Mundo-Yucatan, Mexico

Diario di viaggio 2005

di Gennaro Conte

 

 

 

Cari amici e nemici, vicini e lontani, ci risiamo...si riparte...questa volta pero’ si gioca in casa (permettetemi l’uso di questo termine visto che sono 6 anni che vivo in Mexico), destinazione: Penisula dello Yucatan formata dagli stati Campeche, Yucatan y Quintana Roo. Scopo del viaggio: immense rovine Maya, citta’ coloniali, spiagge bianchissime, mare dei caraibi, sole mexicano, cucina locale, cultura, tradizione....... Tutto e’ pronto, pochi abiti, macchina fotografica, guida della Lonely Planet (indispensabile per il viaggiatore) e 15 peluche da dare ai bambini poveri che incontrero’ durante il viaggio. 

 

Un bacio a tutti e buon Natale 2005.

 

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Mappa Viaggio Natale 2005; Stati: Campeche, Yucatan, Quintana-Roo (México)

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17 Dic. ‘05

 

Si parte!

L’autobus e’ partito alle 15,00 in punto da citta’ del Mexico e, con la stessa puntualita’ ha sparato al massimo l’aria condizionata. Sono sempre piu’ convinto che esista una congiura contro i viaggiatori, se l’aria condizionata non e’ al punto di gelarti sei davvero fortunato, quindi d’obbligo portarsi un maglioncino.

Durante la corsa il Mexico come sempre ci ha regalato degli spettacoli indimenticabili (tipo il vulcano Pico de Orizaba) immortalati dalla mia canon.

Dopo circa 3 soste e 17 ore di viaggio (nulla in confronto alle 26 da Tierra del Fuego a Pue rto Madryn in Argentina) l’incubo “cella frigorifero” e’ finito arrivando quindi a Campeche (capitale dello stato di Campeche) di mattina con un clima piuttosto caldo-umido.

 

 

18 Dic. ‘05

 

Dalla stazione ADO un autobús locale ti conduce al centro nel quale una marea di persone e’ pronta ad aiutarti dicendoti dove scendere; in particolare la Signora Mirna Gomez Angona con la quale ho scambiato due parole (che poi sono diventate otto) ed ho subito appreso che con i vicini di Merida (capitale dello stato di Yucatan) non c’e’ un buon rapporto (alias Firenze-Pistoia, Milano-Napoli, Secondigliano-Sanita’….) per non parlare poi di quando le ho detto che venivo da Citta’ del Mexico (l’odio verso i capitalini e’ un dato di fatto di tutti i Paesi) ha inziato dicendo che nella capitale fa freddo perche’ le case sono fatte di gesso piuttosto che di cemento come in Campeche. Ho appreso anche che alla signora Gomez le “gustaba” parlare e quando sono sceso dall’autobus continuava a parlarmi da lontano.

 

Nei pressi della Piazza Principale il Monkey Hostal offre camere a buon prezzo 80-90 pesos con colazione (11 pesos=1 dollaro) soprattutto ai MOCHILEROS (a quelli che vanno in giro con lo zaino all’avventura) e quindi li sono piombato.

Campeche e’ una bomboniera Coloniale nel mondo Maya; abitata da circa 200.000 persone in passato era racchiusa da una muraglia a forma esagonale per protteggerla dalle invasioni dei pirati. Attualmente di quella muraglia restano solo degli spezzoni e una serie di “baluarters” (torri) che ovviamente ho visitato. La maggior parte degli edifici di stile coloniale presenta dei colori pastello che ricordano un poco La Habana (Cuba). Il centro storico davvero merita a differenza della zona mercato (fuori mura) un poco squallida. Una visita anche alla Cattedrale e alla chiesa di San Jose oramai sconsacrata ma che conserva intatta l’architettura originale (attualmente e’ sede di una esposizione sui Maya).

 

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Campeche

 

 

Una visitina al Museo della Citta’, piccolino ma interessante e per cena piatti tipici dello Yucatan, Sopa di Lima (una sorte di zuppa di pollo sminuzzato, tortillas fritta, pezzi di avocado e di limone) e il Poc-Chuc pezzi di carne di maiale in una salsa di arancia amara servita con una pasta di cipolla (davvero buona). Come la maggior parte del Mexico, ogni Stato ha la propria cucina e, quella Yucateca e’ abbastanza conosciuta.

Un caffe’ nell’ostello, una chiacchierata con Guillermo (uno tizio che ci lavora) e poi a nanna.

