YEMEN e SOCOTRA – IL PAESE DELLE MILLE E UNA NOTTE

Racconto di viaggio 2005

di Daniela Bellan

 

 

 

INTRODUZIONE:

Difficile raccontare lo Yemen, ma ci provo partendo dall’inizio.

Com’è nata l’idea di un viaggio proprio in quel Paese?

Premetto che soffro da tempo del famoso “Mal d’Africa” e che gli ultimi viaggi sono stati esclusivamente verso quel Continente, ma il Mondo è grande – mi dico sempre – e bisogna allargare i propri orizzonti.

L’idea originale era di riprendere un vecchio progetto, visitare il Vietnam, un viaggio che nel 2003 avevo progettato ed anche già organizzato interamente, ma che è stato impossibile realizzare a causa dell’epidemia SARS, molti voli in quel periodo erano stati soppressi e così pur non volendo rinunciare ci sono stata costretta.

Dunque l’idea era quella di lasciare temporaneamente l’Africa e spingersi in estremo Oriente. Pur ripassando gli appunti, pur avendo ricomprato una nuova guida più aggiornata ed avendo già dato avvio al progetto, non ne ero del tutto convinta, non avevo più quel “prurito” che sentivo nel 2003, temevo che dopo gli spazi, la natura ed i popoli africani non avrei apprezzato pienamente il nuovo viaggio, la cosa mi turbava parecchio perché per me un viaggio è un notevole investimento emotivo e per nessuna ragione vorrei tornare insoddisfatta.

Dopo un approfondito esame di coscienza e lunga meditazione ho deciso che era meglio lasciar sonnecchiare ancora un po’ il Vietnam, un viaggio deve essere sentito dentro ed io, purtroppo, non lo sentivo.

Rileggo la lista dei “viaggi da fare” e un nome mi colpisce: Yemen!

Quel nome era stato aggiunto all’elenco dopo aver visto su una rivista la foto di un antico ponte di pietra, non resisto al fascino di un ponte e del vuoto sottostante e anche se può sembrare banale questo è il motivo per cui lo Yemen è entrato nella lista.

Ricordavo anche di aver letto un interessante articolo su Socotra, ho recuperato quella vecchia rivista e le parole.: … l’isola appartiene politicamente e amministrativamente allo Yemen, ma geograficamente è molto più vicina all’Africa… hanno fatto scoccare in me quella famosa scintilla, quella che ti fa pensare… SI è proprio lì che voglio andare!

Quindi la commistione “ponte” e “isola al largo delle coste della Somalia” è stata determinante.

Cominciano a quel punto le ricerche, lo studio approfondito del Paese, i contatti con altri viaggiatori (pochi purtroppo) e dopo mesi di “lavori” finalmente c’è un programma, ci sono i voli, c’è tutto.

Parte il conto alla rovescia e alle 21 (ora locale) del 18 ottobre 05 eccoci, Sandro ed io, in quel dell’aeroporto di Sana’a, attraversiamo poi in macchina (una lustra Mercedes con tanto di pellicciotto sintetico che ricopre il cruscotto e l’immancabile scatola di fazzoletti di carta, “equipaggiamenti” che troveremo poi su qualsiasi altra macchina yemenita) una metropoli enorme fino a raggiungere un piccolo hotel (Arabia Felix) nel cuore della città vecchia.

Siamo stanchi per il lungo viaggio, ma è impossibile non notare da subito la straordinaria bellezza della città vecchia, le antiche case a torre sembrano fatte di biscotto, i decori di calce  che contornano le finestrelle di ogni forma sembrano trine di zucchero ed i vetri, trasparenti o colorati o costituiti da sottili lamine di alabastro, creano nella notte un gioco di luci e colori da fiaba.

 

DA NON PERDERE:

Il ns. programma di viaggio è molto ricco, prevede la visita delle seguenti località e cittadine:

19/10/05 - Bayt Baws, Wadi Dhahr, Sana’a

20/10/05 - Sana'a – Manakha – Monti Haraz – Al-Hoteib - Al-Hajjarah

21/10/05 - Manakha – mercato di Beit Al-Faqih - Zabid - Taizz

22/10/05 - Taizz - Yufrus - Monte Jabal Sabir - Taizz

23/10/05 - Taizz – mercato Wadi Dhabab - Jibla - Sana'a

24/10/05 – Sana’a – Thula – At-Tawila – Al-Rayadi - Al-Mahwit

25/10/05 – Al-Mahwit – Hababah – Zakati -  Bukur – Kawkaban

26/10/05 – Kawkaban – Shibam - Kohlan – Hajjah

27/10/05 – Hajjah – Huth – Shahara

28/10/05 – Shaharah -  Sana'a

29/10/05 - Sana'a - Marib

30/10/05 - Marib - deserto - Shibam - Sayun

31/10/05 - Sayun - Tarim - Eynat - Sayun

01/11/05 - Sayun - Al-Hajarayn - Sif- Wadi Doan - Al-Khoreibah

02/11/05 - Al-Khoreibah - Wadi Doan - Al-Mukalla

03/11/05 - Al-Mukalla – spiaggia Bir Ali - Al-Mukalla

terminerà poi con una settimana nella splendida isola di Socotra.

 

In realtà lo Yemen è molto di più della lista di nomi inseriti nel programma, è un insieme di montagne, di decine e decine di villaggi senza nome, di vallate, di canyon, di sconfinate distese desertiche, di architetture di vario tipo e di molto altro ancora, difficile scrivere anche un solo appunto per ogni luogo che è sfilato davanti ai ns. occhi.

Non farò quindi un resoconto dettagliato seguendo lo schema di un diario di viaggio, che potrebbe risultare noioso, non mi cimenterò neppure a descrivere i paesaggi, impresa impossibile, le foto valgono più di qualunque descrizione, mi limiterò semplicemente a ricordare alcuni luoghi o episodi.

