Kasos e Karpathos

Κάσος kαι Κάρπαθος

Arcipelago del Dodecaneso Δωδεκάνησα

Grecia Ελλαδα

"Le isole fragili dell'uomo"

Diario di viaggio 2019

di Michele Spiriticchio


 

Le isole sono le indicazioni, la direzione.

Le fragilità dell'uomo.

Perché alla fine essere è fragilità, sapere che non c'è niente da capire. Siamo così piccoli e i più miserevoli...

Le isole sono lontane, fragilissime in mezzo al mare...il mare della vita.




Il libro

Il console onorario. Graham Greene



 

25 settembre

Praticamente arrivo a Rodi che già riparto.

Sono in aeroporto in anticipo e con un bus delle 21 parto per il centro città. Sono circa venti minuti di strada.

È vero non l'avevo calcolato eppure la prenotazione per la prima notte era andata a buon fine.

Hotel Carina nella parte nord della città dove ci sono gli alberghi più moderni e tutta una serie di taverne e ristoranti alla moda.

Non mi piace qui, non mi piace Rodi e ho l'allergia per queste strade finte con turisti paonazzi gonfi di birra e di sole e salsedine.

Ho prenotato una camera all'hotel Carina ma scopro che potrei fare un affare partendo tra poche ore per essere a Kasos già in domattina presto. Non ne sapevo niente, non sapevo che a mezzanotte e tre quarti ci fosse il traghetto della Blue Star che va a Karpathos e Kasos. Io ero a conoscenza e d'accordo per salire sulla Prevelis delle sette del mattino che invece è stato posticipato alle nove e quaranta.

In più aggiungete che non mi va di passare una notte qua, già pagata e poi passare quasi tutta la giornata di domani in traghetto per scendere a Kasos solo verso le sei di sera. Un'assurdità considerando che potrei essere a Kasos già alle sei del mattino partendo tra poco.

Ho deciso, non mi farò scappare il primo traghetto anche se dormirò arrangiandomi a bordo, non sarà mica la prima volta...

Subito dopo mezzanotte, il traghetto è già pronto.

Lascio la camera bella pulita ma calda come un forno e saluto il ragazzo che mi conferma la partenza.

Arrivo al porto a piedi senza fatica e con fame.

Rodi e la cittadella medievale murata la conosco già, visitata due volte pochi anni fa.

Tengo d'occhio la grande nave blu lì davanti a me mentre mi siedo a una taverna "new Mouragio" tattica all'imbocco del molo per riprendersi un po' e prepararsi per il viaggio.

Un viaggio notturno nel mio caso ma sono felice, sono libero, seduto a un tavolino con la brezza della sera che mi abbraccia e mi ricorda che la Grecia è dolcezza…

Non potrei desiderare di meglio adesso, un piatto di calamari fritti che divoro ma non potrei mai descrivere bene cosa significa essere qui come al solito nell'improvvisazione totale senza rispettare un programma.

Un programma. Un itinerario studiato, un progetto di viaggio.

Ma quanto invece è più forte il desiderio di libertà, l'essere svincolati da schemi. Questo è libertà, è la vita...


 

26 settembre

La grande nave della Blue Star Ferries parte in orario, il biglietto l'ho comprato appena prima di salire in una piccola biglietteria sul piazzale del molo (29,5 €).

Pochi passeggeri, pochi turisti.

Mi addormento sul divanetto del grande bar.

Dopo la prima fermata a Karpathos, esattamente di Pigadia il porto più grande verso le quattro e mezza il traghetto si sveglia. Ancora un'oretta circa e scenderò a Kasos ma per Karpathos è un arrivederci a presto perché già il 28 tornerò anche se inizialmente a nord nel villaggio di Diafani.

Sono le sei è ancora buio, scendiamo a Fry il porto di Kasos, siamo pochi (ma buoni ?) e io l'unico che vaga per capire dove andare. È ancora tutto chiuso, addormentato. Una bella chiesetta e una palma e il rumore del mare, devo aspettare per cercare una "domatia" una camera. E allora mi siedo, gusto la frescura del primo mattino mentre la luce dell'alba apre questa giornata che sembra di una nuova vita, che sa di una nuova storia.

Fry ha case basse un po' sgangherate, strade e vicoli e un paio di piazzette ma non c'è l'architettura delle isole Cicliadi con le case imbiancate a calce e di forma cubica, qui c'è meno bellezza, nessuna linearità ma più un miscuglio di forme, soprattutto avverto la sensazione di "ultimo posto", un porto arrangiato anche se in Grecia spesso è così nelle isole più piccole e dimenticate. 

È tutto molto decadente ma devo mettere a fuoco meglio nelle prossime ore, nelle prossime giornate e sarò più preciso nelle impressioni generali.o

Un signore più tardi mi vede camminare capisce e mi chiede cosa sto cercando. Bella domanda.