 

Note culturali:

La penisula dello Yucatan e’ famosa tra le tante cose per le rovine Maya. Questi comparvero per la prima volta nell’attuale Guatemala intorno al 900 a .C. (vedi p.e. Tikal). Con il tempo si spostarono verso nord (avevano l’artetica) e quindi nell’attuale Mexico (Chiapas, Campeche, Yucatan y Quintana Roo) costruendo delle citta’ via via con maggior dettaglio nell’architettura ed e’ per questo che non si puo’ fare a meno di vedere citta’ come Tulum, Uxmal o Chichen Itza. Con l’arrivo degli spagnoli (nel ‘500) ovviamente furono sottomessi, maltrattati, schiavizzati, viol entati insomma di tutto e con il materiale delle piramidi furono costruite tante chiese cristiane, il tutto quindi in nome della chiesa (Viva il Vaticano). Adoravano Dei di “pietra” come ad esempio il Chac (Dio della pioggia) che imploravano quasi costantemente visto che la zona e’ fortemente arida quindi con lunghi periodi di siccita’, ed e’ per questo motivo che gli ingegneri Maya avevano costruito una marea di cisterne per conservare l’acqua.

Non si sa ancora da dove provenivano, ma secondo una teoria l’uomo in America probabilmente arrivo’ tra 60.000 e 8.000 a . C. (altro che continente nuovo) dallo Stretto di Bering durante il periodo delle glaciazioni e quindi dal lontano oriente. 

I Maya erano buoni matematici e astronomi, avevano inventato il calendario che tutt’ora non ho capito come si legge e inventato lo zero, che malgrado sembri un numero stupido ha la sua importanza e poi ci e’ servito per distinguere la farina tipo “ 0” da quella “ 00” .

 

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20 Dic. ‘05

 

Sveglia alle 8,00 ma comodamente mi sono alzato alle 9,00. Anche Kyoung Ran, una chica orientale che mi sta accompagnando in questo viaggio lungo la “ruta Maya” (anche se avrei preferito da solo per essere piu’ libero….ma non diteglielo) non ha esitato a dormire un’ora in piu’.

Dopo una breve colazione ci siamo diretti verso ovest della citta’ al “Fuerte de San Miguel”, costruito (nel periodo coloniale) per avvistare i maledetti pirati e’ scongiurare quindi un attacco. Il “Fuerte” che anch’esso ospita una mostra sui Maya ha una vista “hermosa” sul mare, inevitabile una dozzina di scatti con la mia canon.

 

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Fuerte San Miguel. Campeche

 

Alle 12,00 dalla stazione degli autobus di “seconda classe” ci siamo diretti verso Uxmal (3 ore) con un autobus che era molto meglio di quelli che circolano in alcune citta’ italiane che per non essere razzista evito di fare nomi. Durante il viaggio pranzo con taralli comprati al discount di Scampia (Napoli) l’ultima volta che sono tornato in Italia.

All’entrata di Uxmal (88 pesos), una struttura gigante di circa 40 metri di altezza, una sorte di piramide chiamata “Casa del Adivino” la fa da padrone. Da un lato e’ percorsa da una scalinata che porta alla cima dove e’ raffiguarata la faccia del Chac (Dio della pioggia). La citta’ fondata nel 500 a . C. ebbe il suo maximo esplendor nei secoli IX-XII. Completamente di stile Puuc, uno stile caratterizzato sopratutto dalla presenza di colonne e maschere raffiguranti il Chac aveva esteso il suo controllo praticamente all’intera zona (regione Puuc) e sembra che le altre citta’ Maya erano collegate ad essa mediante dei sentieri (Sacbe) fatti di blocchi di roccia calcarea. A parte il Chac vi e’ anche la presenza (su alcune strutture) del Dio Serpiente Emplumada. Questo Dio era adorato dai Teotihuacanos ( 50 km da citta del Mexico, 0-800 d.C.) e sembra che tramite gli scambi commerciali sia arrivato fin qui e dall’originale nome “Quetzacoatl” fu chiamato dai Maya “Kukulcan”. C’e’ da dire che proprio dagli scambi commerciali che c’erano a quel tempo, in qualsiasi sitio arqueologico mexicano esiste una sovrapposizione di stili, culture e quindi religioni.  

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Uxmal

 

Di sera (h. 19,00) spettacolo “Luz y Sonido” nel pieno della rovina Maya con una voce di sottofondo che ricordava momenti magici di quella che doveva essere una delle piu’ grandi civilta’ di tutta Mesoamerica.

A fine serata (20,30) quando gli autobus avevano finito la propria corsa e di taxi nemmeno l’ombra, una famiglia mexicana ci ha dato un passaggio (20 kilometri verso sud mentre loro erano diretti completamente dal lato opposto) fino a Santa Elena l’unico paesino sperduto dove e’ possibile pernottare. 

 

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Santa Elena

 

Ancora una volta il mexicano (Hector y Susana) ha dimostrato tutto il suo amore verso lo straniero. In Mexico si parla molto del Malinchismo; la Malinche era una indigena che aiuto’ a Hernan Cortes (il primo conquistatore spagnolo) a sconfiggere gli indigeni in quanto era l’unica che parlava lo spagnolo mostrando quindi un amore verso lo straniero e ancora tutt’ora questo amore verso “los extranjeros” persiste.