 

SANA’A

Capitale dello Yemen, da sola vale il viaggio.

Per apprezzare pienamente la stupefacente architettura e la vitalità della città vecchia è preferibile alloggiare in uno dei caratteristici alberghetti ricavati in antiche case a torre, strutture semplici, ma ricche di fascino che rievocano atmosfere d’altri tempi, dove all’alba ci si sveglia al canto dei Muezzin, la cui voce è diffusa dagli altoparlanti delle numerose moschee sparse per tutta la città (la prima volta è senza dubbio suggestivo, poi ve lo raccomando … !!!).

E’ bellissimo perdersi, girando a piedi, tra i vicoli, ammirando con il naso all’insù i palazzi, esplorare l’enorme Suq con le centinaia di bottegucce stracolme di mercanzia, dove i venditori non sono particolarmente assillanti e dove gli articoli esposti non sono per turisti.

E’ d’obbligo salire sulla terrazza di uno dei tanti samsarah (caravanserraglio) per ammirare dall’alto il profilo dei palazzi, dei minareti, la geometria di vicoli, cortili e giardini nascosti.

Nella capitale si può sostare solo qualche ora o più giorni senza mai annoiarsi.

Se ci si siede sulle gradinate che fiancheggiano la porta di ingresso alla città vecchia (Bab el-Yemen) si possono scattare bellissime fotografie, è proprio lì che sfila tutto il mondo ed i personaggi più curiosi.

Nei dintorni di Sana’a, nel Wadi Dhahr, da non perdere la visita al palazzo simbolo dello Yemen, costruito su uno sperone di roccia, l’immagine di questo meraviglioso palazzo è riprodotta anche sui francobolli.

 

MANAKHA e dintorni

Stiamo ammirando dall’alto alcuni villaggi, l’autista decide di sbarazzarsi di noi, la cosa ci indispone un po’, ma siamo tolleranti e soprattutto non abbiamo nessuna intenzione di rovinarci il viaggio con spiacevoli discussioni, ci diciamo anche che siamo in pieno Ramadam quindi acconsentiamo senza fare storie al nostro “abbandono”, a quel punto l’autista punta il dito su un villaggio in basso (siamo su un dirupo roccioso) e dice: “scendete di qua, vi aspetto tra due ore laggiù!” accende il motore e va’.

Ci guardiamo intorno scoprendo che non c’è un sentiero, ma avendo un passato di camminatori ed una buona conoscenza della montagna, non ci perdiamo d’animo, affrontiamo lastroni di roccia che spesso si affacciano su vuoti impressionanti, camminiamo in orizzontale cercando nel contempo anche di scendere, soprattutto dove il vuoto è un po’ meno vuoto, dopo parecchio tempo ci troviamo su una serie di gradoni, si tratta di campi (coltivati a Qat) terrazzati, i cui muretti a volte sono alti anche 2,5 metri.

Scendere, tutto è stato tranne che facile ed è  in quell’occasione che abbiamo cominciato a dubitare della serietà e professionalità dell’autista, perché è veramente solo grazie alla nostra dimestichezza con la montagna se, bene o male, siamo arrivati …… LAGGIU’ senza farci male e senza contare che i campi di Qat sono sorvegliati a vista da uomini armati.

Ci siamo veramente stupiti per tanta incoscienza, ma non è questa la cosa che voglio evidenziare in questo racconto.

Dopo diverse ore arriviamo LAGGIU’… al villaggio, dell’autista non c’è traccia, ci diciamo che – forse – considerato il nostro lungo girovagare, ci siamo persi e che il luogo dell’appuntamento probabilmente non era in quel villaggio, ma in quello vicino (che sembra vicino!).

Non ci sono strade, prendiamo un sentiero, la stanchezza comincia a farsi sentire, ma dobbiamo ritrovare l’autista prima che faccia buio, non lo troviamo neppure al secondo villaggio, decidiamo, a quel punto, di tornare sulla strada principale e di chiedere un passaggio verso il punto dove siamo stati “scaricati” o verso Manakha, cittadina in cui siamo alloggiati.

Fatichiamo anche a trovare la strada asfaltata, ma ci sentiamo meno smarriti e soli grazie alla gentilezza delle persone incontrate che ci hanno dato precise indicazioni e, non solo, con il sistema del passaparola hanno fatto in modo che l’autista potesse raggiungerci sulla “retta via”.

Questo episodio ha messo in crisi la ns. fiducia nei confronti dell’autista, che si è sentito pure in diritto di farci una ramanzina (no comment!) ma nello stesso tempo ci ha fatto molto apprezzare la gentilezza e la disponibilità del popolo yemenita, purtroppo tristemente famoso, per colpa di alcuni,  per i fatti che tutti conosciamo.

 

JIBLA

È uno dei tanti villaggi yemeniti dove abbiamo sostato, come sempre siamo soli, l’autista dorme da qualche parte poco lontano, abbiamo però imparato ad apprezzare i suoi abbandoni;

saliamo la lunga e ripida scalinata che conduce nel cuore del villaggio, giriamo tra le stradine e una dolcissima ragazza yemenita ci affianca, il suo nome è Rima, ha 17 anni, ha il volto scoperto e parla un italiano quasi perfetto (oltre ad altre 4 lingue).

Ci guida raccontandoci cose molto interessanti sulla cultura e sulle usanze yemenite, visitiamo il cortile interno di una moschea, ci spiega che la sua famiglia è progressista, lei studia, può circolare a viso scoperto e potrà sposarsi quando e con chi vorrà.