"Kalimera. Mia domatia, ena atomo" rispondo.

Mi dice di seguirlo, recupera un mazzo di chiavi e appena lì a metà di una stradina che avevo già passato mi fa vedere una camera. Due letti e bagno, la finestra dà sulla piazzetta che finora ho preferito.

Peninda euro due notti.

Non ho tempo per una doccia e immediatamente crollo di sonno come se l'indole letargica dell'isola mi avesse già contagiato…

Passo la giornata in spiaggia. Una bella spiaggetta qui vicino esattamente a Emborios. Altri vacanzieri che sfruttano un paio di ombrelloni e sdraio di plastica abbandonati. 

Il mare è trasparentissimo e sul lato di sinistra è delimitato da unl lungo molo che porta a un faro.

Alle spalle della spiaggia alcuni alberi e due taverne.

Prima di rincasare raggiungo Agia Marina seguendo a piedi le indicazioni stradali. Non incrocio nessuno, l'isola è quasi fantasma e nel villaggio in.collina tutto tace. Persino i cani non abbaiano più. Una manciata di case sparse in mezzo al verde degli ulivi, e un silenzio rotto solo dal vento. 

Il territorio è aspro, severo. Un supermarket e appena prima un fornaio. Poi un locale per mangiare e una taverna. È tutto chiuso a quest'ora del tardo pomeriggio.

Kasos è l'isola dimenticata, molto più di quello che pensereste. 

Alla taverna Xoraia Mpouka mi siedo per un bicchiere, sto pensando al giro per domani e intanto ascolto e cerco di capire cosa dicono al tavolo accanto ma riconosco una parola di greco di tanto in tanto e finalmente ordino da mangiare.

 

                   

 

27 settembre

Mi alzo tardi, sono le nove passate. Avrei l'idea per i 14 km fino a sud alla spiaggia di Xelatros ma non sono ispirato, diciamo così, e allora non mi faccio scrupoli su orari, partenze e programmi.

Le campane della chiesetta accanto si sono scaricate direttamente in camera dal colpo forte e sordo. In piazzetta si discute animatamente, dalle fessure delle persiane filtra un po' di luce.

Al fornaio accanto compro un fagottino al formaggio che è la mia colazione, poi inizio a camminare salendo lungo la strada già fatta ieri pomeriggio per Agia Marina. 

Sono quindici, venti minuti in salita fino al paese. 

Poi a sinistra verso il centro che centro non è ma sembra di seguire un senso.

Un fornaio, una pizzetta buona che mi fa dimenticare il panino povero preso giù, poi dopo un supermercato superando Steki, prendo la destra. Sì lo ammetto sto seguendo una mappa su internet anche perché non saprei a chi chiedere le indicazioni per la strada per scendere fino alla spiaggia di Ammoua. 

Continuo tenendo la destra e trovo le indicazioni della strada per l'aeroporto e Fry. Quando scendendo trovo un bivio vado a sinistra mentre sotto di me la piana degrada verso il mare e di fronte l'isoletta di Armathia.

Infine scendo fino a raggiungere un altro bivio, a destra arrivo alla chiesetta di San Costantino e alla spiaggia di Ammua. 

Mi addormento placidamente sotto a un ombrellone di paglia e il paradiso è servito...

È esattamente quell'angolo di isola in cui avrei voluto nascondermi anche se Kasos è fatta per esaltare la solitudine…

E sono momenti come questi che ti intrappolano. 

Da posti come questi non vorresti più tornare e soprattutto sopportare, pensare, ricordare.

Incontro una coppia appena arrivati qui ad Ammua. Hanno un cagnolino e sono americani di New York. Lei è originaria di Kasos lui invece di Rodi. Si sono conosciuti a New York e si sono sposati. Andranno in pensione e quando succederà non hanno dubbi che si trasferiranno qui, l'isola deserta come dice lui.

Kasos come tante altre isole greche ha visto un'emigrazione massiccia per l'Australia e l'America e tanti turisti sono proprio chi è di ritorno a casa.

Perché non ci si dimentica mai da dove siamo partiti e da dove siamo cresciuti.

Kasos è il deserto forse, il niente ma qui poi si ritorna alla fine perché nel "niente" ci trovi tutto, è la vita…

Non rimango a Fri come ieri sera a cena ma salgo su ad Agia Marina da "Steki". Ho una fame…

E la fine della serata viene sancita da un bicchiere di raki prima del ritorno a casa...

 

 

               

 

   

 

           

 


 

28 settembre

L'idea di questi giorni di raggiungere la spiaggia di Helatros a sud ovest dell'isola resterà un'idea per la prossima volta.

