Messico, Guatemala e Belize

Racconto di viaggio

di Fabrizio Bogo

 

 

Lunedì mattina ore 9:00. Apro il portone d’ingresso, salgo le scale fino al primo piano, passo il badge per le presenze, entro nell’open space e mi siedo alla postazione.
E’ tutto vero. Sono ritornato a casa.
Per un istante mi sento una pressa che mi schiaccia verso il basso e vedo la mia faccia serena aggrottarsi sulle sopracciglia.
I primi pensieri di lavoro iniziano a riaffiorare.
I colleghi faticano a riconoscermi per via di una faccia che dicono molto abbronzata, per la barba che non ho voglia di tagliare e il capello ancora selvaggio.
Per fortuna che ho lasciato a casa la bandana … che sul vestito blu stava anche bene !!!
E’ bello rivivere i momenti del viaggio raccontandoli ai colleghi ma avverto che in questo modo si allontana sempre più il ricordo recente per far posto a sensazioni più mature e vissute che danno un senso più completo all’intero viaggio.
E pensare che la destinazione originaria doveva essere la Patagonia …
Invece mi sono ritrovato in posti totalmente diversi, trovando popolazioni molto colorate nei costumi ancora tradizionali che danno un senso marcato della distanza rispetto alla mia città.
Per varie ragioni ho in mente una separazione netta tra i tre paesi Messico, Guatemala e Belize legate insieme dal collante del gruppo e dalle “esperienze” dei lunghi trasferimenti in corriera, degli alberghetti e dei localini dove mangiare il famoso “poio fritto” (da una traduzione spagnolo-italiano da strada), nachos, tacos, tortillas e quesadillas !!!
Non ho ancora avuto il tempo di risistemare gli appunti di viaggio e riordinare in mente le tappe. La prima cosa che ho fatto è stata far sviluppare i sei rullini fotografici per controllare subito se le emozioni e le sensazioni ancora fresche legate ai particolari immortalati mi venivano restituite dalle immagini.
Mi balena in mente l’idea di tirar su un’home page dove proseguire questa importante esperienza di viaggio arricchendola di foto e di particolari annotati sulla mitica “moleskine”.
Prima di decidermi a partire ho fatto un giro per Internet ed ho trovato diversi ben fatti e molto utili nel dare notizie pratiche e la dimensione del “veduto”.
Stò ancora surfando sull’onda lunga dell’entusiasmo e voglio approfittare di questi momenti per rivivere ancora una volta le esperienze più urgenti che risalgono alla mente.
Ultima notte a Cancun di un viaggio dalle molteplici facce. Sono partito con l’aspettativa per un viaggio “discovery” mi sono ritrovato a contatto con la realtà sempre un po’ diversa da come te l’aspetti, un po’ meno estrema ma comunque ricca di emozioni e di avventura.
Ho passato il primo giorno a Citta del Messico immerso nel caos e nella metro per tentare di carpire il più possibile di un gigante senza confini. Ho visto bambini chiedere elemosina e vendere poche umili cose oppure diseredati dormire sugli scalini delle stazioni.
L’imponenza della veduta dalle cime delle torri del Sole e della Luna di Teotihuacan l’ho ritrovata impressa nelle foto chiare di un mattino presto.
Il ritmo pacato della gente messicana ci ha diviso nell’escursione al sito di Monte Alban per iniziare quella che sarebbe diventata una chimera in molti dei giorni a seguire: la colazione !
Quasi tutte le mattine si sono succedute a ritmo costante ad attendere in corriera l’alba.
Il sonno ci ha sorpreso intenti a chiaccherare nella terrazza della posada di Oaxaca o di San Cristobal de las Casas o a Panajachel.
Ho avuto la fortuna di scalare il vulcano Pacaja ancora attivo che fino all’anno scorso ha fatto parlare di se.
Sono salito sul cassone di una camionera privata per passare il confine tra il Messico e il Guatemala condividendo quel poco di spazio che i nostri zaini lasciavano ai braccianti di partenza per i campi.
Mi sono mescolato tra la gente più umile e povera nei viottoli sommersi dalle mille bancarelle colorate nel mercato di Chichicastenango.