Chiediamo se la cosa è mal vista dal resto degli abitanti, Rima ci assicura che se la famiglia acconsente a certe aperture nessuno al di fuori della famiglia ha niente da ridire. Questa per noi è una piacevole scoperta.

Avremmo voglia di scattare a Rima, che è bellissima, una foto, probabilmente lei avrebbe anche acconsentito, ma decidiamo di non trattarla come un’attrazione turistica e rinunciamo allo scatto. Salutiamo con affetto Rima e le siamo riconoscenti per la piacevole e molto istruttiva chiacchierata.

 

BIMBI DI UN VILLAGGIO SENZA NOME

Come in ogni villaggio, i turisti vengono “assaliti” da bande di ragazzini vocianti e festanti che chiedono SURA (foto) KALAM (penna) BAKSHISH (mancia) o di fare da guida;

noi non siamo ovviamente esenti da questo “fenomeno”.

Racconto dell’incontro con i bambini di un minuscolo villaggio, di cui non conosco neppure il nome, perché è diverso da tutti gli altri.

Il villaggio è molto piccolo, non serve una guida, a dire la verità siamo anche un po’ stanchi di villaggi, bambini, casette, capre e di tutto ciò che nello Yemen si ripropone decine e decine di volte, non abbiamo più penne, né caramelle, abbiamo scattato per giorni e giorni centinaia di foto ai bambini di decine di villaggi, comprato palloni, matite, lecca-lecca, ingaggiato decine di guide…

facciamo capire ai nostri accompagnatori che non vogliamo una guida, vorremmo solo fare due passi e niente altro, il codazzo si assottiglia, ma tre ragazzini non demordono e ci seguono continuando a ripetere la solita filastrocca SURA KALAM BAKSHISH GUIDE, decidiamo di ignorarli, ci seguono per un po’, poi ci superano sbarrandoci la strada, si mettono in fila e cominciano a cantare FRA MARTINO CAMPANARO in tutte, ma proprio tutte le lingue, anche in italiano…

Che piccoli amorevoli ruffiani!

anche i più duri a quel punto si sarebbero sciolti.

 

SHAHARA

Arrivare in quel luogo remoto è stata una vera avventura, è una delle esperienze del viaggio nello Yemen che ricorderò più intensamente.

Dopo qualche ora di strada sterrata molto sconnessa comincia il bello, si lasciano fuoristrada e autista, ci si mette nelle mani di una guida locale (armata di Kalashnikov) e si comincia la dura salita verso i quasi 3.000 mt dove si trova lo stupendo villaggio di Shahara e l'incredibile ponte di pietra sospeso nel vuoto.

La salita avviene a bordo di un vecchissimo pick-up Toyota, si sta in piedi sul cassone, aggrappati come piovre, con i muscoli completamente contratti per la paura di cadere, la strada sterrata è ripidissima, accidentatissima e strapiombante, si sale in queste condizioni per un'ora e mezza abbondante, stando attenti ad abbassarsi quando si incrociano i fili della luce, i panorami sono straordinari e a parte i muscoli indolenziti a forza di tenersi aggrappati è veramente divertente.

Lungo il percorso ci si ferma spesso per dare un passaggio alla gente del luogo, la pendenza è incredibile, ma lo scassatissimo pick-up riparte sempre, in poco tempo il cassone si riempie di donne coperte dal trazionale abito nero, bambini, uomini e montagne di cose, tutti ci guardano incuriositi, sorridono e cercano di comunicare nella loro lingua, i più "istruiti" sfoggiano qualche parola in inglese o addirittura in italiano, per loro è importante riuscire a stabilire un contatto, neanche fossimo celebrità… tanta cordialità e tanti sorrisi ci commuovono!

Arrivati a destinazione il villaggio di Shahara è una vera meraviglia, si presenta con casette di pietra molto ordinate, alcune di esse si specchiano nella grande cisterna per la raccolta dell'acqua, le persone sono molto ospitali;

"affittiamo" un simpaticissimo ragazzino del luogo e andiamo subito in cerca del ponte, alle 17,25 del 27 ottobre 05 ho raggiunto il principale obiettivo del viaggio, non ci posso credere, ecco il “mio” ponte, è lì davanti ai miei occhi, è stupendo, lo attraverso e guardo sotto con tanta emozione ed un pizzico di vertigine;

poco dopo, il tramonto tinge di colori rosso/rosa ogni cosa, sono veramente felice!

Facciamo ritorno al funduq (molto semplice, ma pulito, si dorme in piccole stanze su materassi stesi a terra sopra tappeti che hanno molto da raccontare, il bagno è in comune) ceniamo in compagnia di un simpatico gruppo di Avventure nel Mondo, dopo cena saliamo tutti sulla terrazza (siamo in una tipica casa a torre) ad ammirare un cielo stellato meraviglioso;
il villaggio è immerso in un buio proprio nero, lungo i vicoli e le stradine non c'è illuminazione, si vedono solo le lucine delle piccole finestre di ogni casetta, si ha l'impressione di essere in mezzo ad un grande presepe, la pace che regna su quel luogo è infinita, le stelle sono tantissime, si vede anche la via lattea, sembrano vicinissime, viene d'istinto allungare la mano per toccarle.

Si va a nanna presto, stanchi, ma appagati e felici, la mattina seguente si scende dalla montagna a piedi, attraversando il ponte e ammirando le incredibili coltivazioni a terrazza, dopo circa un paio d'ore di cammino, raggiunto il primo villaggio, si riprende il pick-up, in discesa è ancora più "spaventoso" che in salita, ma sempre divertente, si recuperano poi auto e autista e si riparte per una nuova meta.