Cambio invece per un monastero che ho letto essere molto bello e caratteristico e che rimane a sud con la vista verso il mar libico…

Prima di incamminarmi compro il biglietto del traghetto per Karpathos, il Prevelis che partirà da Kasos alle 17.20 (8 €).

La strada per il monastero di Agia Mammas è la stessa per il piccolo villaggio di Poli. Una volta arrivati a Poli si continua lungo la strada sempre asfaltata e in salita fino in cima. Una volta superata la cima si scende leggermente a destra e si arriva al monastero. In tutto saranno 7 km circa ma tornando una macchina di cacciatori mi danno un passaggio fino a Fri.

Il paesaggio è caratteristico e tipico. Poche case molte delle quali abbandonate, alcune chiese e a Poli una veramente splendida appena prima di iniziare la salita verso il monastero. Come al solito non vedo nessuno in giro a parte due pastori e un paio di cacciatori.

Il pomeriggio a Fri è ozio allo stato puro, la siesta dura fino alle cinque e per tirare l'orario di partenza trovo il mio angolino di pace alla spiaggetta di Emporios.

Bagno e sole e sole e mare, mi viene fame e la taverna alle spalle fa al caso mio.

Un'insalata non si rifiuta mai e un buon piatto di calamari fritti buoni, il limone non serve ma il bicchiere di raki sì e così termina la processione…

E inizia la sofferenza della serata…

Dopo aver recuperato lo zaino nel supermarket sotto all'affittacamere dove stavo, mi dirigo al molo delle partenze e arrivi. La notizia è che il traghetto Prevelis ha un guasto e si trova ancora a Sitia a Creta. Non si sa se partirà e se partirà a quale ora.

Attendo e con tanta pazienza non sapendo cosa fare, se riservare un'altra notte per una camera visto l'incertezza sulla partenza.

Conosco una coppia di tedeschi di Berlino molto simpatici che parlano sia il greco che l'italiano, passiamo la serata bevendo e aspettando subito dopo aver ricevuto la notizia che il traghetto partirà sicuramente alle 21 con arrivo stimato alle 23.30.

Succede veramente.

E noi ouzo, retsina, krasi e mezè con l'aggiunta di un signore greco ma anche lui mezzo italiano e il gruppo si ingrandisce…

 

                               

 

   

 

   


 

29 aprile

Stanco è poco per spiegare come mi sento quando scendo a Diafani alle 4 del mattino.

Sono a Karpathos ma la sosta a Pigadia è stata infinita…

La navetta del Balaskas hotel mi ha aspettato, che gentili, entro in camera e mi dimentico velocemente di ogni cosa…

Alle dieci sono in piedi, c'è vento qui a Karpathos e rispetto a Kasos sembra ci sia ancora meno gente.

Faccio colazione poi mi incamminò. Guardo la mappa e mi intriga il sentiero a sud per la spiaggia di Papa Minàs. Non è difficile e il panorama è magnifico. Ci si impiega un'ora e mezza circa approfittando anche di qualche pezzettino di scorciatoia. 

La spiaggia è bella, grande, di sassi piatti e lisci grigio scuro. Il mare non può che essere di un verde celeste oggi piatto e tranquillo con riflessi grigiastri.

Due stranieri ed io poi quasi subito tutta la spiaggia resta deserta.

Per l'ombra ci sono pochi alberi subito alla fine dei sentiero.

Ma non è cosa da niente questa tranquillità, chi viene in Grecia trova angoli come questi e senza tante difficoltà. Camminando, seguendo sentieri...

Torno seguendo il sentiero dell'andata e Diafani appare come un miraggio.

Scelgo di cenare al ristorante Dolphins, c'ero stato cinque anni fa dopo un viaggio in Turchia indimenticabile.

Tutto è rimasto come quella volta.

Scelgo un piatto di dolmades e uno di makarounes, pasta fatta in casa condita con formaggio grattugiato e cipolla soffritta.

 

   

 

                               

 

               

 


 

30 settembre

Dopo colazione rinuncio all'escursione a Saria l'isola disabitata a nord per mancanza di tempo per il ritorno che mi impedirebbe di prendere il kaiki per Pigadia. A Pigadia, principale porto di Karpathos ho già riservato le ultime due notti di questo viaggio.

Per altro mare e nuovi paesaggi non mi allontano molto e decido di andare a Bananta, una spiaggia a nord in direzione Tristomo. Impiego quaranta minuti circa seguendo strada e sentiero sterrato nel solito ambiente naturale magnifico fatto di olivi, strapiombi sull'Egeo blu cobalto, la montagna aspra e rocciosa e macchie verdi brillanti.

La spiaggia è molto simile a quella vista ieri Papa Minàs, anche qui non c'è sabbia ma ciottoli lisci identici a quelli di ieri.

Il mare mi sembra ancora più trasparente di ieri ma sarà solo un'impressione. E nuotare qui con quest'acqua è una goduria. Non mi fermerei mai.