A Santa Elena abbiamo pernottato al Chac-Mol (100 pesos a persona e bagno in camera), l’unico hotel che abbiamo trovato, in alternativa c’era un camping ma senza tenda era un po’ difficile. Buona notte…Chac.

 

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Chac-Mol

 

 

22 Dic. ‘05

 

Di nuovo sveglia alle 8,00 ma di nuovo ci siamo alzati tardi.

Tutta la giornata e’ stata dedicata alla rovine Maya che si trovano in questa zona, Kabah Labna’, Xlapak y Sayil; insomma la ruta Puuc.

 

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Ruta Puuc

 

Purtroppo i collegamenti lasciano un po’ a desiderare e quindi ci siamo imbattuti in autostop vari. Kabah la si raggiunge con un autobus diretto a Merida ed e’ un sito che vale la pena visitarlo sopratutto per il “Palacio de los Mascarones” un palazzo con una facciata ricoperta interamente da tantissime facce del Dio Chac, inoltre vi e’ un gradissimo Arco dal quale anticamente inziava la stradina di rocce calcaree (Sacbe) che la collegava con Uxmal.

 

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Kabah

 

Da Kabah per andare alle altre 3 rovine, una coppia di turisti francesi che faceva piu’ o meno lo stesso tour, ci ha dato un passaggio, mentre terminato la visita alla Ruta Puuc per andare a Merida un turista italiano (Carlo, e x archeologo e poi ambasciatore dell’ordine di Malta, insomma uno che non badava a spese) con sua moglie, che aveva affittato un Tour da Merida e quindi di ritorno ci ha dato un passaggio fino al centro storico di Merida. 

 

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Labnà

 

Durante il cammino si e’ parlato molto del Mexico, della cucina, delle persone e inevitabilmente dei problemi dovuti sopratutto ai politici corrotti e ai gringos.

Arrivati a Merida non e’ stato difficile trovare un decente hostal (100 pesos a testa con colazione e bagno in camera) il cui propretario Enrique Alvarez (Hotel Alvarez- calle 62 entre calle 53 e 51) parla da far paura. Sto scoprendo che nello Yucatan piace molto, ma davvero molto parlare (mi domando se anche mia sorella sia nata qui).

La piazza principale di Merida e’ davvero caratteristica ovviamente stile coloniale, con il palazzo municipale in uno dei quattro lati della piazza e dal lato opposto la Basilica che non manca mai.

Cena nella piazza di Santiago, di nuovo Sopa di Lima e poi Panuchos (tortilla di maiz fritta ripiena di crema di fagioli con sopra carne di pavo sminuzzata, lattuga, pomodori, aguacate (avocado) e un po di chile (peperoncino).

Hasta mañana.

 

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Mérida

 

 

23 Dic. ‘05

 

Giornata piuttosto tranquilla.

Sveglia alle 7,30 per dire visto che poi mi sono alzato alle 10,00. Dopo una ricca colazione (self service) dell’Hostal e quattro chiacchiere sempre con lui il famigerato “hablador” Enrique, visita al centro storico dove prima dell’arrivo del “conquistador” Francisco de Montejo nel 1542 (o’ malament’) sorgeva la citta’ Maya de T’ho’; una visita alla cattedrale che sembri che sia la prima costruita in America, poi il palazzo municipale con vari dipinti della storia dello Yucatan e quindi dell’arrivo dei “conquistadores”, il mercato de “artesania” (artigianato), un piccolo museo della citta’ e varie stradine con case dell’epoca coloniale…insomma il tutto dedicato al centro.

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Una visita anche al parco “Centenario” (dove vi e’ un piccolo zoo), che nei fine settimana si riempie di “Meridanos” insomma una sorte di Villa comunale.

 

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Dopo cena subito a nanna, domani di buon mattino si va alla riserva naturale di Celestun (costa ovest della penisola), una riserva piena di uccelli vari tra cui (e forse la cosa piu’ attrattiva) i fenicotteri rosa.

Ciao.

 

 

24 Dic. ‘05

 

Caspita, doveva essere di buon mattino ma visto che alle 12,00 eravamo ancora nell’Hostal abbiamo cambiato idea e siamo andati in un paesi no (Yaxcopoil) dove vi e’ una “Hacienda” (una sorte di cascina, fattoria, fazenda, tenuta) che si dedicava fino al 1984 (a parte all’allevamento di bestiame) alla lavorazione del “henequen” una fibra che si ricava da una pianta (agave) molto resistente la quale era esportata in tutto il mondo. La “Hacienda” fu fondata nel XVII secolo e ci lavoravano circa 500 persone (ovviamente i padroni dei quali rsetano dei ritratti NO, loro come sempre comandavano), purtroppo con l’invento della plastica e’ letteralmente morta la lavorazione e quindi gran parte dell’economia della zona, con la globalizzazione poi nemmeno a parlarne. In tutto il Mexico ci sono tantissime “haciendas” che oggi giorno sono utilizzate come alberghi o ristoranti, intere tenute di stile coloniale con colori vari; i piu’ ricchi le affittano per fare i matrimoni o eventi vari, i poveri invece non sanno nemmeno dell’esistenza.

