo di persone, gabbiani enormi che volavano ovunque e che prendevano da mangiare dai turisti a più non posso, dando vero spettacolo. Il panorama era molto suggestivo anche perché il sole cominciava a tramontare e i raggi illuminavano tutta la città sullo sfondo, con le costruzioni e gli hotel che fungevano da muro di cinta (sembrava di osservare una cartolina di Miami), il tutto visibile in maniera eccellente dal molo. Negli altri moli, diversi pescatori si dilettavano con la lenza e qualche turista in barca o in motoscafo si godeva lo splendido paesaggio. Caricati da questa atmosfera serena e di divertimento, io e Carlo abbiamo deciso di partecipare buttandoci su una della montagne russe che ci attiravano di più, quella con il giro della morte! Quando mai ricapita di fare una montagna russa sopra l’oceano? E così siamo saliti su questa imperdibile attrazione… Mentre il vagoncino si arrampicava lentamente, dall’alto la vista diventava ancora più bella e noi, convinti che continuasse così ancora per un po’, abbiamo tirato fuori le macchine fotografiche per tentare qualche scatto azzardato… peccato che dopo una frazione di secondo il vagoncino si è scaraventato alla velocità della luce verso il suolo e siamo stati costretti con mille acrobazie (e urla a più non posso), a tentare di ficcare le macchine fotografiche in tasca prima di perderle definitivamente nel giro della morte , sopra la testa di qualche povero turista! Ce l’abbiamo fatta per fortuna, il giro è stato breve ma ne è valsa veramente la pena. Un po’ rintontiti siamo usciti dal molo e ci siamo diretti verso il centro di Brighton, all’interno. Dopo qualche giro siamo arrivati al monumento più famoso della città, il Royal Pavillon , una sorta di enorme moschea creata con architettura interamente orientale. Siamo entrati nel bel parco, curatissimo e adornato con bei fiori, vedendo la splendida moschea nelle sue diverse facciate, ma ormai era quasi buio ed era ora di andar via.

Per la notte avevamo programmato di andare a dormire a Southampton , una delle più grandi città del Sud e porto commerciale, ma arrivati a destinazione la città ci ha un po’ deluso. Non c’era nessuno in giro per le strade, sembrava triste e vuota e, tra l’altro, non abbiamo notato neanche strutture per alloggiare. Non essendo ancora tardissimo, abbiamo dunque deciso di fare una tirata sino a Winchester. In pratica in un giorno abbiamo attraversato metà Inghilterra, come si può notare da una cartina stradale! A Winchester siamo arrivati in condizioni pietose, stanchissimi dal lungo viaggio, e pensavamo di trovare velocemente un BED & BREAKFAST dove alloggiare, essendo questa una cittadina parecchio rinomata turisticamente. Ma non è andata così, abbiamo girato a vuoto per un po’ fino a trovare, ormai disperati verso le 22:00, una sorta di BED & BREAKFAST proprio sopra un pub. E qui arriva la terza chicca, una delle più grandi di questo viaggio… Sapevamo bene che quando c’è un pub di mezzo non è il massimo alloggiare, sia per l’ambiente sia per il chiasso della notte, ma non avevamo più tempo per scegliere e così ci siamo accontentati. Inizialmente il posto non sembrava maluccio, a parte il fatto che si saliva al piano di sopra in un corridoio strettissimo per persone anoressiche, e la porta della nostra stanza era alta un metro e mezzo, con uno bello spuntone pronto a trafiggerti la testa, se per caso ci fossimo dimenticati di abbassarla per entrare… La stanza era arredata in modo alquanto singolare, c’era un televisore rotto (che mi ricordava l’ostello di Londra… ma perché gli inglesi mettono sempre i televisori rotti nelle stanze dei turisti?) e una cattle per il thè da prendersi il tetano solo a guardarla, chissà se avessimo osato provare a metterci l’acqua dentro! Ma queste cose passano in secondo piano quando si è distrutti e si ha voglia di buttarsi in un letto a dormire, perciò a noi interessava solo sapere a che ora fosse la colazione l’indomani mattina per rifocillarci alla grande. Siamo andati a chiedere questo piccolo dettaglio, che era compreso nel prezzo di 25 sterline a testa (caruccia la bettola eh?), ma clamorosamente la signora del posto non sapeva bene a che ora fosse la colazione e ha cercato in un libro prima di darci la risposta, alle 7:30. “Certo devono venire molti turisti qua“ abbiamo pensato noi,  se non si ricordano neanche a che ora è la colazione… un po’ rattristati dal fatto di doverci alzare così presto, siamo andati a dormire tra il chiasso e la musica del pub sottostante. Ma la chicca continua….

 

3° GIORNO

Alzati la mattina presto, alle 7:30 siamo scesi puntuali nella scala rachitica che dava accesso al pub, per rifocillarsi di cibo alla grande, dopo aver cenato il giorno prima al sacco alla bene e meglio. Ma una triste sorpresa ci attendeva: la porta era chiusa a chiave e nessuno rispondeva dopo aver bussato parecchie volte a vuoto. Non sapevamo che fare, così pensando che fosse troppo presto abbiamo pensato di farci prima la doccia. Ma la doccia era in condizioni pietose, ce ne erano due a dire il vero, ma non fungevano neanche per mezza, l’acqua usciva lenta, a tratti e a raggio aperto, in pratica bagnava tutto fuorché il corpo… è stata un’impresa riuscire a lavarci e, piuttosto alterati da questa situazione, abbiamo provato a riscendere almeno per la colazione. Nessuno rispondeva ancora, così abbiamo deciso di trovare un’uscita alternativa, quella di emergenza, dal tetto dell’abitazione! Siamo usciti camminando sul tetto e scendendo una scala esterna in legno e abbiamo visto che il pub era totalmente chiuso, non c’era nessuno, o meglio, sicuramente il padrone era ancora sbronzo dalla notte prima ed era a letto in condizioni da dopo sbornia… e non ci sbagliavamo. Tornati infatti alla famigerata porta interna, poco prima che Carlo provasse gentilmente ad accompagnarla con una spallata, una povera ragazza l’ha aperta spaventata dalla nostra presenza, evidentemente non molto abituata a vedere turisti nel pub… Si è scusata della situazione, ma continuava a ripeterci che la signora della colazione non c’era, e lei non c’entrava niente perché era solo la donna delle pulizie. Così è andata a parlare dentro, bussando ad una porta, con un signore (che doveva essere il padrone) proprio con un vocione da dopo sbornia, ed è tornata chiedendoci ancora scusa e dandoci ‘ben’ 5 pound (in due) per rifonderci la colazione (quindi 2,5 a testa, forse almeno un paio di caramelle ci uscivano…). A quel punto, veramente imbestialiti da questo assurdo comportamento (che per fortuna non si è più ripetuto durante il viaggio in altri BED & BREAKFAST), abbiamo ben pensato di abbandonare immediatamente questa bettola dalla porta di servizio (quindi dal tetto, con tutte le valigie!!!), non trascurando però di lasciare qualche ricordino per manifestare al padrone del pub tutta la nostra simpatia per la sua cordialità…