Per proseguire fino a Pigadia c'è un piccolo traghetto o chaiki che parte circa alle quattro e mezza di pomeriggio dal molo principale. Questo chaiki è quello che arriva al mattino portando gruppi organizzati che visitano Diafani e Olimpos.

Pago dieci euro il passaggio che impiega circa un'ora e un quarto.

L'isola è lunga e montagnosa da nord a sud, è come se mostrasse la muscolatura forte e ben strutturata.

Il mare di un blu profondo.

Non una buona scelta la mia quella dell'hotel Panorama. Preferisco affittacamere quando viaggio, posti semplici e familiari invece di grandi hotel come questo anche se non è un cinque stelle ma immagino non arrivi a tre.

Pigadia non ha niente fascino e mi arriva forte il dispiacere per aver lasciato Diafani.

                   

   


 

1 ottobre

Ho poco da raccontare oggi.

Intendo dire che mancheranno passaggi memorabili per me come quelli di Kasos e Diafani.

Qui è tutto un business con il turismo, e negozi per rent cars e scooter oppure i quad che stanno superando gli altri mezzi sono ovunque insieme a supermarket in stile inglese.

Io per passare il tempo vorrei ritrovare qualcosa dell'atmosfera dei giorni scorsi, di Kasos e Fri e Agia Marina oppure Diafani che sembra lontana anni luce da Karpathos Town.

Mi incammino, parto cosí nell'impresa non tanto difficile di raggiungere Menetes un paesino inerpicato alle spalle di Pigadia e che è quasi sulla strada per l'aeroporto. 

La strada è quasi tutta in salita tranne un rettilineo in piano.

Quasi in fondo una macchina raccoglie il mio tentativo di autostop e mi porta fino al bivio per l'aeroporto dove scendendo ma risalgo sulla macchina che seguiva che capisce che sono a piedi. Una coppia di olandesi, molto gentili !

Alcuni tornanti in salita, dopo il cimitero ecco il microscopico paese di Menetes.

Almeno è tranquillo, una taverna che è affacciata sulla strada, una fontana appena prima e di fronte una capanna che mostra souvenirs organici, olio d'oliva e spezie dell'isola come l'origano, la salvia, il timo e rosmarino e poi...poi mi arrendo e inizio come sempre a non stare fermo perché già devo sapere cosa farò dopo, quale strada prenderò…

Potrei seguire a piedi fino a Othos o Plyes per più di due ore di cammino, sono villaggi piccoli più a nord.

Oppure potrei scendere fino ad Ammopi e Lakki, al mare.

Ci penso un po', veramente è l'ultimo giorno di viaggio e il mare mi tenta molto.

Come tutti gli altri giorni in questo viaggio il cielo è azzurro e il sole è forte, è estate ma la brezza è settembrina e mi permette di camminare per tutta questa strada.

Scendo fino alla deviazione a destra per l'aeroporto, prendo per Ammoopi e Lakki poco più avanti e poi passo un paio di spiagge sabbiose ma abbastanza affollate con ombrelloni e sdraio che evito senza esitare.

Continuo oltre fino a una zona molto strana, una costa rocciosa e spinosa, come un deserto di fondale emerso che rende questo tratto unico, in Grecia non avevo mai visto una cosa così.

La voglia di fare un bagno è straordinaria dopo aver scoperto due specie di fiordi che sono turchesi e ammalianti.

Qui si chiama Vathipotamos Beach, ma scordatevi spiaggia e sabbia, non c'è nessuno e non si fa fatica a capire perché. Solo con buone scarpe da ginnastica almeno si può andare avanti, ed entrate in acqua è un'impresa.

E poi il ritorno a Karpathos Town, una strada fino a metà sterrata sotto a un sole cocente. Sì sono matto lo so, non seguitemi parakaló.

 

 

 

           

 

 

   


 

2 ottobre

Giornata tutta di viaggio per il rientro in Italia.

Traghetto delle 11.45 della Blue Star Ferries, puntualissimo !

Partenza e prima fermata a Kasos, poi direzione nord per Rodi con arrivo alle 17.45.

Ho l'aereo alle 21.40, tutto il tempo quindi. Bus alla stazione degli autobus, ce n'è uno ogni mezzora.

 


 

 

È sempre vero, è sempre tempo di partire

Non resta che aprire un libro, la prima pagina che si piega e ti sorprende, ma è presto ancora, bisogna aspettare le successive che ti danno la direzione, il verso.

La spiegazione non va cercata mai, bisogna andare poi ci sarà un ritorno, anche tanti ritorni, tanti ricordi…

 

 

 

Michele

michele@viaggiareliberi.it

 

 

 

 

 

Home ] AFRICA ] AMERICA ] ASIA ] EUROPA ] OCEANIA ]