 

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Hacienda Yaxcopoil

 

Il paesino (Yaxcopoil) di per se e’ piccolissimo e molto povero; abbiamo fatto amicizia con vari bambini i quali aspettavano con ansia la sera per rompere la “pignata” (una pentola di terracotta ricoperta di carta colorata con dentro caramelle varie; una tradizione portata dagli spagnoli con uno scopo ben preciso, “cristianizzare gli indigeni”). Gli abbiamo regalato dei peluche che portiamo con noi da citta’ del Mexico. Certo non cambieremo l’economia del Mexico ma almeno regaleremo un sorriso a questi poveri bambini….e a pensare che l’intero “pueblo” (paese) viveva “nell’epoca d’ oro di Yucatan” proprio grazie al “henequen”.

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Yaxcopoil e pignata di Natale

 

Al ritorno a Merida cena a casa di amici di citta’ del Mexico per brindare il Santo Natale fino alle 2,30 di notte. Che avra’ di diverso questo giorno per le tante persone povere del Mexico? Se qualcuno ha la risposta per favore che me la mandi. Che stupido non ci avevo pensato, “la pignata” e’ la risposta esatta, grazie comunque.

Buona notte.

 

 

25 Dic. ‘05

 

Finalmente siamo arrivati alla famosa riserva di “Celestun” (2 ore di viaggio in autobus).

Dopo una piccola ricerca fra i tanti tour che ti offrono un giro in barca a motore o canoa, abbiamo optato per la canoa visto che spaventa di meno le colonie di fenicotteri rosa e quindi “presumibilmente” e’ piu facile avvicinarsi per ammirarli.

Celestun e’ una riserva che si trova vicino alla costa e quindi e’ attraversata da un fiume. E’ assolutamente da vedere, sia per i fenicotteri rosa ma anche per fare assolutamente niente, o meglio sedersi in uno dei ristorantini in riva al mare e godersi una “cerveza” con il caldo mexicano. Il tour con la canoa permette di entrare all’interno dei canali di “manglar”, un albero tipico della riserva, e quindi immergersi letteralmente in essa. Malgrado il mezzo non avesse il motore i fenicotteri rosa sono oramai esausti dei tanti visitatori, quindi piu’ ci si avvicina a loro e piu’ questi vanno via. Comunque sia e’ uno spettacolo garantito; secondo la guida sono di color rosa a causa di una larva che mangiano, sara?

 

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Celestun

 

Al ritorno, due ragazzi mexicanos (lui Jorge, lei non mi ricordo) che erano con noi nella canoa ci hanno dato un passaggio fino a Merida dove anche loro pernottavano. Insisto col dire che  “los mexicanos son unicos.

Cena in centro e poi via, domani si parte per Valladolid, prima di arrivare pero’ sosta obbligatoria a Chichen Itza’ (si trova lungo la strada), una delle piu’ belle citta’ Maya da non perdersi.

 

26 Dic. ‘05

 

Da Merida per arrivare a Valladolid c’e’ un autobus ogni ora e impiega circa 3 ore, mentre fino a Chichen Itza circa 2 e mezzo.

 

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autobus Mèrida

 

Chichen Itza’ a differenza delle altre citta’ Maya presenta una influenza Tolteca, un popolo emigrato da Tula (nord della citta’ de Mexico) e che decise mettere radici nello Yucatan (e ci credo). Secondo gli archeologi il primo nucleo che abito’ Chichen Itza’ era completamente Maya pero’ per cuase ancora ignote fu abbandonato nel IX secolo d.C. Agli inzi del X-XI secolo arrivarono per l’appunto i Toltecas (o meglio Itzaes) che ricostruirono parzialmente la cit ta’, per questo motivo una zona e’ riccamente decorata con il Dio della pioggia “Chac” (i veri Maya), mentre l’altra con la Serpiente Emplumada “Kukulcan” (gli Itzaes).

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Chichen Itza

 

Ci ero stato 5 anni fa e al rivedere la piramide di Kukulcan ho avuto lo stesso impatto, impressionante. E’ una piramide fatta da 4 lati; per ogni lato vi e’ una scalinata di 91 gradini che per 4 (i lati) da 364, inoltre sommato alla piattaforma che si trova in cima (paragonabile a un ulteriore gradino) corrisponde al 365 o meglio i giorni di un anno solare. Ogni anno durante l’equinozio (20-21 marzo e 21-22 settembre) la posizione del sole proietta l’ombra di uno spicolo della Piramide sul bordo della scalinata creando la sagoma di un serpe nte o meglio il Dio Kukulcan. In sintesi la Piramide e’ un vero e proprio calendario e da questo si capisce come i Maya (o Itzaes) conoscevano bene l’astronomia.