Messa una pietra su questo pessimo e travagliato alloggio, siamo andati a visitare la cittadina di Winchester, veramente splendida e graziosa, anch’essa con una bella zona pedonale al centro e viuzze molto caratteristiche. Abbiamo parcheggiato non lontani dal centro, nel solito parcheggio a pagamento, stavolta con una macchinetta automatica più decente, pagando per un tempo di 4 ore. Scesi dalla macchina l’occhio è caduto immediatamente in un Pizza Hut, famosa catena ristorante in Inghilterra, dove con un prezzo fisso si poteva a prendere a buffet ogni tipo di pizza e insalatine varie nella quantità desiderata, solamente però nell’orario tra le 13:30 e le 14:30. “Alle 13:30 noi saremo qua!” abbiamo pensato contemporaneamente io e Carlo, questo era di certo l’unico punto fisso della giornata! Salendo verso il centro, ci siamo diretti seguendo i cartelli alla conquista della nostra prima leggendaria tappa: la Tavola Rotonda di Re Artù , che si trovava nella Great Hall . La famosa tavola è esposta in un grosso salone appesa ad una parete, e si possono notare visibilmente le 24 porzioni in cui essa è divisa, ognuna con il nome del cavaliere a cui spettava.

C’è da dire che per queste tappe del nostro viaggio avevamo fatto riferimento a quello che poi è diventato il nostro mito, un certo Vincenzo  di Marco , il quale ha pubblicato in Internet il racconto del suo viaggio, proprio come io pubblico adesso il mio qua, con una meticolosità e competenza della storia eccezionale. Eravamo affascinati dalla storia di Vincenzo, così particolareggiata e scorrevole, che raccontava e commentava questi posti nella sua esperienza e sicuramente, come si nota dal suo scritto, nella sua passione verso le leggende di Re Artù. Come lui stesso ha scritto, in realtà c’è un’incongruenza un po’ strana tra la l’epoca in cui è datata la tavola e la leggenda di Re Artù, che risale a qualche secolo prima. Probabilmente questa è in realtà un accreditata ricostruzione della tavola, fattostà che risulta la più credibile, e noi, da semplici turisti, come ha fatto il mitico Vincenzo prima di noi e seguendo i suoi consigli, non ci siamo posti troppe domande. Contenti di questa nostra conquista abbiamo ben pensato di strappare qualche ricordo, nonostante in realtà i cartelli vietassero di fare fotografie, e ci siamo concessi il lusso persino di fare degli autoscatti (ovviamente senza flash per non attirare l’attenzione) con la macchina appesa ad un cancello. Ma non seguite il nostro esempio!!! Improvvisamente e con nostro terrore è scattato un allarme sonoro, e vista la nostra trasgressione nel fare le fotografie abbiamo pensato di finire dritti dietro le sbarre di qualche prigione inglese, ma per fortuna l’allarme era “solo” antincendio. Il che vuol dire che ci hanno gentilmente accompagnato fuori di corsa, poiché nonostante non ci fosse nessun incendio non si capiva bene cosa avesse fatto scattare l’allarme. Abbiamo passato così una bella mezz’oretta fuori dalla piazza con un sacco di gente che si chiedeva cosa fosse successo, pochi turisti e quasi tutti lavoratori del posto. Sono arrivati persino i vigili del fuoco e dopo un po’ ci hanno fatto rientrare: un falso allarme, e un’altra chicca da raccontare.

Ci siamo goduti un altro po’ la nostra leggendaria Tavola Rotonda e poi abbiamo proseguito più su, in fondo al paese, dove c’era la Cattedrale di Winchester, anch’essa insieme a quella di Canterbury considerata tra le più belle d’Inghilterra. All’esterno era meno alta e maestosa della prima, ma certo non si può dire non fosse più che bella. Sulla destra della facciata principale si estendeva poi un cortile, dove regnava una pace e tranquillità assoluta, come tipico di questi posti religiosi. In un bel prato verde all’inglese giaceva una strana scultura di qualche fantasioso artista, rappresentante due uomini, e costituiva davvero un bel soggetto fotografico con lo sfondo della cattedrale. Così Carlo ha pensato bene di dedicarsi appieno a fotografarla in tutte le salse e a cercare le posizioni più strane per farlo, forse per questo lo guardavano tutti un po’ male mentre stava tranquillamente sdraiato sul prato e dove stranamente non c’era nessun altro… e invece, ovviamente, non era per questo! Un’altra magica chicca si era appena compiuta dal momento che notai,  mentre facevo una foto, dopo circa un quarto d’ora, un cartello piuttosto nascosto a terra che vietava decisamente di passeggiare sul prato e calpestare l’erba. Ma Carlo non stava passeggiando, era solo direttamente sdraiato!!! Forse per gli inglesi era troppo disturbo mettere un cartello più grande ad altezza uomo, evidentemente si impegnano di più nei segnalamenti stradali…

A questo punto si erano fatte le 13:15 e noi avevamo un appuntamento urgente e immancabile da rispettare. Tornati di corsa all’ingresso del paese, alle 13:30 esatte e qualche secondo, puntuali come un orologio svizzero, l’emozione ci assaliva e per poco non ci scendevano le lacrime dalla gioia, di fronte a quella luccicante e colorata insegna del Pizza Hut con tanto di cartello per il buffet! Era fatta, eravamo esageratamente incattiviti da un pranzo a Fish & Chips nauseabondo e ad una cena inesistente del giorno prima, nonché da una colazione saltata nello squallido pub, ed eravamo pronti a mandare in fallimento questa povera sede staccata del Pizza Hut di Winchester, ingozzandoci a più non posso di qualunque cosa avessero messo a disposizione in quel buffet. E così è stato, dopo aver sbranato nell’ora del fatidico buffet non ricordo neanche quanti tranci di pizza, insalate e salette varie (decisamente tutto buono, nulla da dire in merito!). Non è rilevante immaginare cosa abbia pensato quella povera cameriera che ci ha servito, la cosa importante è che la nostra pancia finalmente era piena e la nostra sete di vendetta era stata placata come si deve!

Adesso potevamo riprendere il viaggio carichi come non mai, ma ancora una poderosa chicca ci aspettava al parcheggio . Avendo sforato di a mala pena 15 minuti dalle 4 ore, e non leggendo bene, molto ingenuamente, il cartello degli orari, pensavamo che male andando esistesse al limite la tariffa per le 5 ore. Ma non era così, anche stavolta c’era il trucco nascosto poiché, dopo le 4 ore, si pagava per un intera giornata, esattamente il doppio rispetto alle 4 ore, cioè la ‘modica’ cifra di 8 pound…. Clamoroso, per soli 15 minuti!! E il problema non era solo la batosta degli 8 pound, ma il fatto che la macchinetta automatica non accettava banconote ma solo monete e noi non arrivavamo a 8 pound! (insomma non esistono le macchinette automatiche perfette, mettere un ragazzo a fare quel lavoro sembrava brutto eh?). Siamo dovuti scendere dalla macchina e frugare un po’ la macchinetta, mentre una voce dal microfono della sbarra incredibilmente ci ha detto che eravamo “osservati e sotto controllo”, del resto era solo il secondo giorno e già la seconda volta che rischiavamo la galera… Così Carlo è dovuto andare a chiedere fuori dal parcheggio a qualche passante se avesse il cambio dei pound che ci mancavano in moneta, mentre io rimanevo in macchina (pazzesco!). Pagata questa diamine di macchinetta, siamo finalmente usciti da un altro incubo di parcheggio dopo un’altra mezz’ora persa, per dirigerci alla prossima meta, Salisbury.