Sono rimasto con una lacrima sospesa nella chiesa di San Juan de Chamula in Chiapas seduto sulla panca di fronte ad una famiglia che pregava ed intonava cantilene in un’atmosfera di spiritualità e di intima comunione con il Signore.
Mi sono annoiato a Playa del Carmen il secondo giorno ed il primo ho fatto la spola tra il letto ed il bagno, unico momento di disagio in tutto il viaggio.
Ho dormito di notte sulla corriera ed ho fatto fatica ad essere sveglio il giorno seguente per non perdere lo spettacolo dei mille colori e visi provati dalla fatica.
Ho mercanteggiato su tutto e per tutto con tassisti, con venditrici e bambini e uomini in un gioco rispettoso delle regole e del lavoro ma a disagio per la mia condizione di “occidentale”.
Ho mangiato in ristorantini dove solo un puro messicano si affacciava e dove pioveva dal tetto fatto di palme; ho digiunato in altri posti perché il mio stomaco non poteva reggere la sfida e la stanchezza.
Abbiamo consumato con avidità cene concedendoci il lusso di buoni ristoranti.
La notte ho spesse volte chiaccherato volentieri e con profondità con i compagni di stanza e di letto.
Massy, Ivan, il subcomandante Marcos, la Giorgia e la Cinzia, il nostro Beppe “coordinator” ognuno in modo diverso, con ognuno di argomenti diversi, alle volte come se avessi avuto di fronte l’amico di sempre, altre in cui sapevo di confidare o di ragionare con persone sincere.
Mi sono ritrovato a vivere tanti tramonti come non mi capitava di fare da parecchio tempo e a terminare una serata a guardare le stelle alla ricerca di qualche segnale.
Sul bagnasciuga nel mar dei Caraibi, in cima alla piramide a Tikal immersa dalla foresta,sulla vetta del vulcano, sul lago di Atitlan ed ogni volta era un tassello che si aggiungeva all’esperienza ed alla consapevolezza di me stesso e del mondo visto attraverso gli occhi di questo viaggio.
Mi ha sorpreso l’alba a Tulum mentre cercavo di sopravvivere agli insetti e all’umidità delle cabanas.
Abbiamo fumato e cazzeggiato nelle vie deserte di Livingston.
Si è giocato a ruba bandiera nel zocalo di Antigua con la polizia che ci guardava con un po’ di sospetto.
Ho conosciuto Fernando una persona di quelle speciali nella posada dell’affascinante Antigua e mi sono raccontato con poche parole divorando gli argomenti e al termine sentirmi soddisfatto come dopo una lunga chiaccherata con un amico.
Porto con me un dono semplice che le sue mani da artigiano hanno lavorato.
Ci siamo incontrati con un gruppo di Avventure e ci siamo scambiati le impressioni personali.
Ho mangiato pollo, pescado, burritos, guachamole, nachos, tacos, e altri piatti e per la disperazione ho addentato una pizza.
E’ stato un viaggio che ci ha visto dormire nelle corriere di “primera” classe nei trasferimenti più lunghi di notte, cambiare sei corriere locali in un pomeriggio per raggiungere il Guatemala.
Navigare il fiume che solca il Canyon del Sumidero e poi immergerci nel Rio Dulce in Belize, attraversare i vari paesini che circondano il lago di Atitlan a Panjachel in Guatemala.
Ho visto la povertà e l’emarginazione degli indios costretti ad inventarsi ogni giorno un lavoro nel distretto federale di Città del Messico e in Guatemala; nel Chiapas le facce orgogliose dei contadini con il loro machete camminare lungo le strade di montagna diretti ai campi con i loro figli.
Rivedendo il viaggio come in un flash back attraverso questi ricordi e con le foto riemergono nella giusta luce altri aspetti ed altri momenti a completare un’esperienza unica.
E adesso mi ritrovo nella hall di un albergo di Cancun con i lussi che abbiamo evitato per tre settimane a raccogliere su le emozioni più fresche ed urgenti.
Siamo arrivati al capolinea, ed anche per questa volta ci sarà un “bagaglio” da disfare ed un altro da custodire.

di Fabrizio Bogo

 

 

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