 

WADI HADRAMAWT – WADI DOAN e dintorni

Dopo essere scesi dall’altopiano che ospita Sana’a, si passa da Marib, si attraversa il deserto e si giunge in una valle fertile lunga oltre 165 km chiamata Wadi Hadramawt, lo scenario che si apre davanti ai nostri occhi è a dir poco mozzafiato, tutto lo Wadi è fiancheggiato da ambo i lati da montagne di roccia dalla cima piatta, qui si incontrano cittadine e villaggi con le case costruite interamente con mattoni di fango;

Shibam, chiamata la Manhattan del deserto, è un autentico gioiello, si dice che in mezzo km quadrato trovino posto ben 500 palazzi, impossibile dire se siano davvero 500, comunque perdersi tra i suoi vicoli strettissimi è un’esperienza da non perdere.

Nei campi coltivati di questa zona si possono vedere donne dall’abito nero, completamente coperte, con in testa un caratteristico cappello di paglia dalla punta conica, sono figure veramente particolari, sembrano streghe appena uscite da un libro di fiabe.

Percorrendo il Wadi Doan, la più bella diramazione dell’Hadramawt, si incontrano decine e decine di villaggi costruiti a ridosso di due file di montagne, che qui sono ancora più vicine e creano uno spettacolare canyon, sul fondo del quale crescono rigogliosi palmeti.

La pista qui è difficile, a volte inesistente, si viaggia per lunghi tratti sul letto sassoso di un fiume in secca, ma la bellezza dei panorami ripaga di qualunque fatica.

La corsa termina in un villaggio chiamato Al-Khoreibah.

Questo è lo Yemen più autentico e lontano dalle rotte turistiche, anche se “turistico” in tutto il resto dello Yemen è una parola veramente grossa.

In questo luogo si incontrano pochi scassatissimi pick-up carichi fino all’inverosimile di persone e animali, il mezzo di trasporto più diffuso è l’asino.

Non è raro vedere asini decorati da greche o altri motivi ornamentali ottenuti con l’Hennè, nota tintura naturale.

Camminare tra la gente è un’esperienza imperdibile.

 

ALBERGO

Nei dintorni di Shibam si trova l’hotel Al-Hawta Palace, la guida EDT lo descrive così: “vanta l'esclusiva prerogativa di essere l'unico albergo di prima categoria interamente costruito in fango e argilla, l'architettura dell'edificio è molto bella, come pure l'arredamento nel tipico stile dell'Hadramawt occidentale. A coronamento di tutto, l'albergo è immerso in una meravigliosa proprietà etc. etc.”

Dopo averlo “assaggiato” si può affermare che il giudizio della guida EDT è fin troppo modesto;

in quell'albergo non si respira aria di lusso, ma aria d’altri tempi, si tratta di un antico edificio interamente e superbamente ristrutturato (da un architetto di origine italiana) le finestre, i portoni, i mobili, le cassapanche, etc. sono tutti originali, tutto è stato recuperato alla perfezione, girare tra i cortili, il patio, i corridoi, le terrazze di quell'hotel è come fare un giro in un museo. Le stanze, contrariamente da quel che ci si può aspettare da un 4 stelle, sono semplici, ma molto affascinanti, non c'è sfarzo, solo molto semplice buon gusto a cominciare dal massiccio portoncino di ingresso alle finestrelle e soprattutto nessuna apparente e stonata modernità.

Da provare!

 

BIR ALI

Il tratto di costa che collega Al-Mukalla e Bir Ali è lungo circa 130 km ed è un succedersi di scenari desertici di enorme bellezza, si vedono rocce vulcaniche nere, dune di sabbia color vaniglia, piatte distese di sabbia punteggiate da qualche rado cespuglietto rinsecchito, ogni tanto si intravedono scorci del bellissimo Mar Arabico, infine si fa sosta alla spiaggia di  Bir Ali, sabbia bianca e mare che dal trasparente degrada al turchese, dove è impossibile non concedersi un lungo bagno.

 

 

SOCOTRA – KULLO TAMAM

Nonostante ci si documenti, si leggano articoli e si guardino avidamente le poche immagini pubblicate, l’idea che ci si fa dell’isola è ben lontana dalla realtà.

La sua bellezza si rivela però discretamente, non da subito, poco per volta, ma in continuo crescendo, che si tratti di una spiaggia o di una località montana le sorprese non finiscono mai e alla fine del soggiorno ci si sente sopraffatti da tanta bellezza.

Il volo dallo Yemen – Mukalla/Riyan – è piuttosto breve, poco meno di 1 ora, alle 8 circa del 4 novembre atterriamo nell’unico aeroporto dell’isola e ad attenderci ci sono due giovani ragazzi – Iahe, guida, 19 anni e Mursi, driver, 18 anni -  formati dalla locale Società di eco-turismo, saranno per noi una presenza costante e discreta, in loro compagnia passeremo un’intera settimana scoprendo sempre nuovi angoli di Paradiso.

Carichiamo i bagagli in macchina – una vecchia Toyota Land Cruiser – percorriamo la strada che dall’aeroporto arriva alla “capitale”, Hadibu, poco più che un villaggio, con casette squadrate e dove le persone convivono in buona armonia con pecore e capre.

Facciamo una sosta veloce in hotel (Taj Socotra hotel) depositiamo i borsoni e ci infiliamo il costume da bagno, la prima tappa del programma prevede la visita della spiaggia di Deleesha che si trova a circa una ventina di minuti di macchina dalla cittadina.

Arriviamo a destinazione e subito il luogo si rivela una vera bellezza, la spiaggia è di sabbia bianca, lunghissima, il mare è turchese, trasparente, siamo soli (i “nostri” due ragazzi hanno trovato riparo all’ombra di un capanno) non ci pare vero di essere gli unici fortunati beneficiari di tanto spazio e di tanta bellezza.