Salisbury è vicina a Winchester, siamo arrivati più o meno verso le 15:30, e fa parte anch’essa delle rinomate cittadine inglesi famose per la propria cattedrale. In effetti questa di Salisbury mi è sembrata la più bella in assoluto, enorme e con la torre campanaria a guglia altissima (ben 127 metri se non ricordo male, la più alta di tutto il Regno Unito). Stavolta niente parcheggio in aree di sosta con macchinette strane, abbiamo lasciato la macchina a fianco al muretto della piazza che dà verso la cattedrale. In realtà era a pagamento anche questo, con chissà quale marchingegno, probabilmente con il classico “tagliando” che abbiamo anche qua in Italia, ma ovviamente bisognava cercare dove comprarli, visto che non c’era nessun vigilante nel giro di tutta l’immensa piazza. E così, volendo fare decisamente gli “italiani” almeno per una volta, e dovendo recuperare la batosta del parcheggio di Winchester, abbiamo ben pensato di passarci sopra e lasciarla lì, dando giusto un’occhiata ogni tanto. Siamo entrati dentro a visitare la Cattedrale che è meravigliosa, con le sue altissime navate gotiche e cappelle decorate. Un particolare curioso era l’esposizione dell’orologio più vecchio d’Inghilterra, ma sicuramente anche uno dei più vecchi al mondo, che tutto sembrava ovviamente fuorché un orologio come lo intendiamo oggi. Appena fuori dalla cattedrale invece, c’era l’esposizione di una delle 5 uniche copie autentiche di Magna Carta esistenti al mondo, e la simpatica guida del posto, un povero signore che fra un po’ crollava sul pavimento da quanto era anziano, ci ha spiegato mangiandosi parecchie parole la storia di quell’importantissimo pezzo di carta, che pare sia il meglio conservato e leggibile di tutti gli altri 4.

La gita a Salisbury è stata breve anche perché volevamo assolutamente vedere, prima della chiusura, un'altra mitica tappa leggendaria da conquistare nel nostro viaggio: Stonhenge . Si arriva a questo monumento, sicuramente tra i più famosi nel mondo, direttamente dall’autostrada, dopo un breve svincolo sulla destra. C’è da dire che l’impatto dall’autostrada è strano, perché si supera un colle e dall’alto spuntano in lontananza i resti di Stonhenge, così maestosi e isolati immersi in quello sterminato prato verde. Sembrano più maestosi venendo dall’autostrada che a guardarli da vicino in effetti. Certamente la posizione di un monumento storico così importante, famoso principalmente per il suo alone di mistero, non è decisamente felice a due passi dall’autostrada, con lo sfrecciare di tutte quelle macchine. Nonostante tutto confermo la visione di Vincenzo, il quale afferma giustamente che trovarsi di fronte a quelle pietre, così cariche di leggende e misteri, insieme all’emozione di poterle finalmente vedere dal vivo e non solo nei documentari, rende il posto incredibilmente suggestivo. All’entrata si fa il biglietto e si riceve una guida, una sorta di telefono a numeri dove si può scegliere la lingua parlata, mentre sulla destra si trova il classico shop fornito di tutto. Si percorre un breve tratto di strada che riproduce, disegnata sui muri, come doveva essere una volta il sito: enorme, assolutamente molto più vasto e imponente di adesso, considerando che del cerchio di pietre più esterno ne rimane oggi soltanto una in piedi. Il giro inizia con un sentiero che percorre un anello a 360° sulla collina intorno a Stonhenge. Ogni tanto si presentano dei cartelli con dei numeri, che premuti sulla guida telefonica permettono di ascoltarne la descrizione. Dalla guida non risultavano ancora certezze sui misteri di questo sito, dell’esatto come e perché venne costruito, a cosa serviva, come veniva utilizzato, ma si fanno tutte le ipotesi possibili, dal calendario agli ufo.  La parte più bella è alla fine, dove si può apprezzare e vedere meglio i resti, conservati più intatti e numerosi, dei monoliti, e assume anche maggior suggestione verso il tramonto quando il sole li illumina in controluce. Emozionati da questa nostra conquista, non potevamo non immortalare questo momento e approfittando del fatto che eravamo in orario di chiusura e non c’era quasi più nessun turista, io e Carlo ci siamo dedicati per il solito autoscatto, stavolta sdraiati per terra!

Poco dopo abbiamo rimboccato l’autostrada verso il Sud-Ovest dell’Inghilterra, e visto che non era ancora buio, ci siamo fermati per un giro panoramico a Sherbourne , un paesino incredibilmente rimasto fuori dalla civiltà e ancora intatto come secoli fa. La strada per arrivarci è stata tutto un programma, stretta e curvosa, con i muretti alti in pietra immersi in un verde prepotente, che ogni tanto davano spazio a splendide casette in pietra con tettuccio spiovente. La vita qua sembrava essersi fermata, ci sentivamo quasi intrusi con una roba così tecnologica come la macchina… Il paese poi era assolutamente meraviglioso, un piccolo centro abitato da favoletta, un plastico di una perfetta ricostruzione storica che sembrava creata apposta per sbalordire il turista, ma stavolta era tutto autentico (e non si pagava niente!). Qua neanche il turismo esisteva ancora, e la dimostrazione era il fatto che non siamo riusciti a trovare neanche un posticino per dormire. C’era solo il classico pub di paese con persone di una certa età che si bevevano la loro gustosa birra, e le vie del centro erano desolate. Un vero pezzo da museo, assolutamente imperdibile per capire la vera campagna inglese, come doveva essere una volta e come, anche se per pochi tratti, è rimasta ancora tutt’oggi.

Dopo Sherbourne, ormai buio, ci siamo diretti ancora più giù arrivando fino a Yeovil , una anonima cittadina dove abbiamo trovato, finalmente senza difficoltà, un discreto BED & BREAKFAST ad un prezzo decisamente conveniente. Dopo esserci ristorati siamo usciti un po’ per le vie di questa cittadina, finendo a bere una birra in uno strano pub, pieno di ragazzini che stavano dando una sorta di party. Non è stato proprio il massimo, e abbiamo cominciato a realizzare che la vita notturna certamente non sarebbe stato il pezzo forte di questo viaggio, qua siamo in Inghilterra e non in Irlanda, la cultura del pub tutti i giorni a tutte le ore anche nel posto più sperduto non esiste.