 

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Da non perdersi anche il “Juego de la Pelota ”, uno spazio dedicato al gioco della palla dove lo scopo era lanciare questa con l’anca del corpo all’interno di un anello posto a vari metri di altezza (era proibito toccarla con le mani). La squadra che vinceva si faceva sacrificare in quanto per i Maya sacrificarsi era un onore (in questo gioco il Napoli si sarebbe sempre salvato). Inoltre poi ci sono varie strutture (come ad esempio l’osservatorio, una struttura che sembra servisse per studiare gli astri) di bellissima architettura, insomma Chichen Itza’ e’ da non perdersi. D’obbligo anche la visita al “Cenote Sagrado” o meglio uno sprofondamento della roccia carbonatica che ha creato una sorte di lago quasi circolare (Dolina). Sembra che i Maya gettassero nel Cenote come sacrificio non solo gioielli ma anche le belle ragazze (personalmente avrei buttato le brutte e le racchie, per questo i Maya erano un po’ brutti, si sono opposti alla selezione naturale della specie). Varie spedizioni archeologiche fatte nel Cenote hanno portato alla luce vari tesori e ovviamente le povere ossicina delle belle donzelle Maya (poverine). Di sera (ore 19,00) con lo stesso biglietto (88 pesos) e’ possibile assistere allo spettacolo di “luci e suoni” dove a parte ascoltare cose interessanti sull’antica citta’, si riproduce artificialmente l’effetto dell’equinozio (davvero bello, da non perdere).

Da Chichen Itza’ per arrivare al paesino piu’ vicino dove vi e’ piu’ scelta di alloggi (per l’appunto Valladolid a 45 Km ) bisogna aspettare l’autobus che parte da Merida ogni ora, ma anche questa volta la bonta’ del mexicano non si e’ smentita; al primo intento di autostop, un auto con due ragazze e un uomo di una certa eta’, ci ha dato un passaggio fino alla piazza principale di Valladolid. Viva Mexico y los mexicanos.

(In alternativa se non si vuole andare a Valladolid all’uscita di Chichen Itza a 1 Km circa vi e’ un minuscolo paesino Piste’ con 2 alberghi un po cari e un campeggio).

Arrivati verso le 20,30 giusto il tempo per trovare un hostal, il piu’ gettonato nella Piazza de la Candelaria   (100 pesos per persona con colazione).

A domani.

 

 

27 Dic. ‘05

 

Valladolid e’ piccola (40,000 abitanti), stile coloniale (per cambiare) fondata dal nipote di Francisco de Montejo nel 1543 (tra zio e nipote bella coppia di…..).

A parte come sempre la cattedrale e il palazzo municipale e cosettine varie, una sosta a Valladolid e’ necessaria se si vogliono visitare i “cenotes” e farsi in essi un bagno. Nei pressi ci sono almeno 3, quello in centro il “Zaci’” (l’antico nome della citta’ Maya prima dell’arrivo del cattivello nipote di Montejo), mentre a circa 7 Km dal centro (ci si arriva con un taxi colettivo, 15 pe sos a persona) da non perdere il “Dzitnup” e il “Samula”, dove una piccola apertura verso l’alto permette l’entrata dei raggi solari dando un color azzurro all’intero cenote. In particolare al “Samula” la piccola apertura e’ costeggiata da un albero che ha prolungato le proprie radici (circa 20 metri) verso le acque del cenote (evitando cosi’ di pagare il biglietto per l’accesso, 25 pesos).

Stasera o meglio alle 2,45 di notte si parte verso Chiquila al nord della costa dello Yucatan (3 ore e mezzo di viaggio) dove ci sono i traghetti per Holbox, un isola da…….vedere.

A domani.   

 

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Valladolid

 

 

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Cenote

 

 

28 Dic. '05

 

Alle 6 di mattina arrivo al piccolo porto di Chiquilà, vi risparmio la critica relativa all'aria condizionata dell'autobus (vedere rifer imento 17 Dic.). Con 40 pesos e circa 20 minuti di percorrenza il traghetto ci conduce alla piccola e tranquilla isola di Holbox a nord della penisula dello Yucatan a circa 2 ore ad ovest del polo turistico di fama internazionale “Cancun” che per coloro che amano l'avventura e quindi il Mexico selvaggio sconsiglio vivamente di andarci, mentre per chi ama una vacanza fatta da Club Med, prenotazioni e cemento Cancun è fatta per loro.

Holbox è davvero piccola, fu fondata dai pirati il 1854 ed è un piccolo paradiso terrestre che per sua grazia è abbastanza sconosciuta. Una lunga e larga spiaggia bianca sul lato nord arricchita da palme è la meta di molti turisti europei e quasi nulla di "gringos" (che vuoi piu' dalla vita). La maggior parte degli alloggi sulla spiaggia sono costruiti con pieno rispetto della natura, case di legno dove all'ombra di una palma e disteso su una hamaca puoi goderti questo Eden mexicano. 