Ci tuffiamo in mare e sguazziamo per lungo tempo, la giornata è bellissima, il sole è forte, ma non ce ne rendiamo conto perché soffia una leggera brezza, così dopo qualche ora ci ritroviamo rossi come gamberi bolliti.

Alt, cosa sta succedendo?

La spiaggia si “affolla”, sono in arrivo ben altri due turisti, riconosciamo nelle figure lontane Margherita e Sandro, fiorentini, che avevamo incrociato poche ore prima in aeroporto, ci salutiamo come fossimo vecchi amici e, dopo aver fatto conversazione per lungo tempo in ammollo, ci risalutiamo, noi restiamo in spiaggia, loro vanno a pranzo.

Vediamo un branco di delfini e ci godiamo in completa solitudine lo spettacolo delle loro evoluzioni.

Il colore ormai scarlatto della nostra pelle ci obbliga a lasciare la spiaggia verso le 13, siamo dispiaciuti perché il programma per oggi non prevede altro, non vorremmo passare tutto il pomeriggio in albergo, ma i “nostri” ragazzi ci sorprendono improvvisando per noi un’escursione alternativa in una vicina zona montana.

Percorriamo qualche km in macchina, l’andatura è lenta, cosa che apprezziamo moltissimo perché in questo modo possiamo guardarci intorno e catturare con lo sguardo ogni particolare, arriviamo in una radura ed a piedi risaliamo il letto di un torrente in secca, ci sono enormi massi di granito, alcune pozze sono ancora piene d’acqua, la terra è rossa come quella africana, la vegetazione è costituita da euforbie, palme e numerose altre specie di piante.

Stiamo in questo luogo fin quasi al tramonto approfittandone per stabilire un legame con i ragazzi, facendo conversazione in tutti i modi, loro parlano perfettamente l’inglese, purtroppo noi non molto, ma riusciamo ad intenderci ed a rompere il ghiaccio, con tanta buona volontà e la voglia di comunicare da entrambe le parti si riesce perfino a fare un discorso “impegnato” ed è con grande piacere che scopriamo la passione che anima questi ragazzi coinvolti nel progetto di sviluppo eco-turistico della meravigliosa Socotra.

Contrariamente ai “fratelli” yemeniti che risiedono sulla terraferma il loro interesse principale non è rivolto alla masticazione del Qat, ci fanno anzi capire quanto considerino quello un grave problema per l’economia e lo sviluppo dello Yemen.

Sono fermi e determinati sul turismo limitato, sono consapevoli che se il Governo desse l’OK alla costruzione di nuove strutture turistiche, questa cosa darebbe il via ad un turismo di massa che metterebbe in serio pericolo la biodiversità dell’isola, i ragazzi hanno progetti di studi universitari con indirizzo economico allo scopo di migliorare la qualità della vita degli abitanti, senza per questo stravolgere nulla, soprattutto a livello ambientale.

Hanno ben chiaro quanto siano preziose le risorse di Socotra ed il loro obbiettivo è quello di difenderle, ci auguriamo che i “custodi” di Socotra riescano nel loro intento e che quell’isola resti per sempre così come l’abbiamo trovata noi.

Prima di cena, sempre in compagnia dei ragazzi,  facciamo un giro tra le vie di Hadibu, è una modesta cittadina, le persone che incontriamo ci salutano e ci danno il benvenuto, i bimbi si avvicinano solo per porgerci le manine in segno di saluto, senza chiedere nulla, chi è stato nello Yemen sa che nella maggior parte dei villaggi i bambini, sbucando a decine da ogni angolo, spesso assediano il turista chiedendo Kalam (penne), sura (foto) o baksheesh (mancia) e che talvolta – di rado per fortuna – se non si soddisfano le loro richieste (non per cattiva volontà, ma solo perché i bambini sono veramente troppi) succede di essere presi a sassate.

La spontaneità dei bimbi di Socotra ci commuove e ci chiediamo se davvero meritiamo tanti festeggiamenti, fanno infatti a gara per avvicinarsi, stringerci la mano, poi soddisfatti e felici per aver “toccato” lo strano straniero – ancora raro da quelle parti – tornano ai loro giochi o attività.

Nonostante abbiamo ancora qualche penna e caramella ci imponiamo di non dare loro nulla proprio per non dare avvio a cattive abitudini.

Ceniamo presso il ristorantino annesso all’alberghetto che ha anche tavoli all’aperto, sulla strada, il pesce è freschissimo, il pane caldo appena sfornato, l’ambiente è familiare, termina così in tutta serenità la ns. prima giornata in una piccola parte di mondo ancora intatto da tutti i punti di vista, Socotra ed i suoi abitanti hanno già fatto breccia nei nostri cuori!

 

5 NOVEMBRE 2005

Mentre facciamo colazione a base di dischi di pane appena sfornato, marmellata, miele, formaggini e l’immancabile tè aromatizzato con spezie, osserviamo un ragazzino che ha con sé un grosso sacco, meravigliati vediamo che ne estrae una aragosta coloratissima e viva, scopriamo che tanto ben di Dio è in vendita, per 1.500 Ryal (poco più di 6 euro) diventiamo i nuovi “proprietari” del prelibato crostaceo.

Che sorpresa! Mai avremmo immaginato di poter fare la spesa semplicemente stando seduti a far colazione.

Lasciamo l’aragosta nelle mani del cuoco del ristorantino e partiamo alla scoperta di altre bellezze.

Percorriamo una pista di terra rossa, raggiungiamo Wadi Ayhaft, una vallata che si inoltra lungo il greto di un fiume, in questo periodo asciutto.