 

4° GIORNO

L’entusiasmo di oggi era alle stelle, finalmente avremo oltrepassato i confini della Cornovaglia per visitare questa regione, la meno abitata e più selvaggia dell’Inghilterra, così ricca di storia, leggende e misteri, oltre che di meravigliosi paesaggi. Abbiamo preso l’autostrada che scende fino all’estremo Sud-Ovest dell’isola, passando per Exeter dove ci siamo piuttosto incasinati con i cartelli, finendo per fare il giro della città un paio di volte alla ricerca della giusta deviazione verso il Nord della Cornovaglia. Usciti dopo un ora di autostrada ad uno svincolo, abbiamo preso una strada secondaria che portava a Camelford , piccolo paesino che alcune guide considerano la Camelot più accreditata (ma Vincenzo per esempio nomina South Cadbury ). Ci siamo fermati qua a pranzare in una locanda caratteristica del posto, eravamo praticamente  solo io, Carlo, la ragazza che gestiva il locale e altre due o tre persone del luogo che entravano e uscivano per i pettegolezzi del paese. Non c’era un solo turista, neanche per le strade, eravamo completamente immersi nella vera vita di uno sperduto luogo del sud-ovest dell’Inghilterra! Lasciato questo piccolo centro ci siamo diretti verso l’imperdibile tappa di Tintagel . Questa volta andavamo alla conquista del King Arthur’s Castle , ovvero le rovine del Castello dove la leggenda vuole sia nato Re Artù. All’inizio di questa splendida cittadina turistica, abbiamo parcheggiato la macchina in un area apposita di fronte al Tourist Office , dove siamo entrati a dare un’occhiata ai depliant e alle guide. Una cartina mostrava il sentiero da percorrere per arrivare al castello, verso la fine del paese. Così abbiamo passeggiato per la via principale, in un susseguirsi di splendidi piccoli negozietti di ogni genere, ubicati in meravigliose casette di pietra, che rendevano l’atmosfera davvero suggestiva insieme al tempo freddo e nuvoloso. Spiccava in particolar modo il caratteristico Old Post Office , famoso e super gettonato nelle cartoline, considerato il più antico ancora funzionante in Inghilterra.

Poco più avanti, da una deviazione verso sinistra parte il sentiero sterrato che scende rapidamente verso la costa, e si rivela una splendida passeggiata immersa nel verde intenso della zona. Dopo una ventina di minuti ci siamo messi a sorridere alla vista del famigerato obbrobrio di cui il nostro mitico Vincenzo di Marco parlava, un moderno hotel a forma di castello, costruito sulla sinistra sopra su un promontorio, con cui abbiamo vivamente concordato la ‘stonatura’ con la magia di questo posto. Alla fine del sentiero siamo arrivati a ridosso dell’oceano, e ci siamo fermati ad osservare il bellissimo scenario: le rovine del castello sulla sinistra, con uno strano ponte di legno che univa i due promontori, dove sorgevano da una parte il vecchio castello di Re Artù e dall’altra il villaggio, l’oceano di fronte abbastanza mosso e arrabbiato, e un susseguirsi di colline verdissime sulla destra dove altri piccoli sentieri si inerpicavano. In basso c’erano persino varie grotte , che con la bassa marea sono raggiungibili a piedi. Ci siamo dunque avviati verso il ponte, dove non poteva mancare il casolare per pagare i biglietti, e abbiamo scelto come prima meta di andare verso destra, dove c’erano le rovine del villaggio. Sulla sinistra invece una ripidissima scalinata portava al castello, costruito veramente in un posto unico ed eccezionale, con le mura al limite del promontorio che finiva a strapiombo sull’oceano da una considerevole altezza! Questo sì che era un posto inespugnabile e fantastico! (la leggenda, che noi abbiamo appreso da Vincenzo, pare dica infatti che venne conquistato solo con l’inganno tramite una magia di Merlino).

Passato il ponticello in legno siamo saliti su questo promontorio, dove una passeggiata panoramica è assolutamente doverosa. Nella prima parte si ammirano i pochi resti delle mura di antiche abitazioni, e il sentiero prosegue alto sulla costa fino all’altra punta estrema dove lo strapiombo verso l’oceano è accentuato. Da qua si gode di una vista fantastica del posto, si vede tutta la costa, l’oceano, i resti e le rovine, persino il paese di Tintagel in lontananza. Il tutto è enormemente suggestivo, e altri piccoli particolari contribuiscono a rendere questo uno dei posti naturalistici più belli della Cornovaglia, come una piccola cascata , le fioriture, le grotte nascoste, la continua presenza di enormi gabbiani che volano ovunque. Carlo si stava persino appisolando sdraiato in tutto relax e godendosi la superba vista! Proseguendo sul retro del promontorio, il sentiero turistico sale in cima e sparisce insieme ai turisti, lasciando spazio alla desolata prateria dove si può passeggiare e ammirare il panorama a 360°. Qualche cartello sporadico per terra spiega il ritrovamento di resti, alcuni ancora con un significato misterioso del come e perché furono costruiti.

Tornati al punto di partenza, avendo aggirato tutto il promontorio, siamo poi saliti nella ripida scalinata che porta ai resti del castello vero e proprio, di cui le mura si possono ormai intuire solo dai pochi resti delle recinzioni delle fondamenta. La parete finisce nettamente a strapiombo sull’oceano e non è certo una visione adatta a chi soffre di vertigini! Un altro sentiero parte da qua e riporta a metà strada verso Tintagel, dove siamo tornati verso le 16:00.

Ripresa la macchina abbiamo fatto un bel pezzo di strada costiera secondaria, quasi desolata, nel nord della Cornovaglia, e ci siamo fermati su una mastodontica baia chiamata Watergate Bay , rinomata soprattutto ai turisti inglesi amanti del surf . Il colpo d’occhio è eccezionale, chilometri e chilometri di bella spiaggia , esaltati ancora di più dal gioco delle maree, con la costa alta a strapiombo alle spalle, e le onde dell’oceano che  si ritirano lentamente creando centinaia di metri di battigia dove divertirsi a correre e camminare cercando di non sprofondare troppo nella sabbia bagnata! Ed è proprio quello che abbiamo fatto per una mezz’oretta buona in questo splendido tratto di costa, che prosegue più in là per molte altre miglia in varie rinomate baie, alcune addirittura con altissimi faraglioni, che però non siamo riusciti a trovare.