 

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Holbox

 

Purtroppo questa è stata l'impressione che ho avuto di quella Holbox che doveva essere prima dell'uragano Wilma (ottobre 2005) che ha distrutto gran parte dell'isola, difatti in quella occasione tutti gli abitanti sono dovuti evacuare. La maggior parte delle strutture (appunto di legno) sono state spazzate via, e le alghe che hanno completamente coperto le spiagge hanno aumentato la presenza di "mosquitos (zanzare) e chaquistes (moscherini)" che ti rendono la vita davvero impossibile. L'isola (che spero si risollevi al piu' presto) presenta delle attrazioni naturali quali: la presenza di tartarughe in settembre che vengono qui a riprodursi, il “tiburon-ballena” in giugno e i delfini, mentre una parte dell'isola è completamente un'intera distesa di "manglar". La maggior parte delle ex strutture alloggio sono di proprietà di italiani (i gringos del futuro? ??) che stufi della solita vita hanno deciso di abbandonare tutto e iniziare una vita nuova (personalmente d’ammirare) come ad esempio “La Palapa” di un certo Lino da Genova, una struttura che purtroppo è da costruirsi ex-novo. Vari ristorantini sulla spiaggia offrono piatti tipicamente a base di pesce; con circa 11 dollari, zuppa di frutti di mare e filetto di pesce cotto al carbone avvolto in foglie di banana (davvero buono).

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Risultato del maledetto uragano e sopratutto della presenza de “los mosquitos” giusto un giorno di pernottamento per immaginare la Holbox che era e che sara'. Ci ritorneró.

 

 

29 Dic. ‘05

 

Partenza alle 7,00 arrivo a Chiquilá verso le 7,30 e da li partenza verso Cancun per fare scalo e andare diretti a Playa del Carmen (incredibile da Cancun parte un autobus per Playa del Carmen ogni 10 minuti e soprattutto pieno). Arrivo a Playa del Carmen verso le 13,00. Playa del Carmen è un’altra meta turistica a livello mondiale e per lo stesso motivo da evitare se si vuole la tranquillitá del México “desconocido”. Fortemente gringolarizzata (tutti i prezzi sono in dollari) rappresenta una sorte di Mondragone (con persone però di un certo livello), dove ci trovi tutto l’artigianato mexicano con prezzi il triplo che solo i gringos “ingenuamente” possono comprare. Alberghi che offrono tutti i conforts e ristoranti con tutte le cucine internazionali, inevitabile l’italiana, come si puo immaginare di andare in Mexico e mangiare spaghetti o pizza?? Che vergogna!! Insomma la tipica meta per coloro stile Alpitour.

 

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Di corsa al molo per prendere il traghetto (110 pesos) per andare all’isola di Cozumel, la vera ragione per la quale sono arrivato a Playa del Carmen.

La fama di Cozumel (e di gran parte del caribe mexicano) è la presenza di un “arrecife” (barriera corallina) il quale è il secondo più grande del mondo (il primo si trova in Australia), che parte dal Mexico passa per Belize, Guatemala e arriva sino a Honduras (circa 800-1000 kilometri di lunghezza). Cozumel a parte un centro storico anch’esso fortemente gringolarizzato dove agni giorno arrivano varie navi crociere di turisti gringos (che fortunatamente alla sera vanno via), offre alcune spiaggie tranquille bagnate ovviamente dalle acque azzurre del caribe.

L’attrazione principale è fare snorkel o meglio ancora sub visto che parte della barriera corallina si trova a profondità elevate. Dopo aver trovato una siste mazione nei pressi del centro (150 pesos a persona al Cozumel Inn), pranzo al ristorante Casa Denis dove a parte l’acqua di “horchata” più buona del Mexico ho provato la crema di Chaya una sorte di asparrago tipico dello Yucatan che viene mischiato al formaggio philadelphia e fatto crema. Nel tardo pomeriggio ricerca dell’agenzia più conveniente per affittare una moto per l’indomani e girare per l’isola. Tra le tante, quella di un certo Jesus, una brava persona (sarà per il nome) ci offre la moto per l’intera giornata a soli 20 dollari (gli altri volevano dalle 25 alle 28) e ci consiglia di fare snorkeling “fai da te” insomma fittare solo l’occorrente (pinne, maschera e tubo, 5 dollari) e andare con la moto alle varie spiagge anzicchè pagare un tour, ovviamente accettiamo.

In serata giro in porto e poi a nanna.

Ciao.

 

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Cozumel

 

 

30 Dic. ‘05

 

Ore 9,30 colazione a Casa Denis, piatto di frutta di stagione con yogurt e cereali.