A piedi risaliamo il letto del fiume, la vegetazione è notevole, vediamo per la prima volta gli alberi dell’incenso, ne compriamo la resina seccata da un gruppo di bambini, il percorso è caratterizzato da sassoni di granito e pozze d’acqua limpidissima, arriviamo infine ad una laguna formata da una serie di cascatelle.

 

Facciamo il bagno in quella splendida piscina naturale di acqua verdissima e trasparentissima, contrariamente a quel che  si potrebbe immaginare la temperatura dell’acqua è piacevole, niente a che vedere con i nostri torrenti di montagna.

Stiamo qualche ora in questo luogo in totale relax, conversando con i ragazzi ed ingaggiando con loro una gara di lancio di sassi sulla superficie dell’acqua. Vince chi fa rimbalzare il sasso più volte. Facile indovinare che abbia vinto …….

 

 

Prima di tornare alla “base” (Hadibu) i ragazzi ci regalano un fuori programma. Una sosta su una spiaggia bianca, la bassa marea scopre ciottoli dove banchettano migliaia di uccelli, ci divertiamo a farli alzare in volo, spettacolo che riusciamo a fotografare.

 

 

 

Facciamo una lunga camminata lungo la spiaggia osservando uccelli, granchi e molluschi vari, è incredibile come ai margini della spiaggia si possano osservare, nello stesso tempo, granchi e caprette. 

 

Prima di cena facciamo un nuovo giro per le viuzze di Hadibu, arriviamo alla spiaggia dove osserviamo le barche, i pescatori e le attività di quelle persone semplicissime e cordiali.

Concludiamo la ns. seconda giornata con una cena superba;

chissà quando mangeremo ancora un’aragosta così buona?

 

 

6 NOVEMBRE 2005

Escursione alle colline di Homhil

Ci dirigiamo verso est, abbandoniamo l’asfalto e prendiamo una pista sterrata, il primo tratto, vegetazione compresa, è secco, attraversiamo un fiume di acqua salata dove vediamo alcuni fenicotteri, la pista si inerpica poi molto ripida su una montagna, la vegetazione si fa più fitta e verde. Vediamo moltissimi alberi d’incenso e meraviglia …… i primi alberi chiamati “sangue di drago”, hanno una chioma verde, fittissima, dalla forma di un ombrello rovesciato.

 

Facciamo una sosta nel piccolo camp-site di quell’area, gestito da ragazzi locali, ci offrono il tè e stiamo all’ombra di un riparo di rami di palma ad osservare il panorama circostante, costituito da verdissime colline punteggiate da numerosi alberi “sangue di drago”, alberi bottiglia, molte altre piante rare e rocce sagomate dal vento in forme bizzarre, l’insieme è veramente spettacolare.

 

Tentiamo, insieme ai ragazzi, un corso rapido di scrittura araba, poco dopo però abbandoniamo, l’impresa è davvero ardua, non abbiamo imparato nulla, ma ci siamo fatti belle risate, i ragazzi dormicchiano e noi ci dedichiamo alla lettura dei pensieri scritti dai turisti sul librone del campeggio, scopriamo che i turisti italiani sono la maggioranza, leggiamo i loro pensieri e proviamo commozione perché le frasi lasciate su quel libro esprimono esattamente i nostri stessi sentimenti ed emozioni.

Tutti ci auguriamo che quei luoghi restino intatti.

Con una guida locale percorriamo, per circa un’ora, un sentiero fino ad una piscina naturale incastonata tra rocce perfettamente levigate.

 

Il panorama ci lascia senza fiato, la piscina si affaccia su una profonda e verde vallata che termina con una striscia di bianchissima spiaggia ed il mare dal colore blu.

Luogo di pace, assolutamente silenzioso, la natura qui non ha badato a spese, tutto è esageratamente bello.

Lasciamo a malincuore questo Eden, ma Socotra avrà ancora tante sorprese da regalare.

 

 

7 NOVEMBRE 2005

Il programma oggi prevede l’escursione in un luogo che non esiste.

Ma niente paura, alle carenze dell’agenzia yemenita, cui ci siamo rivolti per l’organizzazione dell’intero viaggio Yemen+Socotra, sopperiscono gli “angeli custodi” che ci guidano e accompagnano.

Avrebbero potuto cavarsela con una gitarella poco impegnativa, invece hanno progettato per noi un lungo spostamento all’estremo orientale della costa settentrionale, in un luogo di una bellezza indescrivibile – Arher.

   

La pista costiera è accidentata, offre in compenso panorami molto belli, si vedono dapprima numerosi e buffi alberi bottiglia, poi si attraversano zone rocciose dai diversi colori, si passa da rocce rosse a gialle ed infine bianche, il percorso termina in una zona di altissime dune di finissima sabbia bianca, sullo sfondo montagne rocciose fanno da barriera ai nuvoloni grigi che oggi purtroppo non ci faranno vedere il sole.

 

 

Lo scenario con questa luce è quasi irreale, temperatura a parte (fa molto caldo) sembra di essere su un ghiacciaio, i colori sono smorzati, ma anche con questo clima il paesaggio si presenta notevolmente bello.

 

 

 

 

In questo luogo si incontrano l’acqua dolce di un fiumiciattolo, che nasce sulle montagne, e l’acqua salata del mare.

L’effetto è bellissimo, lungo il corso del ruscello cresce erbetta di un colore verde brillante che spicca sulla sabbia bianca.

 

 

     

 

Mentre esploriamo la zona passa un pick-up con il cassone pieno di squali appena pescati e pronti per la vendita “ambulante”, restiamo impressionati dalle dimensioni veramente enormi di alcuni di essi.

Dopo qualche tempo lasciamo questo luogo, ripercorriamo la stessa pista costiera facendo numerose soste per osservare archi di roccia, massi enormi e gli incredibili alberi bottiglia che crescono aggrappandosi ovunque sulle rocce anche a costo di svilupparsi poi in orizzontale.