Siamo giunti invece, ormai quasi buio, alla sorridente cittadina di Newquay , anch’essa meta soprattutto di turisti quasi esclusivamente inglesi. Un breve giro nel litorale ci ha fatto subito capire che questo era un posto meraviglioso e ben organizzato, pieno zeppo di negozi e divertimenti e non ci avrebbe deluso. Abbiamo trovato facilmente un BED & BREAKFAST vicino al centro, tra l’altro molto economico e il più caratteristico dal punto di vista dell’arredamento interno, con una tappezzeria vivacemente colorata e allegra. Anche la signora che ci ha accolto è stata estremamente gentile e disponibile. Dopo esserci adeguatamente ristorati e riposati, siamo usciti per passeggiare in questa promettente cittadina, dove in realtà abbiamo trovato però quasi tutto chiuso, pur essendo solo le 22:00. Ma il nostro giro turistico è stato decisamente ravvivato e reso emozionante dagli splendidi scorci che il litorale ci ha regalato, con una meravigliosa spiaggia incastonata tra le alte pareti della roccia. Sono due per l’esattezza, entrambe molto grandi e ben organizzate, raggiungibili a piedi scendendo le gradinate. Una in particolare ci ha colpito clamorosamente, dove abbiamo avvistato con meraviglia una casa perfettamente isolata costruita sopra un alto faraglione , e collegata alla “terra” solo tramite un lungo moderno ponte ad arco. Ci siamo subito diretti verso questa incredibile costruzione, ma il ponte era raggiungibile solo tramite l’ingresso ad un'altra abitazione privata, così abbiamo sceso la lunga gradinata a strapiombo sulla parete che porta alla spiaggia, e passeggiato in questa magnifica baia. Risaliti per un’altra gradinata in prossimità di un acquario, abbiamo continuato il giro per verdi prati e piazze, notando come in questa cittadina, in modo assolutamente più accentuato che in ogni altra, gli enormi gabbiani grandi come agnelli dominavano ogni luogo. Ce n’erano ovunque, spesso in gruppo, e si sentiva praticamente solo il loro grido per le strade ben illuminate ma desolate (sembravamo gli unici turisti in circolazione!). Il tutto creava un’atmosfera suggestiva e magica, che ha fatto di Newquay una delle cittadine più belle e caratteristiche che abbia mai visto. 

 

5° GIORNO

La mattina dopo siamo tornati in prossimità della baia con la mitica villa, che la signora del BED & BREAKFAST ci ha detto appartenesse ad una vecchia signora ricca ed egocentrica, per fare delle doverose foto. Del resto per noi aveva lo stesso valore di una qualunque altra attrazione, una costruzione così unica e singolare! Alla luce del sole abbiamo notato che c’era la bassa marea, così come la notte prima, vedendo che nel porticciolo in lontananza non c’era acqua e le barche erano appoggiate in terra. La spiaggia era parecchio larga, ma con l’alta marea sicuramente l’oceano avanzava fino a ricoprire la base del faraglione, rendendo ancora più suggestiva la villa.

Subito dopo abbiamo preso l’autostrada che porta verso l’estrema punta occidentale, non solo della Cornovaglia ma di tutta l’isola britannica. Si arriva per l’appunto in un posto chiamato Land’s End , ovvero dove la terra finisce, molto pubblicizzato non solo per la bellezza naturalistica della costa ma anche per il parco giochi che vi risiede. Sistemata la macchina nel solito parcheggio a pagamento si passa proprio attraverso il parco, diviso in più parti con varie attrazioni. A noi sinceramente non hanno ispirato più di tanto e abbiamo proseguito direttamente verso la costa. Il panorama qua è davvero bellissimo, non c’è che dire, ci sono diversi punti dove godere una vista spettacolare della costa, in particolare proseguendo per il sentiero che si allontana un po’ dal parco giochi. Siamo passati attraverso un ponte sospeso e abbiamo aggirato un promontorio, i turisti sono diventati sempre di meno e il posto ha assunto contorni decisamente più selvaggi. Lasciato il sentiero principale siamo scesi liberamente a ridosso della verdissima costa, per ammirare più da vicino le numerose colonie di uccelli e l’oceano. Ovviamente ho scattato foto a più non posso, esaltato da questo splendido panorama, fino a quando Carlo non ha attirato la mia attenzione indicandomi qualcosa che spuntava dalle onde e che sembrava una testa. E lo era perbacco, era nientemeno che una foca ! E’ risaputo che in questo tratto di costa, con un po’ di fortuna,  è possibile avvistare delle foche, ma non lo avremmo mai creduto sul serio! In realtà abbiamo scoperto che si trattava di una foca grazie a due ragazzi che avevano il binocolo e guardavano nella stessa direzione, poiché era piuttosto lontana, risaliva solo ogni tanto a tratti ed era difficile distinguerla. Comunque esaltati da questo per noi sensazionale avvistamento, siamo rimasti un po’ di tempo ad aspettare che la foca risalisse a galla diverse volte e ho anche provato a fotografarla, ma la definizione con lo zoom digitale purtroppo è risultata piuttosto scarsa.

Finito il giro a Land’s End, siamo tornati indietro verso Penzance , l’unico grazioso paese abitato in questa zona desolata insieme a St. Ives . Abbiamo lasciato la macchina nel parcheggio del caratteristico porticciolo e passeggiato per il centro, fermandoci a mangiare in un bel locale del posto (il Pizza Hut non c’era!). Dopo aver doverosamente comprato varie cartoline, ci siamo diretti a Marazion , piccolissimo paese con strade strettissime, reso tappa fondamentale per arrivare a St. Michael’s Mount , isolotto famoso per essere il fratello povero di S. Michelle in Normandia. Le caratteristiche sono le stesse, ovvero la possibilità di essere raggiunto via terra tramite un sentiero lastricato che compare “magicamente” con la bassa marea. Con l’alta marea si può comunque raggiungere tramite traghetto. Gli orari delle maree si possono chiedere da qualche parte o si trovano esposti. Per nostra sfortuna c’era l’alta marea quando siamo arrivati che perdurava fino alla mattina seguente, e abbiamo deciso di saltare questa tappa limitandoci a guardarlo dalla costa, in una giornata tra l’altro di scarsa visibilità.

Abbiamo quindi proseguito verso la disabitata penisola del Lizard e ci siamo fermati in una baia mozzafiato chiamata Mullion’s Cove . E’ un piccolissimo paese con una sorta di porticciolo immerso in posto incredibilmente bello. Dei bambini facevano tranquillamente il bagno tuffandosi dal piccolo molo, mentre noi rabbrividivamo dal freddo solo a guardarli. C’erano numerosi sentieri che salivano e seguivano la costa alta e spettacolare, sicuramente ideali per un bel trekking , ma noi abbiamo deciso di scalare un ripido colle a modo nostro, arrampicandoci letteralmente verso la cima eccitati da questo grandioso panorama . La vista era unica e mozzafiato e avrebbe meritato una sosta ben più lunga della nostra oretta. Ci siamo comunque fermati ad ammirare e fotografare il tutto meticolosamente, dagli imponenti faraglioni agli strapiombi verdissimi che finivano nel profondo blu dell’oceano.

Tornati alla macchina siamo arrivati, dopo una stretta e lunga strada di campagna alquanto suggestiva, fino all’estremità nel Lizard Point , anche questo bellissimo, che rappresenta il punto più a Sud di tutta l’Inghilterra. Qua ci siamo ristorati adeguatamente in un chiosco del posto e abbiamo ammirato il panorama , prima che giungesse l’ora del tramonto. Dalle cartoline ci siamo accorti che c’erano altre bellissime baie in zona simili alla Mullion’s Cove, che rendono questa penisola una meta assolutamente imperdibile per la sua bellezza naturalistica.