Ore 10,00 all’agenzia, Jesus ci fa le solite raccomandazioni, mettere il casco e non superare i 60 km orari e poi ci da la benedizione (questo tizio non poteva chiamarsi diversamente).

Prima della partenza le solite scaramanzie napoletane (non si sa mai, malgrado l’amico Jesus) e poi diretti verso il sud dell’isola ( Punta Sur) con sosta obbligatoria alle varie spiagge che si incontreranno nel cammino.

A parte alcune di queste con stile riviera romagnola frequentate sempre da loro, gli intoccabili gringos, quasi tutte le spiagge offrono la possibilita’ di fare snorkel donde è possibile vedere vari pesci colorati tipici dei mari tropicali però se si vuole vedere la barriera corallina bisogna andare a profondità più elevata e quindi fare necessariamente sub questo anche perché le parti che erano a poche profondità sono state spazzate via dall’uragano. Colazione a sacco a base di frutta comprata nel mercato rionale prima della partenza dove un parcheggiatore abusivo offriva, incluso nella tariffa, un servizio di ombra mediante un cartone che ricopriva l’intera sella della moto, un’idea da esportare per i parcheggiatori napoletani; al piu’ presto chiederò il brevetto. Spettacolare il tramonto a Punta Sur. Di sera al ritorno inevitabile la cena a Casa Denis. Tutto sommato è stata una giornata tranquilla, mare, pesci e sole....sole pesci e mare.

 

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Cozumel

Domani si va a Tulum.

 

 

31 Dic. ‘05

 

Di “buon mattino” alle ore 13,00 siamo ritornati alla Mondragone del Caribe e con un autobus di seconda classe (in quelli di prima non c‘erano posti) diretti a Tulum (circa 100 km a sud di Playa del Carmen). Dopo un’ora di inferno, l’autobus era super affollato ed io ero tra le tante persone all’impiedi con un caldo micidiale, si è toccato Tulum. Dalla centrale degli autobus situada nella parte centrale del paesino un taxi per 35 pesos ti porta sulla spiaggia piu’ bella e tranquilla del caribe mexicano dove se non fosse stato per il 31 dicembre trovar e una “cabaña” libera che va dai 180 alle 250 pesos non sarebbe stato un problema, ma sembra che tutti abbiano fatto la pensata di trascorrere qui la fine dell’anno. Con, direi non poca fortuna, abbiamo incontrato degli amici italiani che vivono a citta’ del Mexico (Edoardo, Paola e Manuela--Roma, Milano, Sassari) che avendo 2 tende (al campeggio della spiaggia) ci hanno offerto volentieri alloggio. Dopo cena, nello stesso ristorante delle “cabanas” (Don Cafeto) dove si mangia davvero bene, ci siamo diretti al bar-discoteca del lido dove abbiamo festeggiato l’arrivo dell’anno nuovo sotto un cielo stellato, su una spiaggia bianchissima e di fronte al mare del caribe mexicano.....cosa vuoi di piu’ per l’anno nuovo???

Auguri, a domani.

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1 Gen. ‘06

 

Buon anno.

Malgrado la fiesta e i litri di “cerveza” (birra) non si poteva fare a meno di vedere l’alba e, il 2006 (accompagnato dallo scenario del Mexico) ci ha regalato uno spettacolo divino, il sole lentamente fuoriusciva dal mare. Stamane gran parte delle persone sono andate via dando respiro alla spiaggia oramai invasa dai turisti (fortunatamente non gringos). Giornata fondamentalmente tranquilla, interamente dedicata al riposo o come dicono in Mèxico “echando la hueva”. Mare...riposo...mangiare...di nuovo mare...di nuovo riposo...e di nuovo mangiare. Sarà vero il detto che dice “quello che fai il primo dell’anno lo farai tutto l’anno?” Speriamo di si.

Di sera un pò di vento ha riempito la tenda di sabbia, ma tutto sommato non ci si può lamentare.

Hasta mañana.

 

 

2 Gen. ‘06

 

Dopo una forte colazione stile mexicano (i m essicani non si limitano al semplice caffe-latte con merendina, come minimo uova con pancetta o prosciutto accompagnato con peperoncino e crema di fagioli.....insomma leggerino) per non perdere l’abitudine siamo andati a visitare le rovine dell’ennesima città Maya, Tulum. La bellezza spettacolare di Tulum (così come Machu Picchu in Perù) è data senza dubbio dal contesto naturale in cui si trova, si affaccia sul caribe mexicano che offre un panorama meta principale di tanti turisti. La citta’ in se e’ piccolina. Il nome originale Zama vuol dire appunto “amanecer” cioè alba visto che gli antichi abitanti erano i primi di tutto il territorio mexicano a vedere l’alba (chiamali fessi). Circondata da una muraglia su tre lati, mentre il quarto (uno dei due lati piu’ lunghi) affaccia appunto sul mare utilizzato anche da avvistamento per difendersi dai nemici, rappresentò una delle più grandi città portuali raggiungendo il massimo splendore nel 1542 grazie appunto al commercio marittimo. In o rigine, secondo gli archeologi gli edifici dovevano essere dipinti di rosso, giallo e azzurro (ancora tuttora non si capisce se tifavano per la Roma o il Napoli) quindi l’impatto che ebbero i “conquistadores” arrivando in Mexico dal mare (condotti da Juan de Grijalva) fù senz’altro impressionante. Questi ovviamente furono ben accolti dai “Tulumesi” che regalarono loro oro e cacao, mentre quei fetentoni ne eppofittarono malamente.