I “nostri” meravigliosi ragazzi ci fanno un altro regalo.

Visitiamo anche l’area marina protetta di Di Hamri.

 

Naturalmente si tratta di un altro luogo bellissimo. Avevate dubbi?

I colori predominanti sono il rosso intenso delle rocce ed il turchese del mare;

la spiaggia è costituita da ciottoli, pezzi di corallo e giganti conchiglie di tutte le forme, ha la forma di una mezza luna e termina da un lato con una penisola che si protende in mare aperto sulla quale spiccano due alti coni di roccia rossissima.

Incontriamo di nuovo la coppia di fiorentini, facciamo insieme a loro una bella passeggiata sulla penisola rocciosa e osserviamo nelle pozze d’acqua scoperte dalla bassa marea stelle marine, murene, paguri e numerosi altri pesci.

Qui si dovrebbe fare snorkelling sulla barriera corallina, ma i ragazzi ci sconsigliano di farlo perché oggi il mare è troppo agitato.

Non ce ne crucciamo più di tanto, il posto è così bello e compensa con mille altre meraviglie un bagno mancato.

Ci accordiamo con le guide ed i fiorentini per “allineare” il programma dei prossimi due giorni, che prevede pernottamenti in campeggio.

Salutiamo Margherita e Sandro, che restano qui in campeggio, torniamo all’alberghetto di Hadibu per la cena ed una bella dormita.

 

8 NOVEMBRE 2005

Dixam Plateau

Ci dirigiamo verso ovest, percorriamo un tratto di costa, poi pieghiamo verso l’interno, saliamo su alte montagne, la strada sale ripida fino ad un punto panoramico

dal quale osserviamo un profondo Wadi nel quale scenderemo.

 

La pista è scoscesa e molto accidentata, offre meravigliose vedute, attraversa boschetti di alberi di sangue di drago e termina in fondo allo Wadi, dove troviamo un bellissimo laghetto d’acqua dolce, contornato da rocce nere vulcaniche e palme.

 

Il laghetto è occupato da un gruppo di bambini del luogo, sguazzano, si tuffano dall’alto delle rocce o lasciandosi scivolare sulle rocce levigate, sono un vero spettacolo, mettono allegria, poco dopo lasciano il laghetto a nostra disposizione, si siedono ordinatamente sulle rocce e osservano noi mentre, non proprio disinvoltamente, entriamo in acqua, cerchiamo di riscattarci impegnandoci al meglio nel nuoto.

 

  

 

Invitiamo i bambini a rituffarsi, per un po’ condividiamo quelle verdi e trasparenti acque, poi ci salutiamo perché loro devono tornare a casa o chissà dove, nei dintorni non abbiamo visto alcun villaggio!

Continuiamo a sguazzare nel laghetto, dopo circa un paio d’ore arrivano anche Margherita, Sandro ed i loro driver + guida.

Ri-bagno, poi perlustriamo la zona scoprendo una serie di altre pozze d’acqua.

Conveniamo che il Paradiso se esiste è proprio collocato qui, in questo posto, ma ancora non sappiamo cosa ci riserverà il domani.

I ragazzi, ora quattro in totale, nel frattempo hanno preparato per noi un pranzo semplice, ma ottimo (riso, tonno in umido e insalata di verdure) hanno steso una stuoia di paglia all’ombra delle palme e apparecchiato con piatti, bicchieri, posate e tovaglioli, siamo meravigliati da tanta efficienza e premura, non ci resta che mangiare e di gusto.

Non mancherà neppure il classico tè speziato e zuccherato.

I ragazzi sparecchiano e si accingono al lavaggio di piatti, pentole e stoviglie varie, operazione alla quale partecipo divertendomi un sacco, ci accucciamo nei pressi di una pozza d’acqua e molto allegramente insaponiamo tutto con Ariel – detersivo per bucato a mano – sciacquiamo e rimettiamo tutto in ordine, in cambio dei miei “servigi” i ragazzi mi insegnano una serie di parole arabe e nel loro tipico dialetto socotrino, non ne ricordo più neppure una purtroppo!

Una però l’ho imparata bene, da quel giorno non ho fatto altro che ripetere KULLO TAMAM (tutto bene, tutto bello) !!!

Prima di lasciare il laghetto organizziamo una raccolta di rifiuti che purtroppo qualche turista cretino e irresponsabile ha abbandonato.

Muniti di saccone nero di plastica, tutti insieme, raccogliamo bottiglie di plastica e lattine, bruciamo la carta e lasciamo il sito pulito nella speranza che dopo di noi non arrivino altri cretini irrispettosi di tanta bellezza.

Stiamo per salire in macchina e cosa vediamo?

Un bellissimo cammello con un fagotto sulla gobba.

E dentro il fagotto cosa c’è?

Due minuscoli vitellini!

Le foto si sprecano, mai visti prima d’ora due vitelli così piccini e così teneri.

      

Partiamo, percorriamo una pista sassosa, le rocce sono rosse, vi crescono numerosi alberi bottiglia, alcuni sono ancora fioriti, la pista è molto difficile, buchiamo una gomma, che in pochissimo tempo viene sostituita dai 4 attivissimi e abilissimi ragazzi. Sembrava di stare ai box della Ferrari ……….

Raggiungiamo il luogo dove piazzeremo le tende, una enorme spianata interamente circondata da belle montagne, il tramonto colora di rosso ogni cosa, è tutto bellissimo.

Aiutiamo i ragazzi a piazzare le tende.

 

Per festeggiare e soprattutto per socializzare noi organizziamo una spaghettata, i ragazzi invece si occuperanno di cuocere il capretto.