Poco prima che facesse buio siamo giunti a St. Austell , principale centro abitato di questa zona immerso nei monti, a differenza delle tante cittadine costiere della Cornovaglia. Ci siamo fermati in un enorme BED & BREAKFAST , davvero caratteristico, disposto su due piani più il terzo proprio sotto il tetto, dove stava la nostra spaziosa stanza. L’aria fuori era bella fresca, si sentiva il passaggio dalla costa alla montagna, ma ovviamente all’interno del BED & BREAKFAST il riscaldamento era azionato a dovere. La notte siamo usciti ma siamo rimasti piuttosto delusi dal fatto che in uno dei principali centri abitati non ci fosse nulla di aperto, e ovviamente non sto parlando di negozi, mi riferisco a pub o qualche posto dove prendere qualcosa da bere o divertirsi: non c’era niente! Nella desolazione più totale, ci siamo fatti un giretto per le vie del centro quantomeno per dire di aver visitato questa cittadina.

 

6° GIORNO

La tappa predestinata per questa mattina è stata quella dell’Eden Project , a due passi da St. Austell, molto pubblicizzata e considerata, piuttosto esageratamente, quasi una meraviglia del mondo. Si tratta delle serre attualmente più grandi del mondo, costruite per creare ambiziosamente (e il nome lo dimostra) un ambiente che raccolga un enorme quantità di piante esistenti al mondo, dalle più comuni a quelle più rare. L’ingresso è tutto un programma, si parcheggia in una delle numerose aree a terrazza (gratuite, dal momento che la mazzata è inclusa nell’esoso prezzo dell’ingresso), ognuna contraddistinta da un frutto per ricordare dove si lascia la macchina, visto che sono tutte uguali (la nostra aveva la banana!). Dopodiché segue una lunga passeggiata a piedi che scende fino a valle, dove si cominciano a intravedere le enormi strutture a bolla delle serre. Qua è tutto esagerato, dalla sponsorizzazione di questa opera alla mastodontica entrata. Una volta fatto il biglietto, il più caro pagato in tutto il viaggio per vedere una singola attrazione, si percorre un altro lungo sentiero panoramico che scende verso le serre. L’impatto è certamente non da poco e lo stupore è garantito nel vedere queste enormi serre a forma di bolle! Il complesso è diviso in due sezioni, differenti solo per dimensioni, ciascuna composta da tre grandi cupole di cui la più grande è quella centrale. Nella sezione più piccola è racchiusa la vegetazione della fascia temperata, tipica quindi anche del Mediterraneo, dove si trovano in effetti niente di più che le stesse comuni piante che possiamo vedere tutti i giorni ovunque. La parte più grande invece è la più interessante, e racchiude la vegetazione della fascia sub-tropicale , compreso il clima spaventosamente caldo e umido. Un gigantesco scomparto dove si trovano vari punti di ristoro divide le due sezioni e ne permette l’accesso. La prima sensazione che abbiamo provato entrando nella fascia sub-tropicale è stata quella di un soffocamento generale, al limite della sopportazione, e non è un caso infatti che ogni tanto all’interno si trovino angoli di rinfresco. Il senso di oppressione era accentuato da una folla accalcata di turisti, praticamente tutti inglesi e che per giunta erano tutti anziani! C’erano solo anziani e bambini, la fascia di età giovanile non esisteva e questo ci ha lasciato non poco perplessi… Le varie piante comunque sono descritte nel loro nome e nella loro provenienza, e si fa un lungo percorso che attraversa tutta la serra salendo anche in alto. Il paesaggio è piuttosto strabiliante, tra cascate artificiali, ponti vari, piante tropicali, e un tetto gigantesco e altissimo costruito con le enormi celle esagonali della serra. Il tutto si riduce comunque ad una semplice passeggiata per queste gigantesche cupole costruite dall’uomo, più che a una vera e propria visita naturalistica, forse anche per il disagio della folla e della temperatura che non permettono di godere appieno del posto e  fanno desiderare velocemente l’uscita. Io e Carlo non abbiamo nascosto di rimanere un po’ delusi da questo punto di vista, pur apprezzando pienamente la singolarità di questo straordinario posto creato artificialmente dall’uomo (forse, per l’appunto, troppo artificiale e commercializzato!).

Lasciato l’Eden e tornati sull’autostrada, abbiamo fatto una tirata fino a Cheddar , famosa per la produzione del suo formaggio e dal punto naturalistico per la presenza di una imponente gola. (quando parlo di tirata intendo dire che Carlo ha toccato i 180 Km/h, stabilendo senza ombra di dubbio, dal momento che la lancetta non andava oltre,  il record su strada di quella povera Fiat Punto che abbiamo ritirato nuova e consegnato squagliata…). Arrivati verso le 15:00, ci siamo fermati a mangiare in un locale decisamente artigianale, l’unico aperto a quell’ora, gestito da un simpatico signore che fungeva anche da cameriere e dalla moglie, che cucinava sul retro. In effetti sembrava di essere nel salone di una casa, ospiti di questo signore, cordiale e disponibile, con un menù alquanto casereccio e ottime pietanze culinarie tradizionali del posto. Finalmente un pranzo veramente caratteristico del luogo!

Subito dopo ci siamo diretti verso la Cheddar Gorge , una profonda gola molto bella, con pareti verticali molto alte ed una conformazione particolare, che si può attraversare tranquillamente in macchina tramite una strada serpeggiante che passa in mezzo. Ovviamente la parte più bella doveva essere quella non asfaltata, salendo in cima con qualche trekking o per una famosa scalinata del luogo, ma noi non avevamo tanto tempo da dedicare a tutto ciò.

Dopo una breve sosta abbiamo proseguito a Sud verso Wells per vedere la bella Cattedrale , ma avendone visto in effetti già parecchie altre, abbiamo deciso di non fermarci e dare priorità ad altro.

Erano quasi le 17:00 quando, sempre proseguendo verso Sud poco dopo Wells, siamo arrivati a Glanstonbury . Eravamo incredibilmente incuriositi da questa cittadina, inizialmente neanche preventivata nel nostro viaggio, e posta successivamente come tappa obbligatoria grazie al nostro grande Vincenzo di Marco. Ci chiedevamo cosa potesse averlo spinto a dedicare buona parte del suo racconto a questa piccola cittadina, che descrive in modo così euforico ed emozionante, e non abbiamo messo molto a capirlo… Apparentemente passando in macchina per le strade sembrava una comunissima cittadina, come tante altre inglesi, solite casette con giardino, prati verdi e così via. Ma parcheggiati al centro e scesi per strada sono bastati solo dieci minuti per capire esattamente quello che Vincenzo voleva dire nelle sue memorie! Avevamo il suo scritto stampato tra le mani e lo abbiamo letto passo per passo mentre passeggiavamo per le viuzze principali, è stato veramente emozionante! Innanzitutto, abbiamo subito concordato sul fatto che qua il misticismo è intrinseco nel luogo e si respira un’atmosfera davvero singolare e suggestiva in questa cittadina considerata la capitale del New Age . Ogni abitante è un personaggio, c’è gente di tutti tipi e di tutti i colori, alcuni molto trasandati nell’abbigliamento, altri nel look in generale, insomma sembrava comunque di passeggiare tra vagabondi e viaggiatori provenienti da chissà quale parte del mondo, con zaino sulle spalle, poiché, come narra Vincenzo prima di noi e come si dice qua nel posto, nessuno arriva mai a Glanstonbury “per caso”. Tutti sono alla ricerca di qualcosa, dell’illuminazione che possa cambiare la vita, del rito religioso che permette di andare al di là del mondo comune ai mortali. Alcune leggende celtiche vogliono infatti che in una collina a due passi dal paese, dove sorge il Thor, ci sia la porta per l’oltretomba . Ma questa è solo una delle tante. Un altra vuole che qua sia sorta Avalon , il luogo dove Re Artù venne portato ormai morente e sepolto insieme a Ginevra presso le rovine dell’abbazia, che purtroppo noi non abbiamo potuto visitare poiché già chiusa. Per dettagli maggiori rimando comunque al racconto di Vincenzo, che ha scritto minuziosamente ogni particolare storico e leggendario di Glanstonbury.