Adda venì.

Nel pomeriggio solito bagnetto nelle acque calde del caribe (15-20 gradi). In serata giretto al centro (nulla di particolare) che rispetto a 5 anni fa che c’ero stato per la prima volta è cresciuto a dismisura; speriamo bene che Tulum non diventi come Playa del Carmen, altrimenti vista l’analogia con Mondragone a Tulum le toccherebbe la sorte di Pescopagano. 

Ciao.

 

 

3 Gen. ‘06

 

Buongiorno.

Visto anche qui la grande presenza d’italiani che stanno facendo i propri affari, nei pressi delle “cabañas” un certo Riccado con moglie e figli tutti di Ferrara (tipica cittadina mexicana) offre tours per vedere la barriera corallina (snorkel e sub), che in questo posto del caribe non è tanto profonda e i noltre non è stata danneggiata da quel oramai famoso uragano.

Con noi avviamente anche altri 4 turisti italiani, mi domando “ma quanti ne siamo???”

La barriera corallina davvero merita, c’è chi dice di aver visto anche il pesce aquila una bestia gigante con una coda immensa che per fortuna non ho visto altrimenti.....vabbè meglio non dirlo.

Lo stesso Riccardo, ovviamente nativo del posto, offre tours ai vari “cenotes” della zona, di cui uno stupendo che me ne aveva parlato già mio cugino Rosario che c’era stato l’estate scorsa ma, avendone visti 3 a Valladolid abbiamo esitato.

Il resto della giornata è trascorsa nella pura tranquillità, sole e mare.

 

 

4 Gen. ‘06

 

Stamane ci siamo diretti al sitio archeologico di Cobà a circa 1 ora da Tulum. Cobà a differenza di altri siti archeologici non è stata restaurata offrendo quindi quel fascino antico che avvolte un restauro troppo invadente distrugge. Immenso nella selva dello stato di Quintana Roo presenta un’architettura diversa dalle città Maya vicine come ad esempio Chichen-Itza; al contrario invece la presenza di piramidi vertiginosi e di “estelas” ricordano un pò Tikal in Guatemala. Secondo gli archeologi la causa è dovuta a un matrimonio tra questi due gruppi che favorì quin di un interscambio di cultura e di stile. Il sito fù popolato molto prima di Chichen-Itza ed ebbe il suo massimo splendore tra l’800 e il 1100 d. C.. Impressionante la vista della selva dalla cima del Nohoch Mul o meglio la Gran Piramide (42 metri), una distesa immensa di verde, un silenzio incantato purtroppo interrotto da una pessima voce squillante romana che chiamava alla sua amica fiorentina e che in coro ripetevano Forza Viola...., Forza Roma....., Forza Viola...., Forza Roma.......ma si può vivere così?

 

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Ritorno con autobus di seconda classe, ma questa volta con tanto di posto a sedere e ancora tanto di aria condizionata, con un autista super gasato amante della “musica” che aveva forse comprato da poco il suo impianto stereo “fai da te” (una sorte di cassa acustica con integrato lo stereo) felice di farlo notare a tutti con musica ad alto volume di salsa mischiata con musica electronica, insomma mal di testa assicurato.

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Arrivato a Tulum e ringraziato il futuro Disc-Jokey ci siamo goduti per l’ultimo giorno Tulum; domani si ritorna a casa, ci aspettano circa 23 ore di viaggio speriamo che l’aria condizionata non funzioni.

Ciao.

 

 

5 Gen. ‘06

 

Dopo l’ultimo bagnetto, via alla “central camionera” ore 16 partenza per il D.F. (Distrito Federal) cioe’ Città del Mexico. Mi domando solo se la befana riuscirà ad attraversare l’intero Oceano Atlantico per portarmi qualcosa. In Mex ico la befana non esiste (da quanto sappia è una tradizione puramente italiana) qui esistono i Re Magi (un altro regalo della chiesa cattolica fatto agli indigeni) e per l’usanza si mangia una sorte di dolce chiamato “Rosca de los Reyes Magos”.

L’autobus è partito in orario ed è arrivato puntuale, la befana invece no.

Ciao e alla prossima.


"Mexico non si discute, si ama"

 

Gennaro    gennaro1970@yahoo.it 

 

 

 

 

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