Si cena, si chiacchiera un po’ e poi a nanna sotto un cielo stellato meraviglioso e nel silenzio più totale.

 

 

9 NOVEMBRE 2005

Sveglia presto, un po’ di toeletta con un pezzo di sapone ed un secchio d’acqua attinta da un vicino pozzo, facciamo colazione, smontiamo il campo, ripercorriamo fino alla costa la stessa strada fatta ieri.

Facciamo una sosta per ammirare una curiosa enorme cisterna naturale che contiene acqua di mare da dove viene estratto il sale.

   

 

Ci dirigiamo poi verso ovest, lasciato l’asfalto la pista è sassosa, bianca, da lontano vediamo un’altura, è proprio là dietro che dobbiamo arrivare!

Oggi il paesaggio non è molto vario, pensiamo che il bello sia ormai finito, che la meta di oggi (una spiaggia) sia un luogo ordinario.

Superiamo un villaggio, saliamo sul rilievo, le macchine si fermano, scendiamo e quello che appare sotto di noi ci fa trattenere il respiro …….

i colori sono bianco e turchese, si vede una immensa spiaggia abbagliante, il mare trasparentissimo e sul lato destro della spiaggia una laguna.

  

  

Non abbiamo parole, Margherita ha gli occhi lucidi, nessuno dice nulla, il momento è magico, scendiamo quasi di corsa dal rilievo roccioso, più ci si avvicina alla spiaggia di Qalansiyah più il luogo appare straordinario. Abbandoniamo gli zaini e ci tuffiamo in mare, l’acqua ha una trasparenza eccezionale.

Dopo un lungo bagno, camminiamo sulla spiaggia di sabbia finissima, raggiungiamo la laguna dove osserviamo numerose specie di uccelli, dopo lungo tempo trascorso in stato di estasi ci dirigiamo nel punto dove piazzeremo il campo, che nel frattempo i ragazzi hanno raggiunto – da altra via – in macchina.

Per un giorno intero ed una notte tutto questo sarà solo nostro.

I ragazzi preparano il pranzo, ci piazziamo all’ombra di una tettoia di rami di palma, davanti a noi ci sono la laguna, una striscia di sabbia bianca ed il mare.

Decidiamo che, dopo pranzo, quella striscia bianca e lontana sarà la nostra meta e che proprio laggiù aspetteremo il tramonto.

Attraversiamo la laguna, l’acqua è bassa, arriviamo alla striscia bianca e scopriamo che si tratta di una spiaggia lunghissima, facciamo il bagno e come progettato stiamo lì in attesa del tramonto, osservando nel frattempo enormi granchi e numerosi uccelli.

 

Che luogo straordinario, siamo ancora tramortiti da tanta bellezza!

Torniamo al campo, ormai è buio, ceniamo e ci prepariamo a trascorrere la notte sotto le stelle.

Non vogliamo dormire in tenda, decidiamo di piazzare materassi e sacchi a pelo sotto la tettoia di rami di palma, la serata promette bene, il cielo è stellato e illuminato da una mezza luna, c’è una gradevole brezza, ci addormentiamo beatamente.

La brezza però ad un certo punto cessa, comincia allora a far caldo, arrivano gli insetti ed infine arrivano anche i granchioni, insomma la notte non è stata romantica come avevamo immaginato.

 

10 NOVEMBRE 2005

Dopo la notte non proprio rigenerante siamo un po’ stanchi, alle prime luci dell’alba stiamo già vagando sulla spiaggia.

La stanchezza comunque non ci impedisce di apprezzare le ultime bellezze di Socotra.

Oggi gita in barca a Shuab.

Si parte dalla spiaggia, presto la costa si presenta con altissime pareti rocciose, il mare è verde smeraldo, trasparente e profondo, ma riusciamo a vedere distintamente il fondale ed una variopinta fauna marina.

 

Ogni tanto si vedono piccole calette di sabbia candida, il mare passa allora dal verde cupo al verde acqua.

Lo spettacolo più straordinario ce lo offrono i delfini, con le loro evoluzioni, ne vediamo moltissimi, diversi si affiancano alla barca e ci seguono per lungo tempo.

Sulle rocce affioranti dal mare vediamo colonie di cormorani che al nostro passaggio si alzano in volo.

Ci sono grotte ed anfratti dove il mare assume le più svariate sfumature di verde.

Si arriva quindi su una spiaggia deserta bianca e lunghissima, dove sostiamo per un lungo bagno ed una rosolatina al sole.

I colori e la trasparenza dell’acqua sono eccezionali, qui si smitizzano le Maldive;

ci siamo spesso rammaricati di non aver più visto un mare bello come quello, beh qui è necessario ricredersi, è lo stesso, se non addirittura più bello.

 

   

 

Torniamo dopo qualche ora alla “nostra” spiaggia (Qalansiyah) che vista dal mare è ancora più bella, possiamo ammirare le alte dune di sabbia che la delimitano.

 

   

 

Nel pomeriggio facciamo ritorno per l’ultima volta ad Hadibu, prima però facciamo una sosta ad un’ultima stupenda spiaggia lunga 8 o più km, dove le tartarughe in una determinata stagione depongono le uova.

 

   

 

11 NOVEMBRE 2005

Lasciamo Socotra sotto l’acqua, è dura andarsene anche con la pioggia!

Dall’aereo riconosciamo la lunghissima spiaggia delle tartarughe.

Arrivederci Socotra, è una promessa!

Siamo pienamente soddisfatti, ci sentiamo privilegiati per aver vissuto questa splendida esperienza e ci auguriamo di cuore che Socotra ed i suoi abitanti restino così come sono ora.

KULLO TAMAM !!!!

  

 

 

Daniela Bellan 

danielabellan@hotmail.com 

 

 

 

 

 

 

 

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