Dopo una breve passeggiata per i negozi particolarissimi, con ogni tipo di incensi, candele, bigiotteria mistica, incantesimi vari provenienti dall’oriente e da chissà quali parti, (una vera chicca per chi ha un minimo di credenza sulla magia , stregoneria , o semplicemente superstizione), ci siamo fermati a prendere qualcosa da bere in un bar. Qua, continuando a leggere il racconto di Vincenzo, e ridendo di cuore immaginando la scena della moglie Anna che commentava sul suo quadretto, considerato “un obbrobrio” da non appendere assolutamente in casa, abbiamo deciso di intraprendere la fatidica scarpinata purificatrice , salendo sulla cima del Thor , un colle con una torre in cima da cui si gode una grandiosa vista della vallata, e con numerose leggende legate persino al Santo Graal . Presi dall’euforia di tutta questa atmosfera e armati di videocamera e macchina fotografica, ci siamo avviati per affrontare la lunga passeggiata che porta dunque al colle, ma abbiamo preso l’ingresso posteriore e siamo stati costretti a fare un divertentissimo giro tra i campi coltivati, salendo su scalette appositamente messe per oltrepassare le recinzioni, lasciandoci il paese alle spalle e salendo su un ripido sentiero alle spalle del Thor. Mentre ci avvicinavamo al colle dominante il paesaggio con la sua torre, siamo stati colpiti dall’incredibile numero di personaggi del posto, e le chicche si susseguivano una dietro l’altra! Una persona è rimasta con le braccia aperte come a formare una croce  per più di dieci minuti sulla cima (mentre noi ci chiedevamo cosa stesse facendo), e durante l’ultimo pezzo della salita alcuni ragazzi in cerchio, visibili in lontananza, stavano operando chissà quale rituale o messa strana. Sul sentiero poi c’erano costantemente numerose macchie che parevano cera fusa, uno strano odore nell’aria, ed una ragazza, ormai in prossimità della torre, ci ha fermato parlando di cose stranissime, di quei ragazzi laggiù e del fatto che fosse una strega (e non ho dubbi che credesse di esserlo davvero, doveva aver fumato l’impossibile…). Ovviamente non abbiamo badato a lei e siamo arrivati in cima, dove la vista era veramente grandiosa! Si vedeva tutta la vallata, la cittadina di Glanstonbury in controluce, mentre il sole calava velocemente, e un panorama che spaziava su tutta la verde campagna inglese. Le nostre fatiche sono state ricompensate alla grande! Dopo esserci fermati un po’ a contemplare questo splendore e a fare le doverose foto al monumento del Thor, siamo riscesi, stavolta dal sentiero principale, molto meno ripido e meno lungo. Purtroppo siamo rimasti mortificati nel non aver avuto il tempo di visitare il Chalice Well, il giardino di cui parla Vincenzo, luogo di pace e silenzio dove una sorgente d’acqua ferruginosa avrebbe (sempre secondo leggende) poteri taumaturgici.

Più che soddisfatti comunque da questa imperdibile sosta a Glanstonbury, cittadina fuori da qualsiasi parametro comune, abbiamo ripreso la macchina per salire verso Nord e raggiungere Bristol , dove contavamo di trovare alloggio per la notte. Siamo arrivati con tutta calma verso le 20:00 di sera, e siamo rimasti colpiti dal paesaggio intorno circondato da imponenti boschi, costeggiando il fiume con l’altissimo ponte che è diventato quasi un simbolo di questa grande città. Entrati nel centro, abbiamo cominciato a girare in tondo alla ricerca di un qualsiasi alloggio, ma clamorosamente non abbiamo trovato nulla per accogliere un povero turista in cerca di un posto per dormire, nemmeno un insegna di un hotel! Abbiamo solo visto tantissimi giovani e ragazzi che uscivano e andavano a divertirsi (era giovedì sera), e siamo stati costretti dopo un ora di inutili ricerche, a spostarci verso fuori nella speranza di trovare qualche BED & BREAKFAST in qualche borgo vicino. Alla fine ci siamo disorientati e nonostante avessimo la cartina sottomano non siamo riusciti più a capire la nostra posizione, così abbiamo vagato per strade isolate e immerse nel bosco dall’aspetto quasi inquietante e lugubre, trovando qualche frazione abitata ogni tanto ma senza nessuna possibilità di alloggio. Le nostre speranze stavano ormai svanendo verso le 22:30, ormai stremati e distrutti, con una forte allergia nei confronti dell’abitacolo della macchina dopo ore di ricerca, quando come un miraggio ci è apparsa la scritta di una Guesthouse in una strada con qualche casa intorno. Ci siamo fiondati senza indugio in questa particolarissima abitazione, arredata egregiamente in tutto rispetto dalla padrona del posto, dove pareva di essere in un hotel raffinato con quella moquette rossa e tutti quegli specchi sistemati ovunque, nei corridoi, nelle scale, nelle stanze e persino nel bagno di fronte alla doccia! Chissà dove eravamo finiti…

 

7° GIORNO

Dopo una doverosa dormita, abbiamo fatto una lauta colazione nella sala circondata anch’essa da specchi di questa singolare Guesthouse, e abbiamo ripreso il viaggio tornando verso Bristol e dirigendoci verso Oxford. E’ stato un peccato non avere molto tempo, perché Bristol, a parte l’inospitalità della notte precedente, ci è parsa davvero una città interessante che meritava una visita. Dopo una lunga traversata per il centro dell’Inghilterra, e sbagliando tra l’altro autostrada, cosa che ci ha fatto allungare parecchio e perdere non poco tempo, siamo arrivati finalmente alla rinomata Oxford . La soluzione migliore probabilmente sarebbe stata quella di lasciare la macchina fuori città e prendere il bus nelle apposite aree chiamate “Park & Ride ”, seguendo il consiglio stesso dei cartelli inglesi, ma noi questo l’abbiamo realizzato troppo tardi e siamo andati direttamente a parcheggiare in centro, nei soliti carissimi parcheggi a pagamento (stavolta però abbiamo tenuto ben presente il conto delle ore e il passare del tempo…). Una volta a piedi siamo entrati per prima cosa in un Tourist Office per prendere la cartina della città e un elenco dei BED & BREAKFAST, poi abbiamo passeggiato ininterrottamente per il centro fino all’ora di pranzo, dove abbiamo scelto di ristorarci all’ormai più che collaudato Pizza Hut . Oxford è una cittadina veramente graziosa, veramente bella per fare la vita da studente, piena di giovani, di spazi verdi, di parchi, di college e università . La storia e l’arte sono intrinseche nelle vie del centro, ricche di monumenti ben mantenuti, di chiese, persino le strutture universitarie sono grandiose e appariscenti. Non avevamo granché tempo per fermarci a visitare tutto quello che c’era da vedere, ci sarebbero voluti non meno di tre giorni ritengo, così l’unica scelta che avevamo era quella di fare un giro illustrativo, quantomeno per respirare l’atmosfera di questa cittadina così famosa nel mondo. Le vie del centro sono interamente chiuse da una grande zona pedonale , il mezzo più usato per spostarsi (e ovviamente più economico per uno studente) è la bicicletta e se ne trovano ovunque, lasciate tranquillamente per strada anche senza protezione (tanto chi la ruba, ce l’hanno tutti!). I negozi di souvenir , inutile dirlo, pullulano ovunque e offrono di tutto e di più per il turista. Passeggiando liberamente per le affollate e vispe vie del centro, siamo stati attratti dalla costruzione della libreria , imperdibile monumento di Oxford. Abbiamo visitato solo l’ingresso, molto suggestivo, dove abbiamo appreso che la libreria contiene la bellezza di oltre cinque milioni di volumi!

Tornati al BED & BREAKFAST , che avevamo cercato subito dopo pranzo, un po’ in periferia e decisamente più caro rispetto alla media degli altri inglesi, ci siamo ristorati e poi siamo usciti per la notte, convinti che il venerdì sera il fine settimana era iniziato e avremo trovato un bel po’ di movimento. E così è stato in parte, anche se ci si poteva aspettare qualcosina di più da una città così piena di giovani e studenti. Abbiamo girato numerosi pub, ma nessuno ci ha ispirato più di tanto, fino a quando, ad una certa ora, solamente le disco e i night-club a pagamento sono rimasti aperti. Siamo dunque tornati al BED & BREAKFAST, dove abbiamo messo in atto un’altra mitica chicca notturna. Poiché il parcheggio del nostro BED & BREAKFAST faceva angolo con una traversa e finiva sul retro, e non essendoci nessuna insegna o targa quantomeno luminosa che lo indicasse, era buio pesto e abbiamo girato l’angolo finendo per cercare di aprire la porta sbagliata, quella prima del nostro BED & BREAKFAST. Ma le chiavi ovviamente giravano a vuoto e non aprivano proprio per niente, cosicché dopo vari tentativi abbiamo cominciato a bussare preoccupati (era l’ 1:00 di notte!). Ricorderò sempre la faccia di quella signora impaurita che sopraggiunse all’improvviso sul vetro della porta, senza aprire, e che urlava: “Next door! Next door!”… Realizzato in qualche istante di secondo la nostra bellissima cantonata, siamo subito corsi nella porta affianco (quella giusta stavolta) e siamo entrati sorridendo (sarebbe meglio dire ridendo a lacrime) nel BED & BREAKFAST, pensando tutto sommato che certamente non eravamo gli unici ad aver sbagliato e che la signora doveva essere più che abituata a questi poveri turisti…distratti!

 

8° GIORNO

Lasciata Oxford ci siamo diretti a Cambridge , ultima tappa del nostro viaggio, appositamente scelta per la sua vicinanza all’aeroporto di Stansted. Solito tram-tram per il parcheggio , e perlustrazione delle cittadina, che è apparsa ai miei occhi anche più carina e accogliente di Oxford. Probabilmente l’età media era più bassa ma per il resto era tutto nello stile di Oxford: una vastissima zona pedonale che rendeva piacevole la passeggiata per il centro, un sacco di negozietti, bei monumenti e splendidi college , tante biciclette, meravigliosi parchi verdi e ovviamente una miriade di giovani studenti. Il tutto creava un’atmosfera bellissima, e anche questa è sicuramente una cittadina che meritava una visita approfondita di più giorni per apprezzarla appieno. Dopo pranzo abbiamo cercato il BED & BREAKFAST nelle vie segnalate dalla nostra cartina, comprata al Tourist Office , e ne abbiamo trovato uno allo stesso prezzo di Oxford, ugualmente un po’ in periferia. Stavolta ad accoglierci è stato un irlandese, che quando ha saputo che Carlo viveva a Dublino ha cominciato un lungo e simpatico discorso, e ci ha offerto una camera niente male. La sera ci siamo dedicati allo shopping, passando dal mercatino del posto ai numerosi negozi del centro, dovendo recuperare qualche ricordo che nella corsa del nostro viaggio non eravamo ancora riusciti a comprare. L’ultima chicca è stata quella di un singolare personaggio che, per ricevere le classiche monetine in offerta, ha avuto il coraggio di infilarsi in un bidone della spazzatura (quelli tipici inglesi a forma di cilindro, neri, con due fessure ai lati in alto), dove suonava la chitarra. La particolarità della cosa è che inizialmente si sentiva la musica e la voce senza capirne la provenienza, fino a quando si cominciava a vedere spuntare mezzo manico di chitarra dalla fessura del bidone e mezza faccia del poveretto dall’altra fessura. Parecchia gente si avvicinava a chiedergli di uscire, ma lui insisteva imperterrito a cantare! Certo non si può assolutamente ridere di queste scene che sono in realtà piuttosto penose, ma non si può negare che sul momento la cosa appariva assai buffa (anche perché il personaggio cantava e suonava bene per giunta!).

La notte siamo usciti nuovamente alla ricerca di qualche pub divertente, e stavolta l’abbiamo trovato quasi subito, molto più facilmente che a Oxford. C’era bella musica e gente tranquilla, piuttosto raffinata aggiungerei, e si stava parecchio bene. Dopo una bella serata siamo tornati al BED & BREAKFAST, senza sbagliare porta, dovendoci alzare la mattina seguente alle 6:00 per andare in aeroporto.

 

9° GIORNO

Alzati la mattina prestissimo, abbiamo caricato le valigie e siamo partiti da Cambridge per l’aeroporto di Stansted. Siamo arrivati in poco più di mezz’ora di autostrada scorrevolissima, tutto è filato liscio, abbiamo riconsegnato la macchina, ho accompagnato Carlo al check-in del suo volo per Dublino e ci siamo salutati facendo colazione al bar con un buon the caldo inglese, riassumendo brevemente le chicche di questo splendido viaggio. Il mio volo per Alghero era un’ora dopo, e mi aspettava poi anche la corriera per Cagliari, un intero giorno di viaggio insomma...

 

DEDICA

 

Dedico questi ricordi al mio carissimo amico Carlo nonché mitico compagno di questo viaggio, speriamo di avere insieme altre bellissime avventure come questa. Sei grande JHON!!!

Un ringraziamento particolare e sincero, da parte di entrambi, alla nostra eccezionale guida e punto di riferimento per molte nostre leggendarie tappe: Vincenzo di Marco!

 

Ivan Sgualdini

di Ivan Sgualdini

www.ivanweb.net 

 

 

 

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